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Prima di dire "Riordina!" - Estratto da "L'Arte di Insegnare il Riordino ai Bambini"

di Nagisa Tatsumi 6 mesi fa


Prima di dire "Riordina!" - Estratto da "L'Arte di Insegnare il Riordino ai Bambini"

Leggi un estratto dal libro di Nagisa Tatsumi e scopri come insegnare a tuo figlio a mettere in ordine rendendola un'attività creativa e utile alla sua crescita

Provate a immaginare di essere in cucina intenti in qualche attività. Avete appena pensato: «Va', mettiamoci a cucinare» e, per iniziare, tirate subito fuori tutti gli strumenti e gli utensili necessari, poi tutti gli ingredienti e i condimenti ma, se non sapeste dove sono riposte tutte queste cose nella vostra cucina, non potreste fare nulla.

Indice dei contenuti:

Un momento per ogni cosa

In una cucina nuova di zecca non riusciamo subito a cucinare con rapidità e decisione, così come in un appartamento appena preso in affitto o di ritorno dopo tanto tempo nella casa dei nostri genitori, un pochino spaesati. Al contrario, in una cucina che siamo abituati a usare non perdiamo neanche un attimo per cercare le cose che ci servono.

Quando stiamo cucinando e dobbiamo condire con la salsa di soia, allunghiamo direttamente la mano verso il contenitore che ci serve senza neanche pensarci. Dato che non usiamo la testa per cose superflue, azioniamo immediatamente il corpo. Non appena ci mettiamo al lavoro, indirizziamo la nostra attenzione esclusivamente al cibo che stiamo cucinando.

Il riordino funziona allo stesso modo. Anche senza fermarsi a riflettere sulle cose superflue, come «Dove avevo messo quel libro?» oppure «La scrivania andrà bene così?», ma mettendo direttamente in moto il corpo, l'energia dei bambini sarà loro sufficiente per dare inizio al riordino.

Se si indugia nella valutazione di ogni singola cosa, come «Il modellino lo riponiamo su questa mensola» o «I vestiti appena tolti non vanno buttati sul letto», il bambino si agita soltanto. E non si ottiene un bel niente.

Le azioni che dobbiamo tenere distinte rispetto al riordino

Allora, qual è la situazione in grado di azionare subito il corpo?

Per rispondere a questa domanda, definiamo esattamente che cosa sia l'azione del riordino. Per prima cosa, vi è una procedura che deve precedere il riordino e che va di pari passo con esso, senza però esserne inglobata.

Il riordino e le pulizie sono due azioni distinte

Nella vita quotidiana, genericamente, sia il riordino che le pulizie ricadono sotto l'etichetta «mestieri di casa». Quando ci occupiamo delle faccende domestiche le pulizie vengono intese come le azioni di raccogliere le cose sparse disordinatamente per la casa e, al contempo, passare l'aspirapolvere o gli stracci per togliere polvere e sporcizia. C'è, in questo, la tendenza a mischiare le due cose, sebbene il riordino e le pulizie siano in realtà due azioni ben distinte.

Esiste un gran numero di storielle per bambini sul riordino e sulle grandi pulizie: eppure, dopo averle lette, si ha ancora una volta l'impressione che non si riesca a distinguere in maniera chiara le due operazioni. Tuttavia, provate per un attimo a pensarci.

Quando concludete con «Sono negato nel riordino», ciò in cui vi definite negati è mettere in ordine oggetti che hanno perso la loro collocazione oppure passare l'aspirapolvere e strofinare per rimuovere lo sporco? Quando definiamo qualcuno con ammirazione «amante della pulizia», intendiamo dire che la sua casa è sempre perfettamente in ordine oppure abbiamo in mente una persona che non lascia scampo alla polvere nemmeno nel più recondito angolo di casa?

Per inciso, vi dirò che io sono proprio negata nelle pulizie. La mia vista non eccelsa incoraggia la mia indole e così finisco per far finta di ignorare quel po' di polvere e impurità che, invece, si moltiplicano in un attimo. Tuttavia, non sopporto la vista dei cuscini non distesi per bene o delle videocassette che si ammassano ai lati del televisore. Questo tipo di cose mi urtano molto, quindi mi dedico sovente a ridare la giusta forma e collocazione agli oggetti di casa.

