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Perché ti trovi sulla Terra? - Estratto da "Il Piacere Prima di Tutto"

di Haidehoi David Simurgh 11 giorni fa


Perché ti trovi sulla Terra? - Estratto da "Il Piacere Prima di Tutto"

Leggi un estratto dal libro di Haidehoi David Simurgh e scopri come ritrovare il senso della tua esistenza proprio grazie al Piacere

Iniziamo da qui, da qualcosa di semplice, per afferrare subito il senso di questa nostra immersione: perché la Terra?

Arrivato fino a questo giorno, a leggere queste pagine, è probabile che la nostra sia una questione già sorta in te da diverso tempo. In un essere umano non è raro che accada; gli animali, i minerali, le piante non ne hanno alcun bisogno, ma per un uomo la vita è un’interrogazione continua.

L’uomo necessita di indagare fino all’ultimo suo respiro. La ricerca di un senso si declina in lui in moltissimi modi, ed egli si chiede se è nato per fare quello che sta facendo, se quello è davvero il suo posto, se sta andando nella direzione giusta, se stanno davvero così le cose. Le domande non se ne vanno mai e confrontarsi con loro provoca in lui un certo disorientamento, una ben nota profonda vertigine. Il suo cuore sente d’altronde la possibilità che tutto sia accidentale, che la sua stessa venuta al mondo sia indifferente a tutto il resto dell’Universo.

Così tante persone si sono chieste quale fosse il motivo per cui esistiamo che si sono, inevitabilmente, venuti a formare dei veri e propri “esperti”, individui che hanno dedicato tutta la loro vita alla ricerca di risposte. Prima di parlare tra noi, allora, vediamo dove sono arrivati loro.

Se questa domanda la ponessi a uno scienziato, lui ti lascerebbe presto a bocca asciutta dicendoti che, molto semplicemente, non c’è alcun motivo per il quale siamo sulla Terra: figli di una lunga serie di casualità in un’ancora più lunga catena di eventi. La sua razionalità compulsiva, i suoi calcoli e la sua logica non gli permetterebbero di andare oltre.

Ti divertiresti invece a chiederlo a un sacerdote cattolico, ebreo o musulmano, sentendogli rispondere che tutto avviene per il volere di un Padre celeste, e che alla fine dei tempi solo coloro che si sono dimostrati giusti nel proprio arbitrio ritorneranno a popolare il pianeta. I suoi testi sacri lo hanno persuaso a non ascoltare meglio, a non distinguere la sincera Fede dall’umana speranza.

Una tradizione spirituale d’oriente sosterrebbe poi che lo scopo di tutto questo è l’evoluzione della coscienza, il ritorno al divino e la nostra uscita dal ciclo della sofferenza, dal cerchio delle incarnazioni. Le sue pratiche e cerimonie millenarie, del resto, sono state costruite tutte intorno a questa ascesa, a questa liberazione.

Ben pochi tra loro ti parlerebbero quindi dell’inevitabilità della Bellezza, della Meraviglia delle forme, della Gioia da cui nascono le leggi universali: nessuno probabilmente direbbe che la risposta alla nostra domanda risiede nel puro Piacere.

In tutta la nostra storia pochi sono gli esseri umani che si sono spinti oltre i confini degli insegnamenti tradizionali e del mistero esistenziale. D’altronde, fin da subito l’educazione sociale si inserisce prepotente su questo tema. A nessun bambino viene lasciato il tempo di formulare le proprie domande riguardo l’invisibile. Prima che il bambino abbia posto anche un solo quesito gli vengono servite risposte prefabbricate, dogmi, ideologie. E in tutto questo solo alcuni spiriti di alta sensibilità e profonda vocazione all’ignoto hanno saputo farsi strada e arrivare ad accarezzare le loro risposte; spiriti che a volte abbiamo riconosciuto e chiamato Maestri.

Georges Ivanovic Gurdjieff, uno dei rappresentanti più alti della spiritualità moderna, disse che una domanda prese forma nella sua mente nella prima giovinezza e divenne il centro di gravità del suo mondo interiore: «Qual è il senso e il significato della vita sulla Terra in generale e della vita umana in particolare?»

