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Le credenze limitanti - Estratto da "Quantum"

di Damiano Lazzarano 3 mesi fa


Le credenze limitanti - Estratto da "Quantum"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Damiano Lazzarano e scopri come realizzare veramente te stesso e capire qual è il tuo posto in questa vita

Quali sono i primi pensieri che fai al mattino quando ti svegli? Ti senti bene per il fatto che farai le cose che ami, oppure fatichi ad alzarti dal letto?

Indice dei contenuti:

Sii consapevole dei pensieri che fai

Quali sono i tuoi pensieri circa l’Amore e la relazione di coppia? Ti senti amato? Ti reputi una Persona amabile? Sei soddisfatto della tua attuale situazione sentimentale? Ti senti degno di ricevere Amore?

Cosa pensi rispetto ai soldi? La serenità e l’abbondanza economica sono per tutti, te compreso? Pensi di poterti permettere di fare il viaggio dei tuoi sogni, di acquistare l’auto dei tuoi sogni, i vestiti che ti piacciono, la casa che desideri, oppure fai fatica a tirare avanti e rinunci a molte cose?

Pensi di essere un valore? Qual è il valore che dai a te stesso? Ti fa sentire bene recarti nell’ambiente di lavoro? Ti senti riconosciuto per come svolgi il tuo lavoro? Ti fa piacere incontrare il tuo capo, i colleghi, i clienti? Pensi che il tuo attuale lavoro, sia quello che desideri per te? Cosa ti blocca nel realizzare il lavoro il che sogni?

Cosa pensi e “senti” rispetto alla tua energia e vitalità fisica? Dormi bene? Ti prendi cura della tua Persona? E del cibo, ti stai nutrendo in modo sano? Ti ammali spesso? Ascolti i messaggi del tuo corpo, oppure li metti subito a tacere con vari farmaci? Ti concedi il tempo per ascoltarti?

Sii consapevole dei pensieri che fai. Osservali, “sentili” e accoglili cosi come sono, non ti aiuta giudicarli.

Da dove vengono e come crei le tue credenze limitanti

Sin dai primissimi istante del concepimento il feto riceve nutrimento. È attraverso il sangue del cordone ombelicale che riceviamo ciò che ci è necessario durante la permanenza nell’utero materno. Ma non ci nutriamo solo di proteine, vitamine, ossigeno e altre sostanze; veniamo nutriti anche dalle emozioni, dalle sensazioni, dai pensieri di nostra madre, di nostro padre; dai loro vissuti, dalle storie familiari e dalla storia dell’ambiente e del popolo nel quale nasciamo.

In altre parole, nasciamo in Essere, ma siamo inquinati da tutti questi accadimenti. La storia dalla quale proveniamo diventa così la nostra personale storia antropologica esistenziale.

Costruiamo le nostre credenze limitanti sin dai primissimi istanti del concepimento, ne sono profondamente convinto perché l’ho sperimentato sulla mia Persona, attraverso la storia della mia famiglia, quella dei miei amici e delle Persone che incontro durante gli incontri individuali e/o di coppia e durante i corsi che conduco in tutta Italia. Lavoro costantemente con moltissime Persone che da tempo cercavano un significativo cambiamento esistenziale nell’ambito della relazione familiare o di coppia, in quella con il lavoro, con i soldi o con il sentirsi in armonia con se stessi.

Nonostante i tentativi fatti in passato, spesso questo cambiamento non avveniva, oppure era qualcosa solo momentaneo. Lavorando con queste Persone, attraverso la loro storia personale e familiare, emergeva dapprima una lunga liste di credenze limitanti, “scavando” più in profondità veniva fuori un altro aspetto: le loro credenze limitanti erano le risposte che avevano dato ai condizionamenti ricevuti, ferite profonde subite sin dalla fase prenatale impadronitesi del loro inconscio esistenziale. E da quel pozzo senza fondo continuano ad agire: il potere di creare la propria esistenza.

Le credenze limitanti che avevano sviluppato, erano a quel tempo le migliori risposte che potevano dare in un tempo in cui non c’erano grandi scelte, se non quella di venire al mondo nonostante tutto. Erano un meccanismo di difesa, l’unico che potevano attuare. Crescendo, queste ferite, sepolte in profondità, inconsciamente incatenano al palo delle credenze limitanti, che diventano dei boomerang che tornano indietro colpendoci.

