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Le tecniche di manipolazione sociale - Estratto da "Fake News"

di Enrica Perucchietti 2 mesi fa


Le tecniche di manipolazione sociale - Estratto da "Fake News"

Leggi un capitolo tratto dal libro di Enrica Perucchietti e scopri come chi è al potere sia in grado di controllare tutta la nostra società sotto il nostro naso

Sparse per Londra, svettano per aspetto e dimensioni, tra i tetti degli altri edifici, le sedi dei quattro Ministeri che compongono l'intero apparato governativo del Partito. Sono il Ministero della Verità (Miniver), il Ministero della Pace (Minipax), il Ministero dell'Amore (Miniamor) e il Ministero dell'Abbondanza (Miniabb).

Tra tutti, il palazzo del Miniamor è quello che incute un vero e proprio terrore: privo di finestre e circondato da filo spinato e nidi di mitragliatrici, è pattugliato giorno e notte da guardie in divisa nera munite di lunghi manganelli.

La funzione del Ministero dell'Amore è quella di «mantenere la legge e l'ordine pubblico», ossia controllare i membri del Partito e convertire gli eventuali dissidenti alla sua ideologia. Esso è dotato della famigerata psicopolizia, che interviene in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo (lo psicoreato): non passa giorno che gli psicopoliziotti non smascherino spie e sabotatori.

E compito del Miniamor anche plasmare le menti dei membri e dei cittadini in tutti i modi possibili.

Indice dei contenuti:

La psicologia delle folle: Gustave Le Bon

Una veloce analisi delle tecniche di manipolazione sociale non può esulare dagli studi dell'antropologo, psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon.

Considerato il fondatore della psicologia delle masse, egli fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche volte a guidarle e controllarle (per quanto oggi superate). Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall'approccio clinico.

Le Bon utilizzò i concetti di "contagio" e "suggestione" per spiegare i meccanismi della folla, che portano all'emergere dell'emotività dall'istintualità e dall'inconscio, altrimenti repressi negli individui dal controllo sociale.

Nel suo Psicologia delle folle, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1895, infatti. Le Bon scriveva che:

«un individuo ipnotizzato, dato che la vita del suo cervello rimane paralizzata, diventa schiavo di tutte le sue attività inconsce, dirette dall'ipnotizzatore a suo piacimento. La personalità cosciente è svanita, la volontà e il discernimento aboliti. Sentimenti e pensieri vengono orientati nella direzione voluta dall'ipnotizzatore».

La tesi centrale del saggio è che negli individui che appartengono a una moltitudine si determina una regressione dell'attività psichica: diventano irrazionali, istintivi, persino violenti,

«acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere alla folla. Tale anima li fa sentire, pensare e agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro - isolatamente - si sentirebbe, penserebbe e agirebbe. Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto negli individui costituenti una folla».

Nella folla, gli individui annullano la propria personalità cosciente facendosi suggestionare e contagiare dalle idee e dai sentimenti della moltitudine: in una folla, l'individuo «non è più se stesso, ma un automa, incapace di essere guidato dalla propria volontà».

Le Bon sosteneva inoltre che le folle si fanno influenzare più dalle immagini che dalle parole, punto centrale che troveremo anche in opere successive, per esempio in Lippmann. Quest'ultimo spiegherà, nel 1922, che la propaganda è «lo sforzo di modificare le immagini a cui reagiscono gli individui» sostituendo un modello sociale con un altro.

Ciò che l'individuo fa e pensa, infatti, si fonda non su una sua propria esperienza diretta, ma su immagini che gli vengono trasmesse in particolare dai mezzi di comunicazione e che determinano poi la costituzione di stereotipi.

Lo stereotipo sociale è, per Lippmann, una visione distorta e semplificata della realtà sociale: lo stereotipo è costituito dalle immagini mentali che ci costruiamo per semplificare la realtà e per renderla a noi comprensibile. Gli stereotipi, come accennato nel precedente capitolo, possono essere anche indotti dai mezzi di comunicazione, in modo da plasmare di fatto l'opinione pubblica.

I persuasori occulti e l'ipnosi

In una società concentrata sull'immagine che, come spiegava Hans-Georg Gadamer, «ha perso la dimensione del dialogo», l'ipnosi sembra essersi conquistata un ruolo di primo piano, proprio come previsto da Huxley nel suo lì mondo nuovo, in cui immaginava che le nuove generazioni venissero indottrinate tramite l'ipnopedia, tecnica che consiste nel fornire stimoli uditivi a un soggetto mediante la ripetizione di suoni o semplici frasi durante il sonno. L'apprendimento immaginato da Huxley è infatti puramente mnemonico, in quanto non si deve riflettere su quanto imparato: si deve cioè abdicare a ogni forma di coscienza critica, per essere riempiti orwellianamente dai contenuti del Partito.

