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Le motivazioni del libro "Tre Amici in Cerca di Saggezza"

di Alexandre Jollien, Christophe André, Matthieu Ricard 10 mesi fa


Le motivazioni del libro "Tre Amici in Cerca di Saggezza"

Leggi l'introduzione del libro "Tre Amici in Cerca di Saggezza"

MATTHIEU

La motivazione è un po' come la direzione che si decide di prendere la mattina dopo essersi svegliati, quando si è in viaggio: andiamo verso nord, sud o ovest? Prima di cominciare queste discussioni, che costituiranno la materia del libro, può essere utile interrogarci un po' sul senso dei nostri incontri.

Chiediamoci innanzitutto se vogliamo davvero aiutare gli altri oppure farci comandare dai nostri interessi personali. 

CHRISTOPHE

Per quanto mi riguarda, le mie motivazioni sono tre.

Innanzitutto, il desiderio di rendermi utile. Sono un medico che scrive libri di supporto psicologico e che, attraverso di essi, cerca di dare il proprio contributo al benessere delle persone. Mi rende immensamente felice sapere che posso essere d'aiuto a qualcuno senza per forza doverlo incontrare. Penso di non aver mai cominciato a scrivere un libro con altre motivazioni, e credo valga lo stesso per ciascuno di noi tre: l'obiettivo è alleviare le sofferenze dei lettori e aiutarli a fare dei passi avanti come esseri umani.

La seconda motivazione è la possibilità di trascorrere dieci giorni in compagnia di due amici che mi sono cari e che ammiro!

Ma non posso nascondere che, a mio avviso, questo libro aspira ancora a un altro traguardo: far combaciare l'idea che la gente si è fatta di noi con ciò che realmente siamo. A volte, siamo visti come dei "saggi", come se avessimo raggiunto un sapere e una personalità che ci differenzia profondamente dagli altri. Di certo, almeno per quanto mi riguarda, si tratta di un'illusione. Discutendo dei nostri percorsi individuali e delle difficoltà che abbiamo attraversato per diventare persone migliori, possiamo essere ancora più d'aiuto per i lettori, senza smettere di ricordare che noi non siamo affatto superiori a loro.

Sono convinto che sia rassicurante per chi ci legge sapere che non ci sono due tipologie diverse di persone, quelle che stanno sospese in cielo a chilometri d'altezza e quelle che sguazzano nella melma della quotidianità. Tutti gli uomini hanno un destino comune: devono darsi da fare per diventare migliori.

ALEXANDRE

Dando inizio a questo scambio, ho la sensazione di entrare in un grande laboratorio spirituale, per esplorare da vicino, in vostra compagnia, i grandi cantieri dell'esistenza. Affrontare quest'impresa a fianco di due dei maggiori esperti sul tema della felicità mi rallegra, ma mi intimidisce anche un po'.

Ho a cuore più di ogni altra cosa il fatto che i nostri sforzi possano essere d'aiuto alle persone. Alcuni libri mi hanno letteralmente salvato la vita, pertanto sarei felice se la nostra discussione potesse incoraggiare (senza fornire ricette definitive, perché non ce ne sono) tutti coloro che lottano per la propria crescita spirituale. E allo stesso tempo, vorrei che tale scambio testimoniasse il desiderio di impegnarsi sempre più a fondo in questo cammino.

Anche la più grande conquista interiore si rivela vana se non è in grado di renderci più solidali e se non ci fa sentire più vicini al nostro prossimo. Ugualmente, la cura di sé diventa futile se non approda a una vera generosità.

L'ego è così prepotente e ripiegato su se stesso da divorare tutto, o quasi. Quando dimentichiamo gli altri incorriamo in un grosso errore e strumentalizziamo la strada che potrebbe condurci alla nostra stessa salvezza. E' quindi fondamentale cercare un comportamento che ci metta a poco a poco al riparo da questo rischio...

L'amicizia è a tutti gli effetti il rimedio di questi mali perché è capace di far volare i nostri pensieri e di consolare le sofferenze dell'anima. È all'amicizia che si deve questo incontro: i legami che ci uniscono sono profondamente intessuti con questo sentimento e niente potrebbe deteriorarli. Non bisogna mai dimenticare che ci troviamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo attraversare insieme l'oceano della sofferenza.

Vorrei che nelle pagine del libro non perdessimo mai di vista questa condizione.

