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Premessa - Che le Lacrime Diventino Perle

Leggi un estratto dal libro di Patrizia Meringolo, Moira Chiodini e Giorgio Nardone "Che le Lacrime Diventino Perle"

Ogni periodo storico sceglie un termine che più degli altri lo definisce e attorno al quale inizia a produrre una serie di studi e di ricerche più o meno attendibili.

La crisi economica che ci accompagna ormai da un decennio, i conflitti in varie parti del mondo, l'emergenza immigrazione, gli attentati, le catastrofi naturali hanno portato a interessarsi sempre più alla dimensione della resilienza.

Se negli anni dello sviluppo si parla di performance e negli anni del consolidamento si paria di empowerment, nelle fasi di crisi si parla di resilienza, ovvero della capacità di individui, gruppi e comunità di affrontare le difficoltà e uscirne rafforzati.

Negli ultimi anni tale costrutto si è conquistato un ruolo importante in diversi ambiti, dall'economia all'ambiente, dalla sociologia alla psicologia.

Se si digita la parola «resilienza» in un motore di ricerca ci si aprirà di fronte uno scenario variegato e multiforme, dove la resilienza ormai spopola anche sui post nei social network.

Il termine «resilienza» ha un'origine latina: il verbo resilire si forma dall'aggiunta del prefisso re- al verbo salire, «saltare, fare balzi, zampillare», con il significato immediato di «saltare indietro, ritornare in fretta, di colpo, rimbalzare».

In una traduzione latina seicentesca delle lettere di Cartesio, i termini resilientia e resilire compaiono in uno scambio con Mersenne in luogo dell'originale francese rebondir, «rimbalzare» (Accademia della Crusca).

Altri, invece, fanno riferimento al verbo latino resalio, iterativo di salio, «saltare», che era associato all'atto di risalire su una barca dopo che questa si era capovolta.

Nel mondo della scienza dei materiali e nell'ingegneria meccanica il termine resilienza indica la capacità di assorbire energia mentre il materiale viene deformato elasticamente. È interessante notare come la scienza dei materiali inviti a prestare attenzione alle variabili di contesto e a caratteristiche temporali e situazionali che modificano il comportamento del materiale.

La resilienza varia in base alla temperatura e ogni materiale è caratterizzato da un punto di transizione fra duttilità e fragilità.

Ciò è di notevole interesse se si pensa per esempio che il Titanic era stato costruito con acciaio con temperatura di transizione duttile-fragile a 32 °C. Al momento dell'affondamento, la temperatura del mare era -2 °C, rendendo la struttura drammaticamente fragile e suscettibile al danneggiamento.

«Se guardiamo alle occorrenze in rete» dice Raffaella Setti alla trasmissione radiofonica di Radio3 La lingua batte, «il 2011 può essere individuato come anno della massima espansione della parola: l'impulso potrebbe essere partito dalle parole del presidente Obama, che aveva parlato di resilienza dimostrata dagli americani per uscire dalla grande crisi. Questo discorso di Obama era stato, tra l'altro, commentato dal giornalista Federico Rampini su la Repubblica del 23 gennaio 2013, in cui il giornalista notava che gli italiani avrebbero dovuto imparare dall'America resiliente per uscire dalla crisi. Nonostante la sua attuale diffusione, resilienza resta comunque un termine non comune, compreso da pochi e per questo suscettibile anche di usi o interpretazioni inappropriate».

Quando si discute eccessivamente di un tema si corre il rischio di non riuscire a coglierne gli aspetti salienti e di naufragare in un mare di sfumature dove tutto si mescola e nulla più si distingue.

Abbiamo così voluto fare un passo indietro e ricercare le peculiarità che, all'interno di una realtà complessa, possono rappresentare le chiavi di accesso a soluzioni trasformative, altrettante possibilità di salute e benessere.

Abbiamo deciso di partire dalle differenze e non dalle somiglianze, tracciando i confini tra dimensioni con caratteristiche affini, spesso sovrapposte o ritenute equivalenti come la resistenza, la forza, il recupero della salute e del benessere (recovery).

Se da una parte è possibile individuare aspetti di innegabile vicinanza, solo attraverso un'attenta differenziazione possiamo comprendere le qualità emergenti della resilienza intesa come abilità e valore.

Il libro condurrà il lettore alla scoperta di come si possa divenire ancora più forti in virtù delle prove e delle difficoltà che la vita ci propone, riprendendo su di sé la possibilità e l'onere della scelta di come, cosa e se costruire.

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Tratto dal libro:

Che le Lacrime Diventino Perle

Sviluppare la resilienza per trasformare le nostre ferite in opportunità

Giorgio Nardone, Moira Chiodini, Patrizia Meringolo

È quando si presentano le difficoltà, nei momenti di crisi e di sofferenza, che individui, gruppi e comunità devono trovare in se stessi le risorse per andare avanti.

Possono farlo dimostrando elasticità e assorbendo l'urto dell'evento negativo per indirizzarlo verso traiettorie differenti, costruttive invece che distruttive.

Vai alla scheda

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