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Piante ayurvediche: il Neem

di Eleonora Chinellato 9 mesi fa


Piante ayurvediche: il Neem

La pianta del Neem è conosciuta e utilizzata da millenni nella medicina ayurvedica per le sue straordinarie proprietà: scopriamole insieme!

Ogni volta che andavo in India quella era una delle mie attività preferite: catturare con gli occhi da un riksho, un taxi, un treno le scene di igiene quotidiana. Notavo come sempre compariva nelle bocche di uomini, donne, bambini, vecchi un magico bastoncino, che veniva strizzato tra i denti, per pulirli vigorosamente e passato con forza anche sulle gengive, mentre erano accucciati davanti alle porte di casa, sotto un albero o vicino a una fonte, di mattina, ma anche dopo pranzo e dopo cena.

La stessa scena si ripeteva identica anche nell’Africa Centrale o Sub Sahariana: cambiava leggermente la gradazione del colore della pelle, ma stesso bastoncino e stesso processo.

Incuriosita chiesi a quale pianta appartenesse quel legnetto e subito capii che avevo a che fare con il tesoro più misconosciuto del Subcontinente...

In questo articolo parliamo del neem

Oltre al Mango, alla Curcuna, allo Zenzero, alle mille e mille piante preziose che l’India ha regalato al mondo, spicca il Neem, uno degli alberi più legati alla società e alla civiltà indiane; da sempre sono infatti presenti in ogni villaggio e in ogni parte del Subcontinente, con esclusione dell’area Himalayana e di alcune zone costiere.

Già nel suo nome botanico, Azadirachta Indica, che ha radici persiane, possiamo comprendere il suo peso e la sua presenza capillare ed endemica in India: Azad significa infatti libero, dirakht albero e indica di origini indiane; per cui il Neem è l’albero libero dell’India.

La parola Neem deriva dal Sanscrito Nimba, che significa portatore di buona salute: le sue proprietà medicinali sono state riconosciute da tempi immemorabili, documentate negli antichi testi, ritrovate nella mitologia e si stima che il Neem sia presente, nelle sue diverse forme, nel 75% delle formulazioni ayurvediche.

I testi di Ayurveda lo chiamano “Sarva Roga Nivarini”, colui che cura tutte le problematiche e le malattie e tradizionalmente si ritiene che il suo essere così magnificamente generoso, derivi dal fatto che alcune gocce di ambrosia, il nettare di immortalità di cui si cibano gli dei, siano cadute su di esso, rendendolo così potente.

I testi parlano dei benefici effetti e proprietà dei suoi frutti, semi, corteccia, oli, foglie: la corteccia infatti è rinfrescante, amara, astringente, utile in caso di stanchezza, tosse, febbre, parassiti intestinali e cura le ferite, le condizioni patologiche di Kapha, i problemi della pelle, il diabete e la sete eccessiva. Le foglie sono utili in caso di disordini legati a Vata, disturbi agli occhi, punture di insetti velenosi, lebbra. I suoi frutti sono amari, purganti, anti-emorroidi e anti-parassitario.

È stato venerato nei secoli in tutta l’India per la sua capacità di provvedere a quasi ogni necessità, è problematica, situazione, tanto che molte volte è venerato più del mitico Albero dei Desideri e sulle sue radici si costruiscono altari per offerte non solo alle divinità ma anche a lui stesso. 

I bambini giocano sotto la sua ombra, che è più rinfrescante di altre ed è libera dagli insetti, grazie alla sua azione repellente. 

Le donne lo usano come ingrediente base nelle pratiche erboristiche di bellezza - igiene - gestione casalinga quotidiane:

  • al bagno si aggiungono le foglie per avere una pelle luminosa ed elastica;
  • la polvere, sempre delle foglie, si incorpora alla crema per un effetto emolliente e anti età e per controllare gli inestetismi cutanei;
  • il suo olio è usato per accendere una lampada e il suo copioso fumo nero, raccolto in un coperchio posto sopra di essa e mischiato a un altro po’ di olio, dà vita al kajal;
  • l’olio è usato per il massaggio del cuoio capelluto, contro forfora, incanutimento e calvizie precoci e per tutte le problematiche relative alla pelle.
  • Le sue foglie si aggiungono anche alla dispensa di cereali e legumi per proteggerli dall’attacco dei parassiti e quando sono giovani si mangiano, come i suoi frutti dalla polpa dolce e rinfrescante, perfetti in estate.

Gli uomini lo usano come mangime per gli animali, per fertilizzare i campi, grazie alla macerazione di foglie e corteccia, come rimedio per molte malattie delle bestie e lo hanno sempre piantato vicino alle case perché la brezza, passando attraverso i suoi rami, si rinfresca ancora di più, raffrescando le case e liberandole da insetti, vermi, batteri, virus.

Tutti, bambini donne e uomini, usano rametti giovani di Neem per i denti e le gengive, che rimangono bianchi, puliti, deodorati, liberi da piorrea, sanguinamenti, placca, tartaro e carie.

Tutte queste pratiche tradizionali sono state studiate e avvalorate da test e studi contemporanei, che hanno mostrato come questo albero straordinario abbia le proprietà di fare tutto ciò grazie ai suoi innumerevoli componenti di cui, ad oggi, ne sono stati identificati 132.

Da essi derivano le sue proprietà antibatteriche, antifungine, antivirali, antisettiche, che lo rendono così versatile da poter efficacemente risolvere problemi che vanno dalla forfora all’acne, dagli eczemi alla malaria, dai parassiti alla tosse.


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Eleonora Chinellato

Eleonora Chinellato

Eleonora Chinellato, sono nata, cresciuta, partita e ritornata a Pordenone, dove ora vivo. Sono un’appassionata e devota studentessa dell’Ayurveda, la scienza tradizionale medica indiana, o meglio la scienza della vita utile e felice, e di una delle sue figlie,la Medicina Tradizionale...
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