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Problema e soluzione - Estratto da "Correre Naturale"

di Daniele Vecchioni 1 mese fa


Problema e soluzione - Estratto da "Correre Naturale"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Daniele Vecchioni e impara di nuovo a correre nel modo giusto con un metodo semplice e innovativo

Come ho già accennato nell'introduzione, correre è una tra le principali attività dell'uomo, una forma di locomozione preferenziale (assieme alla camminata) e un'arma distintiva per la sopravvivenza che ci ha accompagnato fin qui nel corso di millenni di evoluzione.

Indice dei contenuti:

Correre fa male?

L'essere umano, come qualsiasi altro animale, non si è chiaramente mai posto alcun problema né ha avuto alcun dubbio sullo svolgere un'attività per lui naturale, che Io contraddistingue da sempre; eppure oggi molti corridori si trovano a non godere più della corsa e, anzi, a infortunarsi sempre più spesso mentre la praticano.

Qual è la ragione di un simile paradosso? Perché correre fa male? Perché esistono stili di corsa diversi, allenamenti, allenatori e teorie che si contraddicono tra loro, scuole di pensiero in netto contrasto e, soprattutto, perché esistono gli infortuni nella corsa?

Perché, com'è già successo molte volte nella storia, abbiamo creato noi un problema dove non c'era.

Correre dovrebbe essere bello, dovrebbe essere semplice, e soprattutto dovrebbe essere naturale. II numero di podisti che si reca da specialisti e terapisti è in continuo aumento, nonostante le informazioni su allenamenti, fisiologia e tecnica siano totalmente accessibili, grazie ai libri e al web.

Eppure le statistiche di infortuni durante la corsa non sono mai state così alte come negli ultimi anni. Com'è possibile tutto questo? Com'è possibile che la popolazione di podisti più informata e dotata di innovazioni tecnologiche della storia sia quella che subisce più infortuni?

La risposta è semplice: siamo circondati da una cultura della corsa che, anziché trovare una soluzione a questi problemi, è andata ad alimentarli, creandone di nuovi. È così che abbiamo portato la corsa, un dono meraviglioso di cui tutti dovremmo godere, a diventare un'attività che in alcuni casi viene addirittura sconsigliata. E allora a questo punto dovremmo riflettere e, prima di continuare nella lettura del libro, fare quello che definirei un cambio di paradigma, chiedendoci: è davvero la corsa a fare male o siamo noi a correre male?

Il problema: il mondo della corsa oggi

La risposta, per me scontata, è che correre non fa male, ma siamo tutti incastrati in un sistema di credenze che ci ha portato a pensarlo. O meglio, potremmo dire che correre fa male solo se non lo facciamo nella giusta maniera. E la verità è che purtroppo oggi in pochi sanno correre davvero.

Infatti, sebbene cresca sempre più il numero di persone che iniziano a praticare la corsa come sport, è vero anche che con loro stanno crescendo anche il tasso e la tipologia di infortuni.

Perché? Perché tutti si concentrano sui sintomi e non sulle cause, fornendo spiegazioni, studi ed esercizi che non vanno a toccare o modificare il vero motivo per cui correre è diventato pericoloso, e cioè che abbiamo letteralmente dimenticato come si corre.

Basti pensare che, secondo una ricerca di Harvard, quasi l'80% dei corridori ogni anno si infortuna! Percentuale che, tra l'altro, ho avuto l'opportunità di toccare con mano e verificare con i miei stessi occhi. Dopo diversi anni di seminari, workshop, eventi e migliaia di persone viste, seguite e formate nel metodo Correre Naturale, ho potuto constatare che i dati di quello studio erano quasi ottimistici.