Non è un discorso che riguarda esclusivamente l'inclinazione personale di ognuno di noi, poiché si tratta anche di considerare diversamente le azioni e gli scopi verso cui sono indirizzate. È un'ottima cosa che i bambini imparino ad apprezzare il riordino e le pulizie, ma, innanzitutto, sarebbe necessario che questi due concetti non vengano mischiati.

Quando il bambino riordina, bisogna fare in modo che si dedichi solo a questa procedura. Allo stesso modo, quando fa le pulizie è necessario che le sue energie vengano impiegate esclusivamente nelle pulizie. Trattare distintamente le due azioni permette al bambino di alleggerire della metà il carico di lavoro e di mettere in pratica in maniera più immediata ciascuna delle due fasi.

Gettare via le cose e riordinarle sono due azioni distinte

Riordinare significa «riporre gli oggetti in luoghi in cui risultino facili da utilizzare». A voler essere più precisi, significa «riporre gli oggetti che usiamo in luoghi in cui risultino facili da utilizzare».

Di solito tutti noi sorvoliamo sulla parte «oggetti che usiamo». Per prima cosa dobbiamo distinguere «gli oggetti che usiamo (necessari)» dagli «oggetti che non usiamo (non necessari)»; quelli non necessari non devono essere tenuti a portata di mano. Inoltre, sistemare solo gli oggetti che usiamo dove è utile che stiano permette un riordino piuttosto agevole. I bambini lo attuano spontaneamente molto più che gli adulti: a portata di mano tengono solo ciò che considerano necessario.

Quando la mamma sta per buttare via un vecchio giocattolo con la scusa «Tanto non lo usi più, no?», il bambino ribatte frignando: «Invece ci gioco ancora!», nonostante fino a quel preciso momento avesse lasciato l'oggetto in questione nel dimenticatoio.

Quando la mamma manifesta l'intenzione di regalare a qualcun altro un pupazzetto ricevuto come omaggio insieme a chissà quale prodotto, basta che dica «Questo non ti serve più, vero?» perché il bambino la smentisca subito: «Certo che mi serve!» In situazioni simili, si entra in un circolo vizioso per cui si cercherà all'infinito di trovare un'efficace collocazione a questi oggetti.

Prima di riporli in una scatola, prima di rimetterli nell'armadio, cercate di creare un passaggio intermedio in cui fate valutare ai vostri figli se useranno ancora quella cosa o se invece non sia il caso di buttarla. Ovviamente, in casi del genere, qualsiasi oggetto inutile che dal punto di vista dei genitori troverebbe degna collocazione soltanto nella spazzatura non deve essere buttato a tutti i costi finché per il bambino è importante.

Al contrario, anche se ai vostri occhi un oggetto necessario appare come nuovo, non dovrete esitare nel trovargli una nuova sistemazione, buttandolo o donandolo a qualcun altro, se il bambino ritiene di non doverlo più usare.

È semplice: checché se ne dica, un bambino è pur sempre un bambino. E un bambino non è in grado di valutare in totale oggettività. Ne parlerò meglio In seguito, ma fino ai dieci anni circa sarebbe meglio che i genitori indirizzassero i figli con commenti del tipo: «Per questo motivo questo oggetto non lo userai più, non credi?», oppure: «Dici che non ti serve più, ma non è meglio lasciarlo lì dov'è?»

Aggiungo anche: sarebbe preferibile che, se i genitori devono buttare via qualcosa all'insaputa dei figli, lo facciano finché questi hanno al massimo tre anni. Se un bel giorno, infatti, il bambino si ricordasse all'improvviso di quell'oggetto e chiedesse che fine ha fatto, ne farebbe una tragedia e per i genitori sarebbe un'esperienza spiacevole - che tra l'altro non accade poi così di rado.

Quando il bambino si sbarazza di qualcosa che ha giudicato da buttare in piena autonomia, anche se poi se ne pentisse costituirebbe comunque un'esperienza importante.

