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Perché abbiamo bisogno di imparare a guarire - Estratto da "Io Non mi Ammalo"

di Dr. Joseph Mercola 4 mesi fa


Perché abbiamo bisogno di imparare a guarire - Estratto da "Io Non mi Ammalo"

Leggi in anteprima un estratto dal libro del dr. Joseph Mercola e scopri come avere davvero il controllo sulla tua salute e sul tuo benessere

Se hai aperto questo libro perché sei alle prese con una patologia cronica, con l’eccesso di peso o un malessere generale, non ne sono sorpreso. Da un punto di vista statistico, hai maggiori probabilità di essere affetto più o meno gravemente da una malattia che di godere di buona salute.

Indice dei contenuti:

Dati allarmanti

Ti potrai chiedere come possiamo essere ancora tanto lontani dal comprendere la salute e curare le malattie. In fin dei conti, i 40 anni passati combattendo la guerra contro il cancro hanno comportato 500 miliardi di dollari di spese, tuttavia il tasso di mortalità è variato di poco. Potrebbe essere implicata la scienza medica in generale: il ricercatore oncologico Glenn Begley tentò di replicare 53 “studi storici” (condotti da laboratori di alto livello e pubblicati sulle principali riviste mediche) riuscendo a riprodurne solo 6. È una percentuale di fallimento dell’89%.

I tassi di obesità sono in assoluto i più alti e sono in crescita; il sondaggio Gallup Healthways Well-Being, che monitora l’indice di massa corporea (IMC) fin dal 2008, ha riscontrato che nel 2013 il numero degli obesi americani è cresciuto di un intero punto percentuale, dopo essere rimasto sostanzialmente invariato per 5 anni. Per la prima volta nella storia umana, questa generazione avrà un’aspettativa di vita più breve rispetto alla precedente, e questo nonostante una spesa sanitaria per il 2013, nei soli Stati Uniti, di 2900 miliardi di dollari. Come si può parlare di progresso?

L’ente statunitense Centers for Disease Control and Prevention (CDC) stima che nel 2050, negli USA, 1 adulto su 3 avrà il diabete. Attualmente 1 persona su 8 dai 65 anni in su ha l’Alzheimer, e ci si aspetta che nei prossimi 20 anni sarà affetto 1 individuo su 4.

Nel suo rapporto annuale sul cancro del 2014, l’OMS annunciava un’imminente “catastrofe umanitaria” nei tassi crescenti di cancro: dai 14 milioni di nuove diagnosi dichiarati nel 2012 a un numero stimato di 22 milioni di diagnosi tra 20 anni8 , un aumento del 57%. Significa che tra 2 decenni 13 milioni di persone moriranno di cancro ogni anno.

Sono in aumento asma, febbre da fieno, eczema, allergie alimentari, lupus, sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni. Secondo alcune stime, le allergie e le malattie del sistema immunitario sono raddoppiate, triplicate e perfino quadruplicate negli ultimi decenni; alcuni studi indicano che oltre la metà della popolazione statunitense ha almeno un’allergia diagnosticabile clinicamente.

A un ritmo allarmante, il sistema immunitario di alcune persone sta reagendo eccessivamente a sostanze che dovrebbero essere innocue, portando ad allergie; il sistema immunitario di altre funziona male e attacca parti del proprio organismo: la definizione stessa di malattia autoimmune. Se ti rivolgi al medico per avere sollievo da una di queste problematiche, probabilmente lascerai l’ambulatorio con almeno una ricetta per i farmaci, forse anche di più. Potrà sorprenderti sapere che il 70% degli americani prende almeno un farmaco su prescrizione medica per una malattia cronica o altre problematiche di salute; in cima alla lista ci sono antibiotici, antidepressivi e oppioidi.

Un anziano su 4 prende da 10 a 19 pillole al giorno. Ma nel corso dell’anno, negli Stati Uniti, un adulto medio di età compresa tra 18 e 65 anni richiede circa una dozzina di prescrizioni mediche; ma oltre i 65 anni, il numero sale fino a oltre 30 ricette all’anno. Quanto all’età pediatrica, 1 su 5 bambini prende almeno 1 farmaco prescritto ogni mese, circa il 10% ne usa 2 o più e l’1% usa 5 o più medicinali al mese.

