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Perché sorridere ai tempi del coronavirus

di Samantha Marcelli 1 anno fa


Perché sorridere ai tempi del coronavirus

Da qualche settimana ormai cantiamo sui balconi a squarcia gola ogni sera alle 8. Suoniamo, balliamo, cercando di darci l’un l’altro forza e coraggio, ringraziando chi in questi giorni sta lavorando ininterrottamente per curare i contagiati e rendere possibili i servizi che sono ancora in funzione.

Siamo tutti convinti e carichi: dobbiamo aiutarci e sostenerci vicendevolmente. Almeno quando siamo sui nostri balconi.

Cosa accade quando ci incontriamo per strada, nei negozi, e ci avviciniamo, pur mantenendo la distanza di sicurezza? Non so voi ma io le poche volte in cui sono uscita in queste settimane ho cercato di sorridere a tutti. Risultato? Ora vi racconto. 

Coda al supermercato. Strisce rosse nel pavimento per segnare le distanze. Guanti. Mascherine. E persino gel disinfettante sui guanti. Tutto fornito dal supermercato. Mi giro verso la ragazza dietro di me ed accenno un sorriso. E lei? I suoi occhi reagiscono, i suoi zigomi si sollevano un po’.

Faccio la stessa cosa con le persone intorno a me. Sorrido loro. E la risposta c’è. Logico. I neuroni specchio si attivano, subito. Ed uno potrebbe pensare: e certo, quei neuroni mica lo sanno che c’è il coronavirus che ti fa gli agguati in ogni dove.

Passati pochi secondi la ragazza però abbassa gli occhi e fa un passo indietro, è imbarazzata, forse spaventata, i suoi zigomi scendono. E così accade anche con altri.

Certo in molti il pensiero sarà stato: c’è ben poco da sorridere con questa pandemia, su questo marciapiede fuori dal supermercato. E così ecco le espressioni di paura, tristezza e preoccupazione apparire sui loro volti.

La situazione è critica. Vero. Difficile. Vero. Sfidante. Vero. Incerta. Verissimo. Ci sono persone che muoiono sole, senza assistenza. E quasi sicuramente in paesi con una sanità meno efficiente della nostra i morti saranno ancora di più.

Eppure, proprio per queste ragioni, la cosa peggiore che ora possiamo fare per noi e per gli altri è smettere di sorridere

Perché? Perchè il sorriso vale quanto mille pillole chimiche per farci stare bene.

Quando sorridiamo aumentano:

  • la dopamina, ormone che libera le nostre morfine naturali,
  • la serotonina, antideprimente naturale,
  • le encefaline, che potenziando il sistema immunitario,
  • le betaendorfine, analgesici che favoriscono rilassatezza e serenità.

Inoltre diminuiscono cortisolo ed adrenalina, ormoni dello stress. Niente male vero?

Il sorriso è come un cocktail perfetto che ci può aiutare a stare bene, anche in questo periodo così intenso. E siccome a dirlo è anche la scienza ufficiale possiamo crederci tutti: non è solo inutile smettere di sorridere, è anche dannoso.

Ecco perché in questo momento è importante sorridere.


Il sorriso si prende cura di noi, ci guarisce e ci aiuta anche a guarire gli altri.


Certo, ci sono per tutti momenti in cui sorridere è complicato, in cui non ci viene spontaneo. Quelli sono i momenti in cui possiamo fare tre cose:.

Uno: attivare la meccanica del nostro corpo, alzandoci in piedi, divaricando un può le gambe ed alzando le braccia come quando Bolt vince le gare.

Rimanendo così tre minuti cambieremo la nostra chimica come ha dimostrato Amy Cuddy creeremo in noi energia nuova ed una sensazione di sicurezza e potere. 

Due: pensare a qualcosa che nella nostra vita ci fa sorridere e lasciare che il nostro volto cambi aprendosi in un sorriso

Non ci viene in mente nulla? Pensiamo a quelle cose che diamo sempre per scontato e per le quali invece dobbiamo essere grati: relazioni, salute, sensazioni, cibo, acqua…“We have enough” ci insegna Thich Nhat Hanh risvegliandoci alla piena consapevolezza

Tre, per i casi limite: mettere una matita o una penna in bocca, tenendola tra i denti come se fosse un bastone che un cagnolino porta a spasso… così avremo mosso ogni muscolo facciale corrispondente al sorriso e gli ormoni faranno effetto da soli, anche contro la nostra volontà, parola di Fritz Strack.

Ma come osare sorridere di fronte a chi sta male o soffre?

Me lo chiedono in molti quando in queste settimane parlo del potere del sorriso. Eppure sono proprio le persone che soffrono e che stanno male ad avere più bisogno di un sorriso.

Perché gli ormoni che attiveremo anche solo in quell’attimo regalato dai neuroni specchio li aiuteranno a stare meglio. Inutile dire che Patch Adams e gli appassionati di yoga della risata di questo ne hanno fatto un’arte.

La felicità ci dà un vantaggio, perché come ha dimostrato e scritto Shawn Achor: “Un piccolo guizzo di emozioni positive amplia le nostre capacità cognitive e contemporaneamente fornisce un rapido antidoto contro l’ansia e lo stress, cosa che a sua volta migliora la nostra concentrazione e la nostra abilità di funzionare ai massimi livelli

Attenzione però.


Solo i sorrisi autentici fanno bene.


Quelli che chiamiamo i pan american smile, perché caratteristici delle hostess di quella compagnia aerea che sorridevano solo con la bocca non valgono.

Paul Ekman nei suoi studi sulle microespressioni facciali lo ha dettagliato perfettamente: il sorriso autentico coinvolge sì la bocca, ma anche gli zigomi e gli occhi, con il muscolo involontario dell'orbicularis oculis pars lateralis.

TI senti pronto per la prova? Guardati bene allo specchio: i tuoi occhi sorridono? Se la risposta è sì bene! Stai innalzando le tue difese immunitarie e partecipando attivamente ad affrontare positivamente questa emergenza sanitaria.

Se i tuoi occhi non sorridono torna indietro e rileggi le tre tecniche: Bolt con Amy Cuddy, la gratitudine di Tich Nath Han, e la matita tra le labbra di Fritz. Funziona? Ben fatto.

Ora sei pronto anche per uscire se proprio devi farlo. E se metti la mascherina non preoccuparti: i tuoi occhi sorridenti attireranno ancora di più l’attenzione.

Dimenticavo: dato che in questa pandemia scarseggia l’ossitocina da abbraccio è davvero urgente diffondere gli ormoni positivi del sorriso.

Facciamo del bene a noi, facciamo del bene a tutti. Sorridiamo, proprio qui, oggi, con il coronavirus.

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Samantha Marcelli

Samantha Marcelli

Samantha Marcelli ha intrapreso il Cammino di Santiago nel 2013 e questo le ha cambiato la vita, in meglio. E così, dopo quindici anni in Direzioni del personale di aziende di Telecomunicazioni ed ICT in ruoli dirigenziali, Samantha ora come consulente vive tra Spagna ed Italia dedicandosi...
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