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Lo yoga nel suo contesto - Estratto da "Prevenire e Guarire con lo Yoga"

di Christine Campagnac-Morette 2 mesi fa


Lo yoga nel suo contesto - Estratto da "Prevenire e Guarire con lo Yoga"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Christine Campagnac-Morette e scopri come aiutare il tuo corpo a guarire grazie allo yoga

La filosofia dello yoga si sviluppa essenzialmente intorno al 500 a.C. con le Upanishad o «insegnamento segreto». Le sue tecniche sono però antecedenti e verosimilmente erano già praticate tra il 2000 e il 2500 a.C. (epoca prevedica).

Indice dei contenuti:

Fondamenti della filosofia e della psicologia dello yoga

Le Upanishad sono all'origine di diverse scuole, tra cui la Nyaya-Vaisesika, o «Argomentazioni sui diversi fondamenti dell'universo»; la Samkhya-Yoga, che avrebbe influenzato la medicina ayurvedica e lo yoga; la filosofia del Vedanta.

L'idea centrale di questi sistemi di pensiero è sempre la stessa, quali che siano le loro tesi. Si tratta di ritrovare l'unità o il legame (yog) tra la coscienza cosmica (paramatma) e quella individuale (jivatma).

Secondo la teoria hindu, la separazione delle due coscienze è la causa profonda dell'infelicità dell'uomo. Per tutta la vita, quest'ultimo brama l'oggetto dei suoi desideri. Le sue facoltà mentali e sensoriali lo conducono verso oggetti esteriori che non lo soddisferanno mai. Alla fine del suo percorso terrestre, solo con se stesso, egli si ritrova angosciato e miserabile davanti alla morte.

Secondo il sistema Samkhya-Yoga, finché l'uomo non sarà pervenuto, abbandonando l'ego, a scoprire la propria anima, scintilla della coscienza cosmica, la sua coscienza individuale trasmigrerà da un corpo all'altro, in attesa del momento in cui troverà la sua unità.

Concezione della psiche nella filosofia yogica

È molto simile alla concezione ayurvedica. Scintilla dell'anima cosmica è l'anima individuale, che è eterna ma celata dall'attività costante degli elementi costituenti lo spirito (manas). Lo spirito - che lo yoga situa in un punto preciso del cervello, corrispondente alla ghiandola pineale - è in relazione con tutti gli organi del corpo e i sensi, da cui riceve le diverse informazioni. Esso è dunque lo strumento di ogni esperienza umana. Tutti gli oggetti dei sensi possono essere afferrati dallo spirito, ma lo spirito non può essere afferrato dagli oggetti dei sensi. Esso è immateriale e comprende:

  • Chitta, ovvero i processi mentali inconsci, il substrato della psiche con tutte le sue pulsioni istintive. Lo yoga lo situa in un centro energetico situato tra l'ano e la vescica (Muladhara-Chakra).
  • Buddhi o intelletto, che è a fondamento dell'intelligenza. Principale strumento della psiche, è il ricettore delle impressioni inconsce e l'organo della discriminazione.
  • Ahamkara o senso dell'io, ovvero l'ego. Il sistema Samkhya-Yoga sottolinea il fatto che l'ego è fonte di sofferenza. Solo eliminandolo si ritrova l'unità in se stessi.

Secondo il Samkhya-Yoga, l'individuo possiede sin dalla nascita una psiche caratterizzata dalle tendenze risultanti dall'interazione costante delle tre qualità di base (guna). Si tratta di:

  • inerzia e oscurità (tamas)
  • attività e passione (rajas);
  • luce ed equilibrio (sattva).

La personalità sarà diversa a seconda della prevalenza dell'una o dell'altra di queste tre tendenze.

La prevalenza della tendenza Tamas provoca un carattere pesante, malsano, brutale, incline alla droga e all'alcool, privo di luce e dotato di una forte aggressività.

La prevalenza della tendenza Rajas determina un temperamento iperattivo, dispersivo, instabile, irritabile e possessivo, avido dei piaceri della vita e sensibile ai valori mondani.

La prevalenza della tendenza Sattva dà un comportamento luminoso, affettuoso, altruista, fine, sottile, sereno, comprensivo e orientato alla conoscenza e alle arti.

Inoltre, tutte le attività fisiche, mentali e intellettuali sono soggette all'influenza attiva della tendenza Rajas.

