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Non è vero che... - Estratto da "Breve Corso di Felicità"

di Raffaele Morelli 1 mese fa


Non è vero che... - Estratto da "Breve Corso di Felicità"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Raffaele Morelli e scopri come essere felice attraverso delle vere e proprie "antiregole"

Utilizziamo queste pagine per sfatare alcuni miti sulla felicità.

Indice dei contenuti:

Non è vero che... essere felici è difficile

Essere felici è difficile tanto quanto essere un uomo o una donna. Lo sei già. Non c'è alcuno sforzo da fare, se non quello di mettersi in testa di non farne. Ma come è possibile diventare ciò che si è già?

Molto semplice: non devi fare altro che abbandonare la tua falsa identità. Infatti anche in questo preciso momento hai la felicità a portata di mano, ma guardi altrove e non la vedi.

Come mai allora si dice che sia così difficile raggiungerla? Perché partiamo dall'errata convinzione che la felicità arrivi dall'esterno, dalle relazioni, dagli oggetti. Invece proviene dall'interno, ed è come una corrente misteriosa di cui non conosciamo né l'origine né la direzione.

Ma non importa: basta assecondarla. Non dobbiamo possederla, è semmai lei a possedere noi!

Ma che cos'è la felicità? La felicità è la "signora del nulla", una delle più potenti sostanze dell'anima. Per questo tutte le volte che pensi: "Io non sono nessuno, non ho niente da dirmi", la stai invitando ad attraversarti. E lei non potrà fare altro che accettare.

Felicità è mistero. Appartiene infatti all'ignoto, alle radici che attingono al profondo.

Felicità è un eterno presente. Non rimugina sul passato e non programma il futuro, ma vive appieno l'attimo.

Felicità è semplicità. Ci sono piccole cose che cambiano la vita: camminare nel vuoto, fare l'amore con naturalezza, impastare il pane.

Felicità è libertà. Se ha una ragione concreta è poca cosa, ma se arriva senza motivo allora è un lampo dell'eterno.

Felicità è autenticità. Esistono cose che solo tu sai fare e che ti vengono naturali. In quelle riesci a essere veramente te stesso.

Felicità è sorpresa. Giunge all'improvviso e senza motivo. Come una farfalla, si lascia prendere se non cerchi di catturarla.

Felicità è istinto. Il tuo lato antico emerge per guidarti sul sentiero tracciato per te.

Felicità è silenzio. Solo nel silenzio puoi ascoltare la voce che proviene dal profondo, dalla tua interiorità.

Felicità è affidarsi. Esiste una forza che ti ha creato e continua anche ora a rigenerarti. Come non fidarti?

Che cosa non è la felicità?

Non è razionalità. Il pensiero vive in superficie, non ti caratterizza nel profondo ed è sensibile ai turbamenti che provengono dall'esterno: basta un cattivo pensiero per rovinare una giornata.

Non è causalità. Non stai male per la fine di una storia d'amore, ma perché l'hai trasformata in un alibi. L'anima, invece, ha altre regole.

Non è identificazione. L'estraneità è la migliore terapia: niente di ciò che appartiene alla dimensione visibile può crearti un disagio duraturo. "Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall'io" diceva Albert Einstein.

Non è perfezione. Devi rispettare la tua rabbia, le tue paure, la tua indole, le tue imperfezioni, che sono ciò che ti caratterizza pienamente.

Non è progetto. Non devi cambiare le cose, ma percepire, cedere e aspettare qualcosa che non sai cos'è.

Non è recita. Non sei il personaggio che hai imparato a memoria.

Non è legge. È nei gesti non convenzionali che emerge il tuo vero carattere.

Non è chiacchiera. Le parole inutili ti trascinano verso l'inautenticità e l'infelicità.

Non è sicurezza. La felicità appartiene agli uomini che non hanno certezze e sboccia nella spontaneità.

Non è unilateralità. Spesso e volentieri la parte più vera di te sta proprio nel lato che non stai esprimendo e che lotta per venire alla luce.