In una lettera del 21 ottobre 1949 indirizzata a Orwell, suo ex allievo all'Eton College - che abbiamo approfondito ne La fabbrica della manipolazione - Huxley si mostrava convinto che nel prossimo futuro i governanti avrebbero stretto il giogo del controllo attraverso la forma della dittatura "dolce", da lui stesso immaginata ne Il mondo nuovo, rispetto a quella cupa e sadica descritta invece da Orwell. Secondo Huxley, i governanti avrebbero cioè trovato nell'ipnotismo e nei metodi farmacologici della psichiatria un'arma decisiva per piegare le menti e il volere delle masse. Un'ipotesi, questa, che il romanziere inglese avrebbe confermato quasi trent'anni dopo nel suo saggio critico Ritorno al mondo nuovo.

Il materialismo e «la volontaria ignoranza dei nostri padri», spiegava Huxley nella missiva, hanno solo fatto slittare «di cinque o sei generazioni» la rivoluzione globale, non essendosi i politici ancora convinti ad abbracciare l'ipnosi e i barbiturici come forma di manipolazione di massa. Ma il momento stava arrivando, profetizzava Huxley, perché la psicoanalisi - dopo il fallimento di Freud - stava di nuovo recuperando l'ipnosi come metodo di cura. Grazie a questo cambio di rotta, il potere si sarebbe presto convinto a ricorrere all'ipnosi e alle tecniche di condizionamento farmacologico per controllare e manipolare le masse, in modo da attuare quella che Huxley definiva «the ultimate revolution»:

«Entro la prossima generazione chi tiene le redini del mondo scoprirà che il condizionamento infantile e l'ipnosi indotta dalle droghe sono strumenti di dominio ben più efficaci di armi e prigioni. E che la sete di potere può essere soddisfatta nella sua pienezza inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù, piuttosto che ridurle all'obbedienza a suon di frustate e calci. Insomma, penso che l'incubo descritto in 1984 sia destinato a evolversi in quello descritto ne II mondo nuovo, se non altro come esito di una necessità di maggiore efficienza».

Nel 1964, un altro autore, l'esoterista italiano Elémire Zolla, avrebbe messo in guardia il pubblico contro il potere dell'ipnosi e della manipolazione mentale su larga scala, scrivendo:

«Per ottenere un successo sul mercato, basta che una frazione minima di pubblico venga indotta a comportarsi in un certo modo. Poco importa che la maggioranza resista alla dipendenza, posto che sappia farlo».

L'analisi di Zolla non si limitava alla suggestione della pubblicità nel campo dei consumi, ma spiegava nel dettaglio le diverse metodologie di quella che egli definiva una vera e propria «guerra contro la libertà umana»'” portata avanti da persuasori occulti, che rende possibile «influire sul subconscio e quindi sul comportamento senza che l'uomo possa difendersi». E aggiungeva:

«Alle sciagure che hanno gravato da sempre sulla vita dell'uomo, la morte, la malattia, la vecchiaia, la fame, s'è aggiunta in questo secolo una disgrazia meno vistosa, ma forse proprio per questo più disperante: la riduzione dell'uomo a strumento passivo di accorte manipolazioni. Le dittature hanno tentato di plasmare artificiosamente i giovani, la tecnica dell'imbottimento dei crani ha tentato di spegnere nelle masse ogni spontaneità, ma ora la nuova tecnica pubblicitaria, e in particolare la pubblicità subliminale, si sono imposte in modo discreto e letale».

Come dimostrato dallo psichiatra statunitense Milton Erickson, la gente trascorre infatti la maggior parte del tempo in una condizione di leggera ipnosi, autoindotta, in modo del tutto inconsapevole: questa condizione permette, a chi ne conosca i meccanismi, di impiantare nei soggetti dei comandi e delle istruzioni tramite alcune tecniche di suggestione basate sull'ipnosi e sulla PNL (Programmazione neurolinguistica), senza cioè la necessità di far sprofondare il soggetto in stato di trance.