Si dice infatti che esistano tre soli approcci alla Verità: uno è quello del potere, il secondo è quello della bellezza e il terzo è quello della visione. Queste sono le tre dimensioni più grandi e disponibili per avvicinarsi alla Verità. La prima dimensione crea politici e scienziati, la seconda gli artisti, la terza filosofi e profeti. La rarità di un Maestro consiste nel fatto che il suo approccio è una sintesi delle tre dimensioni. Per questo soltanto i grandi Maestri ci hanno mostrato i limiti della nostra prospettiva esistenziale, i punti in sospeso lasciati dalle teorie fabbricate a occhi chiusi...

Allora, se dell’lnferno sappiamo tutto, che cosa si conosce del Paradiso e delle attività proposte in attesa che arrivino i cari? Che senso ha, per esempio, creare un’Umanità imperfetta per poi salvarne una parte e condannare o dissolvere l’altra? Come può il libero arbitrio essere un principio valido dinanzi a un Creatore onnipotente e onnisciente? Come possiamo tornare a Dio se noi deriviamo da Lui e, inevitabilmente, siamo in Lui? Dove possiamo andare?

Qualche contemporaneo “esoturista” risponderebbe a tutto questo dicendo che lo scopo del nostro essere sulla Terra è rendersi conto del Sé, dell’essenza di tutto; eppure, che la Vita viva per rendersi conto di se stessa è una tesi davvero poco convincente. Prendiamo allora un bel respiro e andiamo oltre; perché l’Esistenza è molto più semplice e straordinaria dell’idea che ci siamo fatti di lei e il Piacere consiglia saggiamente chi sa ritrovarlo.

La Tradizione dell’Eish Shaok ha detto: «Il Piacere è il motore e lo scopo dell’Esistenza. L’Amore è l’unità di tutte le sue parti».

Medita su queste affermazioni il più profondamente possibile petché contengono due chiavi fondamentali per la nostra immersione.

Il Piacere è il motore e lo scopo dell’Esistenza: questa è la prima chiave, ma iniziare così una frase in epoca contemporanea è da folli. Significa interrompere qualunque forma di dialogo e comunicazione. Come può una mente logica e addestrata a gestire il Piacere considerare quest’ultimo il motore e lo scopo dell’intera Creazione? Al massimo un’infiorettatura dell’Esistenza, la sua superficie, un solleticamento, una semplice comparsa nel suo immenso teatro. L’esperienza della mente non può entrare in quest’affermazione. Può solo avvicinarsi, ma non toccarla o sentirne il profumo.

A tutti noi, del resto, viene insegnato a prendere astutamente le distanze, a essere abili conoscitori, non a essere spontanei o a percepire la meraviglia dell’Esistenza. Ci vengono insegnati soltanto i nomi delle cose, le loro caratteristiche minute: sappiamo tutto dei fiumi, degli alberi, delle persone, le scuole ci addestrano alla conoscenza della superficie.

Non ci viene mostrato, però, come entrare sinceramente in connessione con la profondità, in sintonia con la Vita, in relazione con la sua immensità. E presto o tardi ci rendiamo conto, come forse tu hai già fatto, che l’intera Esistenza è un profondo mistero, impenetrabile per coloro che si ostinano sempre e soltanto a capire, analizzare, sezionare, e a cui possono accedere soltanto coloro che sono disposti a danzare vorticosamente con lei, in lei, per lei.

Quando irrompe in un individuo questa rivelazione, tutte le credenze su come l’Universo funziona divengono assolutamente prive di senso, non hanno importanza, e l’esperienza profonda dell’Esistenza le sommerge. Avviene come un’improvvisa inondazione che annega tutti i tentativi della civiltà di costruirti a sua immagine e somiglianza.

A poco a poco sorge così il problema di provare a esprimere in modo innovativo quanto percepito, non potendo utilizzare la comunicazione tradizionale ma nemmeno un linguaggio completamente nuovo per raccontare cosa accade in quelle profondità.

Se provassimo a inventare una nuova comunicazione, infatti, non arriveremmo agli altri, sembrerebbe un parlare senza senso, quello che gli inglesi chiamano gibberish. L’origine di questa fortunata parola è emblematica: risale infatti a un mistico e alchimista musulmano di nome Jabir che inventò un linguaggio nuovo per tradurre la sua esperienza. Nessuno era in grado di vederci un senso, di leggere i suoi scritti, sembrava soltanto un povero pazzo che diceva cose assurde. E proprio come quando approdi in un nuovo paese e non ne conosci l’idioma, ti sarà capitato: se ascolti un cinese e non conosci il cinese, ti sembrerà una lunga sequenza di suoni senza senso.

