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Preparazione - Estratto da "Il Potere della Solitudine"

di Miranda Sorgente 4 mesi fa


Preparazione - Estratto da "Il Potere della Solitudine"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Miranda Sorgente e scopri come fare pace con la solitudine e renderla la tua più preziosa alleata

Leggerai la spiegazione dei tre livelli tra poco, ora ti vorrei raccontare semplicemente una mia esperienza personale.

Indice dei contenuti:

Ho fatto pace con la solitudine

È domenica. Sono a casa e fuori c’è il sole. La giornata è bellissima. Ma io sto male. Un nodo alla gola, come spesso mi accade di domenica. La mattina sta già per concludersi e io ho finito tutte le attività che mi potevano tenere mente e corpo occupati: meditazione, yoga, sistemazione della casa, colazione abbondante. Esco a camminare sul lago con una sensazione che mi prende lo stomaco e mi fa sentire vuota e arida. E succede molto spesso. Di solito alla domenica quando la mia mente associa quel giorno, quel momento, alla famiglia, agli affetti, alla condivisione.

Io sono sola. Vorrei che non ci fosse mai quel giorno. Lo sento arrivare già dal giorno prima. A volte provo a organizzarmi in anticipo in modo da non arrivare a sentirmi in quel modo e trovare un qualche tipo di occupazione che tenga mente e corpo occupati allontanandomi da quel contatto scomodo con me stessa.

Questa volta però non mi sono organizzata, non ho nessuno con cui uscire, andare in montagna o che mi coinvolga in qualche tipo di attività. Dunque sto camminando sul lago, sola, e quella sensazione di solitudine che mi prende lo stomaco si fa sempre più forte. Questa volta però decido di andare fino in fondo e applicare gli strumenti che conosco per comprendere e alleviare quella sofferenza. Parto dalla sensazione del corpo e continuo ad approfondire con domande interiori seguite da un ascolto attento, aperto e disponibile. Mi chiedo: Cosa sento? Sento una grande tristezza che mi prende il corpo, lo stomaco e sono molto vicina al pianto.

Perché mi sento così? Perché mi sento così triste? Mi sento così perché mi sento sola. Perché non ho un compagno con cui condividere questi momenti dedicati all’amore e alla condivisione.

E a questa conclusione ero già arrivata più volte. Ma arrivare fino a qui mi serviva solo a rinforzare questo stato di tristezza.

Continuo dunque con l’esplorazione interiore. E le domande si snocciolano una dietro l’altra.

  • Ma pensi davvero che sia un compagno a poterti dare la felicità?
  • E perché accade solo di domenica?
  • Non credi che sia tutta una costruzione della tua mente?
  • Perché vuoi continuare a trovare una buona ragione per essere triste?
  • Non ti accorgi che è solo la tua mente a pensare che con un compagno risolveresti questi problemi del sentirti sola?
  • La mente ha creato un quadretto immaginario di felicità in una certa condizione, ma chi ha detto che è così?

Come per magia sento che avviene qualcosa dentro, come un risveglio. L’attenzione esce dai pensieri di autocommiserazione e si focalizza su quello che mi circonda in quel preciso momento: vedo l’acqua del lago, gli alberi che si alternano nel farmi ombra mentre cammino, sento il sole scaldarmi il viso e il vento leggero accarezzarmelo. Mi accorgo immediatamente della costruzione del quadretto creato dalla mente. Ma certo, non è per nulla detto che se fossi con qualcuno ora sarei felice. Anzi, magari potremmo essere infastiditi per un’aspettativa non rispettata, un gesto di affetto mal interpretato o non corrisposto.

È stato un attimo. La decisione di andare a fondo con le domande ha scardinato la serratura di quella porta così pesante che era chiusa da tanto tempo. La porta della comprensione dello schema sulla relazione di coppia che avevo creato dentro di me.

Non è un compagno o, in ogni caso, la compagnia di qualcuno a rendermi felice. È una credenza come tante altre, che non è utile e non mi permette di vivere i doni che mi porta il momento presente e la condizione privilegiata della solitudine di cui invece posso godere.

La libertà, l’amore incondizionato, la gratitudine per le piccole cose, la cura e l’attenzione che posso avere solo verso me stessa senza altre distrazioni esterne.

Quella domenica ho iniziato a fare pace con la solitudine.

