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Le Dee incarnate - Estratto da "Il Risveglio della Shakti"

di Sally Kempton 2 mesi fa


Le Dee incarnate - Estratto da "Il Risveglio della Shakti"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Sally Kempton e scopri il potere sacro del femminile nello yoga

Pur con tutti i suoi doni e dignità, la modernità ha creato condizioni che indeboliscono il nostro legame col femminile.

Indice dei contenuti:

La modernità e il femminile

La maggior parte di noi è nata in un ambiente ospedaliero sterile, siamo usciti dal ventre per essere accecati da luci intense, consegnati a grandi esseri che ci sculacciano e tagliano il cordone ombelicale - e anche il prepuzio se ci capita di essere maschi.

Se siamo prematuri o sembriamo deboli o malati, probabilmente saremo separati da nostra madre e messi in una incubatrice - in breve, abbandonati dal femminile. Siamo spesso accuditi (maternamente) da donne che non sono state accudite loro stesse e che non hanno la profonda capacità di un sostegno materno rilassato che permetta ai bambini di fidarsi del loro posto nel mondo.

Cresciamo in una cultura dove le ragazze sono trattate da oggetti del desiderio sessuale molto prima che abbiano alcun vero senso di sé e dove il linguaggio segreto del femminile è stato modificato geneticamente in conversazioni banali sulla moda e lo smalto per unghie.

Diventiamo madri senza un sistema sociale di supporto, spesso destreggiandoci tra lavori impegnativi, difficoltà economiche e problemi emotivi. Quando invecchiamo diventiamo invisibili.

La mia amica Penny, tornando da un viaggio a New York, dove ricordava che vent'anni prima ogni uomo che incontrava la spogliava con gli occhi, disse al marito: «Gli uomini a New York sono diventati molto meno sessualmente aggressivi.» Il marito le diede uno sguardo perplesso e: «Dolcezza» replicò «hai cinquant anni.»

Questa scoperta la mandò in una crisi di identità che durò parecchi anni, durante i quali passò del tempo a osservare le donne anziane che conosceva, realizzando che molte di loro, piuttosto di diventare vere anziane, semplicemente cadevano nella passività e nella depressione.

Cambiare tutto questo richiede una profonda svolta del cuore, un cambiamento della consapevolezza che deve venire dalla nostra connessione alla sorgente della vita. Le sacre tecniche della cultura tantrica ci offrono questa possibilità.

La dea come tutto

Gli yogi sapienti, specialmente nella branca dello yoga chiamata Tantra, del quale parleremo in modo più approfondito nel secondo capitolo - anticiparono la fisica quantistica segnalando che una sottile energia vibratoria è il substrato di ogni cosa che conosciamo.

A differenza dei fisici, tuttavia, gli yogi cercatori sperimentarono questa energia non solo come una vibrazione astratta ma come l’espressione del potere divino femminile, chiamato Shakti.

Il termine shakti significa energia, potenza. Shakti, l’innato potere in realtà ha cinque facce. Si manifesta come il potere di essere consci, potere di percepire l’estasi, potere di volere o desiderare, potere di conoscere e potere di agire.

I maestri tantrici dicono che tutti questi poteri entrano in gioco nell’azione della creatività cosmica, quando la divina intelligenza intesse un universo dal proprio sé, grosso modo come la mente umana crea un sogno o una fantasia sul proprio schermo interiore.

La creazione cosmica esplode in un big bang e poi si sviluppa per milioni di anni come soli, pianeti, forme di vita sempre più sofisticate e, naturalmente, esseri umani. Questa tradizione afferma che tutta la realtà è la danza di Shakti.

Shakti prende forma come il processo biologico del nostro corpo; agisce attraverso i nostri pensieri e il gioco delle nostre emozioni e diventa ogni atomo e granello di polvere del mondo fisico. Nella nostra essenza, noi siamo fatti di Shakti. I suoi poteri di consapevolezza, estasi, desiderio, sapienza e azione sono costantemente in gioco, sia in noi che nel mondo.

Essa è anche la forza che ci spinge inesorabilmente verso l’evoluzione della nostra coscienza, con la quale ci dobbiamo allineare quando ricerchiamo una trasformazione consapevole.

Ma i saggi tantrici non si accontentarono di una visione generica dell’energia come Shakti.

Essi la personalizzarono con un linguaggio mitico e, con un ulteriore salto intuitivo, crearono una scienza per trasformare l’energia umana, operando con le immagini delle dee del pantheon hindu.

Forme divine multiple

Le tradizioni hindu sono notoriamente a proprio agio con l’idea che la Realtà Assoluta, sebbene senza forma e trascendente, sia perfettamente in grado di manifestarsi in forme divine e mondane.

Dunque si suppone che Shakti, l’origine senza forma di qualsiasi cosa, prenda forma come dèi e dee, personificazioni delle differenti energie che formano le multiple dimensioni dell’esistenza e della nostra propria coscienza.

