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Muovi il tuo DNA

di Romina Rossi 6 mesi fa


Muovi il tuo DNA

Si dice spesso che il cibo è una medicina, ed è vero. Ciò che mangiamo ha il potere di farci ammalare o guarire.

Ma anche il movimento è una medicina: la sua mancanza può provocare disturbi piccoli o grandi, mentre un’attività ben bilanciata durante la settimana è un toccasana.

Tanto che il movimento e l’attività fisica sono ormai uno dei consigli cardinali di tutti i medici.

Nel suo ultimo libro, Muovi il tuo DNA, Katy Bowman va oltre questo concetto e ci spiega in che modo proprio il movimento agisce sulle cellule del nostro corpo. E lo fa talmente in profondità da poter modificare in positivo il nostro organismo e persino il DNA.

Indice dei contenuti:

Le cellule sentono il movimento

Tutti noi possiamo resistere giorni senza mangiare. In casi estremi anche senza bere. Dopo un certo periodo di tempo il nostro corpo ci manda dei segnali. Sentiamo la fame e la sete, sentiamo di aver bisogno di nutrire il corpo che, in quel momento, sta soffrendo.

Quando, però, passiamo intere giornate fermi, senza fare movimento, ci rendiamo conto dei segnali che il corpo ci manda? Non li sentiamo quasi mai o, al massimo, li avvertiamo quando il corpo non ce la fa più dopo tante ore, perfino giorni, di sedentarietà o poca attività e per di più monotona.

Mentre ci preoccupiamo per la nostra alimentazione, di cosa e quanto mangiare, quali alimenti scegliere per avere una dieta il più bilanciata possibile, non riflettiamo quasi mai su quanto movimento abbiamo bisogno di fare per stare bene, di che tipo e di come farlo.

Il movimento, infatti, proprio come fa il cibo, innesca una serie di processi a cascata che modificano la fisiologia. Questi processi provocano delle sollecitazioni meccaniche che sono avvertite dal corpo. Ma anche le cellule sono in grado avvertire tali sollecitazioni – sforzo da taglio, compressione, tensione – che a questo livello profondo vengono tradotte in segnali biochimici.

Questi permettono alle cellule di regolare la propria struttura e funzione.

A seconda del carico a cui il nostro corpo è sottoposto, le cellule hanno una reazione diversa, si possono persino deformare, determinando una reazione visibile anche a livello fisico.

È tutta una questione di carico

Il carico non si riferisce solo al peso che trasportiamo: si intende anche quello del nostro corpo e il modo in cui lo spostiamo nell’ambiente in relazione alla forza di gravità. Ad esempio se passiamo un mese fermi a letto, le masse muscolari e ossee si riducono sensibilmente. Cosa che non avviene se invece conduciamo una vita normale. Questa variazione dipende dall’allineamento delle ossa rispetto alla forza di gravità.

Il nostro corpo fisico corrisponde, infatti, alla sommatoria dei carichi sperimentati dalle nostre cellule. E proprio il carico, e non il suo peso, come invece siamo abituati a pensare, determina le deformazioni sulle cellule che si tradurranno a livello fisico. Potremmo infatti affermare che il nostro corpo fisico ha la forma dei carichi a cui è stato sottoposto. Ciò si verifica perché il tessuto costituito dalle cellule non è di un unico tipo, ed è morbido e non rigido. Ognuno di questi tessuti reagisce in modo diverso alle tante variabili. Quindi un insieme di forze determinate crea un carico diverso a seconda del tessuto su cui grava. Le deformazioni cellulari che si ottengono variano a seconda dei tessuti interessati.

È un po’ come un albero esposto al vento. Proprio l’effetto che il vento ha sull’albero, e che produce sulle sue varie parti, corrisponde al carico che determina le caratteristiche dell’albero stesso. In certe parti può risultare deformato, come per esempio nel tronco – che è maggiormente esposto o nei rami più fragili – mentre altre, come la chioma più fitta e riparata, rimarranno intatte e integre.