Anatomia metafisica e fisica dello yoga

Lo yoga vede l'essere umano come una serie di involucri che vanno dal sortile al grossolano, dall'energia cosmica alla materia. Questi diversi corpi (kosha) si chiamano:

  • Anandamaya-Kosha, o corpo di beatitudine. In esso viene situata l'anima universale (jivatma);
  • Vijnanamaya-Kosha, o corpo della conoscenza. In esso viene posto lo spirito (manas) e uno dei suoi aspetti (chitta) o substrato della psiche;
  • Manamaya-Kosha, o corpo della mente. In esso vengono posti l'intelletto (buddhi) e l'ego (ahamkara);
  • Pranamaya-Kosha, o corpo di energia {pruno), che collega i corpi precedenti al corpo fisico. In esso vengono situati i Chakra o «ruote energetiche», così come i canali che trasportano questa energia (nodi)',
  • Annamaya-Kosha, o corpo fisico.

È nel corpo d'energia, Pranayama-Kosha, che circola il Dio del vento Vayu o l'umore (vata), secondo la fisiologia ayurvedica e yogica. Il vento soffia attraverso dei canali (nadi o sira), tra i quali lo yoga ne distingue i tre principali: Ida-Nadi, Pingala-Nadi e Shushumna-Nadi.

Ida-Nadi, situato a sinistra della colonna vertebrale, trasporta l'energia lunare; Pingala-Nadi, situato a destra della colonna vertebrale, trasporta l'energia solare; Shushumna-Nadi, situato nel midollo spinale, trasporta le due energie unificate.

I due primi canali del corpo sottile d'energia (Pranayama-Kosha) hanno una corrispondenza, nel corpo fisico, con le due catene gangliari ortosimpatiche, mentre il terzo, Shushumna-Nadi, è in rapporto con il sistema cerebrospinale.

Tutti questi canali sono poi in relazione con centri o ruote energetici, i Chakra, che hanno un ruolo importante nel funzionamento fisico e mentale, e sono in stretto rapporto con i plessi nervosi del corpo fisico.

Ciascun Chakra è simboleggiato da un fiore di loto, il cui numero di petali indica quello dei Nadi confluenti in esso. A ogni petalo corrisponde una sillaba, o mantra.

La ripetizione mentale dei Mantra e la visualizzazione della forma specifica (yantra) di ciascun Chakra hanno per scopo il risveglio del potenziale energetico di quest'ultimo, facendolo vibrare.

Lo yoga riconosce sei Chakra principali, le cui qualità vibratorie (vritti) vanno a formare le tendenze ed esperienze di ciascun essere. Essi sono, dal basso verso l'alto:

  • Muladhara-Chakra: situato tra l'ano e gli organi genitali, corrisponde al plesso pelvico e possiede quattro petali. A ogni petalo corrispondono le sillabe Va, Sha, Sha, Sa. Il suo colore è il rosso sangue. Sede delle energie fisiche, sessuali e del subconscio, rappresenta la terra. Sue tendenze sono il desiderio e il piacere sessuali.
  • Swadhistana-Chakra: situato tra la regione genitale e l'ombelico, corrisponde al plesso ipogastrico e possiede sei petali. A ogni petalo corrispondono le sillabe Ba, Bha, Ma, Ya, Ra, La. Suo colore è il rosso ciliegia. Sede delle forze vitali, rappresenta l'acqua. Sue tendenze sono il sospetto, l'illusione e l'errore.
  • Manipura-Chakra: situato a livello dell'ombelico, corrisponde al plesso epigastrico o solare e possiede dieci petali. A ogni petalo corrispondono le sillabe Da, Dha, Na, Ta, Tha, Da, Dha, Na, Pa, Pha. Suo colore è il giallo dorato. Sede delle forze vitali, rappresenta la forza del fuoco. Sue tendenze sono l'umiltà, il desiderio, l'incostanza e l'ignoranza.
  • Anahata-Chakra: situato nella regione del cuore, corrisponde al plesso cardiaco e possiede dodici petali. A ogni petalo corrispondono le sillabe Ka, Kha, Ga, Gha, Nga, Cha, Cha, Ja, Jha, Nya, Ta, Tha. Suo colore è il marrone rossastro. Sede delle forze vitali, rappresenta la forza del vento. Sue tendenze sono la speranza, l'attenzione, lo sforzo, l'ansia, l'indecisione, il languore. Vishudda-Chakra: situato nella parte inferiore della gola, corrisponde al plesso carotideo e possiede sedici petali. A ogni petalo corrispondono le vocali A, A, I, I, U, U, Ri, Ri, Iri, Iri, E, Ai, O, Au, Am, Ah. Suo colore è il grigio fumo. Sede della mente, rappresenta l'etere. La sua tendenza è il senso dell'udito. Secondo la mitologia indiana, Shiva, Dio dello yoga, conserva in gola l'ambrosia dell'immortalità che lo rende invulnerabile. Vishudda-Chakra simboleggia la sede di questo prezioso nettare. Per quanto riguarda l'udito, Vishudda-Chakra ha anche la facoltà di percepire i suoni sottili. Ajna-Chakra: situato tra le sopracciglia, corrisponde al bulbo cefalorachidiano e possiede due petali ai quali corrispondono le sillabe Ha e Tha. Suo colore è il bianco. Sede della mente, possiede le tre qualità fondamentali (guna). Sua tendenza è la volontà.