Sicuramente, anche se il genitore non lo rimprovera con il classico «Te l'avevo detto», il bambino si renderà conto che è stata una sua scelta e che non è colpa di nessun altro.

Capiterà di sicuro che si accorga in seguito di qualcosa che gli farà riconsiderare la situazione, pentendosi: «Se butto via questa cosa senza pensarci, poi può capitare che me ne penta», «Eppure ci ho riflettuto bene se buttarlo o meno...». Ebbene, ritengo che questo modo di ravvedersi sia molto importante.

I tre aspetti del riordino

Eccoci al riordino. Vediamo in cosa consiste l'azione del riordino che, come detto precedentemente, differisce sia dalle pulizie che dall'azione di buttare via. Considerando le azioni quotidiane dei bambini, emergono i seguenti tre aspetti:

  1. Rimettere a posto le cose presenti in casa: riguarda gli oggetti che i bambini usano in casa come libri, forbici, materiali di studio, giocattoli, asciugamani. Una volta usate, queste cose terminano di essere utili e dovrebbero essere rimesse subito al proprio posto, eppure spesso non è cosi".
  2. Rimettere a posto le cose che si portano fuori casa: riguarda i molti oggetti che i bambini portano con sé uscendo, come vestiti, borse, telefonini. In questo gruppo possiamo menzionare anche il cestino del pranzo o della merenda. Sono tutte cose che il bambino tiene ben strette a sé quando è fuori casa, indossandole o tenendole addosso, e che però abbandona In giro per l'abitazione una volta rincasato.
  3. Sistemare le cose che si portano a casa: riguarda quegli oggetti che i bambini portano a casa dall'esterno e a cui bisogna trovare una collocazione, come fotocopie distribuite a scuola o giocattoli appena acquistati. Di solito li si butta alla rinfusa da qualche parte o li si infila in qualche cassetto della scrivania, e cosi" si tende ad avere ogni contenitore sempre stipato all'inverosimile.

Alla luce di queste considerazioni, ecco i concetti base del riordino che il bambino dovrebbe fare propri:

  • Rimetto subito a posto le cose che ho finito di usare in casa.
  • Rimetto al suo posto le cose che ho preso da casa e usato fuori.
  • Sistemo (o butto) le cose che ho preso fuori e portato a casa.

Ecco, sono questi i tre aspetti base del riordino. Ma come si fa a far muovere il bambino nella giusta direzione affinché li metta correttamente in pratica?

I genitori devono porsi come guida (aspetti generali)

Partiamo con gli aspetti comuni a tutti e tre i concetti base del riordino.

Cosa deve fare per prima cosa il genitore per farsi" che il figlio metta in movimento mani e gambe e cominci a riordinare senza fermarsi a riflettere su ogni cosa?

Regola 1: stabilire sistemazioni fisse

Come accade nell'esempio della cucina descritto in precedenza, quando non si sa dove girarsi e si riflette troppo sul da farsi, qualsiasi operazione diventa una grana.

Quando, invece, si mettono in moto braccia e gambe senza pensare, allora quelle stesse operazioni risulteranno decisamente più agevoli.

Per quanto riguarda il riordino, se vogliamo portarlo a termine senza pensarci, dobbiamo stabilire fin da subito quale sia il luogo preposto per ogni cosa. Dobbiamo pensare, quindi, alla sistemazione più adatta, quella cioè in cui una certa cosa risulti facile da usare. Le forbici, nel cassetto più alto. Le fotocopie, nel secondo cassetto. Le bambole, sulle mensole ai lati del letto. I peluche, nel contenitore dei giocattoli. Le macchinine radiocomandate, sul ripiano superiore dell'armadio. I cappelli, sulla cappelliera dell'ingresso. L'uniforme che ci si toglie tornando a casa, sui ganci appendiabiti fissati alla parete, e così via.

Se si stabilisce in questo modo un luogo preposto per ogni oggetto, allora per riordinare basterà solo rimettere le cose sparse al loro posto. Se si tratta di un oggetto appena comprato, sarà sufficiente assegnargli una sistemazione identica a quella degli oggetti affini. Se si tratta di una cosa un po' diversa, basterà pensare un attimo a quale sia il genere di appartenenza: un giocattolo di plastica andrà insieme alle macchinine, le matite colorate andranno nel cassetto dei pastelli, e cosi-via. Anche i bambini saranno in grado di seguire questi semplici criteri. Sono i genitori a guidare i figli.