Il pantheon hindu è complesso; ogni villaggio possiede i suoi dèi e le sue dee, mentre le divinità maggiori - Vishnu, Shiva e Devi, la Grande Dea - hanno centinaia di nomi ciascuno.

La grande trinità hindu, Brahma, Vishnu e Shiva, domina la gerarchia cosmica, insieme alle consorti Saraswati, Lakshmi e Parvati. Dietro di loro si erge Mahadevi, la Grande Dea, che dà vita a tutte le altre divinità e dà loro il potere di svolgere le loro funzioni cosmiche.

Nel Tantra, le dee consorti sono viste come incarnazione del potere, l’energia dinamica di ognuna delle divinità maschili. In altre parole, è l’energia delle dee, la loro Shakti, che attiva le funzioni delle figure divine maschili.

Il lavoro di Brahma è quello di portare i mondi alla manifestazione e lo fa attraverso la sua Shakti, Saraswati, che è anche l’energia che sta dietro la parola creativa. Vishnu sostiene e protegge i mondi, potenziato dalla sua Shakti, Lakshmi, energia di nutrimento ed abbondanza. Shiva dissolve le strutture e sovrintende alle pratiche dello yoga, con cui i cercatori cercano di fondersi nell’essenza senza forma che sta dietro tutto ciò che è. Il suo potere è incarnato da forti dee guerriere come Durga, Parvati e Kali.

Ognuna di queste divinità ha la propria mitologia, i propri templi e culti. Per complicare ulteriormente la faccenda, Vishnu ha l’abitudine di inviare nel mondo degli avatar, incarnazioni di se stesso. Il più importante di questi sono gli uomini-dèi: Rama - re guerriero, modello di rettitudine - e Krishna, amante cosmico e astuto maestro di scaltrezza e arte del governo. Come Rama, Vishnu è l’amato di Sita, che incarna la devozione fedele di una moglie. Come Krishna, ha dozzine di consorti, ma la più importante è Radha, la sua giovane amante e partner dei suoi giochi più erotici.

La Dea, Shakti, appare anche in una molteplicità di forme. Come divinità indipendente prende il nome generico di Devi (Dea), ma viene anche adorata come Durga, colei che uccide i demoni, e madre di guerrieri, e come Kali, la Nera, che è molto simile a Shiva nel potere di dissolvere le forme nel senza forma.

Tutti questi nomi e attributi possono confondere una mente lineare, soprattutto quando si scopre che la stessa dea viene descritta con nomi differenti. Tuttavia, questa molteplicità è anche quella che ci permette di scegliere la nostra propria porta d’ingresso nel campo ridondante delle energie delle dee. Per questo, dobbiamo darci il permesso di esplorare le diverse sfaccettature e le energie caratteristiche di queste divinità. Ed è ciò che faremo con questo libro.

Il modo migliore per spiegare in termini moderni ciò che è una divinità, è di comprenderla come un unico vortice di energia. Talvolta questo vortice assume una forma antropomorfa riconoscibile (per esempio in meditazione). Talvolta questa energia è percepita attraverso le vibrazioni sonore, chiamate mantra, o attraverso disegni geometrici, chiamatiyantra, che disegnano in forma di schizzo il modo in cui questa energia appare.

L’invito di questo libro è di imparare a sperimentare queste energie distinte nei loro differenti poteri e qualità. Riconoscere e decodificare i vari sapori delle dee è un modo per approfondire la propria capacità di vivere con passione e intensità.

E' una pratica per estrarre la connessione della propria anima col cosmo. Offre un mezzo potente per comprendere le capacità della propria psiche. E può rivelare sfere di coscienza che normalmente stanno al di là della gamma della comprensione umana.

Livelli di coscienza

La nostra relazione col sacro cambia nel crescere. La forma divina che concepiamo a cinque anni sarà molto diversa dal modo in cui la concepiremo a venti. La visione di Dio di un religioso fondamentalista non sarà la stessa di uno scienziato e neppure di un mistico.

La stessa dea può essere adorata da contadini incolti dell’India rurale, come fulcro di superstizione e paura, e dalla colta classe media urbanizzata come il punto focale di un culto religioso convenzionale. Una devota portata al misticismo può invocare la stessa dea come mediatrice del suo fiorire spirituale o come sorgente di divina beatitudine.

Un meditante può sperimentare la Dea come sua Kundalini, che espande la sua coscienza, appare nelle visioni e infine dissolve tutte le forme nella luce.

Di dèi e di umani

Dunque, quando invochiamo la Dea, la nostra visione dipende sempre dal nostro livello di consapevolezza in quel dato momento. Detto questo, c’è un livello in cui dèi e dee hanno un’esistenza indi- pendente, separata dal modo in cui noi li comprendiamo.