Ho sentito dire che qualcuno chiese a un uomo tornato dalla Cina: «Come fanno a trovare nomi tanto strani per i loro bambini? Ching, Cheng, Chang?» E l’uomo rispose: «Hanno un metodo molto semplice: raccolgono tutti i cucchiai che hanno in casa, li lanciano in aria e quando cadono... ching, cheng, chang! Qualsiasi suono producano, quello diventa il nome del bambino».

I Maestri hanno questo dilemma: usare il linguaggio comune senza riuscire a descrivere pienamente la propria esperienza, o inventarne uno nuovo e quindi incomprensibile al mondo. La loro decisione cade solitamente nel mezzo: usare le parole comuni colorandole di una nuova energia. E lentamente tutta la comunicazione è rinnovata. Tu non te ne accorgi, ma ogni cosa si è spostata più in alto, su un livello diverso.

Ed è quanto avviene qui con questa affermazione: «Il Piacere è il motore e lo scopo dell’Esistenza». “Piacere” è soltanto una parola vuota, presa in prestito dall’esperienza ordinaria e inondata di un sentire straordinario.

Qualche migliaio di anni fa, un essere umano alla ricerca di senso ha alzato gli occhi al cielo e, vedendo una nuvola passare, ha esclamato: «È il Piacere il senso di tutto!» Ai suoi occhi quella candida nuvola non dev’essere stata come tutte le altre, come quelle guardate per vite intere, come quelle che tu stesso hai potuto vedere finora: dev’essere stata molto di più di un agglomerato di molecole d’acqua. Come poteva una semplice nuvola rivelare a un uomo i segreti dell’Esistenza? Le nuvole hanno una lunga storia che puoi conoscere: dall’oceano fino ai raggi del Sole. Le nuvole continuano a formarsi nell’atmosfera, quindi si riversano sulla terra, diventano fiumi, arrivano all’Oceano, tornano a evaporare, si fanno attirare verso l’alto dai raggi del Sole, diventano nuvole, poi ricadono sulla terra, è così all’infinito, è lo stesso ciclo che si ripete, è una ruota.

Eppure quella nuvola, agli occhi di un uomo sveglio, divenne qualcosa di più di un elemento monotono in un cerchio. Divenne il riflesso di una visione che stava maturando nel profondo, il corpo stesso della Vita, il simbolo di una volontà intelligente che risiede in tutte le cose e che le spinge a esprimersi e rinnovare la Creazione. E la semplice parola Piacere divenne altrettanto grande: il cuore di quella rivelazione fiorita, una parola per abbracciare l’essenza di questo eterno movimento.

L’Esistenza è una conseguenza del Piacere. Il Piacere è la conseguenza dell’Esistenza. I due sono inseparabili. È un miracolo che raramente è stato osservato da occhi coscienti. Eppure tutto dentro di noi è a servizio di questa affermazione. Ogni molecola del nostro corpo esiste per il Piacere di quelle che l’hanno preceduta e si moltiplica a sua volta per la spinta verso il Piacere che sorge in lei.

Qualcuno obietterebbe, non a completo torto, che si tratta piuttosto di una chiamata alla sopravvivenza. In effetti ogni forma di vita cerca di sopravvivere, questo è quello che meccanicamente avviene, quello che una mente portata a studiare la superficie può concepire, ma per seguirmi devi tenere sempre in sottofondo una visione più ampia: la stessa prospettiva di quell’uomo che guardava le nuvole passare e ne vedeva l’espressione di un’intelligenza sottile.

Le molecole non rispondono soltanto a se stesse, ma ad atomi che, a propria volta, guardano ai movimenti di un’energia universale. E l’Universo intero si espande e coinvolge se stesso in un movimento creativo perché spinto da una fotza invisibile a ingrandire la sua espressione: è molto più di una questione di sopravvivenza meccanica.

In compagnia di tutta la tua sensibilità più alta osserva intorno a te l’intera Esistenza: un fiume che scorre a valle, un uccello che canta la sua melodia ogni mattina, un artista che dipinge rapito la sua tela. Prova a sentirlo dentro, è più semplice di quanto pensi, molto più immediato di un insegnamento: tutto è figlio di quella sensazione di appagamento che si riceve dallo svolgere il proprio compito e vive posseduto da quella perenne e totale volontà di esprimere la propria natura.

