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Le origini - Estratto da "Psychogame"

di Luciano Rizzo 16 giorni fa


Le origini - Estratto da "Psychogame"

Leggi un capitolo tratto dal libro di Luciano Rizzo e scopri questo innovativo metodo utilizzare i poteri della mente per ritrovare equilibrio e serenità

Ho utilizzato per la prima volta lo Psychogame mentre frequentavo un corso, tanti anni fa. Dopo pranzo mi era venuto un forte mal di testa, ne avevo parlato ad una mia amica, e lei mi aveva chiesto di descrivere il mio disturbo. Quelle domande mi avevano spinto a lavorare con l’intenzione e la visualizzazione per risolvere il problema.

 

Indice dei contenuti:

Come tutto ha avuto inizio

Ricordo che avevo immaginato di avere una spada laser, tipo quella dei cavalieri Jedi di 'Guerre Stellari', con cui avevo fatto a pezzi il pezzo di carbone appuntito che vedevo nella mia testa. Con mio grande soddisfazione, alla fine della seduta il mio mal di testa era completamente sparito.

Felice per aver risolto rapidamente un problema fastidioso, all'epoca non avevo dato molta importanza all'episodio, ben presto me lo ero dimenticato.

Per fortuna, la cosa era destinata ad evolvere. Qualche anno dopo mi trovavo a Catania, in visita ad amici. Un pomeriggio, essendo solo, avevo deciso di fare una passeggiata. Pian piano avevo attraversato tutto il centro, fino ad arrivare ad uno dei caffè più famosi di Catania, vicino a Via Etnea. Lì giunto, avevo sentito l'impulso di fermarmi.

Stavo per riprendere la mia passeggiata quando mi ero accorto che, nel gazebo a fianco al bar, si era seduta in quel momento Katia, una donna che avevo incontrato qualche mese prima, sempre in Sicilia, ad un evento di salsa. Avevamo ballato insieme e scambiato qualche parola, poi non c'eravamo più rivisti. E ora me la ritrovavo davanti, una delle tre persone che conoscevo in tutta la Sicilia: una coincidenza notevole. Non mi restava che andare a salutarla.

Katia mi riconobbe subito, e mi salutò con calore. Era in compagnia di un'altra donna, Maria, e mi chiesero se volevo unirmi a loro. Accettai con piacere. Katia mi raccontò che faceva la fisioterapista. Maria invece era medico, tutt'e due erano a Catania solo per quel giorno, avevano appena finito un corso di osteopatia.

La chiacchierata era piacevole, avevamo molti argomenti in comune, ma qualcosa sembrava disturbare Maria, aveva un'espressione infastidita. Dopo qualche minuto confessò che non riusciva a partecipare alla conversazione perché aveva un terribile mal di testa, non le stava passando neanche con il caffè.

"Puoi aiutarmi?", mi chiese. 

Per un attimo mi trovai nel panico, anche con la mia esperienza medica non c'era molto che potessi fare, seduto in un bar. Ma la domanda aveva fatto scattare qualcosa nel mio cervello: di colpo mi ritornò in mente come avevo fatto passare il mio mal di testa, anni prima.

"Possiamo provare. Devi seguire la visualizzazione guidata che creerò per te con le mie domande. Te la senti?" proposi alla collega.

"Pur di farmi passare questo dolore, farei qualsiasi cosa", rispose lei.

Rivedo ancora la faccia stupita di Maria quando, alla fine del "gioco", esattamente com'era successo a me, il mal di testa era sparito. Furono così contente che m'invitarono a cena.

Ero molto eccitato dalla scoperta, la 'tecnica della palla blu', come l'avevo chiamata in quel periodo, aveva funzionato due volte su due, e sono ben pochi i trattamenti col cento per cento di successi. Comunque era prematuro dare un giudizio, come diceva Agatha Christie "Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova". Avevo trovato una coincidenza, per credere che la visualizzazione fosse davvero utilizzabile come terapia dovevo sperimentarla con altri soggetti.

L'occasione si presentò quando mi comparve in studio una mia paziente, Elena, per una visita urgente: era venuta perché, a suo dire, 'batteva male i denti'. Un approfondito esame alla dentatura non mi rivelò nulla, era in ottime condizioni. Però, quando Elena si muoveva, faceva una smorfia di dolore: aveva un forte mal di schiena, quasi non riusciva a mantenersi eretta. Dopo alcuni test, giunsi alla conclusione che la sensazione di 'spostamento' della masticazione che provava era dovuta all'errata posizione della schiena: per compenso, faceva sì che la masticazione ingranasse in modo errato. Però, nel corso della visita, scoprii che non era la schiena l'origine del problema. A sua volta, il problema lombare era correlato a un'infiammazione della pancia.

