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Rinchiusi in una gabbia - Estratto da "Manuale di Resistenza al Potere"

di Michele Putrino 5 mesi fa


Rinchiusi in una gabbia - Estratto da "Manuale di Resistenza al Potere"

Leggi un estratto dal libro di Michele Putrino e scopri come liberarti dalla manipolazione sociale

Molti di noi vivono con la costante e strana sensazione di trovarsi in una gabbia, di non essere liberi.

In qualche modo percepiamo di non essere noi a decidere che cosa mangiare, come vestirci, che cosa desiderare, cosa amare. Eppure ci viene detto che viviamo nell’epoca più libera di sempre, che nessuno è mai vissuto con così tanta libertà come noi oggi.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Manuale di Resistenza al Potere

Come non farsi manipolare e vivere sereni

Michele Putrino

(1)

Vuoi liberarti dal malessere esistenziale che ti rende schiavo del sistema? Come puoi difenderti dalla manipolazione sociale? Vuoi ritrovare la libertà interiore? Se cerchi la risposta a queste domande, hai tra le mani il...

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“Un tempo”, ci dicono, “dovevi amare un re, altrimenti ti avrebbero tagliato la testa. E non solo il re dovevi amare, ma anche tutti i suoi sottoposti che, in ogni caso, nella scala gerarchica si trovavano sopra di te. Oggi invece”, continuano, “puoi dire la tua sul presidente del tuo Stato senza che ti venga torto un capello. Siamo in democrazia”, affermano, “e in democrazia ognuno può esprimere il proprio parere”. Già.

I nostri “amici” del Sistema in cui ci troviamo a vivere, ovviamente, non si limitano a glorificare la libertà di espressione dell’era moderna. No. Loro affermano che in passato le persone venivano obbligate ad agire in un ben determinato modo mentre noi oggi, con nostra grandissima fortuna, possiamo fare ciò che vogliamo seguendo la nostra volontà. Eppure quella strana sensazione di vivere in una gabbia, anche se invisibile, continua a persistere. E non solo persiste, addirittura più trascorre il tempo e più la sentiamo stringersi intorno a noi.

“Ma no!”, obiettano gli amici del Sistema. “Ti senti in una gabbia soltanto perché per natura l’uomo non è mai contento. E poi l’uomo ha sempre creduto che in passato si stava meglio rispetto al presente: fa parte della psiche umana. Pensa che gli antichi popoli credevano fosse esistita un’età dell’oro in cui gli esseri umani erano sempre felici; e anche la Bibbia parla di un paradiso terrestre che sarebbe esistito in un lontano passato. Ma queste sono cose che l’uomo si è sempre raccontato per consolarsi della vita terribile e disgraziata in cui è sempre vissuto. Tutto questo, per fortuna, grazie alla democrazia e alla tecnologia che siamo riusciti a sviluppare, oggi sta per finire. Ora sì che ci siamo avviati veramente verso un’era di eterno benessere e di eterna felicità!”.

Da sempre sentiamo risposte del genere date dagli “esperti”. E queste risposte spesso ci fanno sentire anche ignoranti perché, ci diciamo, soltanto uno sciocco può porsi domande del genere. Dopo un po’, però, quella sensazione di vivere in una gabbia, quella sensazione di non essere liberi, quella sensazione di non star vivendo ciò per cui si è nati torna, forse ancora più forte di prima. Ma questa volta ci guardiamo bene dal dirlo pubblicamente, perché di certo non vogliamo tornare a sentirci degli stolti, degli ignoranti. E così il tempo scotte, e con il suo scorrere sentiamo crescere sempre di più in noi quell'inquietante sensazione. Poi, però, un giorno può succedere di ritrovarci tra le mani un libro che, almeno dal titolo, sembra possa trasmetterci qualcosa per calmare la nostra sempre più inquietante sensazione di essere dei prigionieri.

A me questo è successo quando avevo circa quindici anni. In quel periodo trovai per caso, a casa di mia nonna, un piccolo libro: Ordine e Disordine di Luciano De Crescenzo. Mi piacque così tanto che rimasi sveglio tutta la notte per leggerlo. Non riuscivo a staccarmi: ero così preso che le ultime righe finii di leggerle a mattino inoltrato. E proprio verso la fine di quel libro trovai qualcosa che mi avrebbe stravolto la vita: un capitolo intitolato “Notarella su Nietzsche, Apollo e Dioniso”. In quel capitolo l’autore riportava una serie di citazioni del grande filosofo Friedrich Nietzsche perché, premetteva De Crescenzo,

«Nietzsche non è riassumibile [...] per farsene un’idea bisognerebbe leggerlo».

Fu proprio questa affermazione, insieme all’enorme entusiasmo suscitato da quelle pagine che avevo appena finito di leggere, a farmi correre alcune ore dopo in libreria per comprare un libro, uno qualsiasi, di Nietzsche. Non vedevo l’ora di iniziare a leggere qualche sua opera perché mi ero convinto che fosse apparso in quel momento nella mia vita per risolvere tutti i miei dubbi e dare finalmente un senso a tutto.

Giunto nel “sacro luogo”, alla mia richiesta il libraio mi rifilò il Così parlò Zarathustra. Ora, immaginate un ragazzino di quindici anni che fino a quel momento aveva letto come opera più “profonda” un libro, appunto, di De Crescenzo, alle prese con uno dei testi più complessi dell’intera storia del pensiero umano. Ovviamente non ci capì un’acca. E questo non soltanto in quel giorno in cui, spinto dall’eccitazione, iniziai a leggerlo, ma anche nelle settimane e nei mesi successivi. Niente, più lo leggevo e meno ci capivo. Eppure non demordevo: mi ero fissato con l’idea che se era così difficile da capire, ciò era dovuto proprio al fatto che conteneva la “Verità”.

Dopo una lunga ricerca e innumerevoli letture di diversi autori che cercavano di spiegare il pensiero del nostro filosofo, iniziai a capire qualcosa del suo pensiero. E dopo ulteriori ricerche e letture (mi riferisco a un arco temporale di circa un decennio rispetto al mio primo incontro con il filosofo nel libro di De Crescenzo), mi convinsi di averlo compreso meglio di chiunque altro. Perché tutta questa presunzione? Perché le sue riflessioni erano in grado di rispondere alla perfezione non soltanto a qualsiasi mia domanda esistenziale ma anche, e soprattutto, al perché mi sentivo costantemente chiuso in una gabbia. Nietzsche era in grado di farmi capire perché mi sentivo “non vivo” nel momento in cui vivevo così come mi veniva imposto dal Sistema. Però, allo stesso tempo, come spesso accade con Nietzsche, in parte travisai il suo pensiero, facendomi trascinare in una palude forse ancora peggiore di quella da cui ero uscito.

Manuale di Resistenza al Potere

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Michele Putrino

Michele Putrino, dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership,...
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