Lo yoga individua altri tre Chakra importanti, senza contare quelli minori.

  • Manas-Chakra: situato al centro del cervello e sede dello spirito, corrisponde alla ghiandola pineale e possiede sei Nadi. I primi cinque corrispondono ai nostri cinque sensi (vista, udito, odorato, tocco, gusto); il sesto al senso sottile, necessario per capire i sogni e le allucinazioni.
  • Soma-Chakra, situato sotto Sahasrara-Chakra, possiede sedici virtù.
  • Sahasrara-Chakra: costituisce il Chakra più elevato e viene detto il «loto dai mille petali di luce».

Secondo la teoria del Kundalini-Yoga, esiste in potenza al centro del Chakra-Muladhara, situato alla base della colonna vertebrale, tra l'ano e la vescica, una grande energia creatrice, sessuale, inconscia e spirituale che non abbiamo risvegliato nella sua interezza.

Le tecniche del Kundalini-Yoga, tuttora estremamente esoteriche, permettono di risvegliare questa energia facendola salire attraverso la colonna vertebrale lungo il Shushumna-Nadi. Al passaggio, essa percuote i punti corrispondenti ai Chakra, fino a raggiungere il loto dai mille petali di luce (Sahsrara). Tale risveglio della forza latente della Kundalini e la sua ascesa attraverso quelle aeree energetiche che sono i Chakra illuminano allora totalmente il corpo d'energia (Pranayama-Kosha), eliminando gli squilibri dei tre umori (vento, bile e flegma) che sono all'origine della malattia.

Circolazione del vento (vata) secondo la fisiologia dello yoga

Se la medicina ayurvedica non cita che cinque manifestazioni del vento nell'organismo, lo yoga ne distingue dieci:

  • la respirazione in avanti (prana), che ha sede nel cuore;
  • la respirazione in alto (udana), che passa per la gola;
  • la respirazione che concentra (samano), situata nella regione dell'ombelico;
  • la respirazione separata (vyana), che circola in tutto il corpo;
  • la respirazione che va in basso (apana), che si trova nella regione dell'ano;
  • il serpente (naga), che controlla l'eruttazione, il vomito e tutte le espulsioni dalla bocca;
  • la tartaruga (kurma), che comanda l'apertura e lo sbattimento delle palpebre;
  • la pernice (krikara), che provoca lo starnuto e lo sbadiglio;
  • il «dono degli Dei» (deva-vata), che suscita il sonno;
  • il vincitore (dhananjaya), che penetra tutti i corpi e non li abbandona nemmeno quando sono cadaveri, anzi ne provoca il rigonfiamento.

Tutti questi venti o respirazioni circolano, attraverso i canali sottili (nadi o sira), nel corpo d'energia del Pranamaya-Kosha.

