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Racconto di due telomeri - Estratto da "La Scienza che Allunga la Vita"

di Elizabeth Blackburn, Elissa Epel 1 mese fa


Racconto di due telomeri - Estratto da "La Scienza che Allunga la Vita"

Leggi in anteprima un estratto dall'introduzione del libro di Elizabeth Blackburn e Elissa Epel e scopri come arrivare alla vecchiaia in perfetta salute

È un gelido sabato mattina a San Francisco. Due amiche, Kara e Lisa, bevono un caffè bollente sedute a un tavolino all'aperto. Per le due donne, questo momento rappresenta una breve sosta dal girotondo degli impegni, come casa, famiglia, lavoro e una lista infinita di cose da fare.

Indice dei contenuti:

Biologicamente più giovani

Kara dice a Lisa che è molto stanca, che è sempre molto stanca. Non la aiuta il fatto di prendere tutti i raffreddori che girano in ufficio, che poi si trasformano immancabilmente in fastidiose sinusiti. Nemmeno la aiuta che l'ex marito continui a «dimenticarsi» quando tocca a lui andare a prendere i bambini, e che il suo irascibile capufficio, nella società finanziaria per cui lavora, si diverta a rimproverarla davanti a tutti i colleghi.

La sera, a letto, Kara sente a volte il cuore battere così forte da sembrare fuori controllo. La sensazione dura pochi secondi, ma la spaventa, facendola rimanere a lungo sveglia dopo che è cessata. «Forse è solo lo stress» riflette. «Non sono troppo giovane per avere problemi cardiaci?»

«Non è giusto» sospira rivolgendosi a Lisa. «Abbiamo la stessa età, ma io sembro più vecchia.»

Ha ragione. Alla luce del mattino, Kara ha un'aria stanca. Quando allunga la mano verso la tazzina di caffè, lo fa con cautela, come se le dolessero il collo e le spalle.

Lisa, invece, con i suoi occhi e la sua pelle luminosi, ha un'aria pimpante. E una donna con tutta l'energia necessaria per svolgere le attività della giornata. E si sente bene. Anzi, non pensa alla sua età, se non per riflettere, grata, che capisce la vita meglio di quanto non la capisse un tempo.

Chi guardasse Kara e Lisa sedute fianco a fianco, potrebbe effettivamente ritenere Lisa più giovane. Se si potessero osservare le due amiche sotto la pelle, si vedrebbe che, per certi versi, il divario è ancora più grande di quanto non appaia. Dal punto di vista anagrafico, le due donne hanno la stessa età, ma dal punto di vista biologico Kara è più vecchia di decenni.

Lisa dispone forse di armi segrete, come costose creme per il viso, trattamenti laser dal dermatologo, buoni geni o una vita priva delle difficoltà che Kara ha dovuto affrontare anno dopo anno?

Macché. Anche Lisa avrebbe un sacco di motivi per essere stressata. Ha perso il marito due anni fa in un incidente stradale e oggi è, come Kara, una madre single. Il denaro scarseggia e la start-up tecnologica per cui lavora sembra sempre, a ogni nuovo rapporto trimestrale, sul punto di esaurire i fondi.

Che cosa è successo a queste due donne? Perché sono invecchiate in maniera così diversa?

La risposta, dal punto di vista biologico, è semplice ed è connessa all'attività interna alle cellule. Le cellule di Kara invecchiano precocemente, sicché la donna dimostra di più della sua età ed è destinata ad affrontare malattie e disturbi legati alla vecchiaia. Le cellule di Lisa, invece, si rigenerano, sicché è biologicamente più giovane.

Perché si invecchia in maniera diversa?

Perché si invecchia a un ritmo diverso? Perché alcuni arrivano alla terza età con la mente sveglia e il corpo che sprizza energia, mentre altri, magari molto più giovani, si sentono malati, esausti e confusi?

Si guardi la prima barra bianca, che mostra l'arco della salute di Kara, ossia il periodo in cui è sana ed esente da malattie. Verso i cinquantanni, la zona bianca diventa grigia e poi, a settantanni, nera: Kara entra nell'arco delle malattie.

Sono anni contrassegnati dalle malattie tipiche dell'invecchiamento, per esempio problemi cardiovascolari, artrite, indebolimento del sistema immunitario, diabete, cancro, malattie polmonari. Anche la pelle e i capelli invecchiano. Il peggio è che il soggetto non si limita a contrarre una singola malattia. E' il deprimente fenomeno della «comorbilità», per cui le malattie tendono a insorgere insieme.