Che mi trovi a lavorare con gruppi aziendali, con squadre di atleti o con classi più eterogenee, ogni mio evento dal vivo inizia sempre con la stessa fondamentale domanda, che ora vi rivolgo: «Quanti di voi, nell'ultimo anno, si sono infortunati?» Se avete alzato la mano sappiate che non siete i soli in quanto, indovinate un po', la percentuale di risposte affermative si aggira sempre attorno all'80%, talvolta con picchi di oltre il 90%! In molti casi si tratta di persone che corrono da diversi anni, anche veri e propri atleti, podisti convinti di sapere come correre e che pensavano addirittura che infortunarsi fosse tutto sommato normale, quasi un sacrificio da mettere in conto se si desidera praticare quest'attività.

Ma non è così: farsi male non dovrebbe essere la norma, semmai l'eccezione. Non avrebbe alcun senso che Madre Natura ci avesse dotati della facoltà di correre senza fornirci anche le capacità per farlo!

Come vedremo più avanti, il nostro stile di vita, le nostre abitudini, i nostri condizionamenti hanno fatto sì che molti di noi perdessero quelle abilità che, per definizione, dovrebbero appartenere all'essere umano, e correre è una di queste. Non è però qualcosa che si possa correggere con qualche esercizio sulla velocità, sulla tecnica, sullo stretching, sul potenziamento o, ancora, ripetendo forme e andature innaturali e fini a se stesse.

I metodi che si focalizzano su uno solo di questi aspetti e le tante mode nate nel corso degli anni hanno già dimostrato il loro fallimento e la loro inefficacia, basta guardarsi intorno per notarlo, e i dati appena esposti non danno adito a dubbi.

Riscoprire la vera corsa

Bene, lasciate ora che vi lanci una piccola provocazione: avete mai sentito di un pesce che si sia infortunato nuotando? Di un uccello che si sia fatto male volando? E di un canguro che si sia infortunato saltando? No, vero? Perché nessun animale in natura subisce un infortunio nella propria forma di locomozione. È semplice: ogni animale è stato «progettato» per muoversi in modo efficiente secondo determinati schemi motori e sarebbe impensabile che questi schemi lo portassero a nuocere a se stesso, altrimenti si perderebbe il senso vero e proprio dell'evoluzione!

Il paradosso è dunque che, nonostante siamo nati per correre, noi esseri umani siamo anche l'animale che più si infortuna nella propria forma di locomozione.

In realtà ci sono anche altri animali che subiscono questa stessa sorte, quelli che vengono impiegati nelle gare (cavalli e levrieri principalmente), costretti ad allenarsi e, soprattutto, a gareggiare ad andature per loro anomale, sia per velocità sia per distanza, a reggere ritmi che non utilizzerebbero mai in natura e che, di conseguenza, il loro corpo non riesce a sostenere sul lungo termine, portandoli, infine, all'infortunio. Ma riflettete: non è esattamente quello che stiamo facendo noi esseri umani con la corsa?

Spesso, infatti, ci spingiamo ad allenarci e gareggiare a ritmi forsennati che non prenderemmo in considerazione se fossimo in grado di ascoltare il nostro corpo e i segnali che ci manda. Spesso ci troviamo a essere schiavi del passo che vorremmo leggere sullo schermo del nostro orologio gps e non ci rendiamo conto che così facendo stiamo in realtà imboccando la via preferenziale verso il prossimo infortunio.

Inoltre, ci tengo a specificare che con la parola infortunio non mi sto riferendo solo ai classici problemi dei corridori (sindrome della bandelletta ileotibiale, dolori alle ginocchia, alle anche, fasciti plantari, problemi alle caviglie o al tendine di Achille, periostiti eccetera), ma anche alla stanchezza cronica che non ci permette di allenarci al meglio, all'incapacità di smaltire lo stress accumulato durante la giornata, al sentirci energeticamente scarichi, fiacchi o a quegli acciacchi che ignoriamo per mesi, fino a quando una mattina non riusciamo ad alzarci dal letto perché abbiamo la schiena bloccata. Dolori alla cervicale, fastidi alla schiena, piccole avvisaglie che ogni giorno ci infastidiscono.