Queste statistiche, che sono le ultime disponibili ma hanno comunque 5-10 anni, sono abbastanza preoccupanti. Ma è ancora più terribile il fatto che un anziano medio cui sono state diagnosticate ben 5 malattie croniche (osteoporosi, osteoartrite, diabete di tipo 2, ipertensione e broncopneumopatia cronica ostruttiva) assume un minimo di 12 diversi medicinali al giorno, solo per “curare” queste problematiche.

Considerando che una persona che prende farmaci per l’ipertensione assume molto probabilmente anche statine per ridurre il colesterolo, ecco che arriviamo a 13 medicinali prescritti al giorno. Ma se a questo aggiungiamo i farmaci prescritti per altre malattie croniche comunemente associate alla vecchiaia, come il reflusso gastroesofageo, l’angina, la depressione o una malattia mentale, l’insonnia, l’apnea notturna, le vampate, l’insufficienza renale, l’artrite reumatoide e lo scompenso cardiaco congestizio, quella persona potrebbe prendere facilmente almeno 2 dozzine o più di farmaci al giorno! Dato che, secondo le statistiche, 3 anziani americani su 4 hanno varie problematiche croniche di salute, questi numeri non sono realistici.

Ma queste “cure” hanno un prezzo molto alto: hanno effetti collaterali e perfino reazioni avverse potenzialmente letali, che possono avere un grosso impatto negativo sulla salute. In fin dei conti nel 2011, negli Stati Uniti, le reazioni avverse ai farmaci da ricetta sono state responsabili di oltre 2,3 milioni di ricoveri al pronto soccorso, l’84% in più del 2005, quando i ricoveri furono 1,3 milioni. La FDA (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), ente che non ci protegge come dovrebbe, riferisce tuttavia che nel 2011 oltre 98.000 persone morirono per reazioni avverse ai farmaci, la sesta più comune causa di morte nel 2011, secondo la CDC. Ci furono oltre 573.000 casi di reazioni avverse ai farmaci con “serie” conseguenze, definite come ricoveri ospedalieri, complicazioni potenzialmente letali, disabilità o altri esiti nocivi.

Se ti trovi in ospedale, fai attenzione. Secondo studi dell’Istituto di Medicina del 1999 almeno 44.000 persone (e forse addirittura 98.000) muoiono ogni anno come conseguenza di errori medici fatti in ospedale. Dieci anni dopo, l’Ufficio dell’ispettore generale portò il numero a 180.000 annui solo per i pazienti di Medicare [Assistenza sanitaria pubblica destinata ad anziani, disabili e dializzati. N.d.T.]. E nel 2013 uno studio del «Journal of Patient Safety» suggerì che il numero potesse salire in realtà a 440.000. Visto che così tante persone muoiono ogni anno solo per i farmaci che usano per “guarire”, ci sono buone possibilità che anche voi conosciate personalmente qualcuno cui sia toccata questa sorte disgraziata e non necessaria.

Da questi dati e andamenti risulta chiaro che 1 grammo di prevenzione vera vale davvero 1 chilo di cure. Il mio intento nel condividere le semplici strategie di questo libro è di mantenere te e la tua famiglia lontano dai pericoli, così che questi errori non ti riguardino mai.

Le probabilità sono contro di te

Perché è diventato così pericoloso chiedere aiuto all’industria medica?

Il punto migliore per cominciare è considerare quei circa 3000 miliardi di dollari di cui ho scritto prima. Le aziende farmaceutiche guardano i tuoi sintomi e vedono il simbolo del dollaro. Spendono miliardi ogni anno per fare la pubblicità in TV e sulle riviste allo scopo di aiutare i farmaci a entrare nel tuo corpo.

Naturalmente ci sono i 5 miliardi di dollari che spendono per il marketing diretto al consumatore. Hai visto gli spot pubblicitari che mostrano uomini dai capelli grigi che afferrano le mogli con uno sguardo d’intesa negli occhi, o una donna con una nuvoletta nera sopra la testa (simbolo di depressione) che magicamente si trasforma in un arcobaleno dopo che lei ha preso la pillola? Le loro presentazioni eccessivamente semplificate, complete di lunghi elenchi di effetti collaterali, danno la sensazione di sapere tutto quello che c’è da sapere riguardo a un farmaco, così la gente va dritta nell’ambulatorio del proprio medico contando su una ricetta. Perfino con il rischio di numerosi effetti collaterali, l’idea che basti semplicemente una pillola perché un sintomo fastidioso scompaia magicamente è davvero troppo allettante perché molte persone possano resistervi.