I tre livelli di conoscenza

Eccoci dunque arrivati ai tre livelli di conoscenza, che ti serviranno in tutta la lettura del libro. Ti serviranno ad andare più in profondità e a fare in modo che, come dico sempre, questo libro non sia solo “cibo per la mente” ma un vero supporto a un nuovo stile di vita.

1. Conoscenza mentale

Il primo livello di conoscenza è quello della mente e riguarda la conoscenza pura, il capire con la logica e la razionalità, le informazioni che ricevi da una fonte esterna. Come in questo caso mentre stai leggendo questo libro. Sono informazioni che transitano nella tua mente. Transitano perché queste informazioni molto spesso semplicemente attraversano la tua mente per qualche momento e, come accade per la memoria temporanea del computer, dopo qualche tempo vengono eliminate. E va bene così, avremmo altrimenti una quantità troppo grande di informazioni da archiviare. Rimangono impresse solo quelle informazioni che risuonano particolarmente con il nostro essere, il nostro stato del momento, la nostra attenzione (anche se in realtà ne rimane sempre comunque una piccola traccia che può essere ripresa a un successivo richiamo).

Molto spesso nei corsi, o alla fine dei trattamenti individuali, chiedo di ripetere che cosa è rimasto di quello che ho detto. E dico sempre che non è una prova come a scuola, non chiedo di ripetere tutto. Chiedo di ripetere semplicemente ciò che la persona ricorda. Evidentemente è quello che è entrato in sintonia con la sua vibrazione, che le è utile in quel momento. Anche per me è molto utile ascoltare quello che la persona ripete per comprendere in quale punto si trova, che cosa l’ha colpita maggiormente, cosa sente suo.

2. Comprensione del cuore

Il secondo livello di conoscenza è quello del cuore e riguarda la comprensione più profonda di ciò che hai capito con la mente. Riguarda quella sensazione che ti fa dire “Ahhhh, ecco”, che ti fa sospendere in modo naturale la lettura per lasciare che le parole prendano un tempo quasi fìsico per passare dalla mente al cuore. Avviene quando senti risuonare dentro di te quelle parole come verità. Una verità che è tua in quel momento e in quella tua specifica situazione di vita che stai vivendo.

Con-PRENDERE deriva da cum, “insieme”, e prendere-, significa dunque prendere tutto, in modo totale, contenere, abbracciare. Comprendere, e in particolare comprendere con il cuore, significa che un concetto diventa tuo veramente. Le parole risuonano anche dopo averle lette o ascoltate, appaiono nella tua mente in modo inaspettato anche a distanza di tempo.

Per essere compreso, un testo deve essere semplice perché il linguaggio del cuore e dell’anima è semplice, a differenza di quello della mente e dell’ego.

3. Esperienza pratica

Il terzo livello di conoscenza è quello che comprende tutto te stesso, ovvero la messa in pratica. E la traduzione in esperienza di vita reale

di ciò che hai capito con la mente e compreso con il cuore. È l’ultimo dei livelli ed è quello trasformativo. Tutto il resto rimane teoria quando non c’è alcuna applicazione pratica. E se rimane teoria non c’è cambiamento, non c’è trasformazione. Tutto rimane invariato nella tua vita e nelle tue esperienze di vita. Con Fesperienza pratica personalizzi il concetto, la tua interpretazione del concetto e la sperimenti nella realtà. Qui è richiesta la tua partecipazione attiva. Diventi attore protagonista. Servono il tuo impegno, la tua azione, la tua creatività che nei primi due livelli non sono richiesti.

Prima ricevi nella mente, poi il cuore elabora e alla fine agisci con tutto il corpo.

Con tutti e tre i livelli di conoscenza c’è allineamento tra tutte le nostre parti. Siamo in coerenza, diventiamo realmente un manifestatore e contribuiamo al benessere nostro e di tutto l’inconscio collettivo.

Il segno della croce

Possiamo ricordare questi tre passaggi più facilmente, associandoli anche a uno dei gesti che la maggior parte di noi ha ripetuto e ripete più volte: il segno della croce. Riporto qui l’insegnamento di una delle mie guide spirituali di tradizione cristiana.

