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Nutrizione empirica

di Tamio Yagisawa 1 mese fa


Nutrizione empirica

I racconti nutrizionali delle nonne “ignoranti”

Il diluvio di informazioni, ammonimenti, sollecitazioni, consigli cui da parecchi anni a questa parte (in particolare dal 1970 in poi) siamo sottoposti mette seriamente in crisi la nostra capacità di identificare i principi sui quali basarci per una corretta alimentazione.

Nutrizionisti, scienziati, medici, terapeuti (anche dilettanti) prendono intrepidamente a illustrare le loro teorie e pratiche salutari divulgando il “loro” modello di dieta, suggerendoci di seguire il “loro” regime alimentare: muscolare, tumorale, spirituale, dimagrante… ce n’è per tutte le necessità, per soddisfare ogni gusto o bisogno.

Non è difficile, a questo punto, esserne frastornati. Di conseguenza, non sappiamo più cosa pensare. Che cosa possiamo mangiare o cosa non dobbiamo mangiare, o abbiamo paura di mangiare.

Nemmeno chi scrive può sottrarsi del tutto a questa responsabilità: anch’io ho varato un “mio” modello di regime alimentare che frequentemente sconcerta i miei clienti.

Oggi tuttavia sono qui per fornire qualche semplice orientamento alimentare, uno spunto che aiuti a capire l’importanza del cibo. Vale a dire, capire perché mangiamo o perché dobbiamo nutrirci di determinati cibi e non di altri.

In questo articolo parliamo di...

Indice dei contenuti:

Il corpo umano: una macchina da alimentare

Come si suol dire: se non si mangia, non si vive. Niente cibo, niente vita. Potremmo però anche pensare a una situazione opposta e altrettanto reale a tutta prima e, benché paradossale: i cibi non ci aiutano a vivere, se non apprendiamo come servircene e se le nostre scelte alimentari non sono adeguate alle nostre vere esigenze.

Mangiare bene non è semplice come pensiamo, o come impariamo scorrettamente a pensare. Non è la vitamina C, non è il calcio, non è la verdura: dobbiamo mangiare qualcosa che ci fornisca energia.

Grazie al cibo energetico (calorico) possiamo reggerci in piedi e, sempre grazie all’energia fornita dal cibo di cui ci nutriamo, siamo in grado di equilibrare la nostra esistenza tra sonno e veglia, addormentandoci e svegliandoci a tempo debito secondo un ritmico e continuo alternarsi di fasi biologiche.

Non siamo come un’automobile, di cui solo quando la utilizziamo avviamo il motore, spegnendolo non appena arriviamo a destinazione.

Il nostro motore, che è il cuore, deve essere sempre in attività. Come si sa, quando il nostro cuore cessa di pulsare, noi non possiamo far altro che morire, inevitabilmente. Perciò abbiamo bisogno di un carburante atto ad avviare e a mantenere acceso il motore cardiaco giorno e notte, e il più a lungo possibile.

Naturalmente, chi guida l’automobile è ben cosciente della qualità, e non solo della quantità del carburante. Per esempio: la “benzina verde”, senza piombo, è meglio del carburante con piombo. Quando il tasso d’inquinamento atmosferico supera il limite, la prima cosa che si fa è proibire l’uso delle vecchie automobili, che non utilizzano benzina verde, e di quelle alimentate a diesel.

Detto questo, è chiaro come la fonte del carburante umano sia il cibo. Non siamo attrezzati a ricavare energia dal sole, dal vento, dall’acqua e dall’elettricità. Forse, quando saremo individui bionici non avremo bisogno di cibo ordinario, ma per ora dobbiamo attingere le nostre energie dal cibo.

Biologicamente parlando, siamo semplicemente animali eterotrofi, e come tali abbiamo bisogno di assumere sostanze nutritive da fonti esterne per procurarci il nostro fabbisogno energetico e per costruire e mantenere in funzione il nostro organismo.

Mangiare per sopravvivere o vivere per mangiare: quale che sia la ragione della nostra esistenza è in sé una questione di poco conto. L’Importante è cibarci.

In certi casi, quando qualcuno è stanco della vita, ingerisce veleno o cibo avariato per darsi volontariamente la morte. Di norma, però, ci approvvigioniamo di riso, pasta, carne, uova, verdure, legumi ecc. mossi dall’istinto di sopravvivenza.