Non è protagonismo. Non sei tu a dover stabilire la rotta, ma la tua anima.

Ogni stagione ha la sua felicità.

La felicità, infine, segue il ritmo delle stagioni della vita, che si avvicendano a volte tutte nello stesso giorno, addirittura nella stessa ora, pur avendo ciascuna un periodo di massimo splendore.

All'inverno corrisponde la felicità della tristezza, del nucleo, dell'essenziale, quando i fronzoli e l'inutile vengono abbandonati per lasciare spazio a nuove potenziali capacità. La primavera è contraddistinta dalla felicità dell'esplosione vitale, in cui il seme vede per la prima volta il visibile, e tutto è scoperta, novità ed emozione.

Durante l'estate puoi invece raccogliere la felicità del frutto, quando ogni elemento arriva al giusto grado di maturazione e di compimento.

Nell'autunno, infine, assapori la felicità del tramonto e delle preoccupazioni che svaniscono all'orizzonte, facendo posto alla saggezza.

Non esistono stagioni prive di felicità.

Non è vero che... ti conosci e sai cosa è meglio per te

È vero esattamente il contrario: stai male appunto perché pensi di conoscerti, ma non ti conosci affatto. Tratteggi un ritratto di te stesso, lo appendi alla parete della tua mente e poi pretendi di assomigliarci e, dato che non ci riesci, soffri.

Per star bene dobbiamo disidentificarci di continuo, ovvero prendere le distanze dalle etichette che imprudentemente ci appiccichiamo addosso. Non siamo un prodotto sullo scaffale di un supermercato! Nessuno schema preconfezionato può rendere conto delle sfumature della nostra personalità.

Ogniqualvolta ci identifichiamo con un difetto, una singola caratteristica, un pregio, un impulso, ciò che facciamo è limitarci, consegnando noi stessi all'inautenticità. Tutte le volte che sosteniamo: "Io sono un indeciso", oppure "Io sono un rabbioso", diventiamo di conseguenza indecisi o rabbiosi. Ci autocondanniamo alla prigionia.

Se invece, nelle identiche condizioni, affermassimo: "Sono in un momento di indecisione" o "Sono attraversato da un impulso di rabbia", la questione cambierebbe completamente. È grazie a una percezione più consapevole di ciò che proviamo che possiamo distinguere noi stessi dalle emozioni che viviamo.

Ci ammaliamo perché ci lasciamo assorbire da identità che non ci appartengono. In realtà il cervello ci riplasma di continuo. Ogni immagine di noi stessi che ci costruiamo è immediatamente superata, oltre che fallace.

Stiamo male proprio perché instauriamo un rapporto sbagliato con noi stessi. Se neghiamo la nostra natura pur di aderire a un modello, se ci analizziamo senza requie al microscopio dei sentimenti, se non scopriamo la nostra tendenza più intima, allora per noi non c'è libertà, non c'è salute, non c'è gioia di vivere. Dopo un po' proviamo nausea per ciò che siamo e ci sentiamo in qualche modo stranieri, estranei a noi stessi.

Quante volte siamo stati veramente noi stessi? Quante volte abbiamo preso decisioni che non fossero condizionate dalla nostra storia, dalla famiglia, dalle circostanze, dalle mode, dalla mentalità corrente, dalle cose che avevamo imparato? Quante volte abbiamo compiuto un atto scaturito liberamente dalla nostra profondità autentica? Ha scritto Oscar Wilde: "Lo scopo della vita è l'autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere".

Siamo noi stessi quando non avvertiamo la fatica, nelle cose che ci vengono naturali, in ciò che riusciamo a fare senza averlo imparato, nelle azioni spontanee. Allora, e solo allora, possiamo stare bene.

Non è vero che... non sei mai felice

Ti definisci infelice e sei convinto di esserlo sempre. Sei ossessionato dalla tristezza e la vedi ovunque. Ti senti in qualche modo responsabile, colpevole del tuo stato, e questo non fa che peggiorare la tua sofferenza.