Il Piacere è insomma il ponte di contatto tra l’Esistenza e le sue componenti, tra la dimensione della Coscienza Universale, chiamata anche Anima o divino, e i piani della materia sensibile, tra l’Essenza e l’Esistenza. Gli Egizi questo lo sapevano bene.

Nella mitologia egizia si trovano molti straordinari racconti dove i simboli archetipali dell’invisibile si destano a risvegliare gli attenti iniziati, gli uomini pronti. È utile riportarne qui uno in particolare che riguarda la creazione del mondo e, più propriamente, la genesi della nostra realtà.

Si narra che in principio vi fossero due focosi amanti, nonché fratello e sorella: Geb, la terra, e Nut, il cielo. Geb e Nut stavano totalmente assorti, uniti, fusi insieme, in un immenso vortice di Piacere, e niente e nessuno sembrava poterli separare. Niente e nessuno a parte il dio Ra, il quale, contrariato per questa loro unione, ordinò a Shu, signore dell’aria, di dividerli. Shu fece allora appello a tutta la sua forza e sollevò Nut, la quale incurvandosi andò a formare la volta celeste e schiacciò a terra il povero Geb che lì rimase. Avvenne così l’apertura dello spazio tra cielo e terra: il piano su cui noi viviamo.

Questo mito è il riflesso dell’importanza che il mondo antico concedeva al Piacere: il ponte originario tra Cielo e Terra, la “sostanza” di connessione tra tutte le cose. In queste parole però gli Egizi riportavano anche quella che, in alcuni momenti, sembra essere la posizione dell'Umanità: uno spazio mediano, tra poli opposti che si attraggono apparentemente senza poter stare insieme, tra due amanti che desiderano il Piacere e non possono concederselo pienamente.

Due opposti che vorrebbero essere l’uno nell’altro e che, allo stesso tempo, si respingono, soprattutto per mezzo di Ra, la cauta mente separatrice. Qui si parla del cielo e della terra che sono dentro di noi - Spirito e Materia - e della nostra difficoltà a permettere loro di abbandonarsi al Piacere. Quanto sarebbe pericoloso se lo facessero! Se il loro Piacere vincesse, e Geb e Nut ritornassero uniti, il nostro spazio verrebbe cancellato e niente sarebbe più come prima. E tanti cari saluti all’Umanità che abbiamo conosciuto...

Gli Egizi dissero che è per questo che ci siamo tanto impegnati a denigrare il ponte del Piacere, a definirlo troppo incontrollabile e potente, troppo divino per poter vivere serenamente come umani, ma anche troppo umano e impuro per ascendere al divino. Dissero, insomma, che è per tutto questo che abbiamo cercato di convincere il nostro cielo e la nostra terra che non valesse la pena di tornare insieme. E io mi trovo in accordo totale con loro.

Aggiungo anzi che per via di questo potenziale pericolo di annullamento, per questa difesa a oltranza delle proprie posizioni, le religioni e le società sono arrivate presto a condannare o poco considerare il Piacere, a dire: «Prima il dovere, poi se avanza tempo».

Eppure il Piacere rimane la calamita che attrae i nostri poli; possiamo reprimerlo, ma continueremo a desiderarlo, tutto ci parla di lui.

Sovente le persone cercano il Piacere come se fosse una condizione che si trova “da qualche altra parte”, ossia qualcosa che non è presente adesso. In una prima fase di ricerca lo inseguono attraverso il cambiamento delle condizioni esteriori (un diverso lavoro, una diversa città, un diverso partner, ecc.), mentre in una seconda fase tentano di trovarlo attraverso il cambiamento delle condizioni interiori: «Non posso andare avanti così. Devo fare qualcosa per farmi piacere il mio stare al mondo».

Ma in entrambi i casi è presente l’idea che il Piacere sia un oggetto da possedere, un obiettivo da perseguire consapevolmente con azioni mirate. Riflettendo invece sull’essenza del Piacere ci si accorge del carattere assoluto della sua presenza. Ogni volta che gli si lasciano le porte aperte inonda tutto il nostro Essere e cancella ogni residuo di personalità e di ordine. Quando ci sei tu non c’è lui e quando c’è lui non ci sei tu, ti prego di verificarlo.

