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Primo punto: l'autostima - Estratto da "Divine Heart"

di Marcello Mondello 12 giorni fa


Primo punto: l'autostima - Estratto da "Divine Heart"

Leggi un estratto dal primo capitolo del libro di Marcello Mondello e scopri come trasformare radicalmente il tuo mondo interiore e trovare la vera consapevolezza

Sicuramente saranno tutti d’accordo nel dire che è la valutazione, la stima che ogni persona ha di sé, basandosi sul grado di fiducia tenendo presente le proprie capacità e il proprio valore. Se ci pensiamo bene, la maggior parte dei giudizi che vengono pronunciati nell’arco della vita si rivolgono a noi stessi e non sugli altri. Spesso siamo talmente bravi a criticarci, rimproverandoci in ogni occasione, che non ci facciamo più caso.

 

Indice dei contenuti:

Che cosa è l’autostima?

L’autostima si basa invece sull'accettazione incondizionata di sé. Credo fermamente che la domanda più importante che bisogna porsi quando si parla di autostima è:

Che cosa penso di me?

Da questa risposta sarà semplice capire se realmente una persona diffida delle proprie qualità o crede fermamente nel potenziale interiore che è presente in lei.

E importante sapere che l’autostima non è una dote innata, né nasce all'improvviso, in un istante. Credere in noi stessi è invece il risultato di un processo graduale che avviene negli anni.

A che livello è, quindi, la tua autostima? Bassa? Alta? Oppure stai manifestando la cosiddetta “autostima dell’ego”? Quest’ultima viene definita tale quando un individuo mostra una sicurezza troppo eccessiva su di sé. Ad esempio, ti sarà capitato certamente di parlare con persone che immediatamente ti trasmettono la sensazione di avere un orgoglio smisurato o di essere testarde come un mulo oppure di essere estremamente presuntuose.

La linea di confine tra l’alta autostima e quella dell’ego può delle volte essere molto sottile.

Bassa autostima: sintomi non verbali e verbali

In questo manuale pratico ho voluto indicare i sintomi più comuni non verbali e verbali che si verificano quando si vive nel quotidiano con una bassa autostima. Ti suggerisco di leggere attentamente ciò che segue, per comprendere fino a che punto ti accetti. E importante per la tua preziosa, reale autostima.

I soggetti che vivono con una bassa autostima solitamente quali sintomi non verbali manifestano?

Scoprilo adesso.

Accettarsi dal punto di vista fisico

Quante volte ci è capitato di guardarci allo specchio e deprimerci per il solo fatto di scoprire un piccolo difetto fisico, per esempio un brufolo sul viso, proprio quella sera che avevamo un incontro con delle persone importanti?

E ti assicuro che limitarsi ad affermare davanti allo specchio “Io sono bellissimo/a, non ho nessun difetto” non aiuta ad aumentare la nostra autostima.

A maggior ragione se, come vedremo più avanti, la nostra interiorità ci trasmette e manifesta a nostra insaputa, quindi al di là della nostra mente razionale, un messaggio diverso e non in linea con i nostri pensieri provenienti dall'emisfero sinistro.

Titubanti nelle decisioni

Anche in questo caso, quante volte ci è capitato d’incontrare e parlare con qualcuno che vuole proporci un affare, un nuovo lavoro che potrebbe essere quello ideale? Oppure ancora, siamo stanchi di vivere nella stessa città, di cambiare relazione e lasciarsi alle spalle quello in cui con il nostro partner non era più amore all'insegna della condivisione, ma solo incompatibilità di carattere?

Spesso si continua a rifiutare, tentennare o rimandare per paura del cambiamento o per il semplice motivo che non troviamo la forza necessaria per prendere con fermezza una decisione. L’indecisione su quello che potremmo fare denota bassa autostima, e questo può farci rimanere immobilizzati nel punto in cui ci troviamo, impotenti e sfiduciati dalla vita.

Vittimismo

In questa breve lista dei sintomi più comuni non verbali abbiamo quello che è il famigerato vittimismo che sembra espandersi, soprattutto negli ultimi anni, a macchia d’olio. Nel corso delle tue giornate hai mai avuto a che fare con persone che si lamentano e assumono il ruolo del vittima? Non so, familiari, parenti, amici o colleghi di lavoro?

Certe volte sono così numerosi che non sappiamo più come proteggerci o allontanarci, e permettiamo loro di rubarci energia indispensabile per il nostro cammino. Ti dicono nulla le parole vampiri energetici? Questo infatti è quello che può accadere nel quotidiano quando ci rapportiamo agli altri.

