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Perché vivere senza plastica?

di Jay Sinha, Chantal Plamondon 4 mesi fa


Perché vivere senza plastica?

Leggi un estratto dal libro "Vivere Felici Senza Plastica" di Jay Sinha e Chantal Plamondon

Sappiamo bene che alcune plastiche hanno proprietà utilissime: sono leggere, flessibili, resistenti all'umidità, alle alte temperature e alle sostanze chimiche, sono durevoli e relativamente economiche. Siamo consapevoli inoltre del ruolo fondamentale che la plastica ricopre in alcuni campi: in ambito ospedaliero, per le attrezzature industriali e gli equipaggiamenti di sicurezza, ma anche per i computer e i cellulari.

Siamo in attesa di una rivoluzione che sostituisca la plastica con materiali più sicuri e non inquinanti, ma il nostro focus in questo libro è imparare a eliminare tutta quella plastica di cui non abbiamo realmente bisogno e che provoca i danni principali.

Non abbiamo mai pensato di diventare esperti o attivisti per un mondo senza plastica, ma è quanto ci è accaduto mentre cercavamo di adottare uno stile di vita più sano e con meno sprechi.

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Vivere Felici Senza Plastica

La guida definitiva. Non ci sono più scuse

Jay Sinha, Chantal Plamondon

Ormai non ci sono più scuse: bisogna eliminare la plastica. Animali che muoiono soffocati. Un’isola di plastica, grande 3 volte la Francia, che galleggia nel Pacifico… Non se ne può più. Questo libro spiega come ognuno...

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Indice dei contenuti:

Gli inizi

È iniziato tutto nel 2002, quando eravamo in dolce attesa di nostro figlio.

Chantal aveva iniziato a fare ricerche da futura neomamma e si era imbattuta in un articolo che descriveva come le sostanze chimiche che filtrano dalla plastica possono recare danni agli esseri viventi: le persone più a rischio dall'esposizione a tali sostanze chimiche sono i bambini, soprattutto i neonati, il cui apparato urinario è ancora in fase di sviluppo, e le madri, a causa degli ormoni che vengono prodotti nel loro organismo durante la gravidanza. Ne siamo rimasti sconvolti e spaventati.

Eravamo già eco-consapevoli sotto molti aspetti (eravamo attenti a riciclare, compostare gli avanzi e consumare cibo biologico, mangiavamo granola, abbracciavamo gli alberi - le ultime due cose era soprattutto Jay a farle), ma non avevamo preso in considerazione il problema intrinseco associato alla plastica.

Lavavamo e riutilizzavamo le bottiglie «usa e getta» più e più volte, senza renderci conto che in quel modo disintegravamo sempre più quella plastica cosi economica e deperibile, aumentando la possibilità che percolasse (cioè facesse filtrare) all'interno delle nostre bevande sostanze chimiche e pezzettini microscopici di plastica. C'è un motivo se sono «usa e getta»!

L'anno prima che nascesse nostro figlio, abbiamo iniziato a manifestare strani sintomi che sembravano essere spuntati dal nulla: nasi gocciolanti, sfoghi cutanei, occhi congestionati, fatica cronica e dolori articolari. Poi, quando Chantal era all'ottavo mese di gravidanza, gli ispettori sanitari hanno trovato della muffa nera nel nostro umido piano interrato ed erano sicuri che le spore rilasciate stavano salendo nell'appartamento tramite il sistema di ventilazione. Sembravano la causa più logica ai nostri sintomi, ed è stata un'esperienza che ci ha fatto diventare più sensibili, sia a livello fisico che a livello mentale, alle tossine che ci circondano.

Abbiamo chiamato nostro figlio Jyoti, che in sanscrito e in bengali significa splendore o raggio di luce. Non potevamo trovare nome migliore, perché in qualche modo è stato lui a illuminarci verso una vita senza plastica.