"In effetti, sono stata operata all'utero una settimana fa, e da qual momento mi è cominciato il mal di schiena", mi confermò Elena.

"Sembra che si tratti di un problema ascendente", le dissi a quel punto. "E' infiammazione post operatoria probabilmente ha creato delle aderenze che, come molle in tensione, hanno portato fuori posizione le vertebre lombari. A causa dei compensi muscolari, la tensione si è trasmessa alle vertebre cervicali e queste, cambiando posizione, hanno influenzato i muscoli che permettono l'ingranamento dei denti".

"Che cosa posso fare per risolvere il problema?", mi chiese.

"Sarebbero utili delle manipolazioni chiropratiche", risposi. "Purtroppo hai appena subito un'operazione chirurgica, è troppo presto per poter effettuare sul tuo corpo manovre decise".

"E allora?", domandò sconfortata.

"Proviamo con una tecnica di visualizzazione" le dissi, memore dei due successi precedenti.

Così le chiesi di distendersi nuovamente sul lettino, cosa che fece con evidente sforzo. Poi, dopo un breve rilassamento, le feci fare uno dei percorsi Psychogame che troverai in questo libro.

Con mia grande sorpresa, alla fine del percorso, la vidi alzarsi dal lettino tutta arzilla, tonica e pimpante.

"Se prima della seduta avevi un dolore di intensità dieci su dieci, adesso a che livello sei, se devi dare un numero?", domandai.

"Sono scesa a tre", mi rispose. "Inoltre, i denti hanno ripreso a battere normalmente" aggiunse sollevata.

Indubbiamente la 'tecnica della palla blu' stava diventando interessante. Da quel momento l'ho chiamata Psychogame, perché è una sorta di gioco mentale, e l'ho applicata su amici e pazienti. I mal di testa e i piccoli dolori che ho risolto non li conto neanche più. Lo Psychogame è diventato uno strumento in più, un rimedio milleusi che porto sempre con me. Da quando l'ho proposto, sono tantissimi i disturbi e le tensioni emotive in cui c'è stato un miglioramento.

I precursori dello Psychogame

Il protocollo e gli esempi della tecnica Psychogame saranno descritti nei capitoli successivi. Invece in questo paragrafo vorrei citare altre ricerche che supportano questo tipo di lavoro. Ce ne sono moltissime, per esempio gran parte dell'ipnosi si basa sulle visualizzazioni, una tecnica simile l'ho ritrovata anche ai corsi di Devageet, un ipnotista allievo di Osho.

Un altro progenitore dello Psychogame è certamente il Fo-cusing, una tecnica nata negli Stati Uniti grazie allo psicoterapeuta Eugene Gendlin.

Gendlin, intorno al 1960, avviò una ricerca presso l'Università di Chicago per individuare come mai alcune persone ottenessero grandi benefici da una terapia ed altre no. Voleva scoprire quali fossero i processi che portavano le persone a stare meglio.

Dall'analisi delle registrazioni delle sedute emerse un risultato inaspettato. L'elemento che accomunava tutti coloro che avevano avuto beneficio da una terapia era una naturale capacità

di entrare in contatto con se stessi: parlavano lentamente, facevano delle pause, facevano riferimento al corpo. Percepivano le loro sensazioni corporee, dandosi il tempo di trovare le parole adeguate per descrivere cosa stavano sentendo internamente, permettevano che queste sensazioni rivelassero le informazioni che racchiudevano.

In pratica, queste persone individuavano una sensazione significativa connessa al problema, e cercavano di tradurla in parole. Solo il 30% dei soggetti possedeva naturalmente questa capacità, per cui Gendlin si dedicò alla creazione di un metodo efficace per insegnarla, in modo che tutti potessero avere benefici da una terapia.

Nel 1978 Gendlin pubblicò negli Stati Uniti il libro 'Focu-sing': tradotto in 15 lingue, vendette più di 500.000 copie. Il Focusing è basato sull'ascolto e sulla stimolazione, tramite domande, delle sensazioni che provengono da chi riceve la tecnica. Chi facilita ha il compito di riportare la persona in contatto con le sue percezioni, per poi fargliele spostare 'fuori dal corpo', creando una distanza da esse.

Si tratta di ascoltare e verificare ogni sfumatura, evocare la presenza di un 'qualcosa' nel corpo, trovare una parola o immagine che faccia da 'appiglio', sentire che cosa vuol dire la parte focalizzata. In altre parole, il Focusing è un metodo per disidentificare il corpo dai problemi (il contenitore non è il contenuto), e dare spazio alle capacità di compenso del sistema.

Spesso il problema si dissolve quando è evidenziato. Questo perché tu "Hai il problema, non sei il problema".