Vediamo i passaggi:

  1. ‘'Nel nome del Padre’ e poniamo la mano alla fronte. Toccando la fronte portiamo l’attenzione alla mente, al pensiero, chiediamo di ricevere intuizione, ispirazione dall’alto, dal divino;
  2. “del Figlio" e poniamo la mano al cuore. Il Figlio è Dio che si è fatto uomo. Se qualcuno ti chiama in mezzo a tanta gente e non capisci se stanno chiamando te o no dirai «Io?» e contemporaneamente ti toccherai al centro del petto. Quando indichi te stesso la tua mano va al cuore, non alla testa. L’uomo, la divinità incarnata ha il suo centro nel cuore e non nella testa;
  3. “e dello Spirito Santo" e tocchiamo entrambe le spalle. Tocchiamo così il nostro corpo e in particolare le spalle, che sono il simbolo della responsabilità. È come un richiamo, un risveglio alla concretezza del corpo e alla pratica. Lo Spirito Santo è proprio la nostra parte divina, che è sempre con noi. E noi. Responsabilità è “l’abilità di rispondere”. Rispondere agli input che abbiamo ricevuto nella mente e la loro assimilazione nel cuore. Che cosa facciamo con questi input? Lasciamo che lo Spirito ci guidi nelle azioni pratiche.

Come diceva la mia guida spirituale cristiana, questi tre tocchi sono come l’accordatura di uno strumento musicale. Mente, cuore e corpo in allineamento e al servizio del nostro spirito. Abbiamo bisogno di tutti questi elementi per essere presenti e attivi davanti a Dio (o alla nostra “divinità interiore”: come sempre, chiama come vuoi questa parte che va oltre la tua parte puramente materiale).

Il segno della croce ha però anche un altro significato simbolico (sempre insegnatomi da quel maestro): quello dell’annullamento del nostro ego. Nel primo gesto, mentre percorriamo con la mano la linea che congiunge la fronte (pronunciando ‘"Nel nome del Padre”) con il cuore (pronunciando “del Figlio”) stiamo in realtà disegnando la lettera i maiuscola: I , che in inglese significa “io”. Subito dopo, proseguendo con il segno della croce (pronunciando “e dello Spirito Santo”), tracciamo una linea orizzontale che attraversa il nostro corpo. E quella è una barratura, che indica la cancellazione di queir/, la cancellazione del nostro ego. Un altro rafforzativo, per andare nel cuore. E solo dopo aver transitato dal cuore possiamo passare al corpo, alla pratica, alla manifestazione concreta su questo piano.

 

Le tre chiavi di evoluzione

In tutti i percorsi Love Management®, così come anche nel libro Riprendi il tuo Potere, utilizzo le tre chiavi per l’evoluzione. Chiavi che possiamo applicare anche alla solitudine.

Queste tre chiavi ci danno un ordine, un percorso da seguire nella nostra evoluzione (seguiremo questa tripartizione anche in questo libro).

1. Ripulire

La prima chiave è ripulire ovvero eliminare ciò che non è utile e salutare per noi, non ci porta felicità e benessere e rallenta il nostro processo evolutivo.

Nel caso della solitudine è necessario accorgerci del perché diamo alla solitudine un’accezione negativa o in che modo ci ritroviamo nella solitudine non salutare. Come primo passo occorre dismettere le interpretazioni della solitudine e i comportamenti conseguenti, che ci portano alla sofferenza. Solo se ci accorgiamo di dove siamo possiamo agire per spostarci.

2. Coltivare

La seconda chiave è coltivare ovvero: applicare i tre livelli di conoscenza per sviluppare una abilità o competenza. Nel caso della solitudine, significa conoscere in che modo la solitudine può portarci benefici, imparare quali sono gli strumenti per poterla vivere in modo costruttivo, comprendere a livello del cuore questi concetti e poi metterli in pratica concretamente nella nostra vita per produrre benessere e felicità.

3. Condividere

La terza e ultima chiave è condividere. Sembra paradossale parlare di condivisione mentre trattiamo il tema della pratica della solitudine. E invece è proprio così. La solitudine salutare porta grandi benefici a livello di consapevolezza, felicità e benessere. Ed è nella natura umana voler condividere, dare il proprio contributo agli altri. Anzi: contribuire all’evoluzione e al benessere dell’intero sistema è proprio il più alto grado di realizzazione personale a livello di missione dell’anima.

Il modo più nobile, vero ed ecologico è proprio quello di condividere ciò che abbiamo appreso attraverso le nostre esperienze di vita e in particolare quelle che ci hanno insegnato a superare momenti difficili e a trasmutare le emozioni da negative a positive.

