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Premessa - La Perfezione del Tutto - Libro di Giovanna Garbuio e Vivek Riccardo Sardonè

di Giovanna Garbuio, Vivek Riccardo Sardonè 10 mesi fa


Premessa - La Perfezione del Tutto - Libro di Giovanna Garbuio e Vivek Riccardo Sardonè

Leggi l'inizio del libro di Giovanna Garbuio e Vivek Riccardo Sardonè "La Perfezione del Tutto"

Affermare che ciò che è reale è la nostra interiorità e l'esteriorità è solo il suo riflesso, fuori da determinati ambienti, rischia, nella migliore delle ipotesi, di farci guardare con sospetto, fino al limite di farci prendere per pazzi scriteriati da chi non è mai riuscito a iniziare a comprendere il funzionamento della realtà.

Nella nostra esperienza diretta non esiste la consapevolezza di separazione tra soggetto sperimentante e oggetto sperimentato.

La realtà, che ormai siamo abituati a considerare qualcosa lì fuori, in verità io la sperimento solo e soltanto dall'interno della mia coscienza, percependola attraverso la coscienza. Quella che definisco realtà è data da aspetti che io percepisco e quando li percepisco, lo faccio perché sono in verità caratteristiche interne alla mia coscienza. Conosco qualcosa solo attraverso la mia coscienza dentro di me, solo interiorizzandone (e quindi cogliendone l'unità con me) l'informazione.

Voi che state leggendo questo scritto ne percepite l'esistenza soltanto nel momento in cui le immagini delle parole su questo foglio diventano un'informazione che giunge alla vostra coscienza.

L'idea che queste parole siano qualcosa di separato da voi è solo una convinzione intellettuale derivata dagli insegnamenti ricevuti da tutta la vita. Anche la fisicità del libro tra le vostre mani è qualcosa che percepite solo nel momento in cui l'informazione arriva alla vostra coscienza cioè diviene (o meglio è) Uno con voi. La vostra esperienza, qualunque esperienza, diviene reale solo quando si unisce alla coscienza, prima non esiste!

Se voi non foste coscienti di avere un libro tra le mani, per quel che ne sapete il libro potrebbe non esistere. La fisicità del libro vi deriva dal tatto ed è una sensazione elaborata dalla coscienza.

Il nostro obiettivo è tornare a riconoscerlo, divenire consapevoli di questo meccanismo intrinseco come lo eravamo in origine, comprenderlo con mente e cuore: perché ne faccio esperienza e sperimentandolo mi sento Uno, anche se inconsapevolmente e attraverso l'esperienza lo comprendo (prendo insieme -> capisco e sento).

Le filosofie orientali sanno da sempre - e da parecchio tempo lo condividono anche con noi occidentali - che tutto ciò che esiste è collegato e in connessione o, in "gergo tecnico", Tutto è Uno.

Per essere precisi anche noi occidentali eravamo al corrente di questa Verità da tempo immemore. Questo semplicemente perché entrambi, orientali e occidentali, siamo esseri umani e il tipo di esperienza che conduciamo in questa dimensione incarnata è simile.

Per l'essere umano il concetto di Unità (Tutto è Uno) è un concetto che deriva dall'esperienza.

I filosofi fin dalla nostra antichità ci ripetono che non esiste nessun io separato, circondato da un mondo fatto di oggetti altro da lui. Questa convinzione, che il mondo sia altro da me secondo la nostra filosofia antica e moderna è una distorsione percettiva alla quale via via ci siamo assuefatti. Ma è una distorsione che contraddice l'esperienza, in cui mi accorgo di qualcosa solo quando questo qualcosa diviene consapevolmente parte (Uno) della mia coscienza. Se non sono cosciente di ciò che accade, per me è come se non accadesse.

Nell'VIII secolo a.C. Omero descrive la realtà come "una sfera compatta dell'Essere" dove le emozioni interiori determinano i fatti esteriori: Cantami o Diva del Pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei.

ira funesta -> lutti agli Achei

Nel VI secolo a.C, in tempi certamente non sospetti, Parmenide "a cui la Dea permise di contemplare l'Essere nella sua perfetta Unità", sosteneva che la molteplicità dipende dalla percezione di chi la vive e non ha una realtà intrinseca. L'Essere è Uno e la molteplicità è solo apparenza formale derivante dalla percezione dell'osservatore. Non esistendo nulla che possa essere definito duale (Tutto è Uno), è evidente che il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto sono la stessa cosa.