Non è una bella immagine, lo so, e comprendo anche se in questo momento fai fatica o rifiuti di accogliere questa verità, eppure è ciò che accade dentro ognuno di noi.

Proseguiamo.

Da dove provieni?

  • Cosa sai della tua storia prenatale?
  • C’è stato un qualche tentativo di aborto?
  • Sei stato desiderato, oppure sei “capitato” come è successo a me? Cosa ricordi dei tuoi primi 10 anni di vita?
  • Ti volevano maschietto o femminuccia?
  • Ti sentivi amato?
  • Ti sentivi riconosciuto?
  • Venivi sostenuto nei tuoi talenti e nelle cose che amavi fare? Ti sentivi apprezzato, oppure venivi criticato?
  • Ti sentivi al sicuro?

Lo so bene, è diffìcilissimo riuscire a ricordare i tuoi vissuti, soprattutto quelli intrauterini, ma se osservi gli accadimenti della tua Vita attuale, e soprattutto il ripetersi di alcuni fatti, hai una precisa indicazione, una “mappa del tuo imprinting esistenziale”. Questo imprinting se non viene assunto e trasformato, diventa l’artefice di ciò che chiami destino, oppure sfortuna.

Il vero problema delle credenze limitanti è che, a un livello profondo, continui a reputarle la tua verità. Sembra paradossale, lo so. Prova a chiederti se ciò che stai vivendo è la Vita che desideri, la tua vera identità, oppure stai portando avanti un copione scritto dalle credenze limitanti che hai sviluppato come risposta ai condizionamenti che hai ricevuto?

Ma cos’è una credenza limitante?

È l’impedimento psichico che hai inconsciamente sviluppato verso il rifiuto, l’abbandono o il pericolo, e che hai potuto percepire sin dalla fase prenatale, nell’infanzia e nell’adolescenza. Simili credenze hanno generato in te il senso di colpa, il non sentirti adeguato, il non sentirti meritevole, l’odio per te stesso, la tua Menzogna Esistenziale.

Per quanto mi riguarda, non è con il pensare in positivo, con il ripetere un mantra o con il visualizzare qualcosa che si desidera ottenere che possiamo cambiare la nostra vita. Pur riconoscendo alle stesse un grande valore, il lavoro da fare è assai più profondo: è un percorso in divenire fatto di scoperte e continue trasformazioni interiori.

Salvo è un bellissimo uomo di 42 anni. Si è rivolto a me perché non riusciva ad avere una relazione di coppia, non riusciva a portare a termine i suoi progetti, aveva dovuto chiudere una sua attività per fallimento. La sua vita, a suo dire, non aveva alcun buon motivo per continuare. Decidemmo di lavorare insieme.

Iniziammo con i fatti di oggi cioè suoi continui fallimenti personali e professionali. Erano preziosi messaggi da cui partire. Entrando nella sua storia. Salvo, si rese conto che la madre aveva desiderato abortire. Sua madre aveva conosciuto quello che sarebbe diventato il padre di Salvo durante un breve periodo lavorativo come sua dipendente. La storia non decollò. La madre, dovendo affrontare la situazione da sola, non se la sentiva di portare avanti la gravidanza. Tuttavia Salvo nacque. Più tardi, quando Salvo aveva circa 7 anni, il padre si ripresentò con l’intenzione di riconoscere il figlio e di tentare un rapporto con la madre. Salvo amava molto cantare, era sempre presente nel coro domenicale della sua parrocchia. Più volte il padre gli prometteva che sarebbe andato ad ascoltarlo, ma raramente questo accadeva. Salvo aveva creato dentro di sé alcune credenze che lo limitavano: “Io non valgo. Io non sono. Mio padre non viene perché non sono bravo. Io non merito”.