“Ed è subito sera”

Semplicemente meravigliosa questa poesia di Salvatore Quasimodo, che ho sempre amato fin dalla prima volta che l’ho ascoltata, letta da una partecipante a un ritiro, moltissimi anni fa. Riassume molti dei concetti che vedremo insieme e, in realtà, è proprio questa poesia ad avermi dato l’idea di scrivere questo libro.

Leggiamola insieme:

«Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera».

Nel tempo ho letto anche spiegazioni e interpretazioni di diversi critici, ma io preferisco la mia personale interpretazione, che condivido qui.

Ognuno

Significa ogni-uno, ogni persona, ovvero tutti. Ma dicendo “ognuno” viene sottolineata l’individualità di ogni essere umano (e forse non solo umano).

Sta

“Stare” è ciò che ricerchiamo affannosamente quando vogliamo toglierci dai pensieri, allontanarci dal passato e dal presente. Stare, come opposto di fare. “Imparare a stare” è ciò che spesso ci viene suggerito dai maestri e che leggiamo nei libri. Stare con quello che c’è, senza volerlo cambiare perché pensiamo che cambiandolo ci sentiremo meglio.

Solo

E qui si compie la frase. Ognuno sta solo. E questo, prima lo capiamo, meglio è. Qui apriamo la porta a quel meraviglioso stato di solitudine che è invece considerato negativo se ancora ricerchiamo il contatto per soddisfare una nostra necessità interiore. Il contatto con gli altri, i rapporti con gli altri sono un grandissimo dono e fonte di nutrimento. Quando però diventano una necessità per il nostro benessere interiore, saremo sempre schiavi di qualcosa di esterno e staremo sempre in elemosina.

La solitudine e il silenzio sono la porta per il contatto con la nostra natura divina che tanto ricerchiamo! Ce ne ricordiamo solo quando non resistiamo più a tutti i tipi di rumore che inquinano la nostra mente e i nostri pensieri.

Il tuo Cammino Qui è unico. È solo tuo. Non può essere uguale a quello di nessun altro. Certamente puoi godere e gioire di compagni di viaggio, ma il tuo Cammino resta unico. Tu sarai l’unico essere che sarà con te per tutta la vita, da quando nasci a quando muori. L’unico che farà il tuo Cammino. Nessun altro lo farà come il tuo. Hai bisogno di momenti di solitudine sacra, che ti mettano in contatto con quel tu che sarà sempre con te. Migliora la tua relazione con quel tu. Amalo con tutto il cuore.

Ama i momenti in cui sei in solitudine. Non cercare di sfuggirle. Non cercare di essere da un’altra parte o con qualcun altro. Piuttosto cercala ed entraci dentro fino in fondo. Ne uscirai rigenerato completamente, con una comprensione più profonda, con una disponibilità di apertura maggiore a condividere e, soprattutto, ne uscirai abbandonando la ciotola di elemosina di amore, attenzione e apprezzamenti.

Non ti serve più. Non ti serve la ciotola per poter riempire un bisogno interno. Tu hai già tutto quello che ti serve nel contatto con tutto quello che Madre Natura ti dona, e tutto quanto c’è intorno a te. Che cosa cerchi ancora? Perché cerchi qualcosa di diverso? Perché cerchi quello che la tua mente pensa ti farà stare bene? Apriti a ciò che c’è già, a ciò che hai, tutt’intorno a te. È sempre stato lì. Per te. Prendilo, godine, gioiscine, e sii pieno di gratitudine!

Solo così puoi pensare alla relazione con gli altri. Così riempito puoi essere pronto a donare senza sforzo alcuno, perché tutta questa abbondanza è traboccante. E chi è vicino a te può nutrirsi solo stando in tua presenza.

Sul cuor della terra

Non è solo sulla Terra. E sul suo cuore. Un’immagine bellissima. Visualizzo un disegno con il globo terrestre e un grande cuore disegnato sopra. Sul cuore ci sono tutti gli esseri, vicini gli uni agli altri, esseri che possono percepire l’amore di Madre Terra attraverso i loro piedi che poggiano proprio sul suo cuore.

È vero che sono soli. O meglio, stanno soli. O meglio ancora, stiamo soli. Ma siamo tutti nello stesso luogo: sul cuore della Terra. Siamo in connessione con il cuore della Terra. Lei ci offre non solo un posto dove “stare”, ma il suo cuore su cui stare. Ci offre il suo amore. E ci comprende tutti. Ci comprende tutti, ognuno, nessuno escluso, con il suo amore.