Un'altra tecnica mentale di grande successo, nata qualche decennio fa, è il metodo Silva. Questa metodica diventò famosa negli anni '70 perché permise al dottor Cari Simonton, allora direttore medico del Cancer Counseling and Research Center di Dallas, di guarire un suo paziente a cui era stato diagnosticato un tumore di tipo maligno alla gola.

Quando giunse all'osservazione di Simonton, nel 1971, la malattia stava divorando il pover'uomo: aveva perso molto

peso, riusciva a malapena a deglutire, aveva dei seri problemi respiratori. I medici gli avevano detto che le sue probabilità di sopravvivenza non erano superiori al 5%. Considerate le sue condizioni precarie non volevano sottoporlo alla radioterapia, temevano che non avrebbe sopportato gli effetti collaterali. Comunque, alla hne, gli prescrissero il trattamento.

Fortunatamente per il malato, contemporaneamente il dottor Simonton gli insegnò alcune tecniche di visualizzazione. Il soggetto, dopo essere entrato in uno stato di rilassamento mentale e fisico, doveva esercitarsi a produrre le seguenti immagini mentali^:

  • La terapia che stava facendo era come migliaia di minuscoli proiettili di energia che bombardavano le sue cellule malate
  • Le cellule malate diventavano sempre più piccole e deboli rispetto le cellule sane
  • Le cellule sane del corpo, sempre più forti e robuste, riparavano velocemente i danni subiti dal corpo
  • Le cellule malate venivano lavate via dal corpo ed espulse con le urine

Il paziente, seguì alla lettera i suggerimenti del dottore, ottenendo risultati notevoli. Prima di tutto, non subì i pesanti effetti collaterali della radioterapia; inoltre, nell'arco di appena due mesi, dal suo corpo scomparve ogni traccia di cellule tumorali; infine recuperò il suo peso forma e le forze fisiche.

Inoltre, il paziente usò la visualizzazione anche per alleviare i suoi sintomi di artrite e per recuperare completamente la sua sessualità, dopo vent'anni di disfunzione erettile.

Confortato dal risultato, Simonton usò la sua tecnica su altri 159 pazienti tumorali. 63 di questi sopravvissero due anni di più della loro prognosi: 24,4 contro 12 mesi (Simonton Cari). Al 22% di questi il cancro scomparve, il 19% ebbe una regressione della malattia, il 27% rimase stabile.

3 Nota come tutte le immagini sono in movimento. Il concetto verrà ripreso più avanti.

La ricerca non era in doppio cieco (con gruppo di controllo), perciò non si poterono trarre conclusioni definitive (Anees A. Sheikh), ma da allora il metodo Silva si è diffuso in tutto il mondo.

Dopo la scomparsa di Simonton, nel 2009, è nata una fondazione intitolata a suo nome, che insegna ai pazienti come partecipare alla terapia con tecniche di visualizzazione".

Molti altri ricercatori hanno fatto ricerche sull'importanza della mente per la salute. Vediamone alcune.

Il dottor David Spiegel, responsabile del Dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali della Stanford University, nel 1989 ha condotto uno studio per accertare se un supporto psicologico potesse aiutare le donne affette da neoplasie della mammella. Le pazienti, dopo essere state informate della propria patologia e delle possibilità offerte dalle cure, erano invitate a riunirsi in gruppi dove sfogare liberamente le proprie emozioni. I problemi incontrati nel corso dei trattamenti specifici (radio e chemioterapia) erano presi in esame e, per il controllo del dolore, veniva insegnato alle pazienti un metodo di rilassamento profondo.

Infine, le donne erano spronate a trovare un significato nella tragedia che le aveva colpite, per essere d'aiuto ad altri malati e alle loro famiglie.

La tecnica del rilassamento andava praticata almeno due volte al giorno, venivano utilizzate immagini utili a potenziare le difese anticancro.

A fine ricerca, le pazienti istruite a praticare rilassamento e autoipnosi avevano controllato meglio la propria ansia, avevano una ridotta sintomatologia dolorosa e contrastavano efficacemente la depressione. Invece il gruppo di controllo aveva avuto un peggioramento progressivo di tutti i parametri presi in considerazione.

Inoltre, mentre le pazienti del gruppo di controllo erano sopravvissute in media 19 mesi, quelle che avevano ricevuto una terapia psicologica, per un anno, avevano avuto una sopravvivenza media di 37 mesi.

Le tre donne ancora vive, dopo dieci anni, avevano tutte seguito la terapia di gruppo.

Lo psicologo Shlomo Breznitz fece marciare per quaranta chilometri alcuni gruppi di soldati israeliani, comunicando loro informazioni diverse. Ad alcuni, dopo averli fatti marciare per trenta chilometri, disse che dovevano percorrerne ancora dieci. Ad altri, prima della partenza, disse che avrebbero dovuto marciare per sessanta chilometri (in realtà li fece marciare solo per quaranta). Ad altri ancora consentì di guardare i segnali con i chilometri. Ad un quarto gruppo non diede alcuna informazione circa la distanza percorsa e da percorrere.