Il dolore dipende dal carico

Il modo in cui l’albero, o il nostro corpo, si adatta al carico non dipende tanto dal suo peso (o dall’intensità del vento). Dipende per lo più da come noi e l’albero reggiamo quel carico.

Se dobbiamo portare un peso, abbiamo diversi modi per farlo. Immagina di dover trasportare una zucca di sei kg. Come la trasporti? Non c’è un unico modo, ma puoi decidere di portarla come ti risulta più comodo (appoggiata sul torace, tenuta su un fianco con una mano…).

Allo stesso modo, c’è differenza fra trasportare una sola zucca di sei kg e due o più zucche che, sommate, pesano sei kg. Anche in questo caso i modi di trasportarle sono tanti. E cambia l’uso dei muscoli del corpo che sono coinvolti.

Anche se il peso rimane esattamente lo stesso, sei kg, ogni carico determina una deformazione cellulare unica.

È il carico del movimento che fa il corpo, ad esempio, che può scatenare il dolore al ginocchio. Il modo in cui mettiamo il piede mentre camminiamo potrebbe causare un carico eccessivo al ginocchio. Più i piedi deviano verso l’esterno mentre si cammina, maggiore è il carico che grava sulle strutture mediali del ginocchio, come il legamento crociato anteriore e il menisco.

Di fronte a una situazione del genere i medici sono concordi nel consigliare alla persona un calo di peso, affermando che è il sovrappeso a causare dolori e acciacchi.

Ma se fosse solo il peso, le persone magre non dovrebbero soffrire di dolori al ginocchio o alle articolazioni. Il fatto che ne soffrano, invece, è un ulteriore conferma che è il carico, e non il peso, il fattore scatenante e principale da tenere in considerazione.

Come si risolve allora il dolore al ginocchio? Basta ridurre la rotazione esterna dei piedi mentre camminiamo. Cioè variamo il carico del peso del corpo, pur mantenendo invariato il nostro peso. Ovvio che la perdita di peso aiuta a migliorare la nostra condizione, ma non è l’unica condizione necessaria per stare meglio.

Il movimento ha effetti sulla salute

Da ogni parte ci viene detto che il movimento fisico è fondamentale per stare in salute. Ma che tipo di esercizi è meglio fare per restare veramente in salute? E per fare in modo che tutte le parti del corpo, e non solo alcune, beneficino del movimento fisico quali esercizi dobbiamo fare? Come facciamo a capire se il tipo di movimento che facciamo è davvero un cibo nutriente per il nostro corpo?

Finora abbiamo capito quanto sia importante considerare il carico generato da qualsiasi tipo di movimento. Ogni volta che prendiamo un carico (la zucca dell’esempio precedente) si creano delle piccole deformazioni, cioè delle variazioni che sono per noi impercettibili, come ad esempio la trazione che l’oggetto crea sulle mani o la curvatura delle ossa del braccio che sono sottoposte al peso della zucca, ma che le nostre cellule percepiscono perfettamente. E modificano visibilmente.

Ora dobbiamo anche capire che tipo di movimento è bene fare al fine di praticare un’attività fisica benefica.

Oggi non ci muoviamo più come facevano i nostri nonni o bisnonni, che erano abituati alla vita all’aria aperta, a spostarsi da un luogo all’altro principalmente a piedi – o in bicicletta, i più fortunati. Se andiamo ancora più indietro nella storia, per l’uomo preistorico il movimento rappresentava la sopravvivenza. Si muoveva per cercare cibo e anche per sfuggire all’attacco degli animali feroci.

Noi invece passiamo ore e ore seduti dietro a una scrivania e ci mettiamo la coscienza a posto con un’ora di palestra due o tre volte a settimana. Pensiamo, così, di aver pareggiato i conti con la sedentarietà.

In realtà il movimento fisico che facciamo è completamente insufficiente oltre a essere, in molti casi, anche non adatto. È credenza comune, infatti, che basti fare un qualsiasi esercizio fisico per migliorare l’ossigenazione di tutti i tessuti. In realtà, in questo caso vengono migliorate la circolazione e l’ossigenazione, che a loro volta permettono una più efficace eliminazione delle scorie metaboliche, solo dei muscoli che sono impiegati per fare quel determinato movimento.