È vero quindi che siamo soli, ma siamo uniti tutti dallo stesso luogo in cui stiamo, le nostre radici sono le stesse. Uniti e nutriti dall’amore della stessa Madre.

Trafitto da un raggio di sole

Se Madre Terra ha un’energia femminile, comprensiva, morbida, che sostiene, il Sole, simbolo da sempre di energia maschile, ha un’energia forte, determinata e luminosa. La Terra (energia femminile) ci offre il cuore e ci dà un nido dove stare, il Sole (energia maschile) non è altrettanto dolce, delicato e accogliente. Il sole ci trafigge. Ci dona questa sua forza. E come se avesse il compito di svegliarci. Ci trafigge sì, ma certo non ci uccide. O meglio, può uccidere una parte di noi, quella parte di ego che non si è ancora risvegliata alla nostra vera natura. Il calore e l’energia sono talmente forti che non possono fare altro che risvegliarci.

È un raggio a trafiggerci. Tanti raggi diversi che trafiggono ognuno. E quindi riprendiamo il concetto iniziale: tutti sono trafitti da raggi diversi, ma raggi che hanno la stessa natura, arrivano dallo stesso sole. Stessa energia maschile, risvegli diversi, percorsi diversi, necessità diverse di ogni anima. In funzione del proprio diverso Cammino Qui. È vero allora che siamo soli. Ognuno con il suo corpo, con il suo percorso diverso. Ma abbiamo tutti la stessa madre che ci ospita sul suo cuore e lo stesso padre che ci illumina e trafigge con i suoi raggi. Stessa madre, stesso padre. Come fratelli, dunque siamo soli e indipendenti, ma legati da qualcosa di invisibile che ci unisce: sotto, l’amore della madre; sopra, la luce del padre.

Ognuno può, proprio come un fratello e una sorella, sostenere ed essere sostenuto, camminare insieme agli altri, accorgersi che in realtà quella individualità e solitudine sono solo superficiali. Ognuno ha il diritto e dovere di camminare solo e ha la possibilità di gioire dello stare insieme agli altri sapendo che, osservando più in profondità, siamo parte di un insieme più grande che ci comprende tutti.

Ed è subito sera

È un campanello di richiamo al momento presente. Tutti quegli “ognuno” sono in continuo cambiamento. Come onde in un oceano che si formano e poi spariscono aH’interno della stessa massa di acqua, tutti quegli “ognuno” nascono e muoiono sempre facendo parte dello stesso disegno più grande. Il cuore della Terra e il Sole continuano ad accogliere e ospitare.

La vita scorre velocemente, in proporzione al tempo di evoluzione della Terra e del Sole.

Il passaggio di una vita fìsica umana è veramente un istante. Completando quelFimmagine iniziale degli uomini sul globo terrestre con un cuore, possiamo vedere ora anche il Sole, sopra, inviare i suoi infiniti raggi che attraversano il petto di ogni persona. Se riusciamo a visualizzare anche il movimento, allora vedremo gli esseri (umani e non) che spuntano dalla Terra, crescono, sono illuminati dal Sole e poi ritornano alla Terra. Tutto in un ciclo continuo di armonia, mentre anche la Terra e il Sole sono a loro volta in un più grande ciclo di trasformazione. In armonia, secondo le leggi della natura.

Il nostro momento, la nostra vita, quell’istante nell’ordine più grande, è il regalo per noi. Accorgiamoci di quell’amore, presente in ogni cosa davanti a noi. Lasciamo che ci riempia, e smettiamola di elemosinare amore a testa bassa solo perché cerchiamo quel tipo di manifestazione d’amore che pensiamo sia l’unico a poterci nutrire e appagare. Continuando a elemosinare a testa bassa, non ci accorgiamo di quanto altro, tanto altro, è a disposizione per noi attraverso altri canali che ci siamo dimenticati di avere a disposizione. Lasciamo che quella luce ci trafigga, aprendo il nostro petto e il nostro cuore perché sia pronto a ricevere, senza paura, senza alcun dubbio, sapendo che l’ordine delle cose ha la sua perfezione e noi possiamo gioire di questo viaggio.

In questo momento è calata la sera. Il buio avvolge la stanza. Le grandi finestre davanti a me lasciano intravedere nel cielo le ultime luci prima della notte. Un altro giorno è passato. Subito è arrivata la sera. Sono sola e c’è silenzio nella stanza. Sento il calore del fuoco della stufa a legna, qui davanti a me. Sento il piacere di questo momento di solitudine: silenzio, calore, bellezza. Ciò che conta è come ho vissuto, come mi sono sentita durante questa giornata. Ci sono obiettivi che mi ero posta e che ho realizzato e altri che volevo realizzare e non ci sono riuscita.