Ma se tu non acquisti ciò che viene proposto dalla pubblicità, le aziende farmaceutiche spendono altri 16 miliardi di dollari l’anno per convincere i medici, così questi useranno i farmaci come soluzione principale per la maggior parte dei problemi di salute dei pazienti. Molte persone sono del tutto inconsapevoli dei tanti modi con cui vengono manipolate perché prendano farmaci pericolosi e spesso del tutto inutili.

È tempo di sollevare il velo

Rivelare i pericoli farmaceutici può essere piuttosto rischioso: documenti portati allo scoperto durante una class-action intentata contro Merck svelarono inquietanti programmi per neutralizzare e screditare i medici che mettevano in guardia contro i pericoli del Vioxx.

Come riportato sul sito CBSNews, una mail di un dirigente Merck parlava di un medico che non prescriveva Vioxx: «Potrebbe essere necessario cercarli e neutralizzarli nel loro ambiente...».

È abbastanza chiaro che tanto i medici quanto il pubblico in generale sono manipolati per gli interessi dei profitti aziendali. L’industria farmaceutica non è esattamente nel settore commerciale della promozione della salute; piuttosto, fa i soldi con la malattia. E quando un mercato comincia a ridursi, semplicemente ne crea uno nuovo, inventando un’altra malattia ancora, di solito “promuovendo” un sintomo comune allo status di malattia.

Non sei convinto? Continua a leggere. Come ha riferito alla CNN, per commercializzare il suo antidepressivo Paxil la GlaxoSmithKline ingaggiò un’azienda di pubbliche relazioni per creare una “campagna di consapevolezza pubblica” nei confronti di una malattia “sottodiagnosticata”.

La malattia? Fobia sociale… nota in precedenza come timidezza.

Hai forse visto questa campagna personalmente: furono largamente distribuiti slogan pubblicitari del tipo “Immagina di essere allergico alla gente”, le celebrità rilasciavano interviste alla stampa e gli psichiatri tenevano conferenze sulla nuova malattia nei 25 più importanti mercati dei media.

Di conseguenza, le citazioni della fobia sociale sulla stampa salirono da circa 50 a oltre 1 miliardo in soli 2 anni. La fobia sociale divenne “la terza malattia mentale più comune” negli Stati Uniti, dove il Paxil schizzò in cima alle vendite come uno dei farmaci più proficui e prescritti. E questo è solo un esempio fra tantissimi, come la spinta a vendere medicinali contro il colesterolo alto (statine come il Lipitor e il Crestor) e il reflusso acido, condizioni che si curano molto più efficacemente con semplici cambiamenti dietetici.

Anche i medici, a volte inconsapevolmente, svolgono un ruolo di primo piano nel massiccio inganno farmaceutico perpetrato sul pubblico, ma le loro manipolazioni sono spesso più oscure. Gli informatori sanitari spesso fanno regali per convincere i medici a prescrivere i farmaci che offrono. Questi rappresentanti di solito non hanno un’educazione medica né scientifica. Sono invece armati di alcune tecniche di persuasione incredibilmente potenti.

Anche se negli USA l’industria medica ha stabilito regole che limitano le interazioni dirette tra medici e rappresentanti, le aziende farmaceutiche influenzano le scelte dei sanitari in tanti altri modi, fra cui sponsorizzazioni di conferenze scientifiche e di siti web di terzi intesi a fornire informazioni “aconfessionali” sui nuovi medicinali. Il metodo di indottrinamento più difficile da scoprire è la “formazione” che i medici impartiscono ai colleghi.

Un’azienda farmaceutica paga forti somme a singoli medici perché “formino” i colleghi sui benefici di un particolare farmaco. In questo caso, è molto facile per un medico dimenticare che a presentare il materiale da lui ricevuto è un collega che sta lavorando per un’azienda farmaceutica e non in quanto fonte adeguata, indipendente e ben documentata di informazioni obiettive.

