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Le teorie della medicina cinese - Estratto da "Agopuntura"

di Paolo Consigli 1 mese fa


Le teorie della medicina cinese - Estratto da "Agopuntura"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Paolo Consigli e scopri di più su questa pratica antichissima di salute utilizzata da millenni

Per capire come funziona l’agopuntura dovete entrare in confidenza con i principi millenari che fondano le scienze tradizionali cinesi.

Indice dei contenuti:

Una medicina che segue l'osservazione della natura

Molti pregiudizi sulla medicina cinese sono stati alimentati dalla falsa credenza che essa si fondi su teorie filosofiche astruse e fumose: in realtà, ci vuole solo un po’ di buona volontà per assimilare idee e concetti a cui non siamo avvezzi, ma che sono straordinariamente simili ai modelli scientifici più recenti. I cinesi hanno dedotto questi principi osservando la natura: riuscirete anche voi a comprenderli, se avrete la pazienza di seguire le spiegazioni esposte nei capitoli che seguono.

I Cinesi hanno osservato in modo sistematico tutte le analogie e le somiglianze presenti nei fenomeni naturali e ne hanno dedotto la presenza del Qi, il Tao, la teoria dello yin-yang e la legge dei Cinque Movimenti.

Nella medicina cinese la ricerca dell’armonia e dell’equilibrio psicofisico avviene attraverso la comprensione di questi concetti, che non sono affatto antiquati, ma analoghi ai fondamenti fisici della scienza moderna.

Non faremo disquisizioni sulle tante e diverse scuole filosofico-scientifiche sviluppatesi in Cina nell'arco degli ultimi 4.000 anni; analizzeremo soltanto le idee fondamentali delle due scuole che fondano la teoria e la pratica delle scienze tradizionali cinesi: il Taoismo e la Scuola dello yin e dello yang.

Il Taoismo ha cominciato a svilupparsi nel IV secolo a.e.c. e i capostipiti sono stati Lao Zi (letteralmente «Antico Maestro»), autore del Tao Te Ching, e Zhuang Zi.

La Scuola dello yin e dello yang trae origine da correnti di pensiero sviluppatesi attorno al V secolo a.e.c. La medicina cinese si fonda su questi due grandi movimenti che, assieme al Buddhismo, importato dall’India, e al Confucianesimo hanno prodotto le filosofie fondamentali della civiltà cinese.

Il Confucianesimo ha influenzato profondamente la società cinese, impostando una società patriarcale e definendo le regole del vivere sociale, mentre il Taoismo, dal forte accento matriarcale, ha analizzato le leggi insite in natura e ha fondato le scienze cinesi.

Una medicina energetica: il Qi (l’energia)

Per la medicina cinese tutto ciò che esiste nell'universo è energia. Gli antichi scienziati cinesi parlano di diversi tipi di Qi, forze che fanno sussistere ed evolvere la materia. Il significato letterale della parola Qi è forza, energia, soffio, gas, aria, principio vitale, l’elemento più sottile che compone tutte le cose: il Qi è ciò che sta alla base della vita ed è il fattore costitutivo dell’universo.

Scomponendo l’ideogramma notiamo che nella parte bassa è raffigurato un chicco di riso che cuoce: il riso è l’alimento per eccellenza, che rappresenta la materia concreta, l’energia allo stato potenziale (yin).

Le tre linee orizzontali nella parte superiore rappresentano il movimento dell’emissione di I vapore che si sprigiona dal riso: il vapore è la parte mobile, più sottile, più yang dell’energia. Da oltre quattro millenni, il pensiero scientifico cinese poggia sull’assunto che «il mondo è composto da forze mutevoli»: una concezione condivisa dalla fisica moderna.

Già nel XIX secolo Michael Faraday e James Clerk Maxwell, gli scienziati capostipiti dell’elettromagnetismo, studiavano i campi di forza senza il riferimento a corpi materiali, cosa che non avveniva nell’indagine delle forze secondo il modello newtoniano.

