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Non-fare, Essere

di Dario Canil 1 mese fa


Non-fare, Essere

Leggi un estratto da "Tu Sei Magia" di Dario Canil e scopri come riscoprire la magia dentro di te

La vita semplicemente accade, fluisce senza sforzo. Nelle storie che ti racconti sulla vita, lì sboccia lo sforzo, insieme all'idea che tu debba per forza fare qualcosa. Rilassati dunque, lascia che proprio ora tutto accada!

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Tu Sei Magia

Dario Canil

(5)

Da quanto tempo hai smesso di vivere felice? Blocchi emotivi, paure, inibizioni stanno impedendo l'espressione vera del tuo potenziale. Il mio intento è farti riscoprire e liberare ciò che già Sei ma forse non riesci a...

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Indice dei contenuti:

Responsabilità

Tu sei responsabile della vita che stai vivendo. Con la tua Coscienza stai proiettando qui, nella virtualità, proprio questa vita, ne sei creatore, curatore ed esecutore. Dipende tutto da te.

Anche per quanto è apparentemente fuori dal tuo controllo, per esempio un lutto che puoi subire - perché in questo piano d'esistenza prima o poi tutti lasciamo il corpo -, dipende da te in termini di reazione.

Sei tu che decidi come porti di fronte a ciò che non puoi controllare. Le reazioni che esprimi sono totalmente una tua libera scelta.

Libertà proprio ora

Figlia di una scelta è anche la questione se vivere addormentato o sveglio. Una persona ancora nell'oblio agisce da automa, in modo automatico, per schemi appresi, in modo reattivo.

Quando l'azione si manifesta come reazione essa riporta a quel passato che non c'è ora né ci sarà mai più. Nella reazione si mostra la prigione del tempo. Quando l'azione appartiene al qui e ora, libera dal tempo, condotta in piena presenza, essa è parte di ciò che è in questo momento e non è più vincolata ad alcuna idea costruita in precedenza.

L'ascolto è lo strumento di cui disponi per smascherare in tempo reale ogni tua infelice uscita dal presente. Ogni uscita dal presente è per sua natura poco felice, perché le risposte e le azioni ottimali da applicare nel presente possono trovarsi soltanto nel momento presente.

Quindi se in un dato momento, grazie alla tua presenza, ti percepisci arrabbiato, deluso, ferito, triste, impotente, annoiato ecc., cerca di non farti trascinare dentro l'emozione, ma osservala da fuori come testimone silenzioso.

Con il tuo sentire valuta quanto quell'emozione, come qualità e come quantità in cui viene espressa, sia davvero pertinente in quel momento così specifico e unico.

Se è la sua qualità a rivelarsi fuori luogo, allora domandati in quale situazione del passato ti sei trovato a provare la medesima emozione e cerca di cogliere che tipo di collegamento, scattato in automatico, è causa del tuo sentirti alterato nel momento presente.

Se invece l'emozione ti sembra appropriata, ma decisamente troppo intensa a livello quantitativo, cerca comunque il collegamento con il tuo passato, perché senza volerlo stai scontando ora il pesante pedaggio di una situazione che non solo non sta avvenendo nel momento presente, ma che non ha effettivamente nulla a che spartire con l'adesso.

La libertà è anche uno stato di presenza che ti rende consapevole che esiste soltanto Ora, che il passato non c'è più e non ci sarà mai più o, addirittura, non c'è mai stato come la tua mente lo ricorda, perché tu, cambiando consapevolezza, modifichi ineluttabilmente il tuo passato.

Il passato e il futuro sono illusorie forme d'onda che collassano nel momento presente.

Quando prendi coscienza di una certa cosa, è un processo irreversibile, cioè qualcosa da cui non si può regredire e rispetto al quale puoi soltanto modificare la tua consapevolezza in forme sempre diverse.

In questo momento presente tu stai creando il tuo futuro e il tuo passato contemporaneamente. E lo fai di continuo, nell'adesso. Quindi, perché mai dovresti provare attaccamento, rammarico o nostalgia per qualcosa che si riferisce al tuo passato, visto e considerato che nel presente c'è tutto il passato che ti serve e che tu lo puoi cambiare, secondo coscienza, proprio ora?

Lo stesso vale per ogni genere di preoccupazioni. La mente, sostenuta dalla socializzazione, ti ha insegnato a occuparti prima (sporcando l'adesso) di ciò che ancora non è.

Se adesso sei dove vuoi essere, vivi questa benedizione al massimo del tuo potenziale. Se in questo momento non sei dove vorresti essere, non è plausibile pensare che ci arriverai continuando a comportarti come hai fatto finora.

Non puoi uscire da ciò che vivi come problema, continuando a usare lo stesso schema con cui hai dato vita al problema.

Allora, cambia!

"E come posso fare?" piace dire alla mente.

Se ciò che hai pensato e fatto non ti ha portato dove volevi, cambia ciò che pensi e fai!

"Ma io l'ho fatto mille volte, ho provato tante strade, ho cambiato stile di vita, ho fatto seminari, meditato e letto libri."

Questo mi sembra molto buono, sia l'esserti messo in discussione, sia l'aver osato sperimentare il cambiamento, sia l'aver coltivato con dedizione e impegno la tua conoscenza in ambito spirituale. Va tutto bene! Benissimo, direi. Ti suggerisco di continuare in questa direzione.

"Ma è quello che faccio da anni, eppure mi sembra di essere sempre punto e a capo."

Probabilmente senti che è così perché l'hai fatto sforzandoti. Hai forzato e costretto te stesso. E così facendo, hai negato te stesso. Hai negato la perfezione di quello che Sei. Non c'è mai stato nulla di sbagliato in te, nulla che fosse meno che perfetto. Tutto ciò che hai espresso è sempre stato il meglio che potevi fare in quel determinato momento.

