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Lo strano patto - Estratto da "La Principessa che aveva Fame d'Amore"

di Maria Chiara Gritti 19 giorni fa


Lo strano patto - Estratto da "La Principessa che aveva Fame d'Amore"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Maria Chiara Gritti e impara a volerti bene e a ritrovare indipendenza e autostima

In un piccolo paese di campagna, dentro una casetta piuttosto isolata dal resto del villaggio, viveva una coppia di sposi, da pochi mesi uniti in matrimonio.

Gli sposini erano avvolti nel mistero, rinchiusi per intere giornate nella loro semplice dimora e tutti gli abitanti del borgo, incuriositi dallo strano comportamento, passavano dinanzi alla casupola sbirciandovi dentro nell’attesa di scoprire i volti dei due giovani innamorati.

Un giorno qualcuno riuscì, origliando, a conoscere i loro nomi e a rubare qualche informazione sulla loro provenienza.

Si chiamavano Rosa e Alfio.

Rosa proveniva da una famiglia molto numerosa, primogenita di cinque figli, tutti maschi tranne lei. Quando era piccola, affascinava per la sua bellezza e per la capacità di sfornare splendidi Pani della Creatività...

Il suo piatto forte era il Pane dell’Arte: ne produceva in continuazione e tutti si nutrivano di tanta meraviglia. Rosa si era sempre sentita profondamente felice fino a quando, con l’arrivo, uno di seguito all’altro, dei quattro fratellini più piccoli, la magia si era interrotta.

Quando nacque l’ultimo fratello. Rosa aveva solo dieci anni, e fu proprio nel giorno del suo compleanno che la mamma trovò il coraggio di farle un discorso. Le spiegò che, per quanto i Pani dell’Arte fossero bellissimi, era arrivato il momento di cominciare a produrre altri tipi di pane: il Pane dell’Altruismo, della Responsabilità e del Sacrificio. La mamma le spiegò anche che, grazie a questi pani, sarebbe diventata una bambina forte ma soprattutto che avrebbe realizzato il compito più importante per una donna: nutrire gli altri, i maschi in particolare, che hanno sempre tanta fame.

Mentre la mamma pronunciava queste parole, Rosa sentì un tonfo dentro al cuore, come se tutta la gioia e la leggerezza che le facevano produrre i suoi meravigliosi pani se ne fossero volate via all’improvviso. Anche i colori con i quali vedeva il mondo si tinsero di grigio e repentinamente si accorse di essere diventata grande, molto più grande della sua età.

Una voce dentro di lei cercò di farsi sentire nel tentativo di ribellarsi alla richiesta della mamma: la voce le suggeriva che la mamma le stesse chiedendo qualcosa di profondamente ingiusto. Ma, proprio mentre qualche timida parola stava per scaturire dalla sua bocca, la mamma la prevenne: «Cara figlia mia, desidero svelarti un segreto che le anziane del villaggio mi raccontarono proprio quando avevo la tua età. Sei abbastanza grande per rivelarti la miscela del Pane dell’Amore».

Dopo un momento di silenzio seguito da un profondo respiro, la mamma continuò: «Il Pane dell’Amore si ottiene sacrificando i propri pani per gli altri».

Rosa la guardò perplessa e stupita.

La mamma proseguì: «Se tu sacrificherai i tuoi Pani dell’Arte per nutrire i tuoi fratelli, scoprirai pian piano tutti gli ingredienti per impastare il Pane dell’Amore e, quando sarai una donna, tuo marito non ti lascerà mai perché sarai in grado di sfamarlo con il più prezioso dei pani».

Le parole della mamma erano state così potenti da spezzare ogni dubbio di Rosa. Anche se ancora avvertiva fitte in fondo al cuore, decise di non ascoltarle affidandosi alla saggezza della mamma e delle altre donne che, certo meglio di lei, conoscevano le leggi del mondo.