La fisica ci insegna che la materia in tutte le sue forme è un concentrato di forze. Ai nostri occhi essa si presenta solida e inerte solo perché tenuta assieme dalle potenti forze esercitate dalle sue componenti subatomiche. Le teorie più avanzate della fisica non si occupano più delle molecole, ma dei campi di forza esercitati dalle particelle: in meccanica quantistica gli oggetti materiali solidi, a livello subatomico, sono costituiti da sequenze ondulatorie più o meno probabili.

Non solo la medicina, ma tutte le scienze tradizionali cinesi (ingegneria, astronomia, alchimia, geomanzia ecc.) hanno interpretato la realtà nel suo aspetto energetico. Con il senno di poi possiamo affermare che gli antichi Cinesi avevano ragione nel considerare la materia nient’altro che una forma di energia concentrata e solidificata: oggi sappiamo che essa è composta per oltre il 90% da vuoto, un vuoto in cui sono immerse nubi di elettroni e particelle subatomiche che viaggiano a velocità vorticose, le cui strutture sono insieme massa ed energia.

Nell'ideogramma del Qi, il substrato energetico della realtà materiale, sono espressi in sintesi tutti questi concetti.

Questo ideogramma ha una forza sintetica simile alla famosa equazione matematica formulata da Albert Einstein nella teoria della Relatività Generale: E=mc2, vale a dire l’energia equivale alla massa moltiplicata per la costante di velocità al quadrato.

Questa equazione ci dice che la velocità della luce è una costante e che energia e massa sono due parametri variabili interdipendenti che si trasformano l’uno nell'altro: la massa non è che energia concentrata. I pensatori cinesi hanno riassunto lo stesso concetto con il diagramma Tai ji («Polo Supremo»).

La tendenza a concentrare materia è l’aspetto yin della realtà, la tendenza a muoverla e disperderla è l’aspetto yang della realtà: il Qi, quindi, è energia, ma è anche struttura materiale.

Gli scienziati che si occupano di fisica teorica hanno rinunciato a scoprire il mattone fondamentale indivisibile della materia in quanto, a ben vedere, sembra che non esista: gli atomi sono divisibili in particelle, masse ondulatorie instabili e imprevedibili. Una teoria fisica considera queste forme ondulatorie come stringhe sottili, che vibrando e risuonando danno origine alla forma materiale: un modello delle infinite vibrazioni subatomiche prodotte dallo strumento chiamato cosmo.

Il Qi dell’organismo

Il Qi è la forza che ha dato impulso alla formazione dell’universo ed è ciò che costituisce il cosmo stesso. Si muove e si manifesta secondo leggi precise ed è la forza intelligente alla base di tutti i fenomeni naturali. L’essere umano è parte inscindibile del campo energetico dell’universo e obbedisce pertanto alle stesse leggi. I cinesi chiamano Li l’insieme delle regole, delle leggi, degli schemi che sottendono tutti i fenomeni naturali e che sono presenti nelle percezioni della nostra coscienza. Il Qi umano attinge al Qi dell’universo, uomo e universo sono sistemi autorganizzati che si sostengono attraverso processi energetici interdipendenti e in perenne mutamento.

La fisica ci insegna che l’universo si espande e che la materia è una massa energetica pulsante in continua trasformazione: il corpo umano, essendo composto da materia, lo è anch’esso. Il 98% degli atomi del nostro corpo viene rinnovato in meno di un anno; abbiamo un nuovo fegato ogni sei mesi; un nuovo scheletro ogni tre mesi; un nuovo stomaco ogni cinque giorni; la pelle si rinnova in un mese e il cervello, nelle sue componenti materiali di ossigeno, idrogeno e azoto, in un anno non è più lo stesso: il nostro corpo diventa un corpo «nuovo» a ogni istante.

Esso è composto da flussi in entrata e uscita di Qi, che giunge ai nostri organi e ai nostri tessuti grazie al fitto sistema dei Canali e dei loro Collaterali.

Nel formulare la sua teoria delle Strutture Dissipative il Premio Nobel per la Chimica Ilya Prigogine ha confessato di essersi ispirato al pensiero cinese. Prigogine afferma che gli esseri viventi sono sistemi energetici chiusi, in quanto autorganizzati. Il sistema mantiene una forma stabile, rimanendo sempre lo stesso, ma i suoi componenti si rinnovano, non sono mai gli stessi. Tuttavia, dobbiamo considerare gli esseri viventi anche come sistemi aperti, perché vi scorrono di continuo materia ed energia, dall'interno verso l’esterno e viceversa.

