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Lo scopo del libro "Reset - Arrampicare leggeri"

di Tore Vacca 9 mesi fa


Lo scopo del libro "Reset - Arrampicare leggeri"

Leggi un estratto dal libro "Reset - Arrampicare leggeri" di Tore Vacca

"Non si può insegnare niente; si può solo far sì che ognuno trovi le cose in se stesso" Galileo

Prima di scrivere questo libro ho scalato per anni "con il freno a mano tirato". Non sono mai riuscito a raggiungere i risultati che avrei voluto a causa soprattutto di blocchi mentali che riguardavano vari tipi di paura (di volare, di farmi male e altre forme di paura irrazionali, immotivate e non elaborate); altre volte i blocchi mentali riguardavano l'ansia da prestazione o l'ossessione del risultato.

Dopo dieci anni di arrampicata, ciò che per me era la passione più importante era diventata una schiavitù, una routine. Come un modo di timbrare il cartellino o di fare presenza a tutti i costi.

I blocchi mentali diventavano più forti ogni volta che lavoravo su un progetto oltre il mio limite. Senza saperlo mi trovavo coinvolto in una corsa sfrenata alla rincorsa del grado, come succede a tutti quegli arrampicatori che, dopo anni di frequentazione, si ritrovano a praticare l'arrampicata quasi per abitudine.

Trovavo abbastanza noioso, forzato ed ossessivo il fatto di scalare per settimane sulla stessa via, nella stessa falesia, a ripetere più volte al giorno le stesse sequenze di movimenti, facendo attenzione a ricordare bene tutti i movimenti di mani e piedi e puntualmente cadere sul duro, oppure bloccarmi perché ero troppo concentrato a ricordare la prossima sequenza e dimenticarmi il movimento che dovevo fare in quel momento.

Senza parlare dei disturbi del sonno causati dall'ansia durante la notte prima di andare a scalare.

Tutto questo mi causava forti periodi di stress e di rifiuto verso l'arrampicata, al punto da sentirmi nauseato verso qualcosa che non aveva più nulla a che fare con il piacere, con l'entusiasmo e il divertimento genuino verso questa attività che personalmente non ho mai definito "sport".

Per me l'arrampicata è sempre stata altro. Come una finestra sul mondo interiore che può permettere di cogliere gli aspetti di sé che talvolta rimangono nascosti nella vita di tutti i giorni, ma che emergono prepotentemente quando siamo a contatto con la roccia.

In quei momenti possono emergere delle situazioni emotive molto forti, che ci mettono a contatto con i nostri limiti, quasi sempre immaginari, o con le paure, quasi sempre amplificate e ingigantite dai pensieri.

Sono quelle le situazioni in cui ognuno deve cavarsela da solo e nessuno ti può aiutare. Sono quelli i momenti in cui possiamo sentirci costretti a giocarci il tutto per tutto e riuscire a tirare fuori il meglio di noi stessi per mettere in atto le nostre potenzialità e qualità più nascoste.

È solo allora che possiamo riuscire ad ottenere i risultati più incredibili. Proprio quelli che fanno la differenza e che in altri momenti non sarebbero neppure razionalmente concepibili, sui quali non avremmo potuto scommettere neppure un centesimo.

E così, l'arrampicata può diventare lo specchio involontario delle proprie paure, decisioni, ambizioni, reazioni e risultati.

Nel momento in cui tutto questo appare chiaro, possiamo avere la consapevolezza di come l'arrampicata possa diventare un mezzo per conoscere se stessi, ripercorrendo a ritroso le origini delle varie percezioni per affrontare un viaggio interiore che diventa a suo tempo una potente pratica spirituale di rivalutazione e conoscenza di sé.

Ma cosa mi avrebbe dovuto spingere a scrivere un libro sull'arrampicata? Avevo veramente qualcosa di interessante da dire, qualcosa di utile per gli altri che già non fosse stato scritto? Il mio parere era davvero così indispensabile? E soprattutto, ero davvero così arrogante da pensare di poter aggiungere qualcosa al mondo dell'arrampicata?

Queste e altre domande sorgevano durante la stesura delle prime bozze del libro.