Infatti lo stesso è pensare ed essere.

Questa la consapevolezza di Parmenide, filosofo greco nel 500 a.C.

Platone, a cavallo tra il 400 e il 300 a.C, con la sua ''dottrina dei due mondi" ci descrive un mondo reale (regno delle idee) che si riflette illusoriamente nel mondo sensibile, rendendo evidente l'unità tra manifestazione e coscienza. Ci parla di una conoscenza confusa derivante dalla percezione limitata dai sensi fisici (Aisthesis), e dell'intuizione mentale superiore (Noésis) che consente a chi la sperimenta di intravvedere l'unità archetipica delle cose.

Plotino nel III secolo d.C manteneva ancora la stessa consapevolezza:

Al vivere è essenziale l'unità (...) Mentre l'artigiano costruisce l'uno a partire dai molti, cioè assemblando più parti tra loro, la natura sembra operare in senso inverso: da un principio semplice fa scaturire il molteplice.

Questo Uno per Plotino è l'Anima del mondo che è l'intelligenza presente in tutto ciò che è. L'Anima individualizzata è diretta alla contemplazione dell'Uno, per giungere alla quale è necessario sperimentare l'unità tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, dove Coscienza ed Essere sono la stessa cosa, sono Uno!

Cartesio per esempio, nell'era moderna, attraverso il dubbio radicale mette in discussione tutta l'esistenza della realtà "separata". Dubitando di tutto Cartesio giunge a un'unica certezza, la propria esistenza: Io Sono (ergo Sum)! E giunge a questa consapevolezza attraverso la pura esperienza, libera da qualunque sovrastruttura intellettuale.

La consapevolezza dell'Unità di tutto ciò che è appartiene alla filosofia occidentale, almeno tanto quanto a quella orientale, ma nel corso dei secoli le vicende storiche hanno coperto e modificato questa consapevolezza a vantaggio della gestione del potere.

In Occidente l'analisi cosiddetta scientifica, la concentrazione e l'analisi particolareggiatissima della parte rispetto alla visione dell'intero, ha avuto il sopravvento. L'uomo occidentale ha sviluppato una maggiore capacità di concentrazione sul particolare, perdendo la capacità di visione dell'intero. La consapevolezza della realtà dell'Unità, dunque, nei secoli in Occidente si è perduta, ma oggi sta tornando in superficie anche in ambienti non iniziatici.

Anche la comunità scientifica infatti sta andando in questa direzione.

La cosiddetta teoria olistica della realtà si è sviluppata in campo scientifico partendo da due quesiti differenti le cui risposte portano nella medesima direzione.

La prima domanda riguarda la neurobiologia, campo nel quale si è scoperto che i ricordi e le capacità mentali non sono localizzati in parti specifiche del cervello come si è sempre pensato. Infatti, in casi in cui parti del cervello (che si pensava avessero determinate funzioni) vengono asportate o cessano di funzionare (tumori, ictus, ischemie ecc.) le funzioni che svolgeva la parte di materia grigia mancante vengono svolte da altre parti del cervello in sostituzione.

Le funzioni mentali dunque non sono localizzate, ma potenziali in tutto il cervello, quindi presenti almeno in potenza in ogni parte della materia grigia. Il quesito che ne deriva quindi è: cos'è che si trova allo stesso tempo in ogni punto e in nessun punto?

La seconda domanda riguarda il campo della meccanica quantistica e nel particolare il fenomeno oggi conosciuto come entanglement (aggrovigliamento), ossia il fenomeno della "non località".

L'esperimento che ha portato a questa scoperta riguarda due particelle con un legame di partenza tra loro, per esempio la comune origine dal medesimo atomo radioattivo, che conservano l'istantanea influenza l'una sull'altra anche se posizionate a enorme distanza l'una dall'altra. Le particelle rimangono in correlazione tra loro a prescindere dallo spazio che le separa (non località).

In un sistema quantistico analogo a quello descritto, la modifica su una particella si ripropone istantaneamente identica sull'altra a qualsiasi distanza le due particelle siano posizionate. E ancora una volta la domanda è: cos'è che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte?