Per me queste sono eventualità che non dovrebbero in alcun modo far parte della nostra vita. Tutto ciò dovrebbe portarci a riflettere seriamente su cosa voglia dire davvero essere infortunati e, di conseguenza, anche sulla quantità e sulla qualità del nostro movimento quotidiano e, nello specifico, della nostra corsa.

Facendo un passo avanti, possiamo tranquillamente dire che correre è naturale, il problema è che siamo noi a non esserlo! O, almeno, a non esserlo più.

Reimparare a correre richiederà dunque un percorso che, prima ancora che sulla corsa, ci aiuti a lavorare su noi stessi come esseri umani. Ed è esattamente ciò che faremo in questo libro, seguendo l'enorme potenzialità del metodo Correre Naturale.

Ora voglio che facciate un piccolo test e che riflettiate sulle seguenti domande:

  • Vi state godendo le vostre corse?
  • Quante volte vi siete infortunati fino a oggi?
  • Al termine di una corsa vi sentite sfiniti e fiacchi o meglio di quando siete partiti?
  • Riuscite, grazie alla corsa, a migliorare la vostra vita, la quotidianità?
  • Pensate di essere in quella che potreste definire la vostra migliore forma fisica?

Per il momento segnate su un foglio le risposte e tenetele per voi. Magari ora non tutte saranno soddisfacenti, ma scoprirete pian piano come questi aspetti possano cambiare, come ciò che credevate di sapere sulla corsa possa essere messo in discussione e visto sotto una nuova luce, come la maggior parte di tutto quello che avete sentito o letto finora non fosse un dogma o una verità assoluta. Soprattutto scoprirete finalmente che esiste una soluzione, che correre non fa male. Correre è vita e, come tale, la corsa va vissuta.

La ri(e)voluzione della corsa

A questo scopo ci sono diverse considerazioni che voglio condividere con voi, frutto di ricerche, esperienze, osservazioni e anni di pratica, perché prima di approcciare una qualunque attività è fondamentale avere un quadro, se non completo, quantomeno esauriente dei diversi aspetti che la compongono e che entrano in gioco nella sua esecuzione.

Questo vale ancora di più per la corsa, che non può essere relegata a sport o mera attività fisica, ma è innanzitutto, come abbiamo visto, una delle forme di locomozione della nostra specie. Infatti, quando vogliamo muoverci, noi esseri umani camminiamo, e se vogliamo farlo più in fretta, semplicemente, corriamo.

Solo questo basterebbe a far capire quanto la corsa debba far parte della nostra vita quotidiana: un'abilità che non possiamo permetterci di non padroneggiare.

Così come sarebbe impensabile l'idea di non saper camminare, fatto che diamo spesso addirittura per scontato, allo stesso modo non è accettabile che a un essere umano possa mancare l'attitudine e soprattutto la capacità di correre. L'uomo e la corsa sono intrinsecamente legati grazie al ruolo che questa abilità ha giocato nella nostra stessa evoluzione. Se state leggendo queste righe, infatti, Io dovete anche alla corsa.

La verità è che siamo nati per correre e questa affermazione è molto più vera e letterale di quanto possiate pensare. A sostegno della tesi ci vengono ancora in aiuto degli studi universitari, come quelli del professor Daniel Lieberman, paleoantropologo dell'Università di Harvard, che ha dedicato anni della sua vita a dimostrare la stretta correlazione tra l'evoluzione dell'essere umano e l'uso della corsa come forma di locomozione propria della nostra specie, dove con «propria» intendo sviluppata dall'uomo ai fini della sopravvivenza della specie.

La natura non ci ha dotati di molte armi naturali. Certo, abbiamo un cervello più sviluppato di qualunque altro animale, uno strumento e una risorsa formidabili, ma in quanto ad armi «pratiche» abbiamo ben poco. Non siamo infatti dotati di artigli né di denti aguzzi, non abbiamo veleno, spine, sistemi di difesa chimici o capacità di mimetismo, e di fronte a molti altri animali, senza fare ricorso ad ausili esterni, siamo totalmente inermi. Come se questo non bastasse, non siamo nemmeno rapidi, ci è quasi impossibile inseguire delle prede o sfuggire a dei predatori contando solo sulla velocità. Pensate ai grandi campioni dell'atletica, in grado di correre, anzi, scattare a velocità che in pochi possono permettersi. Tuttavia, in confronto ad altri esemplari del regno animale, sono davvero rapidi? La risposta è no, noi esseri umani non siamo nati per la velocità, e i più allenati tra noi non riuscirebbero comunque a tenere testa a una comune pecora di un qualunque ovile.

