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Perché un'autobiografia alimentare? - Estratto da "La Vita è come andare in Bicicletta..."

di Antonella Bellutti 4 mesi fa


Perché un'autobiografia alimentare? - Estratto da "La Vita è come andare in Bicicletta..."

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Antonella Bellutti, atleta poliedrica che ha trovato l'equilibrio alimentare nell'alimentazione vegana consapevole

Ero ancora adolescente, quando l'amore per lo sport agonistico iniziava a «soffocare» nell'ossessione del controllo del peso: un problema diventato poi una gravosa e faticosa costante nella lunga carriera d'atleta.

Da allora, tra amore e odio, entusiasmi e delusioni, sono sempre stata attratta dal modo con cui poter conciliare il piacere per il cibo con un'alimentazione responsabile, spinta dalla consapevolezza che rappresenti uno dei principali canali attraverso cui restituire al nostro corpo una naturalità perduta.

Indice dei contenuti:

Rispettiamo il nostro corpo nutrendolo

Considero la nutrizione sia come la conoscenza della composizione degli alimenti in relazione alle necessità individuali, sia come il sostentamento complesso e vario per il corpo sottile, la struttura extracorporea costituita da specifici organi (nadi e chakra), valutata ancora con scetticismo in Occidente, che consente a ogni essere vivente la connessione con l'energia universale.

Perché, nonostante i venticinque anni di agonismo e la formazione in scienze motorie, da «materialmente scientifica» la mia visione della vita si è convertita in «spiritualmente olistica»; un passaggio che, nel tempo, mi ha diretta verso un orizzonte dove la nostra essenza si sovrappone a quella del cosmo da cui abbiamo origine e da cui deriva il diritto-dovere di onorarne la dimensione di sacralità con un infinito rispetto, che parta e arrivi a noi stessi.

La decisione e il desiderio di scrivere questo libro sono maturati lentamente, insieme al crescente stupore per uno strano fenomeno di cui ero indirettamente partecipe. Pur svolgendo svariate attività, in più ambienti e con persone differenti, le domande che mi venivano poste sulla mia scelta alimentare erano sempre, straordinariamente uguali.

All'inizio, non potevo credere che soggetti tanto diversi per formazione ed esigenze fossero omologati in modo così sbalorditivo su dubbi e paure. Eppure, il continuo ripetersi delle medesime situazioni mi ha confermato un gigantesco paradosso: il tema dell'alimentazione, nonostante il ruolo di fondamentale importanza per la salute e il benessere, nonostante ci coinvolga direttamente almeno tre volte al giorno per tutti i giorni della nostra vita, rappresenta ancora un terreno lacunoso e minato da atteggiamenti pregiudiziali.

La recente crescita del movimento vegano ha portato alla pubblicazione di parecchi libri sull'argomento, ma pochi lo affrontano in relazione al benessere. Navigando in Rete si trovano tante informazioni, però la vastità del materiale disponibile rappresenta al tempo stesso una risorsa e un limite, dal momento che può confondere e tenerci bloccati nel disorientamento.

Perché, bisogna riconoscerlo, cambiare in parte le proprie abitudini è faticoso: se non siamo mossi da una forte motivazione, le buone intenzioni restano tali.

Talvolta, basta un dubbio o una notizia che sembrerebbe confermarlo, e subito ci creiamo l'alibi per legittimare che tutto rimanga com'è sempre stato.

Un'idea che diventa realtà

Per molti anni, ho curato una rubrica settimanale per un noto quotidiano, dove esprimevo la mia opinione su fatti di cronaca sportiva. Più volte, il caporedattore mi ha abbozzato il progetto di un libro sulla mia carriera, i due ori olimpici, i retroscena.

Sebbene scrivere mi sia sempre piaciuto e l'idea mi attirasse, non sono mai stata capace di trovare l'ispirazione, di identificare un filo conduttore originale, un obiettivo che motivasse veramente il racconto. Finché un giorno, mi accorsi di qualcosa che avevo sempre saputo, ma non avevo mai realizzato: certo che avevo un obiettivo! Uno che mi avrebbe permesso di trasmettere un messaggio di cambiamento e speranza.

Avrei potuto raccontare la mia vita sportiva seguendo il percorso con cui ho scoperto le numerose sfumature della parola «nutrizione»: una storia che partisse da quando ero una giovane agonista - onnivora per forza e concentrata unicamente sulle calorie - per arrivare a una matura donna vegana dallo stile di vita attivo, estremamente attivo, convinta più che mai che l'ecologia dell'ambiente e del corpo umano vivano degli stessi equilibri.