Durante gli sprazzi di serenità temi ansiosamente il ritorno della tristezza e così ti rovini anche la felicità del momento. Infine, spesso e volentieri ti ritieni un fallito a causa della distanza incolmabile fra il ritratto di te stesso che ti sei dipinto e il modello di felicità proposto dall'esterno, tra quello che credi di essere e quello che vorresti essere.

La tristezza, in verità, non è un lato di te. Non sei tu a essere triste: al contrario, è la tristezza ad affacciarsi in te per svolgere la sua funzione!

Non rendere permanente un'identità che non ha fondamento reale, non definirti una volta per tutte triste, permaloso, irascibile: questi stati d'animo sono semplici ospiti che arrivano da un altro mondo. Riconoscendoli per quello che sono, li rendi visibili e li collochi nella giusta dimensione: come una pianta esposta al sole germoglia, così uno stato d'animo illuminato dal tuo sguardo matura e dà frutto.

La tristezza, inoltre, non è sempre la stessa: tutte le volte che arriva è un sentimento nuovo. Di quale tristezza parli? Di quella senza fondo? Di quella nostalgica? Di quella mista a gioia? Ogni volta è diversa; se ti sembra sempre la medesima, è perché ti sei assuefatto a emozioni abitudinarie.

La tristezza, infine, perdura solo perché tieni gli occhi fissi sul modello di perfezione: ti aggrappi alle lancette dell'orologio e le immobilizzi. È come se bloccassi la digestione: invece, se permetti alla tristezza di transitare, la digerisci rapidamente, ricavandone energie indispensabili alla tua vita.

Non è vero che... per giungere al benessere è necessario un lungo percorso

C'è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è in realtà un indugiare"; così scrisse Franz Kafka, l'autore della celebre Metamorfosi.

Con la scusa che per trovare il benessere occorre percorrere una via lunga e faticosa, rinviamo di giorno in giorno il momento della partenza: temporeggiamo all'infinito, ci impantaniamo e sprofondiamo in una situazione di stallo. In realtà, ogni momento è buono per prendere in mano la propria vita.

Non c'è nessun percorso e nessun lavoro da fare. Se si lavora per stare meglio, si finisce con lo stare peggio. Occorre infatti sfatare il mito che più si fatica e meglio è. Bastano poche e semplici azioni per cambiare la tua condizione.

Per prima cosa devi sgombrare la mente per percepire che sei qui e non hai niente da dirti. Non pensare a tragitti avventurosi o a sforzi titanici. Ci sono forze nascoste che ne sanno più di te e soprattutto sanno cosa fare di te.

Perditi dunque nell'attesa e affidati a queste forze. Qualcosa ti sta creando a tua insaputa nel migliore modo possibile. Il seme possiede dentro di sé tutta l'energia e la conoscenza che occorrono alla tua realizzazione. Per arrivare al fiore bisogna non intervenire e abbandonarsi.

In secondo luogo devi mutare i tuoi orizzonti temporali. Il passato è morto e il futuro non c'è ancora. Se rimani nel presente, le cose vanno a posto da sole. Se invece il passato ti trattiene e il futuro ti tormenta, allora il presente inesorabilmente ti sfugge.

Ernest Hemingway diceva che "oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai tu oggi". È questo il momento di cambiare sguardo.

Infine, non dimenticare mai che ciascuno di noi è un individuo unico e nel contempo cosmico, e pertanto partecipa alle vicende del cosmo come parte di un tutto. Qualcosa sta creando te e nello stesso tempo crea il mondo con le stesse sostanze che abitano dentro di te. Come non fidarsi?

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Raffaele Morelli è medico, psichiatra e psicoterapeuta. Dirige Riza psicosomatica, il primo mensile di psicologia nato in Italia, e il più autorevole grazie alla sua direzione e ad un equipe redazionale di specialisti. La sua ricerca è rivolta agli aspetti simbolici del corpo umano e della...
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