Eppure, c'è qualcosa che sappiamo fare meglio degli altri! Anche noi, come ogni specie, abbiamo il nostro punto di forza: la corsa di resistenza.

Ben pochi animali, infatti, possono competere con l'uomo per quanto riguarda la copertura di lunghe distanze a piedi; se poi questa avviene durante le ore più calde del giorno, diventiamo praticamente uno degli ancora più rari animali in grado di muoversi con agilità sotto il sole cocente, grazie al nostro formidabile sistema di sudorazione, che ci permette di raffreddarci in fretta, e alla posizione eretta, che minimizza le parti del nostro corpo esposte al sole.

Queste sono alcune tra le caratteristiche che, sfruttate sapientemente nella corsa, ci hanno consentito di evolverci fino allo stato attuale.

Strategie ed espedienti di sopravvivenza, caccia e migrazione sono da sempre intrinsecamente legati alla nostra abilità di spostarci su lunghe distanze, correndo e camminando.

Nel 2016, volendo avere conferma di persona della veridicità di queste teorie, ho deciso di avventurarmi alla ricerca di quelle popolazioni che, ancora oggi, hanno mantenuto uno stile di vita vicino all'origine, primitivo, naturale. Ed è così che i miei studi mi hanno portato in Namibia, a condividere la vita quotidiana con una tribù di Boscimani, osservando, analizzando e imparando i loro movimenti, il loro uso del corpo, della corsa, la gestione delle energie, del riposo, del recupero, il loro modo di stare in piedi, sedersi, mangiare e respirare, la struttura dei loro corpi.

Ho avuto il privilegio di vivere a contatto con degli esseri umani davvero naturali. Vi posso assicurare che quando siete lì, nel deserto, con il sole verticale sopra la vostra testa e tutto ciò che ha un cervello è all'ombra a nascondersi o a riposare, quando realizzate di essere l'unico animale a potersi muovere senza sforzo eccessivo, l'unico in grado di spostarsi in quelle condizioni, di compiere un lavoro o di cacciare, solo allora capite chi siete per davvero e ciò che questo meraviglioso corpo vi consente di fare.

E lì ho avuto anche la conferma definitiva di ciò che già sapevo e praticavo, della necessità per l'uomo di ritrovare quei modi, quei movimenti, quegli atteggiamenti che stiamo perdendo, di ritrovare, passatemi il termine, la nostra umanità. Ho compreso la profonda necessità per tutti gli esseri umani di riscoprire la vera essenza della corsa.

Ora capite cosa intendo dire quando affermo che siamo nati per correre? La corsa è parte di noi, della nostra storia, della nostra evoluzione, e ciò che voglio presentarvi e offrirvi qui sarà un percorso di «ri(e)voluzione» di questa vitale abilita,affinché chiunque possa comprendere cosa significhi realmente correre.

La soluzione: il metodo Correre Naturale

Come abbiamo visto, gli unici altri animali oltre a noi a subire infortuni legati alla locomozione sono quelli che l'uomo ha strappato al loro habitat, costringendoli a una vita e a dei ritmi innaturali.

Ciò non è molto diverso da quello che sta succedendo anche all'uomo, in particolare nei Paesi più industrializzati. Molti di noi seguono infatti uno stile di vita radicalmente diverso da quello che era possibile condurre fino a cinquanta o sessant'anni fa.