Doniamo inconsapevolmente energia preziosa. Ma quando ci riferiamo a noi stessi, potrebbe essere difficile riconoscere il nostro essere vittimista e pessimista. Il vittimismo non è una sorta di malattia ma può con il tempo trasformarsi in un vero disturbo paranoico e la persona che si trova in questa situazione assume quello che viene definito il ruolo della vittima.

Forse per una questione di comodità? O per una semplice scusa che potremmo tradurre con questo pensiero: “Io preferisco liberarmi da ogni responsabilità dando la colpa agli altri”.

In realtà, se pensi che una persona ti abbia ferito interiormente è perché tu glielo hai permesso. A poco servirà metterti sulla difensiva

o persino attaccare, senza considerare il fatto che tali atteggiamenti possono danneggiarti. Se non ti rispetti, magari manifestando il tuo vittimismo, non puoi pretendere di ricevere rispetto da parte degli altri. Puoi mostrare apparentemente la tua fìnta sicurezza ma le persone percepiranno energeticamente ciò che è presente in te a livello emozionale, riconoscendo il tuo stato d’animo.

Essere sfuggenti

Sei sfuggente quando, tanto per fare un esempio in cui puoi riconoscerti, ti arriva un messaggio sul cellulare e rispondi in ritardo o magari aspettando che sia quella persona a farsi risentire. Un comportamento, questo, che rientra solitamente nella casistica delle relazioni amorose.

In realtà la persona sfuggente può nascondere motivazioni differenti: una volontà di farsi trovare e desiderare (come nel classico caso del detto “In amor vince chi fugge”), oppure una paura nell'esporsi, una timidezza nascosta oppure, semplicemente, insicurezza interiore.

Sguardo rivolto verso il basso per evitare il contatto visivo

Se guardiamo in basso parlando con qualcuno, questo tipo di atteggiamento può indicare che abbiamo un basso — appunto - livello di autostima mentre interagiamo con quella persona. Rileggendo questa frase durante la stesura di questo libro, affiorava in me il ricordo di un compagno di palestra. Ogni volta che mi rivolgevo a Marco era solito volgere lo sguardo verso il basso. I suoi occhi non riuscivano nella maggior parte dei casi ad andare al di sopra del mio petto. Solo in un momento successivo mi confessò che

aveva molte difficoltà nel dialogare con le persone per il semplice motivo di non sentirsi mai all’altezza della situazione, percependo continuamente un senso di inferiorità.

Caro lettore, adesso ti invito a pensare a come solitamente tieni lo sguardo quando parli con le persone. Verso l’alto? Come la persona che ama sognare ad occhi aperti. Oppure all'altezza viso dell’interlocutore? Comprendo che non è semplice uscire dal vortice della bassa autostima, nella quale richiede in alcuni casi una forza sovrumana ma qui è in ballo quello che è il tuo vero valore e di come ti valuti con te stesso.

Ti suggerisco di non sottovalutare il linguaggio del corpo, che ti trasmette continui messaggi inconsci, permettendoti di conoscere meglio te stesso e le persone che ti circondano.

Posture rannicchiate

Assumere sempre posture rannicchiate è un sintomo che si collega perfettamente allo sguardo rivolto verso il basso. Andando a ritroso nel tempo, riesci a ricordare quando alcuni compagni facevano la corsa nel primo giorno di lezione perché preferivano mettersi negli ultimi banchi?

Si, lo ammetto, alcuni facevano questa scelta perché disinteressati ai professori e alle materie che bisognava studiare. Ma alcuni invece preferivano nascondersi e nello stesso tempo assumere questo tipo di posture per evitare a tutti costi di non farsi notare come se fossero dei fantasmi.

In questo caso il messaggio invisibile trasmetto attraverso quel tipo di atteggiamento era chiaro: “Io ci sono ma desidero non essere visto”. A lungo andare queste posture, diventando abitudinarie, possono creare anche disagi fisici come il mal di schiena.

Gestualità impacciata e sgraziata

Un atteggiamento, questo, che ho corretto nel corso degli anni. Nell'età adolescenziale ero impacciato quando mi capitava di dover parlare con una coetanea o con qualche ragazza che mi piaceva in maniera particolare. Cercavo di imparare a memoria quello che le volevo dire, i miei gesti volevano essere controllati ma questa rigidità mi portava a mangiarmi le parole e a gesticolare in maniera spropositata.

In merito a questo voglio raccontarti una brevissima storiella successa a me personalmente. Ero poco più che ventenne e mi trovavo in un pub della mia città. Marsala. Ricordo ancora a mente lucida il nome del locale, si chiamava il Brasserie. Stavo parlando con una bellissima ragazza e in quel momento mi sentivo sicuro di me, con la camicia aderente, i jeans attillati, la sigaretta in mano con una birra fresca e sorriso stampato in faccia.