Chantal ha iniziato subito ad allattarlo al seno, ma ogni tanto avevamo bisogno di conservare il latte, e di sicuro non potevamo metterlo nelle bottiglie di plastica, sapendo quanto fossero pericolose. Da quel momento, Chantal ha cercato ovunque biberon di vetro, ma nel 2003 se ne trovavano solo di plastica e si potevano acquistare soltanto all'ingrosso presso una ditta in Ohio. Alla fine siamo riusciti a trovarne alcuni di seconda mano: questa esperienza ci è rimasta dentro, e ha piantato un seme fertile.

Abbiamo anche deciso di comprare una bottiglia per l'acqua che non fosse di plastica. Nel 2005 era più facile a dirsi che a farsi. Dopo alcune ricerche online, siamo giunti a quella che sembrava una valida opzione proposta da una società californiana. Chantal ne ha ordinate un paio e dopo averle provate ce ne innamorammo. Un altro seme.

Chantal aveva sempre desiderato avviare una propria impresa, e risolvere il problema della plastica sembrava il modo perfetto per realizzare questo sogno. Per un paio di anni abbiamo fantasticato su come dare il nostro contributo per ridurre i consumi, e abbiamo capito che per aiutare in modo efficace le persone dovevamo mostrare loro delle alternative. Sul mercato c'era una scelta davvero esigua di prodotti che non fossero di plastica, specialmente per quanto riguardava i contenitori per cibi e bevande.

Nel 2005 lavoravamo entrambi per il governo federale ed era difficile trovare qualcuno di fiducia che si prendesse cura di Jyoti. È stata la spinta di cui avevamo bisogno. Chantal ha preso un periodo di aspettativa e si è messa al lavoro sulla società mentre si occupava di nostro figlio. Così ha avuto inizio Life Without Plastic, il nostro negozio online di prodotti alternativi alla plastica: sicuri, di alta qualità, eticamente responsabili e non inquinanti.

Abbiamo iniziato con pochi prodotti, e forse potete anche indovinare quali: bottiglie in acciaio inossidabile di varie dimensioni, biberon in vetro e anche alcuni contenitori per alimenti, sempre in acciaio inossidabile, che Chantal aveva trovato in una fiera in Asia.

Volevamo offrire alle persone informazioni concrete sui danni della plastica, ma all'epoca le ricerche scientifiche erano poche e spesso non arrivavano a conclusioni definitive. Al di là di coloro che si documentavano per motivi personali, l'interesse pubblico verso la plastica era scarso e limitato. Tantissimi non avevano idea di come potesse incidere negativamente sulla salute.

Il debolissimo interesse verso le sostanze chimiche filtrate dalla plastica è cambiato a partire dal 2007, quando i media hanno cominciato a parlare di bisfenolo A (BPA).

Probabilmente ne avete sentito parlare anche voi. Si tratta di un composto chimico sintetico che funge da elemento costitutivo di alcune plastiche rigide trasparenti, come il policarbonato e la resina epossidica. Il primo è usato per produrre bottiglie, stoviglie, CD e DVD, mentre le resine epossidiche a base di BPA vengono utilizzate come rivestimento per le lattine di metallo e sugli scontrini dei registratori di cassa.

Il problema è che il BPA è un interferente endocrino che interferisce con la normale azione ormonale dell'organismo. In particolare, imita gli estrogeni (ormoni sessuali femminili) ed è stato associato a problemi di salute - dall'obesità al cancro - potenzialmente dannosi anche se le esposizioni sono limitate.

Dal 2007, il gruppo ambientalista Environmental Defence Canada ha condotto numerose ricerche scientifiche, ha diffuso informazioni sui problemi di salute correlati al BPA e ha richiesto che fosse vietato nei prodotti di consumo. Alcuni rivenditori canadesi hanno ritirato dagli scaffali le bottiglie e i biberon in policarbonato, mentre noi continuavamo a ricevere telefonate per rilasciare interviste sul problema del BPA e della plastica in generale.

È stato proprio questo il momento in cui la nostra attività è decollata: la richiesta di bottiglie non di plastica è esplosa da un momento all'altro.

Abbiamo capito che il problema non si sarebbe risolto e che avremmo giocato un ruolo centrale nel condividere le nostre conoscenze e nell'aiutare il mondo a combattere la dipendenza dalla plastica.