La vita si manifesta attraverso la convivenza paradossale di forze opposte: di stabilità e cambiamento, i cinesi direbbero di yin e yang. Possiamo immaginarci una struttura dissipativa come un vortice turbinoso d’acqua, simile a quelli che si formano nello scarico della vasca da bagno. Il vortice mantiene la sua forma, ma l’acqua che lo compone cambia di continuo: il Qi nel corpo umano mantiene aggregata e invariata la sua forma, ma il Qi si trasforma incessantemente nelle attività metaboliche adattative che distruggono e costruiscono la sua struttura.

Il vortice d’acqua può essere un’immagine ingrandita suggestiva per capire anche ciò che succede su un punto d’agopuntura lungo i Canali: gli agopunti sono zone spiraliformi che, come punti di scarico, lasciano passare il flusso vorticoso del Qi.

Non è un caso che il 70% del volume complessivo del nostro corpo è composto da acqua e sorprendentemente il 99% delle molecole del nostro organismo sono molecole d’acqua. Se impariamo a conoscere l’acqua possiamo arrivare a comprendere profondamente noi stessi, osservandone i movimenti e i comportamenti, cercando di capire che cosa vuole realizzare: così facevano i medici cinesi fin dall’antichità.

Le strutture organiche, spiega Prigogine, sono stabili, ma tendono sempre a un equilibrio ideale che non riescono mai a raggiungere; questa tendenza all’equilibrio spinge i sistemi viventi, sottoposti a un flusso continuo di energia e materia, a evolvere e raggiungere nuovi equilibri, nuovi stati d’instabilità, trasformandosi così in strutture sempre più complesse e più intelligenti: è così che la vita si è evoluta sulla Terra, dagli esseri unicellulari fino all’essere umano.

Il Tao: l’unità in tutte le cose

La parola Tao (pronuncia «dao») in cinese significa armonia, via, stile di vita, ordine; designa anche l’Origine non manifesta di tutti i fenomeni.

Per i taoisti, scopo della nostra esistenza è raggiungere il Tao, ispirarci all'agire spontaneo della natura e imitarla: ciò può garantirci una vita sana e lunga, che i Cinesi chiamavano «immortalità». Per conoscere la via che porta all’armonia dobbiamo comportarci secondo natura, cioè rispettarla, conoscerne le leggi e farci ispirare da essa con saggezza.

C’è qualcosa, informe eppure completa, che esisteva prima del Cielo e della Terra.

Silenziosa e infinita, sussiste da sola e non muta. Pervade tutto senza un difetto. La si può immaginare come la madre di tutto ciò che sta sotto il Cielo. Non sappiamo il suo nome, ma la chiamiamo TaoTao Te Ching, cap. 25

Il Tao è il principio unico che sta all’origine dell’Universo e dei continui e infiniti mutamenti presenti in natura a tutti i livelli. Il Tao è l’Uno indifferenziato, è il Principio, l’Origine da cui provengono tutte le cose e cui tutte le cose fanno riferimento, è il Principio armonico che regola le leggi dell’Universo.

Il Tao ha prodotto l’Uno, l’Uno ha prodotto il Due, il Due ha prodotto il Tre. Il Tre si è evoluto nelle diecimila cose. Tutte le Diecimila cose sostengono lo yin e abbracciano lo yang. La loro armonia dipende dal corretto miscelarsi delle forze vitali (Qi).

L’antico ideogramma del Tao contiene in alto a sinistra alcune tracce lasciate da un piede che si trova in basso a sinistra. Questa parte ci suggerisce il concetto di via. A destra notiamo la sagoma di un viso da cui partono tre linee che raffigurano il pensiero: questa parte rappresenta un Principio immateriale, una Mente da cui origina il Tutto.