Così Kara non solo ha un sistema immunitario logoro, ma accusa anche dolore alle giunture e i primi segni di cardiopatia. In alcuni soggetti le malattie dell'invecchiamento portano più precocemente alla morte, mentre in altri la vita continua, ma è meno energica e vigorosa, ed è sempre più funestata da malattie, stanchezza e disagio.

A cinquant'anni, Kara dovrebbe scoppiare di salute, invece il grafico mostra che, a questa età ancora giovanile, si avvia verso l'arco delle malattie. Lei forse direbbe, più crudamente, che sta invecchiando.

Lisa, invece, è più fortunata.

A cinquant'anni gode ancora di una salute eccellente. Invecchia anche lei con il passare del tempo, ma resta felicemente nell'arco della salute per molti più anni dell'amica. Solo dopo gli ottanta, l'età che i gerontologi chiamano del «vecchio vecchio», sarà molto più difficile per lei continuare il tipo di esistenza che aveva sempre condotto.

Anche lei entrerà nell'arco delle malattie, ma questo arco sarà condensato nei pochi anni finali di una vita lunga e produttiva.

Lisa e Kara non sono persone reali - le abbiamo inventate per esemplificare un concetto -, ma le loro storie mettono in luce domande assolutamente reali.

Come mai alcuni possono crogiolarsi al sole della salute, mentre altri soffrono all'ombra delle malattie? Possiamo scegliere quale esperienza ci tocchi?

Le espressioni «arco della salute» e «arco delle malattie» sono nuove, ma la questione fondamentale non lo è. «Perché si invecchia in maniera diversa?» è una domanda che ci si pone da millenni, forse dall'epoca in cui si cominciò a contare gli anni e a confrontarsi con il prossimo.

C'è una scuola di pensiero secondo cui il processo di invecchiamento è determinato dalla natura e fuori dal nostro controllo. Gli antichi greci esprimevano questo concetto con il mito delle Moire, le Parche dei romani, le tre vecchie che fin dalla culla decretavano il destino dei nuovi nati. La prima, Cloto, teneva la conocchia, la seconda, Lachesi, avvolgeva il filo e la terza, Atropo, lo tagliava. La vita del bambino sarebbe stata lunga quanto quel filo. Appena le Parche avevano compiuto la loro opera, la sorte era segnata.

È un'idea che persiste tuttora, benché con una maggiore autorevolezza scientifica.

Secondo la più recente versione dell'argomento «natura», la salute dipenderebbe perlopiù dai geni. Forse non ci saranno le Parche chine sulla culla, ma il nostro codice genetico determina il rischio di ammalarci di cuore o di cancro e la nostra longevità complessiva ancora prima della nascita.

Forse, senza nemmeno rendersene conto, alcuni hanno finito per credere che sia solo la natura a decidere il tipo di invecchiamento. Se qualcuno li invitasse a spiegare perché Kara invecchi tanto più in fretta della sua amica, darebbero risposte come: «È molto probabile che anche i suoi genitori abbiano problemi cardiaci e di reumatismi articolari», «E tutto scritto nel DNA», «Kara ha geni sfortunati».

L'idea che «i geni siano il nostro destino» non è, naturalmente, l'unica in circolazione. Molti si sono accorti di come la qualità della salute sia forgiata dal modo di vivere. Oggi la consideriamo una visione moderna del problema, ma in realtà è antica o addirittura antichissima.

Racconta una vecchia leggenda cinese che un giorno un signore della guerra dai capelli corvini dovette compiere un viaggio pericoloso oltre i confini della patria. Era così preoccupato di poter essere catturato al confine e ucciso che una mattina, svegliandosi, si accorse che i suoi bei capelli neri erano diventati bianchi. Era invecchiato precocemente, da un giorno all'altro.

Già duemilacinquecento anni fa, la civiltà cinese aveva riconosciuto che l'invecchiamento precoce poteva essere scatenato da fattori come lo stress. (La storia ha un lieto fine: nessuno riconobbe il signore della guerra con quei capelli così precocemente candidi, ed egli varcò il confine senza che nessuno se ne accorgesse. Invecchiare ha i suoi vantaggi...)

Oggi molti sono convinti che la cultura sia più importante della natura, ovvero che non sia tanto il patrimonio genetico, quanto l'insieme di abitudini salutari o nocive a contare. Ecco che cosa potrebbero dire, queste persone, del precoce invecchiamento di Kara: «Mangia troppi carboidrati», «Quando si invecchia, ciascuno ha la faccia che si merita», «Dovrebbe fare più ginnastica», «Forse ha gravi problemi psicologici irrisolti».

Come spiegano, in sostanza, le due scuole di pensiero il precoce invecchiamento di Kara?