Dèi e dee sono reali. Sono veri esseri che esistono in forma eterna nei reami più sottili della coscienza. Ma all’interno della psiche umana questi esseri cosmici esistono anche come archetipi psicologici, nel senso junghiano del termine. Jung ed i suoi successori hanno considerato le divinità greche - Zeus, Afrodite e gli altri - come archetipi delle energie psicologiche universali.

Un archetipo è un prototipo sottile che trascende la personalità individuale e vive in essa, collegando le nostre menti personali alla mente cosmica o collettiva. Le divinità hindu sono proprio come la maggior parte delle nostre strutture psichiche.

Quando noi lavoriamo con loro come simboli, esse rappresentano - e per mia esperienza in realtà possono rivelare- forze psicologiche dinamiche. Essi impersonano energie che percepiamo ma che potremmo non aver mai pensato di nominare o invocare, sia in noi stessi che nel mondo.

Io scoprii proprio questo studiando e contemplando le personalità delle specifiche dee del pantheon indiano. Le avevo sempre pensate come puri simboli, metafore. Ora cominciavo a vederle meno come simboli e più come vere entità della psiche e dell’universo - esseri davvero reali e fondamentali, che potevano essere raggiunti con la visualizzazione, il mantra e le strutture potenti dei loro miti. I Tantrika (praticanti di tantra) hindu e buddisti hanno praticato meditazioni sulle divinità almeno dall’ottavo secolo della nostra era.

Arrivare a conoscere queste differenti energie attraverso la meditazione sulla divinità cambiò la mia relazione con le mie stesse fonti energetiche. A livello più immediato, praticare con le dee mi mostrò che al mio interno ci sono sacri poteri, aspetti del mio unico sé che mi collegano alle forze fondamentali dell’universo, e che posso richiamare per intuizione e aiuto.

Questo libro è emerso da queste contemplazioni e io lo offro come un manuale d’uso per connettersi al sacro femminino attraverso le grandi dee del pantheon hindu. L’intenzione del libro è di aiutare ad aprire gli strati dell’anima relativi a queste particolari energie e le pratiche che le invocano. In questo modo si possono meglio ricevere i loro doni, riconoscere e impadronirsi degli aspetti in ombra, accedere al loro potere che risveglia e trasforma. Soprattutto, si può danzare con le loro energie.

Ci sono dozzine di dee nel pantheon hindu. Noi lavoreremo con undici di queste:

  • Durga (Difficile da conquistare): la guerriera, protettrice cosmica e madre che conferisce potere.
  • Lakshmi (Propiziatrice) la dea della buona fortuna, della salute e dell’abbondanza, interiore ed esteriore.
  • Kali (la Nera): la misteriosa, terrificante e selvaggiamente amorevole dea che porta cambi radicali nella nostra vita e alla fine dissolve nel vuoto tutte le forme. Tra le sue forme ci sono Tara e Bhairavi.
  • Parvati (la Signora della Montagna): la dea del matrimonio sacro; la divina yogini che incarna il potere del desiderio creativo.
  • Saraswati (Colei che Fluisce): la dea del linguaggio, dell’intuizione creativa, della musica, dell’eloquenza e della parola.
  • Sita (Solco, Ruga): la moglie fedele, guardiana dell’utero, dea della terra e dei suoi misteri.;
  • Radha (la Ragazza d’Oro): la dea dell’amore devozionale erotico che porta il dono del desiderio del divino e dell’abbandono mistico.
  • Dhumavati (La Signora del Fumo): la dea della corona che ci insegna come trasformare il disappunto in crescita spirituale.
  • Chinnamasta (Colei che ha la Testa Rotta): la dea che presiede al sacrificio del falso sé.
  • Lalita Tripura Sundari (la Giocosa Bellezza dei Tre Mondi): la regale dea della sacra sessualità, come pure delle più alte forme di esperienza mistica, la cui benedizione unisce l’energia del corpo a quella dello spirito.
  • Bhuvaneshwari (La Signora dello Spazio): la dea dello spazio sacro che crea la realtà dallo spazio infinito e dissolve in sé tutte le limitazioni.

Alcune di queste dee sono guerriere. Altre sono amanti. Alcune hanno energia materna, altre si dedicano ad aprirci ai reami mistici. Ognuna di loro può essere una guida nei meandri più profondi dell’anima e un’insegnante delle sfide del vivere come amante della vita femminile e piena di forza.

Il Risveglio della Shakti

Il potere trasformativo delle Dee dello Yoga

Sally Kempton

Manca qualcosa di profondamente importante in un mondo in cui il potere del divino femminino non è compreso e le donne non sono in contatto con la loro Shakti. Come si fa a vivere una vita di risveglio spirituale,...

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Sally Kempton

Sally Kempton da oltre quarant'anni pratica, studia e insegna meditazione e filosofie spirituali. Un tempo swami ("monaca"), ha studiato per anni con maestri illuminati dell'India e ha ricevuto la formazione nella tradizione dello Shivaismo del Kashmir. Ha il dono di rendere la saggezza dello...
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