Credevo con assoluta certezza di essere consapevole e saggio, con la sensazione di avere il mondo tra le mie mani, anche se ben lungi dall'essere un megalomane. II risultato di quella serata fu un totale disastro. Nell'arco di pochi istanti fui capace con le mie stesse mani, dato che eravamo vicini, di farle cadere il bicchiere col succo di frutta e nell'abbassarmi, per vedere se avevo bagnato i suoi indumenti, bucai con la sigaretta la sua camicetta bianca.

Ci mancava soltanto che nel chinarmi le dessi involontariamente una testata! Ecco, questo è quello che può succedere quando siamo impacciati nel dialogare e nel gesticolare con i nostri simili. Se ti riconosci in questo tipo di atteggiamento ti consiglio vivamente di cambiare abitudine, cominciando a osservare i tuoi atteggiamenti quando interagisci con le persone e provando a correggerti, in modo tale da evitare una figuraccia simile alla mia.

Sottomissione e senso di inferiorità

Quando si discute sull'argomento della sottomissione la prima cosa che mi viene in mente e che ripeto spesso nei seminari è che molto spesso diamo il permesso alle persone, soprattutto a livello energetico, di decidere al posto nostro e quindi ci sottomettiamo alle loro decisioni.

La vuoi chiamare vita questa? Una persona che durante l’arco della giornata riesce a fare ciò che vuole della tua personalità come se fossi un burattino può essere così gratificante? Per questo motivo è molto importante crearsi una sorta di barriera energetica attorno a noi, che non ha niente a che fare con l’assumere un atteggiamento difensivo o di passare all'attacco mostrandoci in maniera aggressiva con il prossimo.

Ritengo che sia un comportamento non tanto benevolo in entrambi i casi e agendo così andiamo a destabilizzare quello che è il nostro carattere, creando ancor di più squilibrio. Ascoltare con attenzione, condividere e dialogare in armonia con il prossimo è un conto, farsi calpestare continuamente mettendo a tacere quelle che sono le nostre idee e i nostri valori è a dir poco penalizzante nei confronti di noi stessi.

Ed è proprio questo che succede quando permettiamo agli altri di schiacciarci se continuiamo a vivere con una bassa autostima. Puoi parlare con tanta scioltezza, mostrarti sicuro ma poco basterà per farti scoprire che in realtà dentro di te non è presente tutta questa sicurezza interiore.

E sai perché? Il motivo è semplice. Tutto è energia e, prima di cominciare a parlare, è essa a comunicare e trasmettere ciò che siamo realmente in quel momento. Ricordatelo e tienilo sempre presente. L’arte del donare, del condividere è molto importante ed è un gesto amorevole, ma non permettere a nessuno di sottometterti.

Tu hai un valore, una dignità. Fai in modo che siano sempre elevati!

La gente lo comprenderà, percepirà gradualmente il tuo cambiamento e vedrai che prima o poi incontrerai persone che non avranno voglia di imporsi su di te. Lo faranno con gli altri ma non più nei tuoi confronti. In merito al tuo valore, quando ad esempio svolgi un determinato lavoro o un progetto a breve termine, fatti pagare per tutti gli sforzi, il tempo e l’energia che hai impiegato per raggiungere l’obiettivo.

Se lavori in maniera del tutto gratuita molti penseranno che la tua realizzazione non sia di valore e rischi di non suscitare interesse. Lo trovi poco giusto e non leale farti pagare per quello che ami fare? Allora sappi che un maggiore guadagno significherebbe avere la possibilità di aiutare i tuoi familiari o degli amici in difficoltà economiche. Come ti senti adesso?

Anche il senso di inferiorità è un bel problema. In realtà quando ci sentiamo inferiori davanti a una persona o a un gruppo di persone è perché in noi si può celare, in maniera del tutto invisibile, lo spirito della competizione e quindi cominciamo a paragonarci, a valutare se siamo migliori o peggiori degli altri.

Oppure noi stessi mettiamo in dubbio quello che facciamo, domandandoci: “Come sto andando? Sono sicuro che sto facendo del mio meglio?”. Sono tutti stati d’animo questi che ho vissuto in passato.

Ad esempio, se anni fa si presentava davanti a me una persona che nella sua formazione aveva conseguito tre lauree, avevo sempre il timore di non essere all'altezza della situazione ma soprattutto del dialogo che si andava a costruire.