Come ho detto nell’Introduzione, a metà degli anni Ottanta ero uno di quegli imbonitori, perciò ho un’esperienza diretta su come funziona. L’azienda mi pagava le spese di viaggio e mi dava un assegno di ben 5000 dollari per la divulgazione. Oggi potrà non sembrare molto ad alcune persone, ma 30 anni fa per qualcuno fresco di laurea e carico di debiti era una grossa somma. È anche un sistema eccellente: hai la sensazione di fare del bene e di essere pagato per condividere le tue sudate conoscenze, ma in realtà stai semplicemente diffondendo gli studi di ricercatori comprati e pagati dalle aziende farmaceutiche per poter vendere più medicinali.

E poi c’è l’insidiosa “formazione” che, sponsorizzata dall’industria farmaceutica, si svolge in varie scuole mediche USA. Per esempio, su 8900 docenti e lettori di Harvard, 1600 ammettono che loro stessi o dei loro familiari hanno con le aziende farmaceutiche legami che possono pregiudicarne l’insegnamento e la ricerca. In un solo anno, l’industria farmaceutica ha offerto a Harvard un contributo di oltre 11,5 milioni di dollari per “corsi di ricerca e formazione permanente”.

Funziona così praticamente in tutte le istituzioni mediche degli Stati Uniti, ed è un modo straordinariamente efficace per indottrinare medici in erba. Influenzando il pensiero dei più importanti esperti di medicina, le aziende farmaceutiche possono scandalosamente influenzare l’intera professione; a tutto ciò si aggiunge l’impegno nel settore commerciale e le pressioni politiche per modificare le leggi a proprio vantaggio. In quanto paziente, non devi cadere vittima di queste tattiche. Puoi imparare a vederci chiaro attraverso la propaganda e a non farti più ingannare dalle bugie e dalle mistificazioni delle aziende farmaceutiche.

È possibile che il tuo medico, seppure armato di buone intenzioni e del desiderio di guarire, di non fare del male, sia caduto vittima delle tattiche di marketing farmaceutiche. La maggior parte dei medici semplicemente non ha il tempo di fare ricerche su ogni farmaco, perciò si basa in grande misura sulle comunicazioni degli informatori sanitari e di altri “esperti”, cioè medici che ricevono somme significative per parlare delle cure farmacologiche.

Tra i miei obiettivi nella condivisione di queste informazioni c’è quello di tenerti lontano dall’ambulatorio medico per qualsiasi cosa tranne gli screening preventivi, e lontano dagli ospedali per tutto quanto tranne per i traumi acuti (in queste occasioni il nostro sistema medico può essere straordinariamente efficace). La tua salute non deve stare nelle mani di alcun altro tranne te, che sei assolutamente in grado di tenerla sotto controllo.

In primo luogo, come ci siamo ammalati?

Il XX secolo ha portato enormi progressi nella tecnologia, nella trasformazione della cultura, nel modo di comunicare e perfino in quello di pensare.

È un periodo eccitante di cambiamenti epocali. Ma è anche un periodo carico di pericoli in agguato.

Gli sviluppi tecnologici hanno un impatto sul cibo che mangiamo: colture geneticamente modificate, alimenti lavorati il cui valore nutrizionale è poco o nullo, frutta e verdura cariche di pesticidi, eccessiva dipendenza da un numero ridotto di coltivazioni a causa delle politiche agricole governative.

Ciliegina sulla torta, oggi la maggior parte del cibo è pastorizzato, irradiato, fumigato e sterilizzato al punto che i batteri (perfino quelli buoni, su cui facciamo affidamento per la nostra esistenza, come vedremo meglio in “Step 6. Fai rifiorire l’intestino”) non possono più sopravvivere.

Paradossalmente, gli stessi progressi che rappresentano la modernità nel mondo (igienizzanti per le mani, depurazione delle acque, allevamenti intensivi) hanno originato la propria serie di malattie. Per esempio è stato dimostrato che il triclosano, una sostanza chimica antibatterica usata in molti saponi e igienizzanti per le mani, uccide le cellule umane. Perfino la FDA riconosce che è un interferente endocrino negli animali. Se mescolato con l’acqua clorata produce il cloroformio, un probabile cancerogeno secondo l’EPA (Environmental Protection Agency, Ente statunitense per la protezione ambientale).

