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Pranayama - Estratto da "Yoga del Respiro"

di Markus Schirner 4 mesi fa


Pranayama - Estratto da "Yoga del Respiro"

Leggi un estratto dal libro di Markus Schirner e scopri come imparare a respirare per rigenerarsi e ritrovare la tua armonia interiore

Il pranayama è la massima pratica di respirazione. Il nome è composto da “prana”, ovvero respiro (energia vitale), e “ayama”, cioè pausa. “Pranayama” significa quindi “pausa nel respiro”: in altre parole, il pranayama è la tecnica della sospensione del respiro!

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Yoga del Respiro

35 tecniche di respirazione per rigenerarsi, guarire e ritrovare l'armonia

Markus Schirner

(4)

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Indice dei contenuti:

Gli esercizi

Gli esercizi per la respirazione profonda o diaframmatica non hanno niente a che fare con il pranayama. Sono ottimi esercizi dall’effetto salutare e servono principalmente per la pulizia di tutti i canali energetici (nadi) dell’organismo. Gli esercizi di respirazione alternata senza sospensione del respiro rimuovono i blocchi dai canali energetici e sono inoltre ideali come preparazione agli esercizi del pranayama (si veda il paragrafo “Pulizia delle vie respiratorie”).

La sospensione del respiro viene definita "kumbhaka" e rappresenta l’elemento fondante del pranayama. Le altre due fasi della respirazione sono l’inspirazione, detta "pumka", e l’espirazione, chiamata invece “recaka". Nel corso degli esercizi la fase di kumbhaka verrà gradualmente prolungata. Questo influenzerà l’intensità del flusso del prana.

La sospensione del respiro non va forzata e non deve verificarsi a scapito dell’inspirazione o dell’espirazione. L’obiettivo andrà raggiunto unicamente attraverso la calma interiore e la respirazione consapevole. Soltanto il legame costante tra spirito e respiro, senza interruzioni, costituisce il pranayama.

La respirazione pranayama è un modo molto rapido per migliorare l’autorealizzazione. Dopo anni di pratica del pranayama si può arrivare quasi ad arrestare il respiro attraverso la concentrazione meditativa. Tale condizione è detta "samadht".

Espirazione [RECAKA]

Nel pranayama si attribuisce un grande valore alla qualità dell’espirazione. Se questa non è sufficiente, ovvero calma, lenta e senza interruzioni, il soggetto non è ancora pronto per il pranayama. Una espirazione irregolare può essere sintomo di un disturbo o essere essa stessa causa di una malattia.

Fra le altre cose, l’espirazione serve a lasciar uscire le impurità dall’organismo. Un’espirazione irregolare indica una disarmonia nel corpo e può anche portare all’insorgere di malattie. Un intoppo nel flusso espiratorio è simile all’intasamento di un impianto sanitario: l’acqua deve poter scorrere, altrimenti ci si ritrova con grossi problemi.

Prima di tutto è necessario che l’espirazione funzioni correttamente; poi sarà la volta dell’inspirazione. Solo a quel punto la sospensione del respiro potrà rifornire il corpo di prana nel modo corretto.

Inspirazione [PURAKA]

Nel pranayama ci sono diverse tecniche di inspirazione, tutte accomunate dal fatto che (con poche eccezioni) si inspira attraverso il naso. In questo modo il respiro viene fatto salire dal basso (respirazione diaframmatica) alla zona intermedia (respirazione all’altezza delle costole) e infine va a riempire la parte superiore dei polmoni (respirazione all’altezza delle clavicole). Tutto ciò avviene senza sforzi eccessivi e senza costrizione o pressione.

Sospensione del respiro [KUMBHAKA]

Quando tratteniamo l’aria, la pressione che ne deriva costringe il corpo a lavorare. Dato che l’aria non può svanire, nell’organismo si creano degli stretti canali che le permettono di scorrere. Se espiriamo subito dopo l’inspirazione, la forza dell’aria va perduta. Se invece tratteniamo il respiro, l’aria si diffonde attraverso tutti questi piccoli condotti (nadi), portando ovunque la sua energia.