E in me si innescava la paura di sbagliare i verbi, i famigerati congiuntivi, e di non riuscirmi a esprimere come volevo: mi sentivo appunto inferiore nei confronti di quella persona che davanti ai miei occhi appariva molto istruita e culturalmente irraggiungibile.

Esperienze che sicuramente mi hanno spronato a lavorare su me stesso, portandomi a leggere anche due libri alla settimana. Ancora oggi, in qualità di scrittore appassionato, leggo molto e sempre di più. Andando a studiare i classici come Schopenhauer, Nietzsche o Platone, fino ad arrivare a leggere libri sulla cospirazione, l’alimentazione naturale, le tematiche esoteriche, testi psicologici, la tecnologia in generale e così via. Finalmente ho capito una sacrosanta verità e oggi posso affermarlo con assoluta certezza:

Noi non dobbiamo essere migliori degli altri, noi non dobbiamo superare nessuno se non noi stessi.

L’unica cosa che dobbiamo fare è manifestare il nostro essere unico. Pensaci bene, esiste una persona uguale a te? Il mio invito è quindi di manifestare la tua unicità, il tuo potenziale interiore a partire da oggi e vedrai che nemmeno dieci lauree potranno offuscare il tuo sapere. Tieni a mente e memorizza questa frase di vitale importanza:

Tu non devi essere alto, ma all'altezza di ogni situazione che ti si presenta!

L’ansia

Sull’ansia sono stati fatti talmente tanti studi, articoli e dibattiti che si rischia di non venirne mai a capo. Essa aumenta quando pensiamo di aver smarrito il senso della vita o perché crediamo ad esempio di non essere utili a nessuno. Si verifica spesso anche quando nutriamo una preoccupazione eccessiva su uno stato di salute carente di un familiare o persona cara vicina a noi. In questa società focalizzata sul consumo irrefrenabile poi si sta accentuando anche l’ansia basata sul possesso. “Voglio acquistare un nuovo cellulare” esorta l’ego “ma questo mi crea una continua tensione perché al momento non dispongo della cifra per comprarlo!”.

L’ansia in alcuni casi potrebbe essere positiva, può giocare a nostro favore, ma di certo non nel caso dell’esempio appena riportato. Può venirci utile ed essere nostra alleata quando bisogna affrontare un esame o una prova che richiede maggiore concentrazione.

L’argomento ansia suscita particolare interesse dato che è sempre più presente nell'essere umano moderno provocando non pochi disagi, ma più avanti scoprirai in che maniera puoi liberarti da questo stato d’animo spiacevole e distruttivo che ha la capacità di farti desistere dal prendere le decisioni ed entrare di conseguenza in azione.

Quando si trasforma in patologia sono più frequenti i sintomi fisici, anche dal punto di vista somatico, come sudorazione eccessiva, il tremore delle mani, brividi o tachicardia. Molti ricorrono all'uso dei medicinali come i tranquillanti per attenuare questo stato psichico ma a lungo andare questo può creare una forte dipendenza.

Di grande aiuto potrebbe essere l'affidarsi alla figura di un bravo psicologo per cercare di attenuare questo fenomeno che tutti prima o poi sperimentiamo nella nostra vita e ci accomuna, cercando le paure e traumi d’origine.

Quale soluzione adottare nel caso in cui si vive continuamente con un forte stato d’animo di ansia? Non ho numerose risposte in merito, ma per il momento mi limito nel scriverti, basandomi soprattutto sulle mie esperienze vissute negli anni, che non ha senso vivere perennemente nell'ansia ed essere soverchiati tutti i giorni dalle preoccupazioni mentali capaci di creare nevrosi non indifferenti. Perché come vedremo nei capitoli successivi è proprio di questo che si tratta, di uno stato mentale, e la mente in questi casi può giocare brutti scherzi. E noi siamo molto più della nostra mente.

Tenterò successivamente di darti qualche consiglio e motivo per non vivere con questo stato d’animo, che, pur essendo un’emozione naturale e primordiale, può bloccarci a tal punto di rimanere indecisi o fermi su qualunque decisione che si vuole intraprendere. In realtà il livello d’ansia aumenta quando ci allontaniamo da un tempo che si chiama presente. Principalmente è l’eccesso di pensieri proiettati sul futuro, spesso ritenuto incerto.

Mancanza di fiducia nelle nostre potenzialità

Questo suona un po’ come dire a noi stessi: “Non ho fiducia nei confronti del Divino che è presente in me”. Sappi - ma sono sicuro che hai già compreso da tempo - che tutte queste convinzioni e limiti che ti sto elencando provengono dalla tua mente-ego, che comunque non è nemica come alcuni vogliono farti credere ma è sicuramente una “zona” su cui bisogna lavorare per farla entrare in armonia e connettersi con il nostro cuore e quella che è la nostra vera Essenza Divina.

