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Le verità scientifiche - La Specie Nuova - Libro di Igor Sibaldi

di Igor Sibaldi 25 giorni fa


Le verità scientifiche - La Specie Nuova - Libro di Igor Sibaldi

Leggi un estratto dal libro "La Specie Nuova" di Igor Sibaldi

La scienza è la ricerca della verità.

Questa frase è semplice, suona bene e a nessuno viene in mente di smentirla. Quale altro scopo avrebbero mai le teorie scientifiche, se non quello di giungere alla verità su qualcosa?

La filosofia può non essere una ricerca della verità: ogni grande filosofo accusa giustamente altri grandi fìlosofi di aver badato non tanto alla verità quanto alla coerenza del loro sistema, o alla bellezza di un loro ragionamento. La religione può non essere la ricerca della verità: tutte le grandi religioni, a un certo punto della loro storia, cercano soltanto il modo di adattare le loro antiche tradizioni a una società che cambia. Può non essere una ricerca della verità la giustizia com'è esercitata nei tribunali: capita che in qualche periodo la situazione sociale imponga ai giudici di lasciare da parte l'esigenza di verità. Per la stessa ragione il giornalismo non è sempre una ricerca di verità - come tutti abbiamo constatato in varie occasioni.

Invece la scienza è a tal punto una ricerca della verità che se non lo fosse non si chiamerebbe "scienza" - che significa: conoscenza - ma "frode", "errore" o "illusione".

Eppure l'affermazione che la scienza è la ricerca della verità si complica molto, non appena proviamo a precisare che cosa significhi la parola verità.

Alcuni sono profondamente convinti che la verità sia ciò su cui un gran numero di persone possono trovarsi d'accordo. 

E' una convinzione che determina un buon rapporto con la gente; nei periodi in cui ho nutrito anch'io questa convinzione, mi sono sentito a mio agio nella mia epoca e tante cose mi risultavano molto più chiare di quanto non lo siano ora. Se avevo un dubbio su qualcosa, mi immaginavo cosa ne avrebbero detto i miei conoscenti, o gli autori che stimavo, e in breve tempo il dubbio si risolveva.

Proprio a motivo del benessere psicologico che determina, questa idea della verità come di un consenso collettivo è particolarmente tenace. I suoi sostenitori sono disposti a difenderla anche in maniera aggressiva. Molti scienziati se ne accorsero a proprie spese, quando proposero teorie che discordavano con ciò che la maggioranza dei loro contemporanei riteneva vero.

Altri sono convinti che la verità debba essere qualcosa di diverso da ciò che una maggioranza si accontenta di considerare vero: la verità - secondo questi altri - deve essere nuova, e possibilmente sorprendente.

Questa convinzione è scomoda, ma spesso esaltante. Fa sentire diversi dalla propria epoca, più intelligenti, più audaci, e ci sono persone che si sentono vive solo quando possono credersi migliori dei loro contemporanei. In nome di questa verità diversa, Galileo costruì il suo cannocchiale e Freud cominciò a studiare la sessualità infantile, di cui prima d'allora nessuno aveva mai sentito parlare.

Altri ancora ritengono che la verità sia irraggiungibile.

E una convinzione non solo malinconica, ma anche contraddittoria: se infatti dico che la verità è irraggiungibile, sono sicuro di stare dicendo qualcosa di vero e dunque mi sto dando torto. Nondimeno, anche questa idea della verità è attraente: chi la nutre sente rafforzarsi la propria importanza personale, un po' come una donna affascinante corteggiata invano da molti. Dice infatti a coloro che credono di aver colto una qualche verità: "Su, provate a convincermi e non ci riuscirete!"

È lo scetticismo di Ponzio Pilato, il quale domandò a Gesù: "Che cos'è la verità?" e non volle nemmeno ascoltare la risposta (Giovanni 18,38). Ed è condiviso sia da brillanti filosofi, come Sesto Empirico, Berkeley, Popper, sia da un numero incalcolabile di torpidi spettatori televisivi e utenti di internet, che, dinanzi a qualsiasi notizia scientifica, fanno spallucce e borbottano: "Tanto prima o poi risulterà che non è così."

A ciascuna di queste idee della verità corrisponde un differente tipo di ricerca scientifica.

Ci sono scienziati che cercano verità che piacciano a molti. Ci sono scienziati che cercano di smentire le verità accettate da molti, per sgombrare il campo a nuove scoperte. E ci sono scienziati che cercano di smentire sia gli uni sia gli altri.

Nella storia della scienza, tutti e tre questi tipi di ricerca sono sempre venuti a trovarsi fianco a fianco e ciascuno di essi ha contribuito a suo modo al progresso scientifico.

La ricerca della verità-consenso ha espresso e orientato la scienza per intere epoche. La ricerca di smentite alle verità-consenso ha cambiato la mentalità di intere epoche. La ricerca di dimostrazioni dell'irraggiungibilità della verità ha ridimensionato questi cambiamenti. E ciascun tipo di ricerca ha fatto individuare problemi tecnici che gli scienziati risolvevano via via, in attesa che le teorie scientifiche spiegassero il rapporto tra quei problemi e la verità.

Perciò, la frase che all'inizio ci era sembrata tanto chiara andrebbe così riformulata: la scienza è la ricerca di tre verità diverse tra loro.

E avremmo in tal modo una definizione della scienza, che non è chiara affatto. Di quelle tre verità diverse, infatti, due sono necessariamente di troppo, perché la verità non può essere che una. Oppure sono non-verità tutte e tre e si annullano l'una con l'altra - così che rimane in sospeso l'interrogativo: a cosa serve realmente la scienza?

La Specie Nuova

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Igor Sibaldi

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