Questa sospensione del respiro non va però confusa con quella che effettuiamo di solito in presenza di un odore che ci infastidisce. Uno dei principi fondamentali della respirazione pranayama può sembrare una sottigliezza, ma in realtà descrive una differenza essenziale: non dovete trattenere il fiato, dovete essere voi stessi a restare immobili nel vostro respiro!

Vi spiegherò questo concetto con un esempio: immaginate di stare salendo lentamente su una collina in bicicletta. Quando arrivate in cima, per gli ultimi metri smettete di pedalare e lasciate che la bici vada avanti da sé, finché quasi non si ferma. Poi la forza della gravità la farà proseguire dolcemente e la spingerà giù per la collina, prima lentamente e poi sempre più in fretta. Se però frenate sulla cima, la bici si fermerà all'improvviso; quando rilasciate i freni, ripartirà con un piccolo sobbalzo.

Fate la prova voi stessi: riempite i polmoni a metà e trattenete il fiato, poi espirate. Riempite di nuovo i polmoni per metà, lasciate che l’aria vi si fermi e poi fatela uscire lentamente dopo due secondi di sospensione.

Posizione seduta

Gli esercizi di pranayama non richiedono una particolare posizione seduta. Molte delle tecniche possono essere eseguite stando in piedi, seduti o sdraiati. Per tutte le posture è però fondamentale mantenere dritta la colonna vertebrale, in modo che il flusso energetico del prana possa scorrere liberamente e in modo ottimale nei canali (nadi) di volta in volta interessati.

I risultati migliori si ottengono nella posizione seduta del loto, che permette alla colonna vertebrale di mantenere la postura più adatta.

Nel caso non riusciste a sedervi in questa posizione, potete anche svolgere gli esercizi stando seduti su una sedia con la schiena ben dritta o in un’altra posizione seduta, come per esempio a gambe incrociate o nella posizione del mezzo loto. Se lo desiderate, potete utilizzare un panchetto o un cuscino come sostegno.

L’importante è che spingiate le ginocchia il più possibile verso terra e manteniate la colonna vertebrale eretta. E anche fondamentale che la posizione che scegliete sia comoda e che possiate mantenerla a lungo senza doverla modificare.

Una postura ottimale vi impedirà di stancarvi prima del tempo e potrà persino darvi più energia.

Posizione degli occhi

Gli occhi dovrebbero essere sempre chiusi e lo sguardo dovrebbe essere diretto “verso l’interno del corpo”. Gli occhi si concentreranno su un punto che può essere fra le sopracciglia, sulla punta del naso oppure nel ventre. Lo sguardo dovrà restare fisso su quel punto per tutta la durata degli esercizi di respirazione.

Posizione della lingua

In molte delle tecniche di respirazione del pranayama è il diaframma a fungere da muscolo respiratorio. L’aria viene inspirata attraverso il naso. Per ottenere la migliore respirazione possibile, gli yogi consigliano di spingere la base della lingua verso la parte posteriore del palato durante la fase di inspirazione: socchiudete la bocca ed emettete un lungo suono nasale “ng”, oppure inspirate dal naso con la bocca aperta. Prestate attenzione alla vostra lingua: dovrebbe restare in questa posizione per tutta la durata della respirazione diaframmatica.

Pulizia delle vie respiratorie

Nel pranayama tutti gli yogi sottolineano l’importanza della pulizia delle vie respiratorie e delle nadi, i canali energetici. Swami Sivananda, un grande maestro di yoga indiano, definì le nadi come “canali astrali costituiti da materia astrale che veicolano i flussi psichici”. Il metodo più semplice per depurarle è la tecnica della respirazione alternata. Portate il pollice sulla narice destra e l’anulare o il mignolo sulla sinistra. Chiudete la narice destra e inspirate attraverso la sinistra, più a fondo che potete, ma senza sforzarvi. Poi chiudete la narice sinistra ed espirate in modo lento e costante attraverso la destra. Subito dopo inspirate dalla narice destra ed espirate dalla sinistra. Continuate cosi per 3-5 minuti.