MATTHIEU

Inizialmente, il libro è nato dalla nostra amicizia e dal ritrovato desiderio di passare un po' di giorni insieme per parlare liberamente di argomenti che ci stanno a cuore. Non volevamo semplicemente raccogliere le nostre elucubrazioni mentali per ricavarne un libro.

C'è chi ama sfornare idee e poi si dà da fare per diffonderle, ma il nostro obiettivo non è questo. Vogliamo condividere con i lettori quello che abbiamo imparato dai nostri maestri (siano essi spirituali o d'altro genere), dallo studio e dalle pratiche di meditazione o di terapia.

Per quanto mi riguarda, sono stato in grado di cambiare la mia vita e di mettermi al servizio degli altri proprio grazie alla saggezza e alla bontà dei miei maestri spirituali. Provo dunque a mia volta a offrire ai lettori quello che essi mi hanno donato, cercando di fare del mio meglio per non tradire né snaturare il loro messaggio. 

ALEXANDRE

L'urgenza di fatto è una sola: impegnarsi fino in fondo in uno stile di vita, dare sostanza a un profondo desiderio di miglioramento e comprendere che possiamo evadere dalla prigione della nostra mente. Si può sproloquiare fin che si vuole su una pratica di vita, ma la sfida vera è viverla giorno per giorno...

Una volta, dopo una conferenza all'associazione degli Indignati, mi sono sentito anch'io un po' "indignato" perché, dopo tutti quei bei discorsi, mi era toccato rincasare da solo a piedi sotto una pioggia battente. E' inutile prendersela col mondo intero e puntare il dito contro ogni abitante di questa terra. Compiere azioni che abbiano un significato profondo, aiutare gli altri, dare supporto a qualcuno concretamente: ecco quello che conta davvero.

Non esitiamo a seguire quel suggerimento di Nietzsche secondo cui il miglior modo per cominciare una giornata consiste nel domandarsi, al risveglio, se possiamo fare qualcosa di buono «per almeno una persona». Comincia tutto dal "prossimo", dal "primo venuto", come direbbe Christian Bobin.

Come accogliere dal profondo del cuore colui che incontro all'angolo della strada, il prossimo in cui m'imbatto ogni giorno? E inoltre: come amare davvero chi mi tormenta?

CHRISTOPHE

Certo, possiamo comportarci come quegli indignati che ti hanno sentito parlare di altruismo e poi non ti hanno aiutato ad andare in stazione. Così restiamo fermi ai concetti, appena è finita la conferenza torniamo ai nostri problemi e alle nostre preoccupazioni. In sostanza, il messaggio essenziale non è «Quanto è bello essere altruisti», ma «Cosa posso fare per il prossimo oggi, in questo momento?».

Le idee non bastano da sole a guarirci. Possono consolare, illuminare, gratificare, ma qualsiasi guarigione passa attraverso il corpo e le azioni. La bontà e la forza di un'idea emergono dal confronto con la realtà, ed è solo nella messa in pratica che si possono constatare i loro effetti su noi stessi e sugli altri.

MATTHIEU

I concetti che avete espresso sono al centro della dottrina buddhista. Il senso e l'efficacia di ogni insegnamento si riconoscono dal modo in cui riescono a diventare parte integrante della vita di una persona. Il resto sono chiacchiere.

Mettere insieme le prescrizioni del medico senza seguire la cura non aiuta a guarire. Le idee servono per fornire stimoli a un dibattito, per imprimergli una direzione, per determinare i principi che governano le nostre azioni, ma se non vengono messe in pratica non servono a nulla.

Riguardo alle nostre motivazioni e ai possibili utilizzi di questo libro bisogna considerare un'altra questione importante.

L'espressione "sviluppo personale" è ambigua: se lo sviluppo avviene soltanto all'interno della bolla di cristallo dell'ego, la alimentiamo, la lucidiamo e la facciamo risplendere con delle idee appaganti, ma restiamo in una prospettiva alquanto ristretta. Manchiamo dunque il bersaglio, perché la ricerca della pienezza spirituale deve sempre sfociare nella benevolenza e nell'apertura agli altri. L'esercizio della piena consapevolezza di sé, e quindi in particolare della meditazione, non può diventare un rifugio dove lasciarci sprofondare nel mondo del nostro ego.

Alexandre dice spesso qualcosa del genere: «Nella bolla di cristallo dell'ego c'è puzza di marcio». Tra le due l'una: o cerchiamo di cambiare per metterci al servizio degli altri, e tutti quanti ci guadagnano, oppure restiamo nella bolla dell'ego, e tutti ci perdono, dal momento che, se cerchiamo la felicità soltanto per un tornaconto personale, non riusciamo a essere d'aiuto né agli altri né a noi stessi.

