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Perché il digiuno fa bene

  2 anni fa


Perché il digiuno fa bene

L’articolo è tratto da Scienza e Conoscenza n. 48

Quando si digiuna, ci si astiene completamente dal cibo; non si mangia, non si fuma e si beve acqua a volontà.

Il digiuno integrale non è un regime ipocalorico, una dieta a base di frutta o una dieta liquida; non si consumano vitamine, zuccheri, tanto meno proteine o grassi.

Si digiuna per davvero:
non si mangia assolutamente niente.

Si tratta di una cura che può sembrare sorprendente.

Chi di noi non ha avuto una nonna affettuosa che diceva: «Mangia un poco, ti fa bene»?
Molte persone credono di diventare deboli o malate se non mangiano più.

Ed ecco che il digiuno viene presentato come una terapia: perché?

Digiunando, si cessa di apportare alimenti al corpo; quest’ultimo deve dunque sviluppare una nuova strategia per avere energia, poiché è continuamente alla ricerca di carburante e materie per sopravvivere.

La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare i grassi, le proteine, le vitamine e i minerali di riserva che può usare senza farsi del male. Elenca e distrugge i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando le scorie nocive.

Che cos'è l'autolisi

Questo processo di distruzione dei tessuti usurati, danneggiati o in eccesso viene chiamato autolisi, talvolta autofagia. I tessuti malati distrutti sono sostituiti da tessuti nuovi creati dall’organismo stesso.

Chi dice autolisi dice dunque ringiovanimento.

Insomma, il corpo “si mangia da solo”, per rigenerarsi.

È un processo sorprendente, ma inevitabile.
Il nostro corpo non potrebbe produrre tessuti nuovi senza prima eliminare quelli danneggiati: non si edifica il nuovo sul vecchio.

Ma la cosa migliore è che il corpo ricicla i componenti dei tessuti che sottopone ad autolisi, nutrendosene. Ecco un ottimo esempio di riciclo ecologico!

Il corpo a digiuno si dedica quindi a una vasta operazione di rinnovamento per ricavare dalle sue strutture usurate e danneggiate substrati che riciclerà per nutrirsi.

Oltre alla stimolazione dell’autolisi dei tessuti, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste ultime nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso nocivo, gli scarti chimici, i cristalli di acido urico e i residui del lavoro cellulare che provocano il sovraffaticamento sono digeriti dalle cellule alla ricerca di nutrimento, e riciclati.

Le tossine non riciclabili sono semplicemente neutralizzate e successivamente eliminate.

Insomma, il digiuno è una seduta intensiva di riparazione e depurazione dell’organismo.

Nella nostra vita di tutti i giorni, mangiamo e assimiliamo cibo regolarmente.
Digiunando, il corpo non assimila più: disassimila ed elimina a tempo pieno le riserve, le scorte e i tessuti danneggiati. Investe le sue energie nel rinnovo e nella riparazione di tutte le funzioni biologiche.

Il digiuno fa dunque da contrappeso al sovraffaticamento della vita moderna.

Il riposo da esso provocato assicura il riequilibrio del nostro metabolismo, esasperato dal sovraffaticamento, dal consumo eccessivo e dall’alterazione chimica dell’ambiente.

Come digiunare

Un digiuno purificatore si svolge senza cibo, ma soprattutto senza agenti inquinanti:
è contraddittorio intossicare l’organismo mentre si sta purificando.

Bando dunque al tabacco, alle droghe e ai farmaci: si digiuna in un ambiente aerato e si sta tranquilli e comodi al caldo. Via i letti scomodi e le camere buie, umide e rumorose; largo alle stanze soleggiate, ai materassi morbidi e agli ambienti rilassanti.

Allo stesso modo, si evita un certo tipo di inquinamento sonoro e visivo: è paradossale digiunare davanti a una televisione chiassosa, che manda in onda continuamente pubblicità di birre e abbuffate…

Lo stress è un’altra forma di inquinamento: è meglio ricreare un clima di incoraggiamento, armonia e calma intorno a sé, per avere lo spirito e lo stomaco tranquilli.

Il digiuno si svolge più serenamente lontano dalle preoccupazioni quotidiane.

Rompere con la vita di tutti i giorni e cambiare aria si rivela positivo: la distanza psicologica aiuta il digiunatore a staccarsi dalle abitudini nocive e a guardare a se stesso in modo nuovo, grazie al distacco e alla neutralità dell’ambiente in cui riposa.

Il digiuno è un atto autonomo: il corpo si purifica e si rigenera da solo, e una persona che conosca come digiunare può decidere di farlo da sola.

Ricordiamo però che il primo digiuno deve essere fatto sotto controllo professionale, affinché il partecipante comprenda bene le reazioni provocate dal digiuno, evitando allo stesso tempo di commettere errori.

La rigenerazione dell'apparato digerente

Nella nostra vita quotidiana, mangiamo più volte al giorno. Il passaggio e la digestione continua di alimenti impediscono la cicatrizzazione e la rigenerazione delle parti usurate o danneggiate del canale digerente.

Durante un digiuno, il canale digerente è in ferie.

Basta con le laboriose digestioni, le fermentazioni, le ulcere!

Le mucose digestive possono finalmente ripararsi. Lo stomaco ricostruisce le sue pareti, le ghiandole si depurano. Le cellule del pancreas, il cui compito è produrre insulina, e quelle delle altre ghiandole digerenti sono a riposo. Il fegato elimina il grasso, oltre ai calcoli e alle scorie che lo congestionano, e con un lungo digiuno arriva a perdere fino al 50% del proprio volume.

Il digiuno permette la rigenerazione anche dell’intestino. Dopo aver eliminato le scorie che lo ostacolavano, esso riequilibra la sua flora batterica. I diverticoli si svuotano e si ritraggono. Le occlusioni si allentano e spariscono. La pigrizia intestinale si corregge. La pulizia della membrana intestinale genera una migliore assimilazione del cibo verso il sangue.

Smettendo di introdurre cibo, al nostro corpo è risparmiata una delle principali vie attraverso cui penetrano le tossine: i prodotti chimici dell’industria alimentare, l’alcool e i residui della fermentazione digestiva non invadono più il corpo a digiuno.

Invece di occuparsi della neutralizzazione di queste tossine, il nostro organismo può concentrarsi sulla caccia alle scorie già immagazzinate nei tessuti, o dedicarsi ad altri compiti, come la lotta alle malattie.

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza N. 48

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