Ciò significa che sono solo i muscoli che usiamo durante il nostro allenamento a trarre benefico dal movimento. Mentre quelli che non vengono usati non beneficiano di alcunché. Se in palestra alleni solo bicipiti e quadricipiti, non puoi aspettarti che anche il tibiale anteriore abbia la stessa ossigenazione dei due muscoli allenati.

Facendo sempre gli stessi esercizi, come spesso avviene in palestra, e ripetendo sempre gli stessi schemi di movimento, abbiamo tessuti forti accanto a tessuti deboli. Ed è in questo modo che a poco a poco si creano gli infortuni.

Movimento e attività fisica

Intendiamoci, il movimento è molto importante, è alla base della nostra salute. Ma quello che alimenta i processi fisiologici essenziali e aumenta il nostro benessere generale sono movimenti vari ed equilibrati fatti con una certa frequenza. La mancanza di movimento per il nostro corpo ha la stessa valenza della mancanza di cibo o di ossigeno. Quando uno di questi tre fattori manca, si innesca una serie di meccanismi e di segnali che funzionano da allarme.

A livello fisico la carenza di movimento si traduce con la comparsa di dolori, scricchiolii, malattie e disturbi più svariati.

A questo punto è bene però distinguere fra movimento “naturale” ed esercizio fisico. Ad aumentare il benessere del nostro corpo è il movimento, inteso come tutti i movimenti che il nostro corpo riesce a fare, fra cui quindi alzare un braccio, fare l’occhiolino o schioccarsi le dita. In quest’ottica l’esercizio fisico è più limitato rispetto al movimento ed è relativo solo alle attività fisiche che, ad esempio, facciamo in palestra o durante un allenamento. Potremmo vedere il movimento come un grande cerchio al cui interno è contenuto un cerchio più piccolo dentro cui rientrano gli esercizi fisici. L’uno comprende l’altro, ma sono due cerchi ben distinti.

Ecco dunque che per aumentare il nostro benessere dobbiamo aumentare la tipologia di movimenti che non rientrano nel cerchio dell’esercizio fisico, ma che sono comunque essenziali per i tessuti del corpo e per la nostra salute. Non basta limitarsi solo all’attività fisica.

Il movimento naturale infatti non è solo una questione di muscoli ed esercizio, perché anche i carichi passivi sono importanti (il carico prodotto dal corpo seduto per la maggior parte della giornata o mentre dormiamo) e hanno una conseguenza sulla nostra salute.

Ti è mai capitato di dormire in una posizione diversa e di svegliarti con mille acciacchi? Questo succede perché la minima variazione del carico passivo crea una differenza cellulare e quindi fisica.

È per questo che diventa importante imparare a distinguere un carico passivo corretto da uno invece scorretto che rischia di creare un qualche squilibrio a livello cellulare prima e fisico poi.

Muovi il corpo e il DNA

Tutti questi movimenti, attivi e passivi, così come la loro carenza, hanno effetti nel profondo, dato che anche le cellule ne beneficiano o risentono. Ed è qui che sta l’idea innovativa, che ancora pochi scienziati hanno preso in considerazione. E cioè di come il movimento o la sua carenza influisca sul nostro DNA, proprio come fanno la dieta, lo stress e i fattori ambientali.

Il DNA è infatti influenzato da fattori genetici ma anche da fattori esterni. E non è forse il movimento un fattore esterno in grado di avere conseguenze tangibili?

Quindi, sì all’attività fisica. Ma da ora in poi diamo la priorità anche al movimento, che include esercizi su come stare seduti, muoverci, stare in piedi e riposarci in modo da bilanciare il carico il meglio possibile.

Seguendo tutti questi consigli sul giusto movimento naturale ognuno dei movimenti che facciamo nell’arco della nostra giornata sarà benefico per le nostre cellule e la salute.

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