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Prefazione di "La Pietra degli Alchimisti" libro di Francesco Giacovazzo

di Piero Ragone 2 anni fa


Prefazione di "La Pietra degli Alchimisti" libro di Francesco Giacovazzo

Leggi in anteprima le pagine iniziali del libro di Francesco Giacovazzo "La Pietra degli Alchimisti"

Vi sono casi in cui un libro non necessita delle poche righe di presentazione che introducono l'argomento, prima di consentire al lettore di immergersi nella lettura del testo; il lavoro di Francesco Giacovazzo è uno di quei rari, piacevoli casi in cui il testo sa introdursi da sé, e ogni parola della nostra prefazione ha senso solo se intesa come quei suoni soffusi e indistinti che produce un'orchestra quando accorda gli strumenti poco prima che il concerto abbia inizio.

Sarebbero sufficienti due frasi per presentare questo lavoro: "il Maestro viene quando il discepolo è pronto"; "il vero Maestro insegna al suo allievo a non aver bisogno di lui".

Ogni azione umana implica una scelta; la differenza qualitativa nelle singole scelte della nostra vita è nella consapevolezza che le accompagna.

Secondo il filosofo francese Jean-Paul Sartre, la libertà di scegliere, costitutiva della natura umana, è la causa primaria della tragedia della responsabilità, perché si vive la scelta come una condanna che limita le nostre azioni, costringendoci ad aver cura delle conseguenze del nostro agire; secondo Sartre, questa drammaticità si supera solo con un richiamo impegno propositivo, che può rendere ognuno di noi un co-creatore dell'esistenza collettiva.

La consapevolezza nelle scelte conferisce un distinto indirizzo vettoriale al nostro vivere, altrimenti ridotto ad un mero e inutile errare, parola che contempla il duplice significato di "vagare senza meta" e di "sbagliare, commettere errori".

Non si può produrre un miglioramento nella nostra vita senza la consapevolezza di essere materia grezza che necessita di essere plasmata e migliorata; non si avvia alcuna trasmutazione senza la volontà di tradurre in atto il potenziale di sublimazione che è in ognuno di noi.

Volontà e Consapevolezza, gli indispensabili strumenti spirituali dell'alchimista di ogni tempo.

Sono queste le parole chiave dell'avvincente lavoro di Francesco, che confeziona il suo messaggio nella leggera e piacevole forma del romanzo di formazione, avvolto nell'elegante, lucida e incantevole carta regalo dell'allegoria; una scelta ponderata e intelligente, nutrita di un originale buon gusto nella tecnica descrittiva, perché avvicina il lettore ad una materia ardita, spesso volutamente oscura, contorta, inafferrabile, con la grazia e l'umiltà di un "uomo che vive tra gli uomini".

Francesco Giacovazzo non ha scritto per insegnare ma per condividere la sua esperienza.
Non dice: "Dunque agirete in questo modo", ma si affida ad un sano e gradevolissimo: "Questo è quanto mi è accaduto".

Il tema della trasmutazione di ciò che è informe e blando in qualcosa di compiutamente libero di essere ciò che ha scelto di essere viene mirabilmente narrato in prima persona, come un movie girato tutto in soggettiva, che ti costringe a vivere, immedesimandoti nel personaggio, le sue necessità, le sue domande, i suoi momenti di indecisione, le sue conquiste. Addentrandoci nella lettura, gli interrogativi di Francesco diventano i nostri, così come le risposte che trova lungo il suo cammino diventano parte del nostro apprendere.

Interessante e degno di menzione è il ruolo che l'autore ha scelto per sé: non il dotto alchimista che istruisce il discepolo, ma la plumbea, informe Materia al Nero animata dall'aspirazione di non esserlo più, di rompere il guscio della meccanica, inconsapevole consuetudine per sbocciare, fiorire, vivere la pienezza di un'esistenza che sa di essere qui, ora.

Francesco è l'Eremita, uno dei tanti richiami simbolici che, come dipinti di antenati sistemati lungo la hall di un fantastico castello, accompagnano il protagonista richiamando alla sua memoria le gesta e le parole di antichi maestri, la saggezza dimenticata di chi ha saputo mutare pelle molti secoli prima di noi. L'Eremita è colui che, nel buio, si muove con prudenza felpata ma senza retrocedere, senza tentennare, per portare luce dove regna il buio, alla ricerca di un sé forse accantonato, in una delle tante periferie della coscienza, ma mai perduto.

Il misterioso Virgilio che aiuterà il nostro Francesco ad orientarsi ''nel mezzo del cammin della sua vita" si chiama Raffaele; in ebraico, Raphael significa "medicina di Dio".

Il maestro Raffaele non è un medico che prescrive la cura, ma la saggia e illuminata guida che insegna al suo protetto come curarsi mediante l'esercizio della padronanza, del controllo e della consapevolezza del suo essere; la medicina che somministra non è un farmaco nel senso Occidentale, ma la panacea di ogni male che affligge l'Uomo dei nostri tempi: Volontà e Consapevolezza.

Ed è sintomatico di un profondo, ignoto malessere che, potendo scegliere la pienezza e la felicità, il più delle volte propendiamo, a causa di un corto circuito evolutivo autoalimentatosi, per una comoda e insipida mediocrità.

La traduzione alchemica dell'amletico "essere o non essere" è una semplice domanda: è sufficiente, per noi, giacere nel vago grigiore di un'esistenza vissuta come schiavi della propria biomacchina (un termine fondamentale nel narrare di Giacovazzo), oppure abbiamo abbastanza coraggio da impegnarci consapevolmente a diventare, come insegnava l'impareggiabile professor Keating de L'Attimo Fuggente, "un poema di nuove gioie"?

Sta a noi scegliere.

Piero Ragone

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Piero Ragone è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Nel suo campo d'indagine rientra ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Nel 2013 ha pubblicato il bestseller Il Segreto delle Ere con la Macro Edizioni, nel 2015 è la volta del fondamentale Custodi...
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