Sebbene sia stata sempre spontaneamente orientata al vegetarismo, la svolta vegana è arrivata quando non ero più un'atleta in attività. Se, sotto molti aspetti, la mia vita attuale è molto più impegnata e performante di prima, sia nella quotidianità che nelle avventure e discipline sportive che continuo a praticare per diletto, è evidente che dimostrare il grado di efficienza fisica - al di fuori della logica della misurabilità dei risultati agonistici - è difficile.

La tentazione maggiore sarebbe stata redigere un report scientifico con i monitoraggi delle analisi; ma uno studio incentrato su di me, per quanto rigoroso, non avrebbe avuto alcun significato statistico e quindi avrebbe rimandato, in ogni caso, ad altre indagini e ulteriori ricerche.

Così, dopo lunghi ragionamenti sul taglio che avrei dovuto dare ai miei pensieri, ho optato per il semplice racconto della mia esperienza sulla base di scelte, sensazioni, motivazioni del tutto personali, con un duplice proposito: sostenere chi vuole conciliare la pratica agonistica con la filosofia vegan, e tentare di insinuare il dubbio in chi, ancora oggi, crede che i prodotti di origine animale siano indispensabili per l'efficienza psicofisica.

In entrambi i casi, voglio spronare a riflettere autonomamente, liberi da atteggiamenti pregiudiziali e cliché.

Un cammino da fare insieme

Nasce da questi presupposti la mia autobiografia alimentare: prendendo spunto da episodi o aneddoti, racconto dubbi e riflessioni che hanno stimolato la mia presa di coscienza.

Parto dallo specifico per arrivare al generale: dall'instabilità di un'agonista adolescente, all'armonia di un'attiva donna matura; dall'oscura angoscia del peso, alla luminosa gioia del cibo. Pensieri come tappe di un lungo viaggio, sicuramente non ancora terminato, ma che ho sentito l'esigenza di condividere perché mi hanno donato un benessere che non avevo mai avuto.

Non ho la presunzione di dare risposte, ma semplicemente il desiderio di aiutare a porsi valide domande, nella speranza di essere d'aiuto a coloro che desiderano conoscere meglio quello che, ancora oggi, viene troppo spesso definito come un regime alimentare bizzarro e integralista.

Sono convinta che chi leggerà questi pensieri (perché, in qualche modo, riflettono una sua curiosità autentica e sentita) poi troverà autonomamente il modo per portare avanti la propria decisione. Così come sono certa che qualsiasi ricerca scientifica avessi aggiunto alla mia storia, non sarebbe servita a persuadere uno scettico che, per definizione, nega la possibilità di arrivare alla verità.

Non importa che siate atleti di alto livello o persone interessate al proprio benessere psicofisico: le informazioni importanti da sapere sono le stesse; perché non esiste un cibo che fa vincere, come non esiste un unico alimento che fa stare bene.

Esiste un'armonia tra tanti nutrienti, che ognuno deve ricercare in base ai propri bisogni. E prima di ogni esigenza oggettiva e soggettiva, c'è quella primordiale di recuperare il contatto originale con la natura, ormai estremamente compromesso; un viaggio da compiere a ritroso, difficile ma necessario per migliorare la qualità della vita, forti della consapevolezza che «nutrirci» è una responsabilità molto più complessa dello scegliere semplicemente cosa mettere nel piatto.

Un'ultima avvertenza: i contenuti di queste pagine non hanno lo scopo di fornire consigli medici individuali, per i quali è necessario rivolgersi a personale medico qualificato.

La Vita è come andare in Bicicletta...

Autobiografia alimentare di una vegatleta

Antonella Bellutti

Imparare a «nutrirci» è una responsabilità molto più complessa dello scegliere semplicemente cosa mettere nel piatto. Nel mondo sportivo, non solo a livello agonistico, l’alimentazione può diventare una vera...

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Antonella Bellutti

Antonella Bellutti (1968). Con due medaglie d’oro olimpiche, nel 1996 ad Atlanta (inseguimento individuale) e nel 2000 a Sidney (individuale a punti) è tra le grandi campionesse di sempre dello sport italiano. La sua carriera è passata dall’atletica leggera tra il 1980 e...
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