La mamma prese Rosa sulle sue ginocchia e, mentre le accarezzava i capelli, pronunciò altre importanti parole: «Rosa, ricordati che solo noi donne possiamo essere custodi di questo segreto e abbiamo la responsabilità di tramandarlo di madre in figlia affinché non venga mai persa la ricetta del Pane dell’Amore».

Con l’emozione di chi si sente custode di un prezioso segreto, Rosa abbracciò la mamma ringraziandola di averla investita di un incarico tanto importante, e da quel giorno cominciò a sfornare tutti i Pani del Sacrificio che poteva per aiutare i fratelli a crescere forti e felici.

Anno dopo anno, Rosa dedicò grande impegno alla missione che le era stata assegnata e, mentre cresceva diventando una Brava Donnina, l’immagine della bambina che incantava le genti con i Pani dell’Immaginazione si faceva sempre più sfocata e lontana. Silenziosamente, la piccolina sprofondò negli abissi più profondi dell’anima, luoghi invisibili nei quali l’infanzia di Rosa andò perduta per sempre.

Alfio aveva invece una storia differente.

Ultimo di sei fratelli, tre femmine e tre maschi, il suo arrivo fu inaspettato e, quando venne al mondo, i genitori non ebbero né il tempo né la voglia di fare festa, presi com’erano a sfornare il Pane del Lavoro per mantenere tutti quei figli.

Quando i fratelli lo videro per la prima volta, lo accolsero sbuffando, preoccupati di dover condividere il poco pane con un’altra bocca da sfamare.

Nella famiglia di Alfio tutti erano indaffarati a sopravvivere, al punto che spesso si dimenticavano di nutrire il piccolino, lasciandolo piangere per giorni interi prima che qualcuno si accorgesse che stava morendo di fame.

Nonostante le scarsissime attenzioni dei famigliari, Alfio era riuscito ad apprendere autonomamente come produrre il Pane dell'Intelligenza, e tutte le maestre a scuola lo esortavano a esercitarsi intravedendo in lui grandi potenzialità. Ai genitori però non importava di queste sue capacità e, poiché nessuno lo stimolava ad applicarsi, pian piano Alfio perse la voglia di imparare.

Sostituì il Pane dell’intelligenza con quello della Furbizia, che richiedeva meno ingredienti ed era più utile per sopravvivere dentro le mura domestiche.

Crebbe con la fame e con la rabbia di chi ogni giorno deve lottare per ottenere il suo tozzo di pane; il suo desiderio di sfamarsi fu tale che, a un certo punto, decise di unirsi alla compagnia dei Rubapani.

Trascorse l’adolescenza a sottrarre pani dalle case più ricche stando ben attento a non farsi beccare, fino a che, un giorno, le cose andarono storte e i Custodi del Pane lo colsero in flagrante mentre mangiava il pane di altri.

Fu un periodo buio per Alfio: trascorse molto tempo solo, chiuso in una stanza a pensare a se stesso; per la prima volta in vita sua pianse, versando tutte le lacrime che aveva trattenuto negli anni passati. Il dolore e la solitudine lo aiutarono a comprendere che rubare il pane non era la strada giusta e promise in cuor suo che, non appena avesse riconquistato la libertà, avrebbe trovato un altro modo di saziarsi.

Quel momento arrivò e, insieme alla libertà, avvenne anche l’incontro con qualcuno che gli avrebbe cambiato la vita per sempre.

Rosa camminava lungo il sentiero di casa carica di ingredienti per l’impasto dei pani, quando accidentalmente si scontrò con Alfio che avanzava pensieroso a testa bassa.

Alfio si scusò per la disattenzione e, mentre aiutava Rosa a raccogliere tutte le cose cadute a terra, rimase colpito dalla dolcezza e dalla bellezza della ragazza di fronte a lui. Una voce gli suggerì che forse era proprio lei la soluzione che stava cercando, forse aveva bisogno di una donna capace di nutrirlo come mai sua madre era stata in grado di fare.