Ora gli scienziati collegano l’improvviso aumento di disturbi neurologici e malattie autoimmuni e dei ritmi costantemente crescenti di obesità con i cambiamenti alimentari e con le grandi trasformazioni ambientali. Anche se viene fatta moltissima ricerca per individuare delle “cure”, una forza perniciosa sta lavorando altrettanto sodo per perpetuare queste stesse condizioni che fanno ammalare così tanta gente: l’avidità.

Se fosse veleno, non sarebbe in vendita

Mi appassiona svelare quanto spendono le industrie farmaceutiche, chimiche e di cibo spazzatura per manipolare e distorcere le nostre percezioni. Mentre le prime spendono oltre 21 miliardi di dollari all’anno, l’industria alimentare spende il doppio per convincere te e i tuoi bambini a scegliere cibi pronti altamente lavorati che accelerano un calo già consistente della salute (favorendo il bisogno di usare medicinali per tenere a bada i sintomi).

La bellezza del 90% degli alimenti acquistati ogni anno dagli americani sono industriali. Di recente, durante una tipica annata, sul mercato sono stati introdotti 2800 nuovi dolci, gelati, caramelle e snack contro appena 230 nuovi prodotti a base di frutta o verdura.

I venditori del settore alimentare fanno un lavoro magistrale per far sembrare una scelta saggia il fast food e il cibo spazzatura: non sono molto costosi e hanno un buon sapore. Grazie a essi, la cena è pronta in un attimo, non bisogna impazzire con verdure da pulire e tagliare, basta infilare nel microonde la confezione ed è fatta (le verdure surgelate sono l’unica eccezione, possono essere una sana alternativa se per questioni meteorologiche o geografiche si ha poco assortimento di vegetali).

Quello che l’industria alimentare trascura di dirti è che pagherai salata la scelta di una dieta pessima. L’abuso di questi cibi artificiali, eccessivamente lavorati, è tra le cause principali delle tante malattie croniche presenti negli Stati Uniti e in tutti i Paesi industrializzati.

Perché fanno questi cibi se sono pessimi?

Una risposta particolarmente convincente sta in un preciso evento del 1999. Come narrato in un articolo del «New York Times»,30 l’8 aprile 1999, a Minneapolis, gli amministratori delegati di 11 importanti industrie alimentari (tra cui Nestlé, Kraft, Nabisco, General Mills, Coca-Cola, Mars e Procter&Gamble) si riunirono nei quartieri generali della Pillsbury per discutere dell’epidemia di obesità. Molti dei presenti non si trovavano lì per parlare di come porre fine a quest’epidemia, ma piuttosto per discutere di come difendersi dalle accuse di esserne in gran parte responsabili. Allora, la Kraft era controllata dalla Philip Morris, ed era consapevole del ruolo svolto, come dibattuto in modo intelligente e approfondito da Michael Moss nel suo Grassi, dolci, salati: «Quando Philip Morris finì sotto pressione per la nicotina e le sigarette, alla fine cominciò a guardare il settore alimentare alla luce dell’emergente crisi di obesità. E c’erano passaggi di questi documenti interni in cui i dirigenti Philip Morris dicevano al settore alimentare: “Voi colleghi avrete con sale, zucchero e grassi un problema in termini di obesità della stessa portata, se non di più, di quello che abbiamo ora con la nicotina. Dovete pensare a questa problematica e a come affrontarla”».

Ma, tuttora, la maggior parte dei cibi industriali resta carica di zucchero, che è dimostrato avere effetti devastanti sulla salute sotto forma di insulino-resistenza (fattore di rischio di quasi tutte le malattie croniche; per approfondimenti vedi “Step 3. Usa il grasso come fonte di energia”), aumento dei marker delle cardiopatie, come i trigliceridi e la forma nociva di colesterolo, e lo sviluppo di grasso dentro e intorno agli organi addominali, altro fattore di rischio per le malattie croniche.