Nel suo insieme l’ideogramma ci suggerisce che il Tao lascia delle tracce che dobbiamo seguire. Più anticamente rappresentava la testa al centro di un quadrivio: il concetto è quello del giusto mezzo, ma anche quello di una scelta che dobbiamo prendere con la testa, vale a dire attraverso la conoscenza, per percorrere la strada giusta nella vita. La via è quella della minor resistenza: nelle arti marziali e in medicina, non bisogna forzare l’azione, se non in situazioni estreme.

Non si devono usare terapie troppo forti, che finiscono per danneggiare il malato piuttosto che l’agente patogeno: una lezione molto attuale per tanti medici che ancora oggi impongono ai loro pazienti trattamenti spesso dannosi. Un insegnamento offerto da questo ideogramma: se il paziente e il suo medico vogliono capire quale può essere la cura giusta devono entrambi usare la loro testa.

Il Tao è ineffabile, invisibile, ma sottende tutte le cose e prende forma con l’attività dei due principi cosmici yin e yang. Il Tao è anche un principio metafisico, non ha sostanza: è l’Uno che, come il Dio monoteistico, è l’Origine e la Meta del Creato, senza essere un’Entità personale.

Come lo si può cogliere? Osservando l’armonia dei processi naturali. Come lo si conosce? Solo indirettamente, perché è ineffabile. L’essere umano è a immagine e somiglianza del Tao, quando cerca di imitare l’impronta che Esso lascia nel Creato.

Non si deve intendere il Tao come un’intrusione della religione nella scienza: è invece dedotto dall’osservazione della natura e dalle leggi universali che la sottendono. L’essere umano riflette il Tao: è una struttura unitaria organizzata, in cui tutte le parti collegate tra loro lavorano per creare un’entità organica inscindibile, intelligente, dinamica e stabile.

Yin e yang: la coppia universale

Dopo aver compreso che tutto proviene da un’unica Origine i Cinesi si accorsero che ogni cosa nell’Universo esiste in riferimento a un suo contrario. Ogni cosa si muove, cresce e vive grazie all’interazione di due principi, opposti ma complementari, che stanno alla base di tutti i processi naturali: hanno chiamato questi due principi fondamentali yin e yang.

Eventi e fenomeni nello spazio e nel tempo esistono solo se si accoppiano al loro contrario: il giorno si alterna e si trasforma nella notte, percepiamo il caldo in relazione al freddo, il maschio sussiste grazie all'esistenza della femmina, un polo negativo esiste solo riferito a un polo positivo da cui è attratto, concepiamo il male riferito al bene. In natura il moto e la quiete convivono e si intercalano in ogni cosa: questo ritmo permette all'Universo di evolversi e assicura vitalità alla materia.

Dal Tao (l’Uno Primordiale) emerge l’unione tra yin e yang, da cui si formano i Cinque Movimenti ciclici (Acqua, Legno, Fuoco, Terra, Metallo), che a loro volta generano tutte le cose. Il Tao può essere rappresentato con l’immagine del Tai ji («Polo Supremo»), un simbolo comparso già 3.000 anni fa.

Nel cerchio del Polo Supremo, lo yin è la parte scura (nera), mentre lo yang è la parte chiara (bianca). E un simbolo che racchiude in sé tutte le leggi della natura: vediamone qualcuna.

Il fatto che siano contenuti in un unico cerchio ci dice che, seppur opposti, i due principi sono complementari e formano insieme un’unità: l’unità del Tao si rispecchia in quella dei microcosmi presenti in tutta la natura.

Lo yang, il calore, il movimento che tende a salire, esprime leggerezza; lo yin, il freddo, la materializzazione, l’appesantirsi. Per fare un esempio riferito all’acqua: il vapore con tiene più yang della pioggia, che tende a scendere, la quale è meno yin rispetto al ghiaccio, che è freddo e apparentemente inerte. Un principio tende a trasformarsi nel suo opposto: il giorno cede il posto alla notte e viceversa.

La linea a S centrale ci suggerisce le fasi di un movimento alternante: all’aumentare dell’uno, l’altro diminuisce, ciò che è yin si trasforma in yang. Tutto in natura si svolge secondo questo ciclo a diverse intensità, prevalendo ora l’uno ora l’altro: lo yin e lo yang non si lasciano mai.