CHRISTOPHE

Forse la mia esperienza è circoscritta a una sfera un poco diversa dalla vostra. Sono un terapeuta, e mi confronto con le aspettative e le difficoltà di pazienti che spesso difettano di autostima. Di conseguenza, cerco di avere uno sguardo meno critico su tale questione.

Il primo passo del mio lavoro consiste spesso nel prendermi cura dell'ego dei pazienti, riconsegnando loro solidità e forza. Molti infatti odiano se stessi. Mi sembra necessario distribuire il lavoro in due fasi. Incoraggiarli a prendersi cura degli altri farà loro sicuramente bene, ma non farei un buon lavoro se dessi loro per primo questo stimolo. Sono ben consapevole che al termine del processo dovranno disfarsi del ripiegamento su di sé, o perlomeno liberarsi degli aspetti eccessivi di tale atteggiamento. Ma non bisogna andare troppo in fretta. E ne sono intimamente convinto, perché nel mio cammino individuale ho seguito questa strada.

C'è un altro aspetto che ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia pratica terapeutica. Viene denominato come "la rivelazione di sé" e coincide con il momento in cui il terapeuta, affrontando la sofferenza del paziente, si trova a parlare un poco della propria (in questo libro lo utilizziamo). E' un fenomeno che è stato diffusamente studiato e teorizzato, dal momento che si tratta di un elemento determinante, come un condimento nella preparazione di un piatto. Privata di questo contributo, una relazione terapeutica può rivelarsi insulsa, mentre in presenza di tale elemento si arricchisce di complicità ed empatia.

In cosa consiste dunque la rivelazione di sé all'interno di una relazione d'aiuto? A un certo punto, il terapeuta avverte nella sofferenza del paziente un'eco della propria. E decide dunque di parlare della sua esperienza perché comprende che essa può rivelarsi utile per il paziente, in modo da fargli comprendere che non è solo. Questa self-disclosure, come la chiamano gli americani, deve essere messa in atto con cautela: non bisogna invadere lo spazio della relazione con la propria storia, né cercare di relativizzare l'esperienza del paziente, perché il punto non è svalutare il suo diritto alla sofferenza. L'obiettivo, invece, è quello di farlo entrare in contatto, attraverso la sua sofferenza, con gli altri esseri umani.

Mi viene in mente un'altra frase di Christian Bobin, da Les Ruines du del (Le rovine del cielo): «Ogni persona che osservi ha già attraversato più volte l'inferno».

Quando si rivolgono a noi, i pazienti stanno attraversando l'inferno e si sentono soli e perduti. Sapere che altri hanno sperimentato questo cammino di sofferenza può talvolta essere per loro un conforto e una rassicurazione.

Tratto dal libro:

Tre Amici in Cerca di Saggezza

Consigli per una vita più felice

Matthieu Ricard, Christophe André, Alexandre Jollien

Tre amici – un monaco buddhista, un filosofo e uno psichiatra – decidono di trascorrere dieci giorni in Dordogna, vicino Bordeaux, per riflettere sugli aspetti più importanti dell’esistenza.

Il filo comune è il seguente: la vita è troppo breve per sprecarla dietro a cose futili, quindi come possiamo viverla al meglio? Quali dovrebbero essere le nostre aspirazioni più profonde? Come calmare il disagio che ogni tanto sentiamo verso noi stessi, e verso gli altri? Come superare il dolore?

Su ognuno di questi argomenti, e su molti altri ancora, i tre autori raccontano le loro esperienze, i loro sforzi e le lezioni apprese lungo il loro percorso professionale, trascrivendole sotto forma di dialogo.

Vai alla scheda

Alexandre Jollien è un filosofo. Ha trascorso diciassette anni in un istituto specializzato per le persone con disabilità. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Abbandonarsi alla vita (Qiqajon, 2013).
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Christophe André psichiatra e psicoterapeuta, esercita la professione anche come consulente d'azienda.
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Biologo molecolare, trent'anni fa Matthieu Ricard si è convertito al buddismo e ora vive in un monastero in Nepal. Attualmente è il più celebre ambasciatore del buddismo in Francia, il traduttore dal tibetano in francese e inglese del Dalai Lama, il curatore della riedizione dei testi sacri...
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