Eravamo costantemente in contatto con il fornitore americano di bottiglie in acciaio inossidabile, provavamo a incrementare le quantità e a velocizzare le spedizioni. Un giorno, un impiegato è rimasto sbigottito dal volume del nostro ordine, tanto da chiederci: «Ma cosa sta succedendo in Canada?!».

La risposta era che il Canada stava per diventare il primo Paese a imporre un divieto sul BPA. Inizialmente il governo federale lo ha prescritto nel 2008 solo sui biberon e sui rivestimenti dei contenitori degli alimenti per lattanti, ma ha fatto da apripista ad altri bandi nel resto del mondo, inclusi gli Stati Uniti e l'Europa.

Di pari passo con la scoperta dei problemi di salute legati alla plastica, abbiamo osservato lo sconcertante impatto ambientale dell'inquinamento da plastica, soprattutto negli oceani, che attirava sempre di più l'attenzione dei media. Abbiamo diffuso le problematiche tramite i canali di cui disponevamo: il nostro sito Web, i social media, i post sul blog e le interviste. Abbiamo reso più consapevole la nostra comunità di Wakefield, Quebec organizzando una campagna per ridurre l'utilizzo di buste di plastica, fornendo erogatori di acqua in acciaio inossidabile durante gli eventi e le feste locali, e proiettando filmati.

Nel frattempo, continuavamo a cercare nuovi prodotti da inserire sul sito e abbiamo lavorato in prima linea nel movimento contro la tossicità e l'inquinamento della plastica, imparando a conoscere l'operato di chi ci aveva preceduto in tutto il mondo. Sì, il movimento stava diventando globale.

SAI CHE...?
Una delle forze galvanizzanti del movimento è stata la californiana Plastic Pollution Coalition (PPC), fondata nel 2009 per arrestare l'inquinamento da plastica e il suo impatto tossico sugli umani, sugli animali e sull'ambiente. Ne siamo stati membri attivi dal principio, e siamo fieri di offrire nel nostro negozio i suoi prodotti, i cui ricavi supportano direttamente la sua mission.

Quindi, qual è la soluzione?

Ce ne sono tante, tantissime, e l'unico limite sono la nostra immaginazione e il desiderio di cambiare.

Nel libro proponiamo una grande varietà di soluzioni, offrendo consigli e valide alternative. Ma crediamo che ci siano alcuni obiettivi chiave da raggiungere, per ottenere una soluzione globale:

  • Arrestare alla base l'inquinamento e l'avvelenamento da plastica, non utilizzandola, e prediligendo prodotti alternativi. Questo materiale si disperde attraverso particelle microscopiche ed è impossibile eliminarla del tutto. Il traffico di plastica nelle nostre vite deve diminuire. Se ne usiamo di meno, la nostra salute sarà meno a rischio e si ridurrà anche l'inquinamento. Prevenire ed evitare sono le azioni che dobbiamo tenere a mente.
  • Cambiare la percezione che abbiamo della plastica: non è un rifiuto da smaltire, ma una preziosa (seppur potenzialmente tossica) risorsa da riciclare con attenzione e riutilizzare attraverso un impiego non alimentare e non inquinante.
  • Progredire verso un sistema di economia circolare, dove la plastica non diventa mai un rifiuto ma rientra nell'economia, attraverso il riciclo e il riutilizzo. I prodotti che la contengono andrebbero progettati sin dall'inizio affinché non diventino mai un rifiuto. I materiali per produrla non dovrebbero più essere combustibili fossili o prodotti chimici sintetici, ma fonti sicure, rinnovabili, biodegradabili e prive di sostanze chimiche.
  • Partecipare alle azioni individuali e alle iniziative locali. Sono necessarie soluzioni globali, ma è a livelli individuali e di comunità che il cambiamento si verifica realmente nella vita di tutti i giorni. Ricordate che le vostre azioni fanno davvero la differenza. La bellezza del nostro mondo interconnesso e pieno di social media è che, come individui, abbiamo tutti potere decisionale e possiamo raggiungere qualunque parte del pianeta con un semplice click.