Alfio seguì la sua voce interiore e fece di tutto per convincere Rosa a uscire con lui. La giovane non era molto convinta, le sue sensazioni erano confuse e sembravano esortarla a cambiare strada. Ma poi pensò a come sarebbe stato difficile incontrare un altro uomo, presa com’era a sfornare pane tutto il giorno.

La determinazione di Alfìo e la curiosità di Rosa presero il sopravvento e si accordarono per un appuntamento pomeridiano il giorno seguente.

Rosa uscì con la scusa di aver dimenticato qualche ingrediente e si ritrovarono in un bosco lontano da casa, distante da occhi indiscreti che avrebbero potuto riconoscere la ragazza.

Alfìo riempì le ore trascorse insieme confidando a Rosa la triste storia della sua infanzia, la lotta quotidiana per il cibo, la fatica di convivere con i morsi della fame, così atroci da spingerlo a rubare i pani di altri. Le raccontò della sua abilità nel produrre il Pane dell’Intelligenza, talento che tuttavia non aveva potuto coltivare a causa dei continui digiuni.

Le dolorose parole di Alfìo si conficcarono come spine nel cuore di Rosa.

La ragazza non si spaventò per le brutte azioni compiute da Alfìo, anzi, il suo sguardo si fissò sull’immagine del piccolo denutrito e trascurato, un bambino pieno di potenzialità che non aveva potuto crescere ed esprimersi al meglio a causa della fame. Mentre lo ascoltava. Rosa sentiva nascere sempre più forte dentro di sé il richiamo verso una missione salvifica: lei si sarebbe occupata del piccolo Alfio maltrattato, lei lo avrebbe nutrito e fatto crescere, lei lo avrebbe aiutato a diventare un uomo di nuovo capace di sfornare i Pani dell’Intelligenza.

Forte di questo pensiero, sul finire del pomeriggio. Rosa trovò il coraggio di fargli questo discorso: «Non ti preoccupare, Alfio, il tuo periodo di fame è finito. Sono molto brava nell’impastare pane e donare nutrimento, ai maschi in particolare. Ti darò io tutto quello che la tua famiglia non è stata in grado di offrirti. Quando ti sarai sfamato e sarai finalmente cresciuto, io mi riempirò della gioia di sentirti guarito».

Alfio, affamato come pochi, non poteva credere alle parole che stava udendo e alla fortuna che gli era capitata e, temendo si trattasse solo di un sogno, decise di trasformarlo in realtà chiedendo a Rosa di diventare subito sua sposa.

Il giorno delle nozze arrivò in men che non si dica, e dinanzi all’altare i due giovani si scambiarono le loro promesse.

«Io, Rosa», pronunciò ad alta voce la fanciulla, «prometto di donarti tutti i pani che ti sono mancati nell’infanzia per aiutarti a diventare un uomo adulto e realizzato.»

«E io, Alfio», replicò lo sposo, «prometto di ricompensarti restando sempre al tuo fianco, grato per i tuoi sacrifici.»

Fieri dei voti pronunciati, i due sposi si misero a impastare con entusiasmo le parole del giuramento creando un unico pane che disposero nel forno della Sacra Mensa per poterlo offrire ai commensali.

Accadde tuttavia che, proprio mentre suggellavano il loro strano patto, l’impasto non riuscì a lievitare, annunciando un cattivo presagio che presto si sarebbe svelato.

La Principessa che aveva Fame d'Amore

Come diventare regina del tuo cuore

Maria Chiara Gritti

La psicologa Maria Chiara Gritti, esperta di dipendenza amorosa, ha scelto un approccio universale per trattare questo tema: una favola. Attraverso la storia della simpatica Arabella, racconta i moti, le pulsioni, gli errori...

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Maria Chiara Gritti

Maria Chiara Gritti, psicologa e psicoterapeuta a Bergamo, esperta nel trattamento della dipendenza affettiva, da anni conduce gruppi terapeutici sulla love addiction. Ideatrice di un percorso di guarigione innovativo sulla dipendenza amorosa, tiene corsi di formazione rivolti a psicologi per...
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