L’azione che compiamo posseduti dal Piacere avviene spontaneamente e il pensiero «Io provo piacere» la segue soltanto. Pensa per esempio all’orgasmo, che è il coinvolgimento totale dell’essere: mente, cuore, corpo, spirito, tutti insieme. Tu vibri mentre l’intero Universo vibra, dalle dita dei piedi alla testa, dalle molecole alle galassie. Non hai più il controllo: l’Esistenza ha preso possesso di

te in modo evidente e tu non sai chi sei, tu non sei più. È proprio come un’esplosione, come un sogno; è come l’illuminazione descritta dalle nuove parole dei Maestri, come una follia senza contenimento. Charles Bukowski, con la forza sincera che si addice solo a un vero artista, scriveva: «Alcune persone non impazziscono mai. Che vita veramente orribile devono vivere! Gente maledetta-mente noiosa, su tutta la Terra, che riproduce altra gente noiosa. Che spettacolo dell’orrore, la Terra ne brulica».

E allora, più dentro di te gli lasci spazio e più velocemente scopri che il Piacere ha un potere sublime: farti dimenticare di te per radicarti in un Te immenso, nel cuore dell’Esistenza, come nient’altro sa fare. Il corpo, la mente, il cuore e lo Spirito lo percepiscono in modi diversi, gli danno un significato differente, eppure il suo senso rimane sempre lo stesso: riallinearti all’espressione della tua natura, sciogliere i confini che dividono la tua personalità dall’immensità dell’Esistenza, riunificare terra e cielo. Tutto questo è il motivo per cui il Piacere può diventare la porta d’accesso al cuore della Vita: occorre solo farsi da parte e imparare a intendere le esperienze che noi facciamo come esperienze che il Piacere dell’Esistenza fa attraverso di noi.

Muoversi seguendo una motivazione che non sia il Piacere in se stesso significa restare a guardare la superficie, illudersi di un fine diverso. Puoi anche convincerti che tutte le tue azioni hanno lo scopo di costruire qualcosa di imperituro, di importante, che la tua stessa presenza valga di più di questo moto di espressione universale, ma presto o tardi arriverai ad ammettere che il movimento stesso è l’unica verità che ammette l’Esistenza.

Muoversi per il Piacere significa muoversi senza motivazioni: il Piacere è già in te prima e lo sarà anche dopo il movimento. In questo senso, paradossalmente, la risposta iniziale dello scienziato sull’assenza di un fine ultimo è arrivata più vicina alla realtà di tutti gli altri “esperti”. Lo so, dà un certo brivido ammettere che l’intuizione di uno scienziato verso l’Esistenza possa essere così sottile, anche a me risulta strano fare questa affermazione; ma non soffermiamoci troppo qui, andiamo avanti.

In compagnia del Piacere ti muovi allora per la pura e semplice gioia di muoverti, ti muovi perché il movimento è vita, perché la vita è energia e l’energia è sempre movimento. Ti muovi perché tutto è mosso dal Piacere a cercare Piacere, solo per questo. Non esiste alcuno scopo altro, non sei alla ricerca di qualcosa. In effetti, non stai andando da nessuna parte, non ti stai affatto spostando dalla tua posizione assoluta, semplicemente godi di tutta questa manifestazione, di questa eterna espressione.

Non esiste alcun fine al di fuori del movimento di espressione del Piacere per il Piacere; il movimento ha un suo valore intrinseco, non ha alcun valore estrinseco. Per questo e per nient’altro ti trovi qui, sulla Terra: dare un corpo, una mente, un cuore e uno Spirito al Piacere. Per questo e per nient’altro tutta la realtà si muove.

Il Piacere Prima di Tutto

Come liberarsi dalle catene e ritrovare il senso dell’Esistenza

Haidehoi David Simurgh

Il Piacere, nella sua accezione più elevata, costituisce il motore e lo scopo dell’esistenza, è il principio che permea tutte le cose e l’oggetto della ricerca della maggior parte di noi. Eppure, cosa sia realmente il...

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Haidehoi David Simurgh

Haidehoi David Simurgh dai primi anni di vita percorre il sentiero spirituale Eish Shaok sotto la guida di illuminati insegnanti e a soli diciotto anni diviene il più giovane Maestro nella storia del suo percorso. Ad oggi è responsabile europeo per la diffusione dell'Eish Shaok e si...
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