Ecco ciò che il nostro viaggio senza plastica ci ha insegnato finora. Ed è parte del messaggio che vogliamo trasmettervi. Il resto è nel libro: informazioni più approfondite sulla plastica e le sue alternative; facili e pratici consigli, strumenti e trucchetti per evitare la plastica nel vostro quotidiano.

Dobbiamo ringraziare nostro figlio per averci aiutato a intraprendere questo viaggio con Life Without Plastic, tenendoci per mano durante tutto il percorso. Lo fa anche adesso, aiutandoci a impacchettare gli ordini di spazzolini da denti e dentifrici, e realizzando video, come il viaggio in stop-motion di una creatura in plastilina che scappa da un contenitore in acciaio inossidabile, o l'unboxing (la ripresa in diretta dello spacchettamento di una confezione) di una versione giapponese dei lego, fatti di legno. Si, è e sarà sempre lui il cuore pulsante e appassionato del perché facciamo quello che facciamo.

Considerate Vivere felici senza plastica un manuale introduttivo per ridurre la plastica in tutti gli ambiti della vostra vita, ma senza sentirvi sopraffatti dall'enormità dei problemi esistenti e da tutto quello che potete (o che pensate di dover) fare.

Siamo sostenitori di un mondo senza plastica e ammiriamo l'esempio di chi si sforza di vivere con meno plastica: come Beth Terry, fondatrice del blog My Plastic Free Life, o coloro che gestiscono le organizzazioni per un cambiamento positivo senza plastica (PPC, Agalita Marine Research and Education, 5 Gyres Institute, Plastic Soup Foundation e Plastic Oceans. In Italia abbiamo l'esempio di Marevivo, Greenpeace, Corepla, Salva una specie in pericolo).

Siamo in contatto anche con i membri dei movimenti «zero rifiuti» da cui impariamo molto: come Laura Singer, del blog Trash Is For Tossers, e Bea Johnson, del blog Zero Waste Home. Entrambe hanno migliorato il proprio stile di vita, elegante e consapevole, con positività e creatività, diventando forti e stimolanti esempi per evitare la plastica nella vita quotidiana.

APPROFONDIMENTI
Un altro esempio illuminante è la coppia formata da Jérémie Pichon e Bénédicte Moret, autori del blog Famille Zero Dechet e del libro La famiglia zero rifiuti (o quasi) (Edizioni Sonda, 2018), in cui ci insegnano come adottare uno stile di vita sostenibile, naturale e totalizzante, riducendo la quantità di rifiuti che produciamo, in plastica e non solo.

Vivere felici senza plastica non analizza punto per punto le teorie sull'inquinamento da plastica. Si basa invece sul presupposto che va fermato perché sta asfissiando gli oceani, ricoprendo le masse terrestri, intaccando la nostra salute e potenzialmente quella delle generazioni a venire.

Su Google tutti possiamo leggere che la plastica «usa e getta» è una scelta migliore rispetto ai prodotti durevoli, nell'ottica di una prospettiva ambientale più ristretta. Non ci occuperemo di questo. Abbiamo scelto di combattere la tossicità e l'inquinamento da plastica, e porteremo a termine la missione.

Tocca a te

Lo scopo del libro non è semplicemente provare a convincervi a vivere una vita senza plastica. Solo voi potete cambiare voi stessi. Solamente andando in questa direzione, potete diventare una potente forza di cambiamento e un esempio per gli altri. Quando andate a fare la spesa e portate una busta riutilizzabile, gli altri, inclusi i vicini e i bambini, vi osservano, e un gesto che all'inizio andava giustificato al cassiere del supermercato diventa normale per tutti.

Se avete appena intrapreso il viaggio senza plastica, forse vi va di ascoltare un consiglio: per quanto possa essere entusiasmante, attenzione a non fare tutto di punto in bianco. Non appena noterete la plastica che vi circonda, potreste sentirvi sopraffatti e scoraggiati. Iniziate con un cambiamento e fatelo diventare abitudinario. Poi passate a un altro.

La nostra è una guida passo dopo passo. Muovetevi lentamente: si tratta solo di cambiare le abitudini, con tempo, sforzo e pazienza.