Quando la triade Mente-Cuore-Essenza si allinea e viaggia in sintonia, diventiamo inarrestabili e possiamo veramente manifestarci al meglio. Quando invece trascuriamo uno solo di questi tre elementi cominciamo a complicarci inutilmente la vita, con la sensazione che ci sia una lotta senza fine. Se riusciamo a comprendere chi siamo e che cosa possiamo fare con il nostro potenziale - o forse è più giusto dire se ci ricordiamo — la nostra fiducia automatica-mente sarà così elevata che riuscirà a sfiorare persino le stelle.

Isolarsi

Quando tratto questo sintomo all’interno dei seminari in giro per l’Italia, tra i più comuni a indicare una bassa autostima, sono solito fare una netta distinzione tra la solitudine che ci potenzia, ci migliora ed è sicuramente costruttiva, e la voglia invece di rimanere da soli chiudendoci a riccio, senza voler essere sfiorati da qualcuno o qualcosa che provenga dall'esterno.

Per anni ho vissuto nella mia stanza ritagliandomi un piccolo spazio adibito a ufficio, concentrandomi nello scrivere e studiare tematiche valide per le mie ricerche. Un lungo lasso di tempo vissuto in solitudine che mi ha permesso di svolgere e compiere quello che tutt'oggi amo fare e mettere in atto attraverso la pubblicazione di libri e nel fare eventi in veste di motivatore e organizzatore. Considero questa, con assoluta certezza, una solitudine costruttiva che adotto ogni volta che sento la necessità di rifugiarmi e lavorare su me stesso mettendo in atto la creatività.

In realtà, quando cominciamo a sentirci bene con noi stessi non temiamo di restare da soli, con in nostri pensieri e le nostre paure. Ecco perché sono molti gli individui che preferiscono quasi ogni giorno riempire le loro ore con amici, sballi e altre distrazioni pur di non rimanere da soli!

Ma se continuiamo a evitare a tutti i costi di confrontarci con noi stessi affrontando le nostre stesse paure e diamo vita all’auto-inganno, non possiamo accedere, a mio parere, al nostro vero potenziale interiore. E un processo che richiede pazienza, scelte anche coraggiose. E' comprensibile che può essere difficoltoso come approccio, soprattutto all'inizio, ma è nel silenzio che possiamo riconoscere, accettare e affrontare le nostre inquietudini, reinventarci e dar vita a nuove idee, altrimenti facciamo come miliardi di persone, che guardano per ore la TV pur di stare in compagnia e non sentirsi mai sole.

Il momento della solitudine è invece l’occasione per l’incontro profondo con te stesso, a tu per tu con le tue emozioni.

In merito alla solitudine, il celebre filosofo tedesco Arthur Schopenhauer scriveva:

«Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà perché si è liberi unicamente quando si è soli».

Anche James Hillman, psicanalista e filosofo statunitense, scrisse una riflessione riguardante la solitudine a dir poco interessante:

«Tutti danno per scontato che la solitudine sia fondamentalmente un sentimento spiacevole. Ma se esiste un senso di solitudine archetipico, che ci accompagna sin dall’inizio, allora essere vivi è anche sentirsi soli».

Da questo momento in poi prova a trovarti dei veri momenti di solitudine, che comunque sono degli stati d’animo temporanei e rigeneranti, tutte le volte che ne senti la necessità e dando sfogo alla tua creatività. Rimanere da soli non significa necessariamente, come abbiamo visto, essere avvolti dalla tristezza e dalla malinconia.

Nelle tue scelte fai sempre qualcosa di costruttivo. Sarai per primo tu a trarne dei benefici ma successivamente anche gli altri. Diversamente, come potresti creare qualcosa di geniale in mezzo a una folla che balla impazzita?

I momenti vissuti in compagnia fanno molto bene alla mente e al corpo, dando l’opportunità di socializzare con i nostri simili. Siamo stati creati per condividere, ma la solitudine può fare bene alla tua Essenza, perché in silenzio hai maggiore possibilità per ascoltarla...

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Marcello Mondello

Scrittore, motivatore, conferenziere spirituale, ricercatore indipendente, social media manager presso il movimento Incitement Italy ed event manager, nasce nel 1974 a Glarus, in un piccolo paese della Svizzera tedesca. Si trasferisce alla fine degli anni settanta quando aveva appena tre anni...
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