Gli alfieri del «tutto è natura» suonano fatalisti: secondo loro, nel bene e nel male nasceremmo con il futuro già codificato nei cromosomi. I sostenitori del «tutto è cultura» sono più ottimisti nella loro convinzione che l'invecchiamento precoce si possa evitare, ma hanno comunque un atteggiamento censorio. Se Kara invecchia in fretta, lasciano capire, è tutta colpa sua.

Insomma, di chi è la responsabilità, della natura o della cultura, dei geni o dell'ambiente? In realtà, gli uni e l'altro hanno un'importanza fondamentale e ciò che conta di più è l'interazione tra essi.

La vera differenza tra le due diverse velocità di invecchiamento di Lisa e Kara sta nelle complesse interazioni fra geni, relazioni e ambienti sociali, stili di vita, beffe del destino e, soprattutto, il modo in cui si reagisce a queste ultime. Si nasce con una particolare serie di geni, ma il modo in cui si vive influenza l'espressione genica. In alcuni casi, i fattori legati allo stile di vita attivano o disattivano i geni. Come dice George Bray, che conduce ricerche sull'obesità: «I geni caricano la pistola e l'ambiente preme il grilletto».

Questo vale non solo per l'aumento di peso corporeo, ma anche per quasi tutti gli aspetti riguardanti la salute.

Noi presenteremo ai lettori un modo completamente diverso di considerare l'argomento.

Analizzeremo la salute a livello cellulare, per far vedere come si manifesta l'invecchiamento cellulare precoce e che tipo di danni provoca nell'organismo, e spiegheremo non solo come evitarlo, ma anche come invertire il processo. Ci immergeremo nel cuore genetico della cellula: il cromosoma. È lì che si annidano i «telomeri», segmenti ripetitivi di DNA non codificante che si trovano all'estremità dei cromosomi. I telomeri si accorciano a ogni divisione cellulare e, a seconda di quanto in fretta si logorino, contribuiscono a stabilire la velocità con cui le cellule invecchiano e il momento in cui moriranno.

La scoperta straordinaria che è stata compiuta dal nostro laboratorio e da altri centri di ricerca in tutto il mondo è che le terminazioni dei cromosomi si possono effettivamente allungare, e quindi l'invecchiamento risulta essere un processo dinamico che può essere accelerato o rallentato e, sotto alcuni profili, addirittura invertito. Non è detto che, come si è creduto per tanto tempo, invecchiare significhi scivolare lungo una china sdrucciolevole e a senso unico, che porta all'infermità e al decadimento. Tutti invecchiamo, ma in che modo lo facciamo dipende molto dalla salute delle nostre cellule.

Le autrici di questo libro sono una biologa molecolare (Liz) e una psicologa della salute (Elissa). Liz ha consacrato la sua intera vita professionale allo studio dei telomeri, e la sua ricerca di base ha aperto orizzonti scientifici completamente nuovi. Elissa, invece, si occupa da sempre dello stress psicologico, dei suoi effetti sul comportamento, la fisiologia e la salute, e di come se ne possano invertire le influenze negative. Quindici anni fa abbiamo unito le forze nella ricerca, e gli studi condotti insieme ci hanno portate a elaborare un modo del tutto innovativo di analizzare la relazione tra mente e corpo.

In una misura che ha stupito sia noi sia il resto della comunità scientifica, i telomeri, anziché limitarsi a eseguire gli ordini impartiti dal codice genetico, ci ascoltano. Assimilano le istruzioni che diamo loro. In sostanza, il nostro modo di vivere può indurli ad accelerare il processo di invecchiamento cellulare, ma anche a rallentarlo.

Come mangiamo, come reagiamo ai problemi emozionali, quanto esercizio fisico facciamo, quanto ci siamo esposti, nell'infanzia, allo stress e anche quanto è tranquillo o turbolento l'ambiente in cui viviamo sono fattori che, sommati ad altri, influenzano i telomeri e prevengono o accelerano l'invecchiamento cellulare. In breve, una delle chiavi per avere un lungo arco della salute è fare la propria parte nel favorire un sano rinnovamento cellulare.

La Scienza che Allunga la Vita

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Elissa Epel, Elizabeth Blackburn

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ELIZABETH BLACKBURN è una biologa australiana. Nel 2009 le è stato assegnato il premio Nobel per la medicina assieme a Jack W. Szostak e a Carol Greider grazie alla scoperta dei telomeri, la parte del DNA che determina l'invecchiamento e il deterioramento delle cellule.
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ELISSA EPEL è una psicologa, da tempo coinvolta nelle ricerche del premio Nobel Elizabeth Blackburn legate ai telomeri e all'invecchiamento cellulare.
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