Alti livelli di consumo di zucchero sono collegati anche con obesità, diabete e cancro. Peggio ancora, questi alimenti nocivi sono studiati per essere talmente gustosi da mandare in corto circuito il normale senso di sazietà, facendo desiderare di mangiarne sempre più. Di fatto, è stato dimostrato che gli alimenti industriali a base di zucchero stimolano nel cervello gli stessi percorsi associati con la dipendenza da droga. Uno studio ha scoperto che i ratti, quando potevano scegliere tra una soluzione zuccherina e cocaina, preferivano la prima, anche se in passato era stata loro somministrata droga. Per questioni di convenienza o di buon sapore, stai barattando la risorsa più preziosa che hai: la tua salute.

Se leggi le riviste più diffuse, potresti convincerti che sia sufficiente passare da un cibo industriale a un altro: dai biscotti normali a quelli con pochi grassi, oppure dal pane bianco a quello di grano integrale. Mi spiace infrangere questa illusione, che è molto seducente, ma la guarigione non viene da un barattolo, né da una scatola o da una busta. Le aziende che producono il cibo di quei contenitori sono interessate solo a una cosa: vendere il più possibile i propri prodotti; e farebbero qualsiasi cosa per mantenere solidi profitti. Prima o poi, l’industria del junk food si troverà probabilmente in una posizione simile a quella dell’industria del tabacco, a dover riconoscere il proprio ruolo nelle conseguenze a lungo termine sulla salute di milioni di persone.

La via di uscita: l’autoguarigione

Hai il potere non solo di fermare la malattia ma anche di utilizzare la tecnologia per il tuo bene e quello della tua famiglia. Tutto ciò che ti serve sono informazioni; molte le trovi in queste pagine. L’organismo è dotato di potenti meccanismi di guarigione che normalmente sono in grado di correggere da soli la maggior parte dei problemi di salute, a patto che vengano forniti loro i nutrienti per cui sono stati progettati e di cui hanno bisogno.

È questo che intendo con Guarigione facile: non intralciare l’organismo e lasciare che faccia quello che per natura deve fare.

Il corpo umano è stato studiato per essere sano. Se si dà retta ai media, si potrebbe pensare che ci sia un disastro incombente e che serva una magica ricetta medica. Tuttavia, nulla può essere più lontano dalla verità. Quando l’organismo riceve la dieta ottimale e non viene esposto alla sempre crescente minaccia delle tossine, allora fa ciò per cui è progettato: procede verso la salute e si allontana dalla malattia senza alcuno sforzo consapevole.

Normalmente, l’organismo è impostato sul pilota automatico dell’autoguarigione. Per esempio, quando una persona cade e si fa male, oltre che assicurarsi di pulire eventuali ferite aperte perché non si infettino non deve fare nulla per stare meglio: il corpo umano ha meccanismi di riparazione integrati che si occupano del danno.

In questo libro, il mio scopo è aiutarti ad adeguare le informazioni migliori e più recenti alle tua situazione e alla tua persona, che è unica. Ti guiderò alla ricerca dei tuoi barometri fisiologici di salute. Inoltre ti ricorderò continuamente di controllare qualsiasi cambiamento del tuo stato e anche i risultati della tua esperienza. Perché quando si tratta di rigenerarti guadagnando la salute, semplicemente non esiste un approccio universale. Quanto è difficile seguire i consigli di questo libro?

Alcuni passi che suggerisco sono davvero facili: per esempio lasciare che il sole ti scaldi la pelle, o togliere le scarpe fuori casa. Altri richiedono un po’ più di impegno o disciplina all’inizio, per esempio svezzarsi dallo zucchero.

Ma progredire dall’infermità, dal dolore, dalla malattia verso la salute, la vitalità, la forma fisica e la felicità di corpo e mente è una decisione remunerativa. Non appena il tuo corpo sperimenterà i benefici delle scelte fatte, ti sentirai talmente rinvigorito che proseguire sarà davvero facile.

Io Non mi Ammalo!

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Dr. Joseph Mercola

Il dr. Joseph Mercola è medico e scrittore New York Times Bestseller. Nei suoi 25 anni di ricerca e pratica medica ha avuto in cura migliaia di pazienti nel suo studio di Chicago. È un appassionato sostenitore della medicina naturale, ha integrato gli attuali protocolli per la...
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