Al termine dello studio, Breznitz scoprì che il livello degli ormoni dello stress nel sangue dei soldati rifletteva le loro supposizioni, e non la reale distanza percorsa. L'organismo dei soldati rispondeva alla realtà che immaginavano, non a quella effettiva.

Il chirurgo J. Bruce Moseley ha condotto una ricerca su 165 pazienti, facendo credere ad una parte di questi di aver fatto un lavaggio in artroscopia al ginocchio, quando invece aveva fatto loro solo delle piccole incisioni cutanee. Usciti dall'ospedale, la percentuale di pazienti che non avevano più dolore era simile in tutt'e due i gruppi. Secondo il ricercatore serie patologie come l'artrite al ginocchio possono essere curate cambiando il sistema di credenze del paziente.

Il dottor Eric Garland ha dimostrato che, usando tecniche mentali, è possibile ridurre i farmaci di oltre il 60%. La tecnica di Garland prevede sessioni di gruppo di circa due ore per aumentare la consapevolezza, ottenere il controllo di sé e ridurre tutte le azioni di tipo automatico. E basata principalmente su due aspetti: la 'rivalutazione' e f'assaporamento'. Ea rivalutazione permette di rivedere con occhi diversi un evento negativo, al hne di considerarlo uno spunto per la crescita personale. L'assaporamento, invece, serve a spostare l'attenzione su eventi positivi per aumentare la propria sensibilità verso le esperienze gratificanti, come una passeggiata in mezzo alla natura o l'abbraccio di una persona cara.

"Gli interventi mentali possono affrontare i prolilemi fisici come il dolore, sia a livello psicologico che biologico, perché la mente e il corpo sono interconnessi" spiega Garland. "Tutto ciò che accade nel cervello accade nel corpo, così cambiando il funzionamento del cervello, si modifica il funzionamento del corpo".

La ricercatrice Julia Morath e i suoi colleghi hanno isolato il DNA di cellule ottenute da un prelievo di sangue su due gruppi d'individui: pazienti con sindrome post-traumatica da stress e un gruppo di controllo. Ghi soffriva dei di.sturbi psicologici presentava danni genetici molto più frequenti degli individui sani, dimostrando che la mente ha effetti evidenti e misurabili sul fisico.

In un secondo esperimento, la ricercatrice ha valutato due gruppi di pazienti affetti dalla sindrome post-traumatica da stress: il primo gruppo ha beneficiato di quattro mesi di psicoterapia, mentre l'altro gruppo no. Il DNA dei membri di entrambi gruppi è stato analizzato all'inizio dello studio, dopo cjuattro mesi e dopo un anno. Oltre a un netto miglioramento dei sintomi psicologici, i danni genetici dei pazienti che avevano beneficiato della psicoterapia si erano sensibilmente ridotti rispetto all'inizio deH'esperimento, al contrario dei pazienti del gruppo di controllo, i cui danni genetici non avevano subito sostanziali modifiche.

Un ultimo esempio di tecniche mentali simili allo Psycho-game l'ho scoperto qualche anno fa, sull'isola di Pasman, in Croazia.

Mi trovavo al centro Harmony per insegnare la mia W'hymap, mappa che spiega le strategie della mente e i loro effetti sociali^. Finito il mio seminario decisi di seguire Nikola 5 V'ccli il libro "Diventa un Genio Creativo"

Duper che parlava del Peat Profondo, una tecnica dello psicologo Zivorad Mihajlovic Slavinski.

Dopo qualche giorno, con mia grande sorpresa, Nikola ci presentò il "Little Magical Method", un'altra delle tecniche usate da Slavinski. Notai immediatamente una grande somiglianza con la tecnica che avevo sperimentato vent'anni prima con la mia amica, e che a mia volta utilizzavo su molti pazienti. Le differenze erano minime, e comunque il principio era lo stesso: l'uso delle visualizzazioni per circoscrivere un disturbo e per curarlo.

Sicuramente anche altri ricercatori utilizzano immagini mentali simili allo Psychogame. Ritengo che l'uso della visualizzazione per gestire i problemi di salute sia utilizzato da millenni, in tutte le antiche tradizioni e in tutto il mondo. Vediamo nei prossimi capitoli alcune basi scientifiche che ci aiutano a capire come e perché funziona la visualizzazione.

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Luciano Rizzo

Luciano Rizzo, laureato in Medicina e Chirurgia, è da sempre convinto che i problemi di salute vengano da due soli fattori: alimentazione e mente. Da vent'anni si occupa di intolleranze alimentari, medicina ortomolecolare, omotossicologia e odontoiatria naturale. Per la cura della mente ha...
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