Se il cibo è puro il nostro corpo sarà sano, mentre assumendo cibo cattivo la nostra salute ne sarà compromessa.


Già sin dall’antichità classica, con i medici greci Ippocrate e Galeno, quindi nel sec. XIX Hufeland (colui che coniò il termine “macrobiotica”), e ancora nel Novecento Osawa e tanti altri, tutti i grandi terapeuti e nutrizionisti ci hanno raccomandato di nutrirci bene. Grazie ai loro precetti di buona salute, e grazie alla ricerca e alla sperimentazione scientifica sono nate numerose forme di dieta.

L’odierna tendenza nell’approccio alimentare consiste nel selezionare gli alimenti che fanno, o dovrebbero far bene alla salute pensando all’apporto degli antiossidanti, degli omega 3, degli elementi probiotici, delle vitamine A e C, alla necessità di rinsaldare le difese immunitarie etc.

Secondo me, però, l’importanza vitale dell’atto con il quale introduciamo cibo nel nostro organismo consiste nel fornire al motore biologico che ci rende creature viventi un carburante capace di mantenerlo funzionante e attivo per un periodo virtualmente illimitato.

Quali cibi prediligere?

Per soddisfare il nostro fabbisogno fisiologico abbiamo necessità di zuccheri, dai quali ricaviamo energia fisica e chimica (per energia fisica s’intenda quella che serve ad attivare i nostri processi metabolici).

Lo scopo è quello di mantenere in moto il cuore, mantenere costante la nostra temperatura corporea (intorno ai 36.5° etc.) e trasformare una parte di tale combustibile chimico in energia, in modo tale che, anche se non mangiamo, il cuore possa continuare a pompare sangue all’interno del nostro corpo.

Le fonti più comuni di nutrimento sono i carboidrati, le proteine e i grassi.

I carboidrati rappresentavano la fonte primaria di energia fin dai tempi più remoti, come testimoniato da ciò che sappiamo delle grandi civiltà del passato quali l’Egitto (che utilizzava principalmente il grano), l’India (il riso), la Cina (il miglio e il riso), Roma e l’Italia antica (ancora il grano), i Maya (il mais).

Per consolidare e ampliare il proprio dominio su territori sempre più estesi, le grandi potenze dell’antichità avevano bisogno di uomini forti, atti a costituire una macchina bellica imponente. I tiranni e gli imperatori non cercavano di accaparrarsi né oro né spezie, ma cereali per sfamare i soldati che combattevano per loro, i padroni.

Se poi si trovava anche l’oro, la cosa non dispiaceva, naturalmente, ma si trattava di un surplus: l’oro non riempieva la pancia. Anche se con esso potevano magari comprare altro grano.

Persino Gesù aveva bisogno di grano: come avrebbe potuto altrimenti sfamare le migliaia di seguaci sparsi attorno a lui durante il celebre “discorso della montagna”? Come ci racconta la Scrittura, l’uomo di Galilea sarebbe stato in grado di sfamare 4000 fedeli; ma anche il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci non avrebbe potuto aver luogo se Gesù non avesse avuto a disposizione quelle cinque pagnotte e i due pesciolini di cui parla l’evangelista.

Ma perché i cereali – i cosiddetti carboidrati – sono la nostra fonte primaria di energia? La risposta all’interrogativo è semplice: il nostro carburante deve essere lo zucchero; ovvero, in termini chimici, il glucosio.

A parità di peso, i cereali (carboidrati) contengono più glucosio delle proteine e dei grassi.

I grassi sono una riserva d’energia e una protezione essenziale (ad esempio dal freddo, dai traumi) oltre che come fodera dei tendini, e così via. Le proteine fanno invece la parte dei mattoni che utilizziamo per costruire il nostro corpo, perché tutte le cellule sono fatte di proteine.

Se non abbiamo a disposizione i carboidrati, possiamo ricavare carburante dalle proteine e dai grassi. Però attenzione, ora entra in gioco la questione della qualità.

I carboidrati rilasciano meno scorie (inquinano meno, come carburante, o emettono “meno fumo”, potremmo dire) delle proteine e dei grassi.