Queste tecniche sono state e sono utilizzate dalla propaganda e dalla politica nel campo pubblicitario, come già mostrato in opere precedenti (L'altra faccia di Obama, La fabbrica della manipolazione, Il lato B. di Matteo Renzi).

PNL e politica

Qualche anno fa apparve su internet, in forma anonima, uno studio psicologico, teso a dimostrare che Obama, a partire dalla sua prima campagna elettorale, avrebbe fatto ricorso a sofisticate tecniche di manipolazione mentale basate sulla PNL, e che doveva essere attribuito a queste tecniche il suo successivo trionfo alle urne.

Il titolo dello scritto anonimo è An Examination of Obama's Use of Hidden Hypnosis Techniques in His Speeclies: secondo l'autore (o gli autori) dello studio, di sessanta pagine, l'ex presidente americano sarebbe un abile ipnotista. Egli avrebbe imparato a utilizzare le tecniche sviluppate da Erickson, per colmare l'assoluta mancanza di contenuti del suo programma politico. Chi ascolta un comizio o un discorso costruito secondo norme formali prestabilite, incisive ma "abilmente vaghe", sarà favorevole a concordare con quanto esposto, sebbene il contenuto risulti appunto vago e inconsistente. Inoltre, i politici sono ormai coscienti della necessità di condensare il proprio messaggio in uno slogan (come "Yes We Can") incisivo ed efficace al massimo grado, che possa essere trasmesso dai media senza essere "tagliato" e che rimanga alla memoria il più a lungo possibile.

Quanto più un concetto è semplice e stereotipato, supportato magari da immagini, tanto più esso penetrerà nella mente e nei cuori delle persone (anche quando non sia vero). Inoltre, per rendere maggiormente comprensibile un problema complesso, lo si banalizza rendendolo schematico (a ciò si aggiunge la regola, che vedremo tra poco, di rivolgersi allo spettatore come a un bambino).

Dopotutto, i cittadini hanno sempre meno tempo e pazienza per leggere e informarsi e si affidano alla TV o alla lettura parziale (se non si concentrano addirittura solo sui titoli) delle news che intercettano sul web o sui social (rifacendosi al principio di autorità); pertanto, anche i titolisti hanno modificato notevolmente il loro lavoro, facendo sempre più spesso ricorso a termini esagerati, eccessivi, persino volgari, rispetto al contenuto della notizia, e inserendo, secondo la legge delle tre S, riferimenti espliciti al sangue, al sesso o ai soldi.

Il caso di Obama

An Examination of Obama's Use of Hidden Hypnosis Techniques in His Speeches spiega nel dettaglio i vari "trucchi" utilizzati da Obama: tono della voce, linguaggio del corpo, comandi subipnotici, aneddoti autobiografici suggestivi ma del tutto inventati (come quello di essere «figlio e nipote di pastori di pecore»), affermazioni irrazionali che hanno lo scopo di disorientare e canalizzare l'attenzione del pubblico per conquistarne il consenso.

A partire dal discorso tenuto a Selma, in Alabama, che ha proiettato il suo programma a livello internazionale, in cui ha magistralmente ripreso il tema dei diritti civili e le battaglie di Martin Luther King, Obama ha imparato - come ha ben scritto David Remnick nella biografia dell'ex presidente"' e come abbiamo approfondito in NWO. New World Order. L'altra faccia di Obama - a rendere emblematica la sua vita, la sua storia personale e il suo cammino politico, suggerendo a milioni di americani di poter finalmente avere un presidente che li avrebbe rappresentati tutti, perché «la mia storia è la vostra storia, una storia americana».

Obama sapeva e sa come rivolgersi alle masse: è l'incarnazione del "lato apollineo del potere", pacato, gentile, che invita ad abbandonarsi alla melodia delle sue parole.

Il potere oratorio di Obama consiste nella capacità di entrare nel cuore della gente, creare una comunanza di intenti, indipendentemente dalla platea a cui si rivolge, e rievocare il suo passato rendendolo una storia metatemporale, una storia americana, proponendosi come quel salvatore, quel Messia che il popolo americano aspettava dall'assassinio di John e Robert Kennedy.

L'ex presidente americano ha infatti incantato le masse di tutto il mondo, dando vita aWejfetto Obama, che ha contagiato e travolto le sinistre democratiche di quasi tutti i Paesi del Pianeta. "Yes We Can", recitavano i manifesti e le spillette democratiche in ogni angolo del mondo.

«Sì, possiamo», ma che cosa?

«Adesso è il momento», «Abbiamo bisogno di cambiamento». Quale, in che senso?