Alcune forme di yoga praticate in India

Lo yoga distingue diversi approcci che perseguono tutti io stesso scopo: trovare il legame (yog) e realizzare l'unione tra la coscienza individuale e quella cosmica. Ogni individuo sceglie pertanto quello che corrisponde meglio al suo particolare temperamento. I più noti sono:

  • lo Jnana-Yoga, o yoga della conoscenza. Attraverso la lettura dei testi, la conoscenza intellettuale, sostenuta dall'intuizione, permette di vivere questa unione dentro di sé;
  • il Karma-Yoga, o yoga dell'azione. Tramite il compimento di atti disinteressati, lo spirito sereno ritrova la propria integrazione;
  • il Bakti-Yoga, o yoga della devozione. Attraverso le emozioni mistiche e l'amore devozionale, lo spirito si immerge e fonde con il proprio principio;
  • il Kriya-Yoga, o yoga della purificazione. Attraverso esercizi di concentrazione e purificazione, trasmessi in modo iniziatico da maestro a discepolo e concepiti per purificare i Chakra, questo yoga "purifica" i corpi d'energia, del mentale superiore e fisico. Scioglie altresì le tensioni psichiche e nervose;
  • il Dhyana-Yoga, o yoga della concentrazione. Attraverso la concentrazione prolungata su un oggetto e il raccoglimento mentale, lo spirito consegue la propria integrazione;
  • il Mantra-Yoga, o yoga della recitazione. Attraverso la recitazione di particolari suoni o formule, lo spirito si rappacifica e ritrova la sua unità;
  • lo Hatha-Yoga, o yoga dell'unione delle energie solare (Ha) e lunare (Tha), che circolano nel corpo umano. Attraverso tecniche psicosomatiche che favoriscono una migliore conoscenza di sé, assicura l'equilibrio tra corpo e mente. Assai praticato in India, è lo yoga più comune in Occidente;
  • il Raja-Yoga, o yoga reale. Tramite esercizi di visualizzazione e concentrazione molto precisi e spesso esoterici, conduce progressivamente allo scopo supremo dello yoga: la fusione dell'io individuale con l'io cosmico. Inseparabile dallo Hatha-Yoga, ne è la logica prosecuzione, ma solo allorché sia conseguita la perfetta conoscenza di sé;
  • infine, lo Yoga Tantrico. Mal compreso in Occidente e poco praticato in India, è finalizzato al risveglio della forza sessuale (forza psichica intensa), evitandone la dispersione. Trascendendola, asserisce di condurre più rapidamente al conseguimento delle facoltà mentali e psichiche, e alla realizzazione finale. Le sue infelici deviazioni sono ben note.

Le 8 membra o parti dello yoga (Astanga-Yoga)

Lo yoga è stato codificato in otto membra o Astanga da Paranjali, medico divenuto maestro di questa via, probabilmente tra il III e il V sec. d.C.

Secondo la dottrina psicosomatica dei Veda e l'insegnamento ayurvedico, la disciplina morale e fisica è indispensabile per mantenere il correrlo funzionamento dell'organismo, sul piano sia fisico che psichico. Lo yoga prevede dunque un certo numero di regole morali e prescrizioni fisiche che ogni studente deve cercare di rispettare.

Primo membro, o le astensioni (Yama)

Senza pretendere di essere esaustivi, si può cercare di seguire il seguente elenco. Bisogna ricercare la non-violenza, il controllo delle pulsioni sessuali, l'onestà e la sincerità con se stessi e gli altri.

L'ultima qualità ha una particolare rilevanza. Se si mente a se stessi per un lungo tempo, identificandosi eccessivamente con il ruolo imposto dai modelli parentali e dalla società, si può arrivare a uno stato di disagio caratteristico di un grande divario tra le proprie Tendenze autentiche e ciò che si cerca di essere.

Il malessere può allora tradursi in numerosi problemi fisici (somatizzazione), allergie, asma, disturbi gastrici, coliti, insonnie ecc. La lucidità, lo spirito di discriminazione e la semplicità raccomandati dalle Yama implicano anche il sapersi osservare e sentire da soli, e non tramite lo specchio degli altri, al fine di accertare i propri limiti e carenze.

Secondo membro, o le osservante (Miyama)

Comprende un certo numero di qualità richieste per conservarsi in buona salute, come la continenza interiore ed esteriore, la fede nell'energia vitale, l'appagamento, lo studio favorevole alla concentrazione mentale, il comportamento equilibrato e l'igiene alimentare.