Persino lo sforzo nel farlo è, in verità, perfetto e ti sta semplicemente comunicando qualcosa.

La percezione di dover sempre fare qualcosa nega ciò che già c'è proprio nel qui e ora e proprio nella sua perfezione. Avere l'idea del dover sempre fare qualcosa implica che ciò che si è fatto fino a questo momento non ha funzionato, non è abbastanza, non è soddisfacente.

Prova a sentire se ti risuona un'altra strada, quella del non-fare. Ne conosco due tipi: il non-fare creativo dell'agguato e il non-fare della resa al qui e ora.

Il non-fare creativo dell'agguato

Il non-fare come agguato è l'arte di poter scegliere una strada diversa rispetto a quella che si sarebbe percorsa in condizioni ordinarie. Questo innesca il potere di infrangere, via via che lo si attua, la rigidità del condizionamento sociale e la conseguente fissità comportamentale.

Il non-fare è l'atto di anticipare le risposte emozionali stereotipate smascherandole e, di fatto, svuotandole del loro potere allucinatorio. Più entri in contatto con te attraverso l'ascolto istante-per-istante e più facile diventa anticipare le gabbie percettive della mente.

Nel non-fare puoi deliberatamente scegliere di adottare ruoli opposti a quelli che rivesti nelle tue consolidate abitudini sociali e nelle storie che ti racconti.

Le storie che una persona si racconta e recita con se stesso o con gli altri sono piuttosto potenti in quanto, anche quando siano del tutto inconsapevoli, sono rette dalla Magia dell'Essere che quella persona ha smesso di vedere.

Il non-fare è fluida improvvisazione, lampo di genio e giocoso esercizio di adattamento.

Il non-fare è un'arte sciamanica, un potere agito come se fosse un gioco dal vero mago dell'Essere, che non ha nulla a che vedere né con il prestigiatore, né con l'operatore dell'occulto: "Il mago e la maga sono persone serene, soddisfatte di sé, che raggiungono obiettivi, vivono nell'abbondanza e nella prosperità e dedicano la loro vita ad aiutare gli altri".

Il non-fare viene definito dagli sciamani toltechi, che abbiamo conosciuto grazie ai racconti del nagual Carlos Castaneda, come la sottile arte di un guerriero di tendere agguati a se stesso, ovvero spezzare il più possibile ogni consuetudine fissa, ogni rigidità comportamentale, al fine di liberare risorse energetiche che altrimenti rimarrebbero cristallizzate nelle abitudini.

Si tratta di un gioco serio e continuo, attraverso cui tutta la ruggine della rigidità e dell'oblio di un uomo viene abilmente oliata per condurlo alla flessibilità, alla lucidità e all'azione concreta.

Dice Castaneda: L'arte dell'agguato consiste nell'apprendere tutti i trucchi del camuffamento, e impararli così bene che nessuno si accorge che si è camuffati. Per riuscirci è necessario essere spietati, astuti, pazienti e gentili. La spietatezza non dovrà essere durezza, l'astuzia non dovrà essere crudeltà, la pazienza non dovrà essere negligenza né la gentilezza stupidità.

La spietatezza è l'arte di non raccontarsela e di non indulgere nell'autocommiserazione; l'astuzia è l'uso strategico delle circostanze; la pazienza è la rinuncia all'aspettativa e la fiducia nell'intento; la gentilezza è scegliere e percorrere sentieri che hanno un cuore.

Praticando l'agguato a te stesso diventi un guerriero che dà la caccia alla libertà di percepire e di Essere. Facendo il non-fare tu fermi il mondo. Fermi il mondo di storie che ti raccontavi fino a un momento prima.

E come fermi l'incantesimo delle storie della mente? Introducendo in modo creativo un elemento dissonante nel tessuto dei comportamenti ordinari, con il preciso intento di arrestarne il monotono, uniforme e ipnotizzante accadere. L'elemento dissonante è proprio il non-fare creativo che di volta in volta è capace di frantumare la routine e la rigidità percettiva a essa collegata.

Il non-fare, rompendo le barriere dell'azione convenzionale, libera energia utile al risveglio, alla presenza, alla percezione del Sé, all'Essere.

Il non-fare, qui nella virtualità, è prendere congedo dalle rigide idee sul mondo continuando a vivere fluidamente nel mondo.

"E concretamente come faccio a non-fare?"

È semplice, alla prima occasione mangia con le mani, ma non le costine, gli spaghetti! Qualche volta, in piena presenza, cammina all'indietro, o di lato, sotto lo sguardo di altre persone, non per esibizionismo, ma per conferire realtà al tuo non ordinario agire. Puoi persino osare mettere due calzini sgargianti di colore diverso, oppure due scarpe diverse. Puoi allacciare per prima quella che di solito allacci per seconda. Puoi andare a parlare appassionatamente con il parroco del tuo paese di come senti che la vocazione per la Chiesa sta prendendo piede in te. (Questo per me sarebbe un agguato di grandi proporzioni!) Puoi ricominciare (se non lo fai già) a rotolarti per terra come facevi da bambino.

Purché sia sempre un sacro gioco di potere e di libertà, e non una sostituzione di vecchie abitudini con nuove e nemmeno un dovere/sforzo, gioca quanto vuoi, in piena presenza, il gioco del non-fare.

Tu Sei Magia

Dario Canil

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Dario Canil

Dario Canil nasce a Basilea, da madre svizzera e padre italiano; si trasferisce in Italia a sei anni e mezzo. Si laurea in Psicologia (indirizzo clinico) a Padova nel 1994. Appassionato di Misticismo, Sciamanismo Tolteco (Castaneda) e Huna e ricerca spirituale, conosce il metodo Reiki nel 1995 e...
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