Ogni cosa nell'universo si accoppia con il suo contrario e tende lentamente a trasformarsi in esso: la massa diventa energia, il giorno diventa notte, ciò che sta in basso tende ad andare verso l’alto, ciò che sta all'interno tende a esteriorizzarsi. Se date di nuovo un’occhiata al diagramma del Tai ji notate che nel bel mezzo del campo nero (yin) vi è un punto bianco, mentre all'interno del campo bianco (yang) c’è un punto nero: ciò significa che quando si raggiunge il massimo grado di yin o di yang comincia a esprimersi in potenza il principio opposto.

Questi punti rappresentano un concetto fondamentale: ogni cosa, idea, evento nell'universo include paradossalmente il suo contrario. E la visione di interinclusione: dobbiamo sempre tenere conto della dimensione paradossale della realtà, se vogliamo interpretarla e trasformarla in modo corretto.

L’immagine di queste fasi cicliche evoca anche un sistema di valori etici e morali: ci suggerisce di evitare gli eccessi perché, per esempio, essere eccessivamente buoni e misericordiosi finisce per creare un male nuovo; perdonare sempre tutto crea delle ingiustizie, tanto quanto essere rigidi e implacabili nei propri giudizi.

Un altro esempio: situazioni estremamente negative come la perdita di un congiunto, del lavoro o della casa possono scuoterci e creare cambiamenti nel nostro comportamento in senso positivo.

E così arriviamo a una terza legge naturale: tutto è relativo, ciò che appare oggi in un modo domani può trasformarsi nel suo opposto, ciò che ha un determinato aspetto da una parte risulta diverso da un altro punto di vista. Nulla e nessuno sfugge a queste forze contrastanti: e infatti quante contraddizioni abbiamo dentro noi stessi!

Un famoso racconto cinese narra di quel contadino che trovò un cavallo allo stato brado e se lo portò a casa: «Che fortunato!» dissero i suoi compaesani. «Forse» rispose il contadino. Il giorno dopo suo figlio si ruppe una gamba mentre cercava di montare in groppa al cavallo. «Che sfortunato!» esclamarono i compaesani, che cercavano di consolarlo. «Forse» rispose il contadino. Il giorno successivo il Principe della Contea dichiarò guerra ai suoi vicini e prese ad arruolare la sua gente nelle campagne. «Che fortunato!» dissero i compaesani, pensando al figlio del contadino che restava a casa... «Forse.» Il racconto potrebbe continuare all'infinito.

Diamo ora un’occhiata agli ideogrammi dello yin e dello yang che ci suggeriscono alcune idee interessanti.

Nelle illustrazioni, la parte sinistra di entrambi gli ideogrammi rappresenta una collina o una montagna. A destra nell’ideogramma dello yin abbiamo il carattere nuvola: lo yin rappresenta il lato in ombra della montagna.

Nel carattere yang a destra abbiamo in alto il sole che emette raggi di luce: è il versante illuminato della montagna. Yin e yang sono due aspetti della stessa realtà: una parte in ombra e una parte illuminata.

La differenza tra luce e tenebra è solo di grado, sono due versanti di un unico sistema in quanto non c’è luce senza tenebra e viceversa. Nessuna cosa nell’Universo è totalmente yin o totalmente yang: ognuna è una particolare miscela dei due.

La fisica, molti secoli più tardi, ha poi dimostrato che la materia si compone di strutture atomiche formate da cariche positive circondate da una carica negativa e noi oggi sappiamo che tutti i processi vitali cellulari sono polarizzati: ioni a cariche positive e negative che interagiscono dentro e fuori le cellule.

Lo yin è il principio femminile, che tende all'interiorizzazione, a stare nascosto, in ombra, a concentrarsi all'interno, a condensare, a raffreddare e a formare la materia visibile.

Lo yang è il principio maschile che tende all’esteriorizzazione, a espandersi, a illuminare, a rarefarsi, a scaldare e a muovere.

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Paolo Consigli

Paolo Consigli, medico e chirurgo, è nato nel 1962 Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano. Nel 1987 si è diplomato in Agopuntura e ha continuato i suoi studi in Cina presso le Accademie di Medicina Tradizionale di Harbin e Pechino....
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