Ciò significa che, con la “benzina verde” che ricaviamo dai cereali, il nostro motore organico rimane più pulito (o meno sporco) al confronto di un motore che utilizzi carburante derivato dalle proteine e dai grassi.

Per dare l’idea di questo fatto, proviamo a bruciare un quantitativo di riso (o di grano) e un pari quantitativo di olio (o di burro). I cereali fanno meno fumo.

Ma quando bruciamo i grassi? Possiamo facilmente immaginare quanto fumo facciano. Adoperare le proteine come carburante? È un po’ pericoloso, perché il processo sprigiona l’azoto contenuto in esse. E l’azoto è un gas tossico.

I carboidrati sono la nostra “benzina senza piombo”. Le proteine sono la benzina “con piombo”. I grassi sono il carburante diesel (per chi non sappia usarli correttamente).

Sarà anche per questo che quando siamo stanchi e stressati cerchiamo istintivamente dello zucchero per sedarci? Eppure anche quando siamo felici usiamo festeggiare con una torta o con dei pasticcini, ovviamente dolci.

L’unico modo per non “inquinare” è digiunare. Ma non possiamo farlo per tutta la vita, perché altrimenti moriremmo di fame.

La saggezza delle nonne

Mia madre, una donna che non aveva studiato, ci preparava il pasto tradizionale giapponese: una ciotola di riso, un’altra di zuppa di miso, un po’ di verdure cotte (mai crude) e due pezzettini di verdure fermentate.

L’unica porzione di cui potevamo chiedere il bis era il riso. Questo perché mia madre sapeva che con il riso potevamo avere più forze (le cosiddette calorie odierne), mentre con le verdure e la zuppa non potevamo ottenere le forze che il riso ci avrebbe fornito.

In Oriente c’è un detto: “il primo piatto”, cioè il piatto di primaria importanza, “è il secondo piatto”, ossia il contorno. Il primo: cereali, riso, miglio, grano saraceno, mais, frumento etc. Il secondo: verdure, zuppa, proteine, insalate fermentate (verdure pressate sotto sale). Si tratta di un linguaggio inesistente nella cucina occidentale.

Esistono tuttavia anche a queste latitudini espressioni e nomi di cibi che riproducono concetti orientali: “pasta e fagioli”, “riso e piselli”, “polenta e merluzzo” e così via. Ma si noti: non si dice “fagioli e pasta” o “merluzzo e polenta”. Una ragione per non invertire gli ingredienti di questi piatti tradizionali ci sarà pure.

Le nonne, anche senza sapere cos’erano i carboidrati, le proteine, le vitamine, il calcio, il magnesio etc. preparavano piatti salutari basati sulla loro conoscenze empiriche, simboleggiate dal cesto pieno di pane posto al centro della tavola. Era solamente un fatto rituale?

Non importa che la farina sia raffinata o integrale; l’importante è il glucosio dei cereali, la sostanza che riesce a far funzionare il nostro motore producendo meno fumo. Ma se il motore non parte, a che cosa servono gli antiossidanti?

Quanto bere?

Mi permetto infine d’aggiungere una considerazione sull’acqua.

Non so quanto faccia bene bere molto. Se beviamo di più saremo più puliti, come dicono in tanti. Ma perché l’acqua possa espletare la sua funzione di elemento purificatore abbiamo bisogno dell’energia che ci aiuti a farla funzionare come tale.

Più acqua assumiamo, più energia ci viene richiesta dall’organismo. “Per ottenere energia dobbiamo bruciare qualcosa”. È una legge di natura.

Allora, posso dire che assumendo più acqua produrremo più fumo?

Si consideri in proposito la formula: C6H12O6+6O2 = energia+6CO2+6H2O (senza offesa per le nonne!).

La nostra selezione di cereali in chicco


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Tamio Yagisawa

Tamio Yagisawa

Tamio Yagisawa. Naturopata, bioterapeuta nato in Giappone nel 1948. Per risalire alle cause dei sintomi di oggi, Tamio fa ricerca nell'abitudine alimentare, nello stato emozionale, nel luogo e nella data di nascita, dando particolare attenzione alla energia elettromagnetica KI (Destino). Il suo...
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