È vero che il progresso ci ha portato notevoli miglioramenti e comodità, ma di alcune di queste siamo diventati schiavi, rinunciando poco alla volta a movimenti, ritmi e posizioni che invece sono fondamentali per il benessere della nostra specie. Così facendo abbiamo permesso al nostro corpo di atrofizzarsi e di perdere quelle abilità che invece dovrebbero addirittura caratterizzare un essere umano naturale, facendoci diventare quelli che io definisco «esseri umani da zoo».

Tornando al tema della corsa nello specifico, tutto ciò ha conseguenze su diversi fronti: da performance limitate a un elevato rischio di infortuni, fino a ripercussioni negative sulla salute e sull'umore dell'individuo. Sebbene allo stato attuale la maggior parte delle persone non sappia come correre nel modo giusto e, soprattutto, non possieda un corpo e una struttura fisica in grado di sostenere tale attività e di praticarla in sicurezza, tutto ciò non deve scoraggiare perché può essere rettificato.

La soluzione al problema esiste e ho voluto racchiuderla in un metodo che ho denominato, appunto, Correre Naturale e che va a operare su due aspetti fondamentali:

  • imparare a utilizzare in modo corretto il nostro corpo nel movimento, ossia ripristinare l'abilità di correre;
  • ristrutturarlo per potersi finalmente permettere davvero di correre, tornando così a possedere un corpo da essere umano naturale.

È importante capire, quindi, che limitarsi al primo di questi aspetti, imparando la tecnica corretta, non sarà sufficiente. Il vero segreto del metodo Correre Naturale risiede innanzitutto nel recuperare la piena funzionalità del proprio corpo, al fine di permettergli di eseguire questa nostra forma di locomozione senza rischiare più di infortunarsi.

Ora, non voglio sembrare presuntuoso, ma sono certo di poter insegnare la corretta tecnica di corsa a chiunque in meno di un'ora. Ebbene sì, possiedo le conoscenze e l'esperienza per poter trasmettere le giuste informazioni a chiunque voglia ottenere una forma tecnicamente esatta in un così breve tempo.

Tuttavia, questo non è sufficiente per fare di una persona un corridore, in quanto è necessario, in parallelo allo studio della tecnica, intraprendere un percorso di riscoperta e di recupero del proprio corpo, dalla sua struttura alla sua fisiologia, che gli permetta quindi di supportare efficacemente la nuova tecnica acquisita. E questo, a seconda della persona, può prevedere tempistiche differenti: la durata può variare sulla base di molteplici fattori legati alla quotidianità, al passato e alle caratteristiche fisiche di un individuo. La cosa certa è che questo viaggio può essere intrapreso da chiunque, e ognuno di voi può raggiungerne con soddisfazione la meta.

Rispetto ad altri approcci, il metodo Correre Naturale non si concentra soltanto sulla selezione dei migliori e più efficaci esercizi volti a potenziare tecnica di corsa e performance, ma va alla radice del problema, fornendo gli strumenti necessari a far sì che il nostro corpo e le strutture che lo compongono (muscoli, tendini, legamenti e articolazioni) siano forti e pronti ad affrontare tali prestazioni in modo sostenibile nel tempo.

Il metodo Correre Naturale ci permette quindi di riappropriarci di quelle abilità che come esseri umani ci appartengono, di riscoprire il valore e il piacere della corsa e di tornare a godere delle meravigliose sensazioni che questa pratica ci dona. Perché ogni corsa dovrebbe terminare con un sorriso, e se quando l'avete finita non avete più energie di quando l'avete iniziata, allora vuol dire che avete sbagliato qualcosa e qui, in queste pagine, imparerete come fare in modo che ciò non accada più.

Correre Naturale

Il metodo per conquistare la migliore forma fisica, potenziare la performance ed evitare gli infortuni

Daniele Vecchioni

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Daniele Vecchioni

Tra  più influenti esperti di corsa del panorama italiano, è inoltre ultrarunner, ironman, laureato in Scienze Motorie, preparatore atletico riconosciuto a livello internazionale, nonché ideatore del metodo Correre Naturale®. Da sempre si dedica con passione...
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