Terio membro, o le posizioni (Asana)

Prima della pratica delle asana, all'inizio della via dell'Hatha-Yoga troviamo sei azioni purificatorie (Shat-Karma) consistenti in depurazioni (Kriya) che richiedono l'uso di acqua o aria:

  • la pulizia dello stomaco attraverso l'acqua (Kunjal e Baghi);
  • la pulizia dello stomaco mediante una garza imbevuta d'acqua (Vastra-Dhauti);
  • la pulizia del naso tramite l'acqua (Jala-Neri);
  • la pulizia più profonda delle mucose nasali, mediante un filo di cotone imbevuto d'acqua (Sutra-Neti);
  • la pulizia dell'intestino con acqua, tramite il retro (Basti);
  • la pulizia profonda del canale digerente e degli intestini mediante l'acqua (Shanka-Prakshalam).

Inoltre:

  • asciugare le mucose nasali (Kapalabhari);
  • la pulizia del naso mediante l'aria (Bastrika).

Le seguenti due depurazioni purificano sia il cervello che i sistemi nervosi:

  • il massaggio e la stimolazione degli organi addominali attraverso i muscoli della pancia (Nauli);
  • la pulizia della mente e del sistema nervoso tramite lo sguardo fisso (Tratak).

Concepite per aiutare a conservare un buono stato fisiologico, queste sei azioni depurative sono essenziali. Vengono a questo punto le posizioni, o asana, la cui complessità e varietà ha tanto contribuirò alla fama dello yoga. Per essere efficaci, vanno tenute in modo confortevole per un certo tempo, mantenendo una respirazione nasale normale, la mente tranquilla e il pensiero concentrato sul respiro e sull'organo, l'articolazione o il gruppo di muscoli arrivati dalla posizione.Gli scopi fondamentali delle posizioni sono: favorire l'equilibrio fisico e psichico; regolarizzare il funzionamento delle ghiandole endocrine ed esocrine, e dei tre umori (vento, bile e flegma); sviluppare una più profonda conoscenza di sé.

Quarto membro, o il controllo dell'energia vitale o del respiro (Pranayama)

Il Pranayama esercita un'azione diretta sulla circolazione dei diversi respiri, o venti, nel corpo. Nella scienza dello yoga, la narice destra viene detta Surya-Nadi, Pingala-Nadi o canale dell'energia solare, mentre la narice sinistra viene detta Chandra-Nadi, Ida-Nadi o canale dell'energia lunare. L'aria inspirata attraverso la narice destra sarà così considerata un'energia sottile, calda e attiva che circola attraverso Pingala-Nadi, o canale dell'energia solare, lungo la patte destra della colonna vertebrale.

L'aria inspirata attraverso la narice sinistra sarà invece considerata un'energia sottile, fresca e passiva che circola attraverso Ida-Nadi, o canale dell'energia lunare, lungo la parte sinistra dell'asse vertebrale. Lo stato di salute dipende dal corretto equilibrio tra queste due energie.

Se l'energia solare predomina su quella lunare, l'organismo soffrirà di un eccesso di bile e di calore, fonte di problemi vascolari, ipertensione arteriosa, congiuntivite o addirittura emorragie cerebrali. Per contro, se l'energia lunare predomina su quella solare, l'organismo sarà invaso dalla freddezza, causa di disturbi respiratori (asma, bronchiti croniche, allergie ecc.) e cardiaci.

Il Pranayama sviluppa la concentrazione, purifica e unifica i diversi corpi sottili, e acquieta le agitazioni (Vritti) mentali e psichiche. Il controllo del respiro sviluppa la forza di volontà e aumenta l'attività delle cellule nervose.

Grazie al suo apporto di ossigeno, il Pranayama assicura un migliore metabolismo dei gas ematici, con conseguente miglioramento di grande e piccola circolazione. Stimolando il cervello, il cuore e i polmoni, ne migliora inoltre il funzionamento.

Quinto membro, o il raccoglimento interiore dei sensi (Pratyahara)

Con il raccoglimento interiore di tutti i sensi, comincia la parte più difficile dello yoga. Essa «il primo passo verso la Trasformazione della psiche».

La psiche (chitta), sensibile agli organi del corpo, registra un flusso ininterrotto di emozioni e sensazioni che la mettono in stato di eccitazione permanerne. Tali agitazioni mentali (vritti) — provocate dai pensieri e i ricordi, i sogni e le pulsioni, le percezioni e le illusioni — ci nascondono la nostra realtà profonda. Pratyahara, fase essenziale di raccoglimento dei sensi, ci aiuta, mediante una calma osservazione, a prendere coscienza di queste agitazioni senza impedirle, in modo che acquietandosi progressivamente, ci lascino penetrare il tessuto della psiche.