E stata proprio questa ben congegnata sequenza di affermazioni ovvie, di modi di dire, di intercalari come «adesso è il momento», «mentre sto qui davanti a voi», «abbiamo bisogno di cambiamento», «sì possiamo», a tranquillizzare la platea durante i comizi, a creare un clima di sintonia, di armonia, ad abbassare in tal modo la coscienza critica, a indurre addirittura la trance a distanza: insomma, a "mesmerizzare" la platea, dal vivo o in TV.

Frasi a effetto, semplici, ovvie, che tramite la tecnica del ricalco, il pacing, vengono ripetute a sequenza, come in una cantilena, permettendo un abbassamento della vigilanza critica nell'osservatore su quanto viene detto. Ciò è solo la punta dell'iceberg delle tecniche machiavelliche utilizzate nella sua campagna elettorale, per le primarie e poi per le elezioni.

Queste frasi martellate, citate in sequenza, sono solitamente ripetute dopo l'evocazione di un problema o la prospettiva di un obiettivo. Obama, ossia, menziona un male comunemente sentito (per esempio, la disoccupazione o la guerra), qualcosa che deve essere corretto, e fa seguire un'affermazione del tipo «È ora di cambiare»; poi enuncia un obiettivo moralmente condiviso (come l'assistenza sanitaria per tutti)

e fa seguire un'affermazione del tipo «Sì, possiamo»; poi ancora richiama ideali nazionali, come la promessa di prosperità, e afferma il dovere di mantenere questa promessa. Queste tre linee di comunicazione e di condivisione convergono nell'affermazione clou: «E per questo che sono qui ora».

Si crea un'attesa, esponendo un problema sentito comunemente e da risolvere; si crea un climax di emozione, instaurando un'atmosfera di sintonia tra Obama e il pubblico fino a trasmettere, come messaggio inconscio, che la soluzione del problema sta nel votare l'unico uomo in grado di permettere e realizzare questo cambiamento. Ossia: "dovete votarmi, sono l'unico che può portare il cambiamento, io sono il cambiamento". Tre linee in successione, tre gradi che, dall'esposizione di un problema noto, ovvio, passano alla promessa e infine al dovere morale di mantenerla. Egli infatti si è presentato al mondo come il nuovo che avanza, il cambiamento apparente, rispetto alle precedenti legislature, e ancora oggi, dopo la sconfessione dei proclami elettorali, la crisi e le guerre, il mondo lo ammira e lo rimpiange.

Oltre alla sua presenza da apparente outsider rispetto all'aristocrazia politica dei precedenti inquilini della Casa Bianca, hanno contribuito al suo successo la postura, il movimento delle mani, la respirazione che segue le pause delle frasi enunciate: «Con tali tecniche», spiegano Della Luna e Cloni in Neuroschiavi, «l'oratore ottiene anche di rafforzare la focalizzazione dell'attenzione su di sé: l'ipnosi è anche la concentrazione, la polarizzazione dell'attenzione, dell'interesse».

Diversamente da altri politici, Obama non appare mai nervoso; è rilassato, parla in modo lento, cadenzato con frequenti pause innaturali, tenendo in sospeso due o tre parole dense di significato, in modo che chiunque, di qualsiasi ceto sociale, lo possa comprendere e rimanerne attratto, nonostante la totale assenza di un concreto significato nelle sue affermazioni. Ecco perché i discorsi di Obama durano generalmente il doppio dei discorsi tradizionali; se invece vengono letti, rimangono condensati in poche pagine di scarso valore politico. Ma dinanzi a parole espresse in modo cadenzato, con la giusta respirazione, il giusto timbro, l'adeguato tono, anche davanti a frasi vaghe oppure del tutto ovvie, la mente subconscia si mette a colmare i vuoti semantici con materiale proprio, finendo per proiettarvi il significato che preferisce.

L'anonimo autore della dissertazione ha inoltre evidenziato alcuni "trucchetti" relativi al linguaggio del corpo, utilizzati da Obama per spingere gli ascoltatori a votarlo, oltre alle "storielle ipnotiche", che egli - diversamente dal "nostro" Berlusconi il quale, per "rompere il ghiaccio" e distogliere l'attenzione critica, racconta barzellette o storielle divertenti, anche a sfondo sessuale - riporta con tono pacato, cadenzato, e che vengono interpretate e sentite da chi le ascolta come parte del proprio vissuto. All'immedesimazione nei racconti pseudobiografici, si aggiunge un gesto consueto del linguaggio del corpo, perlopiù femminile: inclinare il capo a destra. Esponendo la vena giugulare a un presunto avversario, Obama innesca inconsciamente una reazione istintiva di "rinuncia all'aggressività", da intendersi a livello politico, critico, intellettuale: un invito ad abbandonare la ragione e a lasciarsi cullare dal tono della sua voce, dalla melodia delle sue parole.