Vogliamo aiutarvi ad apportare semplici cambiamenti per migliorare la salute vostra e della vostra famiglia, e il benessere del pianeta. Crediamo nel «principio di precauzione» secondo cui, se c'è il rischio di danneggiare la salute o l'ambiente con un'attività o un prodotto, bisognerebbe agire preventivamente, sebbene la prova scientifica non sia completa o chiara.

Condivideremo con voi ciò che abbiamo imparato attraverso ricerche, illuminanti feedback e suggerimenti che riceviamo costantemente dalle leali tribù dei senza plastica, dai clienti alla ricerca di alternative o da chi ci segue. Quindi, se volete comprare una bottiglia riutilizzabile o se l'idea di un mondo senza plastica vi appassiona e state cercando un tappetino per lo yoga, troverete numerosi consigli e idee.

In questo libro

Inizieremo con qualche rapida azione per coinvolgervi subito: una riduzione facilissima ed efficace della plastica che tutti possono applicare, immediatamente, ovunque.

Poi andremo più a fondo, spiegando cos'è la plastica e come possa essere pericolosa per la salute e l'ambiente. Riciclare è la soluzione? Vi mostreremo che non è abbastanza. La bioplastica può risolvere il problema? Solo in parte. Percorreremo rapidamente la grande varietà di materie prime alternative per sostituire la plastica nei prodotti quotidiani.

Vi aiuteremo a esaminare il livello di plastica nel vostro spazio personale e vi accompagneremo anche fuori casa: al ristorante, in palestra, in ufficio, a scuola, all'università, mentre fate un'escursione nei boschi o viaggiate all'altro capo del mondo.

Alla fine vi daremo suggerimenti utili per uscire dalla vostra sfera personale e mostrare agli altri come vivere senza plastica. Vi daremo idee e indicazioni per eventi e iniziative, tra cui azioni individuali e artistiche a livello internazionale.

Nelle prossime pagine offriremo consigli e tecniche, e al termine del libro vi suggeriremo anche alcuni prodotti, che abbiamo riunito in un'unica sezione per darvi una visione d'insieme e permettervi di confrontarli con più facilità, nell'ordine in cui li abbiamo presentati capitolo dopo capitolo.

Non li abbiamo provati tutti, ma basandoci sulle nostre ricerche e sulla nostra esperienza sappiamo di poterci fidare delle fonti che offriamo. Siamo solo agli inizi, di sicuro esistono molti altri prodotti che non sono stati segnalati: bisogna essere sempre vigili per scoprire nuove alternative!

Ricordate: anche se abbiamo scritto questo libro e avviato un'attività chiamata Life Without Plastic, la nostra vita non è completamente plastic-free. Ne usiamo sicuramente di meno ma a volte compriamo cose imballate nella plastica. Non ci sentiamo in colpa, però, perché sappiamo che stiamo facendo la differenza.

Ora nostro figlio ha quattordici anni e vogliamo che cresca in un mondo dove non è normale respirare, bere e mangiare particelle di plastica, e dove un paesaggio con i sacchetti e le bottiglie abbandonati sulla spiaggia è solo un ricordo del passato. Il pianeta non ci è ancora arrivato, ma insieme possiamo dargli una «spintarella». Speriamo che vi unirete a noi in questo viaggio senza la plastica per migliorare le condizioni di salute di tutti noi, dei vostri cari e della nostra magica Terra.

Forza!

Vivere Felici Senza Plastica

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Jay Sinha, Chantal Plamondon

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Jay Sinha

Jay Sinha nel 2006 ha lanciato insieme a sua moglie Chantal Plamondon il negozio online Life Without Plastic, con l’obiettivo di condividere metodi e conoscenze per ridurre al minimo il consumo della plastica, proporre prodotti alternativi, chiarire dubbi e raccogliere...
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Chantal Plamondon

Chantal Plamondon nel 2006 ha lanciato insieme a suo marito Jay Sinha il negozio online Life Without Plastic, con l’obiettivo di condividere metodi e conoscenze per ridurre al minimo il consumo della plastica, proporre prodotti alternativi, chiarire dubbi e raccogliere...
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