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Piante spontanee: coltivarle nell'orto e sul balcone

  1 anno fa


Piante spontanee: coltivarle nell'orto e sul balcone

Ricche di vitamine e sali minerali, piante come il tarassaco, la stellaria, la calendula, la borragine e la malva possono crescere rigogliose anche nell’orto, per essere portate in tavola in gustose ricette

I nostri antenati includevano regolarmente le piante spontanee nella loro dieta. Ricche di vitamine e antiossidanti, specialmente polifenoli, anche chi abitava in città e poteva trovarle fresche nei mercati quotidiani.

Pensiamo per esempio al destino della croccante e grassa portulaca, che in alcune regioni si trova ancora in vendita, ma in altre è considerata un’infestante ed estirpata dagli orti. Oggi non tutti possono accedere alle erbe spontanee: lontananza da posti incontaminati, passaggi frequenti di animali domestici e scarichi di auto restringono le zone di raccolta.

Le spontanee si possono trapiantare anche in un orto sul balcone, facendo attenzione che il terreno sia compatibile con quello di raccolta del primo cespo o dei semi ed evitando il terriccio da vivaio: meglio qualche secchio di terra raccolta nella zona in cui si prelevano le prime piantine. Sono piante che richiedono poche cure. Un’ottima ortica, ricchissima di ferro per noi ma anche di acido formico per allontanare i parassiti e nutrire le nostre piante, crescerà rigogliosa e vi stupirà per come possa essere decorativa se tagliata di frequente. Così tarassaco, stellaria, calendula, borragine e malva che fanno anche da ornamentali con i loro fiori colorati.

Nel mio ultimo orto, seppur piccolo, ho dedicato qualche metro quadrato sotto a un melo antico per la crescita delle spontanee che preferisco e mi sono accorta che la borragine, nel terreno ben curato da anni di compost e pacciamature, ha un sapore molto più deciso, la stellaria è più spessa e croccante e la calendula dolcissima. Purtroppo da qualche tempo l’hanno capito anche i daini che, saltando la rete, vanno a brucare le mie calendule, prova indubbia che son più buone di quelle dei prati dell’alpe!

La calendula dei campi (Calendula Arvensis) e i suoi tanti impieghi Pianta erbacea annuale o raramente biennale, con una radice a fittone. L’altezza può raggiungere anche il metro. I suoi princìpi attivi sono i caroteni, l’olio essenziale, le mucillagini e le resine che svolgono azioni soprattutto decongestionanti e antinfiammatorie. Si utilizzano soprattutto i boccioli, le sommità fiorite e le foglie. I fiori si raccolgono da aprile a giugno e da settembre a novembre. Le foglie si raccolgono invece continuativamente da marzo a novembre, il resto dell’inverno sono presenti, ma abbastanza coriacee. Ha un’alta produzione di semi che permette di riaverla facilmente l’anno seguente anche in vaso. I suoi usi sono moltissimi, dagli oleoliti, alle tinture alle tisane, ma vorrei proporvi alcuni usi insoliti che ho recuperato tra gli anziani dell’Appennino emiliano.















Articolo tratto da Vivi Consapevole 41

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