Ci sono cose che ho fatto che non avevo programmato e sono capitate. Ciò che conta è aver vissuto in armonia, senza rincorrere, senza scappare, ma con l'apertura, l’accettazione dei doni che sono arrivati, alcuni che ho continuato a co-creare, altri no.

Tutto avviene e si sviluppa in un quadro più grande. La sera è arrivata, che io lo volessi o no. Posso vedere questo quadro come uno spietato scenario in cui noi siamo schiacciati e, quando la nostra sera finale arriverà, non avremo avuto scampo. Oppure posso vederlo come un flusso morbido e amorevole di cui noi siamo parte, proprio come quell’onda che nasce e muore, facendo sempre parte dello stesso oceano. Posso vedere ogni giorno come tutta una vita. Ogni giorno è come una vita, in piccolo. Ogni ora è come un giorno, in piccolo. Ogni minuto è come un’ora, in piccolo.

Ma la legge è sempre la stessa: c’è un inizio e c’è una fine ma, in realtà, entrambi fanno parte di uno stesso flusso. Godiamoci il giorno di domani senza dispiacerci quando finirà, viviamolo pienamente e in accoglienza di ciò che accade.

Stiamo più attenti a osservare che cosa accade e che cosa ci si presenta davanti, piuttosto che stare a testa bassa a cercare di ottenere ciò che pensiamo ci faccia stare bene. E alla sera stiamo pronti a lasciare andare quel giorno con gratitudine. Sapendo che domani sarà un nuovo giorno. Sapendo che anche quando sarà la nostra ultima sera, domani sarà comunque un nuovo giorno, semplicemente in una forma diversa.

Con gratitudine immensa per questo istante, questo minuto, questa giornata e questa vita.

Definizione di solitudine

Ci sono diverse spiegazioni sull’etimologia della parola solitudine. Quella a cui la maggior parte delle persone è allineata (compresa me), vede la parola “solo” derivare da sollus, che significa “intero, indiviso”, che è però anche la radice della parola solido, ovvero “intero, tutto”, accompagnato dalla terminazione -idus che significa “qualità durevole nel tempo”.

Solo, intero, solido. Ecco che possiamo quindi comprendere che dare alla solitudine un’accezione negativa, o per lo meno triste, è una pura interpretazione di una mente non consapevole o che vive ancora in uno stato di dipendenza e bisogno dall’esterno. La solitudine è quindi una condizione non solo benedetta ma anche auspicabile per coltivare quella qualità di “interezza” e “solidità” racchiuse nel significato della parola stessa.

Possiamo passare, quindi, dal considerarla una condizione che “non augureremmo a nessuno” a una condizione privilegiata, che ci permette di compiere quel salto di consapevolezza fondamentale verso la nostra unità e solidità interne ed esterne.

La solitudine è dunque uno stato interiore indipendente da chi abbiamo intorno. Un’amica recentemente mi ha detto; «Mi sentivo molto più sola quando c’era ancora mio marito in casa, piuttosto che ora che vivo sola!».

Vedremo quindi che ci sono due tipologie di solitudine: la solitudine non salutare e la solitudine salutare.

Quando sperimento la solitudine, il primo passo è come sempre la consapevolezza. Accorgermi di dove mi trovo. Sono nella solitudine salutare o non salutare? Intimamente, profondamente, dentro di me qual è la mia vibrazione? Se mi accorgo di essere nella solitudine non salutare, in quale?

Nei prossimi capitoli capirai come:

  • distinguere le due tipologie,
  • diventare più consapevole di quella in cui ti trovi in ogni momento,
  • dismettere la solitudine non salutare,
  • apprezzare e coltivare quella salutare,
  • condividere con gli altri i frutti della solitudine salutare.

Non resta che augurarti buona lettura. E buon viaggio nel meraviglioso mondo della solitudine.

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Miranda Sorgente

Miranda Sorgente è la fondatrice e la coordinatrice delle attività Love Management® e si occupa di Training e di Coaching dal 1994. Dopo la Laurea in Economia, ha iniziato la sua esperienza nel Quartier Generale di Dale Carnegie Training a New York. Tornata in Italia ha trasformato la sua...
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