Ma nello specifico, cosa potevo aggiungere all'arrampicata al tempo dei Social Media, di 8a.nu, dei Top Climbers super palestrati (che forse fanno un altro sport), della rincorsa al grado, dell'elogio della forza e della conseguente sottovalutazione dell'aspetto mentale e ridicolizzazione della paura come se fosse una cosa da perdenti?

Vista la scarsità di libri specifici sull'argomento e la poca letteratura a disposizione, ho deciso di scrivere questo libro per condividere la mia ricerca personale e metterla a disposizione di chiunque senta la necessità di affrontare una questione così complessa e aumentare la propria consapevolezza e capacità di controllo sull'aspetto mentale dell'arrampicata.

Mentre le pagine di questo libro prendevano forma, il processo di scrittura ha funzionato da catalizzatore, permettendomi di rimettere insieme le idee e di ricostruire un puzzle, collegare i puntini e trovare le risposte che cercavo.

Il libro non è un manuale, non è una ricetta, non c'è un programma da seguire e non c'è qualcuno che ti dice cosa devi fare. Il libro è come un cartello indicatore: indica un punto di vista, offre spunti di riflessione, spinge a farsi domande, invita a cercare delle risposte.

Ognuno di noi è diverso, ognuno quando arrampica ha le sue paure, le sue ansie. Tuttavia, qualsiasi sia il motivo che ti impedisce di arrampicare con tranquillità risponde a dei meccanismi universali che sono semplici da smontare una volta che si conosce la giusta chiave di lettura.

Nel libro si fa riferimento allo Zen, agli insegnamenti spirituali, alla mitologia e agli archetipi, alla psicologia e al buon senso. Si cerca di guardare le cose dall'esterno, al di fuori del mondo dell'arrampicata, senza ego, senza competizione. Si parte dal presupposto che bisogna mettere ordine al caos, chiamare le cose con il loro nome, riconoscere la situazione e individuare la vera causa di stress, paura, ansia.

Qual è il vero motivo che ci impedisce di scalare come vorremmo? Cosa ci fa credere che quel motivo sia un limite reale?

I motivi possono essere i più disparati, ma non ci interessa individuare un colpevole. Questo sarebbe soltanto un alibi, una scusa per giustificarsi e continuare a negare il problema.

A noi interessa andare dritti al punto, trovare la radice, ed una volta riconosciuta, si tratta di accettarla così com'è e affrontarla con coraggio e senza tirarsi indietro. Questa è la strada che viene indicata nel libro: la strada della consapevolezza e della responsabilità. Se vuoi cambiare una situazione che non ti piace, allora devi sporcarti le mani.

Solo tu puoi decidere.

Questo non è un libro per tutti. Spinge a riflettere e a confrontarsi con gli aspetti di sé che sono più scomodi e fanno più paura in arrampicata, quelli per cui è meglio girare la faccia dall'altra parte e far finta di niente.

Questo libro è per te, se hai a che fare con una situazione limitante che ti impedisce di scalare come vorresti. Se hai voglia di conoscerti meglio attraverso l'arrampicata e se hai la curiosità e il coraggio di guardarti dentro, anche al costo di scoprire qualcosa che potrebbe non essere piacevole.

Spero che questo testo possa davvero essere utile a coloro che cercano una strada da seguire e non si fermano alle apparenze. Con l'augurio che la lettura possa stimolare a guardarsi dentro e migliorarsi, non solo come arrampicatori, ma prima di tutto come esseri umani.

Reset - Arrampicare leggeri

Scoprire sé stessi con l'arrampicata

Tore Vacca

Un libro per conoscere meglio sé stessi attraverso l’arrampicata, con riferimenti allo Zen, agli insegnamenti spirituali, alla mitologia e agli archetipi, alla psicologia, e al buon senso. Si parte dal presupposto che...

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Tore Vacca

Tore Vacca è un’arrampicatore qualunque che ha scalato per molti anni con il freno a mano tirato a causa della paura non elaborata. Dopo aver studiato e analizzato a ritroso 10 anni di arrampicata, decide di condividere le sue riflessioni personali sull’aspetto mentale della...
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