Attraverso l'approfondimento di questi studi Karl Pribram (neurobiologo) e David Bohm (fisico), hanno proposto la teoria secondo la quale il cervello umano e la realtà fisica avrebbero la stessa struttura di un ologramma.

Un ologramma è un'immagine tridimensionale ottenuta attraverso la scomposizione di un raggio laser fatta riflettere su un oggetto. Tale riflessione poi impressiona una lastra fotografica. Un nuovo raggio proiettato attraverso la lastra impressionata realizzerà un'immagine tridimensionale così realistica da dare la sensazione che l'oggetto si trovi veramente nel punto in cui lo si vede. L'immagine tridimensionale tuttavia è il riflesso di un'immagine bidimensionale e quindi diversa da quella di arrivo (l'ologramma appunto). Pertanto l'immagine proiettata e l'immagine sulla pellicola (da cui l'immagine proiettata deriva) sono completamente diverse. Quella proiettata è tridimensionale quella sulla pellicola è un'immagine "astratta" realizzata dall'interferenza dei due raggi laser e incomprensibile a prima vista.

David Bohm ci suggerisce l'idea che, come in un ologramma dove l'immagine impressa nella pellicola origina l'immagine tridimensionale, così la nostra realtà ci appare esplicitamente (fuori), derivando da un ordine implicito (dentro) di leggi sottostanti. E Karl Pribram completa il discorso suggerendoci che il cervello interpreti "l'ordine implicito" all'interno della nostra mente, creando i fondamenti della realtà sensibile ed esplicitandola là fuori.

Un'altra caratteristica interessante dell'ologramma che i due scienziati usano nella loro teoria della realtà olografica è che dividendo in più parti la pellicola olografica e poi copiandola con un laser otterremo sempre l'immagine tridimensionale completa e questo indipendentemente da quanto piccolo sia il pezzo di pellicola da cui otteniamo l'immagine finale. Ogni singolo frammento conterrà sempre l'intera immagine, esattamente come, secondo Pribram, ogni parte di cervello contiene tutte le capacità mentali ed esattamente come nei sistemi quantistici in ogni punto è contenuta la totalità.

Tutto è Uno e ogni cosa è il Tutto. In un sistema di questo genere non sono reali né lo spazio né il tempo, ma sono solo caratteristiche dell'interpretazione. Questa teoria non solo risponde ai quesiti che l'hanno originata, ma dà una spiegazione anche ai fenomeni paranormali, alla telepatia, alle coincidenze, alle sincronicità, alla capacità della mente di influenzare la materia ecc. che la scienza tradizionale finora non aveva mai considerato come fenomeni da prendere in considerazione.

Se Tutto è Uno non ha senso fare distinzioni tra questo e quello, ma tutto è fatto della stessa sostanza ed è regolato dalla medesima realtà sottostante.

Le molte cose che noi percepiamo lì fuori derivano dalla medesima sostanza dentro, dalla medesima coscienza che è Unica ed è l'unica cosa che realmente esiste.

La Perfezione del Tutto

Il processo pratico per riconoscere la bellezza nella quotidianità

Giovanna Garbuio, Vivek Riccardo Sardonè

(6)

La perfezione del Tutto è un libro che lavora. Solo leggendolo, ti darà gli strumenti per seguire la brezza di semplicità che vuole condurci alla meta, senza perdere di vista il qui e ora della nostra quotidianità, da cui...

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Giovanna Garbuio

Giovanna Garbuio ha incontrato Ho’oponopono nel 2008 e ha subito riconosciuto in esso la sintesi della Saggezza Universale. Nel 2008 ha pubblicato il report gratuito su Ho’oponopono, scaricato da migliaia di persone, "Il mondo è uno specchio". Poi dal 2009 ha cominciato a...
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Vivek Riccardo Sardonè

Vivek Riccardo Sardonè ha studiato filosofia e informatica. È Kriyaban ed è nel discepolato di Yogananda. Il Kriya Yoga, il Raja Yoga e la meditazione fanno parte della sua vita. Studioso di sciamanismo, testi sacri, geometria sacra ed esoterismo ad ampio raggio. Su questi...
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