Questa tecnica di respirazione non solo pulisce le cavità nasali, ma ha anche un effetto armonizzante sul sistema nervoso. L’ideale sarebbe ripetere questo esercizio ogni mattina e ogni sera per alcuni minuti.

Si può eseguire un’ulteriore tecnica di pulizia con un lavaggio vero e proprio. Prendete un po’ di acqua tiepida (a cui volendo potete aggiungere del sale) nella mano a coppa, chiudete una narice e inalate l’acqua con l’altra. Poi chiudete anche questa narice, piegate la testa all’indietro e aprite il naso. In questa posizione l’acqua vi filtrerà nella gola e potrà quindi essere sputata. Ripetete la procedura con l’altra narice.

Si raccomanda di eseguire la pulizia del naso tutte le mattine, soprattutto in caso di inquinamento elevato o di maggiore concentrazione di polvere nell’aria. Questo esercizio cura e previene il raffreddore (anche quello cronico), aiuta a eliminare il catarro dal naso e dai seni paranasali frontali e mantiene sana la mucosa nasale.

In India per questa pulizia si utilizza spesso un’ampolla con beccuccio per l’irrigazione nasale (il “neti"). Essa viene riempita di acqua tiepida in cui è stato sciolto del sale (un quarto di cucchiaio ogni 250 mi). Inserite il beccuccio nel naso, poi piegatevi dolcemente da una parte inclinando la testa sopra il lavandino e lasciate scorrere lentamente l’acqua nella narice superiore. L’inclinazione della testa porterà l’acqua a uscire attraverso l’altra narice. Poi soffiatevi il naso per eliminare l’acqua rimasta e i residui di muco. Per la pulizia dell’altra cavità nasale riempite di nuovo l’ampolla e ripetete la procedura.

Corretta pulizia del naso in caso di raffreddore

Se avete il raffreddore, durante la pulizia del naso abbiate sempre cura di soffiare nel fazzoletto una narice alla volta. E importante anche che ternate il fazzoletto appena scostato dalla narice, perché in caso di starnuto una pressione eccessiva potrebbe spingere il muco verso i seni paranasali. A causa dei batteri, questo potrebbe portare rapidamente a un aumento delle impurità o a un’infiammazione sinusitica.

Contare i respiri

Per molti esercizi e molte tecniche di respirazione vi guiderò nel conteggio dei respiri. Se li contate mentalmente e consapevolmente, attiverete il vostro emisfero cerebrale sinistro (sede della razionalità, dell’intelletto e della forza di volontà). Per impedire che ciò si verifichi e per attivare invece l’emisfero destro (sede dell’intuito, dei sentimenti e dell’armonia) durante gli esercizi di respirazione, esistono diverse tecniche che permettono di evitare di contare consciamente. Per cominciare, vorrei illustrarvene due.

Aiutatevi con le dita. Se eseguite gli esercizi da sdraiati, posizionate le mani ai lati del corpo, appoggiandole piatte a terra. Se invece avete scelto una posizione seduta, posatele sulle cosce. Cominciate a contare dal mignolo della mano destra, sollevando un dito a ogni respiro, fino a raggiungere il numero desiderato. Quando arrivate a cinque, passate alla mano sinistra e continuate a contare dal pollice. All’inizio vi sembrerà che questa tecnica richieda molta concentrazione, ma con un po’ di pratica diventerà intuitiva.

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Markus Schirner

Markus Schirner è docente esperto di kinesiologia, “Brain Gym” e “Touch for Health”, nonché di massoterapia. È inoltre specializzato nello studio delle proprietà delle spezie e delle erbe, negli esercizi di meditazione e di respirazione e nella...
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