Un altro gesto tipico, e all'apparenza banale, è quello di unire indice e pollice in alcuni determinati passaggi dei suoi discorsi: Obama prima punta l'indice verso il pubblico, poi lo unisce al pollice. In questo gesto ordinario, l'autore dell'analisi ravvisa «un segnale che attiva l'ancora ipnotica». Oltre a operare un'associazione tra lui stesso, il bisogno di cambiamento e la folla, egli mima il gesto con cui nella cabina elettorale si impugna la matita tra indice e pollice per votare, gesto che richiama l'immagine più volte citata di «voltare pagina» come sinonimo di cambiamento ma anche come immagine di scheda elettorale da "girare": con questo comunissimo movimento, si attiverebbe l'ordine inconscio a votare nella cabina elettorale proprio Obama.

La suggestione subipnotica operata da Obama è una delle dimostrazioni che è in atto un attacco alla democrazia, oppure è soltanto uno dei tanti sotterfugi cui ricorrono al giorno d'oggi gli uomini di potere (indipendentemente dallo schieramento politico) per ingraziarsi le masse e racimolare qualche consenso in più?

Le modalità di condizionamento mentale rivelate dalla fonte anonima non sono che la punta dell'icerberg di quella che è diventata la propaganda politica nel mondo e che, dai tempi del nazismo a oggi, ha fatto straordinari passi in avanti e ha visto come teatro ideale proprio gli Stati Uniti, prima con un attore-presidente (Ronald Reagan), capace di calarsi nella parte imparando a memoria lunghi discorsi, e infine con un carismatico "messia multietnico" che legge dal teleprompter (e che, quando questo si rompe, rimane spaesato a balbettare una parte che non ha studiato e che sembra non conoscere).

La Programmazione neurolinguistica è stata ideata nel 1975, a scopi psicoterapeutici, dallo psicologo Richard Bandler e dal linguista John Grinder. Il nome della disciplina deriva dall'idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici ("neuro"), il linguaggio ("linguistico") e gli schemi comportamentali appresi con l'esperienza ("programmazione"), e che questi schemi possano essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. La tecnica ideata da Bandler e Grinder si basa sulla programmazione della realtà attraverso l'immissione di informazioni nei tre canali percettivi principali: visivo (occhi), uditivo (orecchie), cinestesico (pelle-emozioni). I due studiosi si resero conto che l'uomo si forma l'idea del mondo attraverso questi tre canali d'ingresso; tuttavia, il mezzo principale per indurre la programmazione è, e resta, il linguaggio: la potenza delle parole è fondamentale, per indurre una "allucinazione" percettiva.

Questo tipo di tecnica, a partire dagli anni Settanta, si è diffusa in molti settori - psicoterapia, marketing, formazione aziendale, ambienti televisivi - e infine nella politica. Obama non è stato certo il primo né l'unico politico a ricorrere alla suggestione ipnotica. Nel mondo degli addetti ai lavori, si parla addirittura dell'utilizzo della cosiddetta PNL "nera", per piegare inconsapevolmente la mente altrui al proprio volere.

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SVEGLIAMOCI

Questo estratto da "Fake News" mi ha chiarito le idee sulla manipolazione che Il Potere opera sulle masse per "formattare" i suoi schiavi. Per chi, come me, sta in uno stato di disagio perenne rispetto al bombardamento dei media, alle pesanti sollecitazioni dei politici (che cerco ormai di evitare), allo Status imposto sulla vita degli individui con supporto costante di Spot pubblicitari di raffinata "coercibilità", questa precisa analisi dei metodi che distruggono la capacità di VEDERE con i nostri occhi, di VALUTARE con il nostro cervello, di operare SCELTE con la nostra consapevolezza, ebbene, ritengo che sia preziosa. Eccezionale poi la vivisezione del metodo Obama per il raggiungimento del suo obiettivo elettorale (lo confesso, ci ero caduta anch'io nella sua trappola carismatica). Comprerò senz'altro il libro. Facciamoci questo favore: SVEGLIAMOCI dall'Ipnosi.

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