Distinguere le tipologie di oggetti, così come valutare e stabilire quale sia la collocazione più adatta per ogni tipologia, è difficile agli occhi di un bambino. Perciò è il genitore che deve comprendere con una rapida occhiata a quale tipologia l'oggetto appartenga. Subito dopo deve stabilire a grandi linee quale sia l'angolo più adatto per quel tipo di cosa.

Ad esempio: l'angolo dei vestiti, l'angolo dei materiali scolastici, l'angolo dei giochi, l'angolo dei libri, e via di seguito. Per quanto concerne la struttura dei vari angoli, ne parlerò approfonditamente all'inizio del terzo capitolo.

A questo punto, ogni angolo verrà suddiviso in gruppi più specifici di oggetti. L'angolo dei vestiti, allora, sarà a sua volta suddiviso in: gruppo delle maglie, gruppo delle camicie, gruppo degli indumenti intimi, gruppo degli accessori.

A ognuno di questi gruppi si assocerà uno spazio preciso o un contenitore. Fate riferimento alle singole voci elencate nel secondo capitolo.

Ora, non basta stabilire una collocazione per ogni oggetto. È necessario valutare a grandi linee la giusta quantità per ogni cosa. Con giusta quantità non intendo il limite massimo che è possibile infilare in un cassetto finché c'è spazio, ma la quantità che ognuno di noi è in grado di gestire per quel dato oggetto.

Qual è la quantità giusta che riusciamo a sfruttare senza lasciare cose ammassate e inutilizzate? Questo tipo di calcolo è difficile per un bambino. I bambini, difatti, non riescono ad avere un quadro generale di ciò che serve loro per vivere.

Allora il genitore dovrà valutare quale sia la quantità sufficiente in base alle abitudini e al carattere di ogni bambino e stabilire, ad esempio, di fargli riporre tutte le macchinine in un unico contenitore.

Regola 2: definire le quantità (i volumi adatti)

Se durante il riordino il bambino vi riferisce che nel contenitore non entra più nulla, fategli notare come in quello stesso contenitore ci siano anche cose rotte o che non servono più. A quel punto, eliminatele. È sbagliato far proliferare con tanta facilità il volume degli oggetti prendendo un altro contenitore solo perché quello di riferimento si è riempito.

Un aspetto che ha a che fare anche con la Regola 4 è cercare di mantenere il più possibile lo spazio utilizzato all'interno di contenitori e scaffali al 70% circa. I contenitori tenderanno a diventare subito dieci, anzi no, quindici, e riempiti all'inverosimile, ma così, quando si tira fuori qualcosa, sarà poi dura rimetterla a posto. Per questo motivo il primo ostacolo al riordino è rimettere 3 posto gli oggetti.

Prima che il bambino arrivi a dire che nella scatola non entra più neanche uno spillo e che sulla mensola non si riesce a disporre più nulla, si verificano molte altre occasioni per riporre oggetti nella stessa scatola e sulla stessa mensola.

È in queste occasioni che si dovrebbe valutare con il bambino che l'oggetto che state per sistemare non sia inutile: se si tiene sotto controllo la situazione volta per volta, sarà poi tutto più semplice.

Certo, se il genitore giudicasse insufficiente un unico contenitore, allora se ne può anche aggiungere un altro. In realtà questo dipende dal fatto che fin dall'inizio era sottostimata la quantità realmente adatta per quel bambino.

L'Arte di Insegnare il Riordino ai Bambini

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Nagisa Tatsumi

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Nagisa Tatsumi

Nagisa Tatsumi Nata nel 1965, è scrittrice ed educatrice. In Giappone è la prima e massima esperta di riordino, attività che procura immensi benefici fisici e mentali e che in quel Paese è oggetto di studio di una disciplina universitaria. Con la pubblicazione di questo libro, nel 2000,...
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