Sesto membro, o la temporanea concentratone mentale so un oggetto (Dharana)

Una volta stabilizzata la mente, il pensiero ormai privo di tensioni può fissarsi su un oggetto. Lo spirito penetra delicatamente nel substrato di chitta, appesantita dai contenuti inconsci.

Questo stadio permette di scivolare dal conscio all'inconscio, portandoci alla scoperta delle nostre pulsioni profonde. E' la parre più lunga e austera dell'Astanga-Yoga, in quanto costituisce lo stadio dell'autoanalisi e dell'avvicinamento all'io.

Durame i periodi di regressione e ansia di fronte alla morte dell'io (ahamkara), così come durame il processo di disintegrazione della personalità, è necessaria la presenza di una guida. Penetrando l'inconscio, sede delle pulsioni più autentiche, il discepolo può in effetti attraversare fasi di grave depressione.

Settimo membro, o la concentrarne continua (Dhyana)

Con l'accettazione della morte dell'io (ahamkara) e la presa di coscienza della propria atemporalità, «lo spirito, avendo penetrato le acque torbide di chitta e affrontato i terribili gorghi delle sue pulsioni istintive», consegue la quiete profonda. Attraversando i fondali della psiche, ormai purificata e unificata, si lascia sommergere senza timore di fantasmi o affabulazioni.

Ottavo membro, o l'unione dell'anima individuale con l'anima cosmica (Samadhi)

Questa conclusione di una lunga pratica ascetica non è accessibile se non a pochissimi iniziati, grandi maestri rivelati. La vira del Buddha e le cattive azioni, le prove e l'illuminazione di Milarepa sono indicative delle difficoltà da loro incontrate.

In questo modo la psiche - dopo aver preso coscienza del corpo fisico, risvegliato e purificato i corpi sottili (kosha) ed esplorato la caverna dell'inconscio — può, forte di questa conoscenza di se stessa e ormai ricolma di luce e quiete, svelare attraverso il suo substrato l'anima individuale (jivatma) che assorbe totalmente l'io (ahamkara).

Secondo la teoria cosmogonica hindu, il ciclo è a questo punto compierò, perché questa scintilla dell'anima cosmica che è l'anima individuale ha ritrovato la sua origine. Dall'epoca prevedica ai giorni nostri, questa concezione del macrocosmo contenuto nel microcosmo è alla base della medicina ayurvedica e dello yoga, indissociabili tra loro in quanto sono, essenzialmente, terapie dell'anima e del corpo.

Di questo stretto legame che unisce la psiche e il corpo non si può fare esperienza che dopo una lunga (e soprattutto regolare) pratica dello yoga.

Le tensioni psichiche creano, come si è visto, dei blocchi energetici (nel corpo sottile del Pranayama-Kosha) i quali, a loro volta, generano delle disfunzioni delle ghiandole e degli organi del corpo fisico. Anche muscoli e articolazioni risentono di tali tensioni psichiche.

Con la pratica delle posizioni, il fenomeno viene invertito. Grazie alla consapevolezza crescente delle tensioni muscolari e degli squilibri respiratori, e attraverso il rilassamento muscolare e la regolarizzazione del respiro, l'energia circola meglio nel Pranayama-Kosha e agisce sugli organi e la psiche. Il benessere che si prova allora non significa che si sia raggiunto qualche traguardo importante: esso è semplicemente dovuto alla circolazione del sangue, al movimento dell'energia, al migliore funzionamento dell'organismo e al rilassamento del sistema nervoso.

A seconda della sensibilità, della consapevolezza e delle esigenze di ognuno, si cercherà o meno di approfondire le cause profonde del malessere precederne e di spingersi più lontano. A prescindere da questo, la pratica regolare dello yoga consente di alleviare, se non di guarire completamente, problemi fisici diversissimi che rendono difficile la vita quotidiana (asma, allergie, diabeti minori, insonnie, problemi intestinali ecc.).

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Christine Campagnac-Morette

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Christine Campagnac-Morette

Christine Campagnac-Morette scopre lo yoga in Vietnam durante l’infanzia. Tornata in Francia si dedica al suo insegnamento, proseguendo gli studi in India. Nel 1974 incontra Swami Anandanand, fondatore del Centro di Ricerca e Trattamento Yogico di Jaïpur, e inizia a dedicarsi allo yoga...
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