Queste sue credenze lo avevano portato a creare una Vita fatta di continui fallimenti personali e professionali, di autosabotaggi, di non Amore per se stesso e di conseguenza per l’altro. Aveva inconsapevolmente instillato in sé un progetto vendicativo: “Poiché tu non mi hai mai amato. Io non ti amerò e non mi lascerò né amare né prosperare”. Dovette affrontare diversi passaggi, e diverse trasformazioni, per riconoscere di essere un valore e che meritava di realizzare ciò che era veramente e tutti i suoi desideri più veri, quelli contenuti nel suo sé profondo.

Oggi Salvo è un uomo che ha accanto a sé una donna che ama e lo fa sentire amato. Ha avviato una nuova attività nel campo musicale, è un noto produttore discografico (gli indizi emergevano dal suo desiderio di cantare sin da piccolo). Attualmente è anche impegnato nel dare lezioni di canto gratuite ai bambini della sua città.

È meraviglioso avere accompagnato Salvo nel contattare il suo sé profondo e nel dare alla Luce il Suo Quantum di Bellezza Esistenziale. Le credenze limitanti che aveva sviluppato relativamente al suo doloroso vissuto erano diventate la Menzogna Esistenziale sulla quale aveva creato tutta la sua Vita ma, grazie al potere dell’intenzione creativa, si è dato la possibilità di trasformare questo odio in Amore per se stesso.

Ed è proprio della Menzogna Esistenziale che voglio portarti a raggiungere consapevolezza.

La Menzogna Esistenziale

È quando dirigiamo la colpa sugli altri e rifiutiamo le nostre responsabilità.

E quella parte che utilizziamo per mentire a noi stessi, non sapendo di farlo.

E quella parte di noi che alimentiamo attraverso le credenze limitanti. È quella parte di noi che nega la verità e il principio di realtà.

È come se fosse una maschera attraverso la quale affermare una verità assoluta.

È quella parte con la quale neghiamo l’esistenza di un lato oscuro che attende di venire alla luce: il Quantum di Bellezza Esistenziale, il Tuo reale progetto di Vita.

Posso affermare che questa maschera che portiamo in giro: 

  • Rifiuta il principio di realtà.
  • Rifiuta la Tua verità.
  • Rifiuta l’esistenza del tuo lato oscuro che attende di essere illuminato.
  • Rifiuta le tue umane debolezze.
  • Rifiuta l’esistenza del Tuo sé profondo, la tua vera identità.
  • Rifiuta la possibilità di realizzare il Tuo Quantum di Bellezza Esistenziale.
  • Rifiuta le occasioni favorevoli per realizzare i tuoi autentici desideri.

La Menzogna Esistenziale la troviamo nei fatti che costellano la nostra Vita

Una Menzogna Esistenziale è quando dirigiamo la colpa sugli altri e rifiutiamo di vedere le nostre reali responsabilità.

Non puoi essere una Persona che prospera e che realizza i propri autentici desideri se non ti assumi la completa responsabilità della tua Vita e non riconosci il tuo valore.

Il bisogno della Menzogna Esistenziale è quello dell’ideale della perfezione

Non possiamo ammettere di essere stati (e di essere) in grado di odiare noi stessi, la vita, l’altro. Non possiamo vederlo, dobbiamo assolutamente evitare di farlo, perché l’Io mentale segue unicamente il principio del piacere, che vuole a tutti i costi farci evitare il dolore che emergerebbe dall’assumersi questa nostra parte di Colpa Reale.

Ma questo odio per noi stessi, per la Vita, per l’altro, lo vediamo chiaramente attraverso gli autosabotaggi, le relazioni che ci prosciugano energia, i conflitti sul luogo di lavoro, la comunicazione violenta coi figli, le continue preoccupazioni che ci portiamo dentro, le paure, le insicurezze, le guerre nel mondo, la lotta per potere, la sete di dominio. Mi sembra sia sufficiente, non trovi?

Se così non fosse, quale sarebbe la risposta che ti sei dato rispetto a tutto ciò?

È necessario compiere una trasformazione quantica, trasformare questo odio in una nuova risposta d’Amore

È necessario decidere di amare noi stessi, di amare la Vita, di onorarla e trattarla come un Dono, perché tale è. E sono qui per aiutarti perché ho attraversato, e continuo ad attraversare, anch’io la mia Odissea. Di sicuro qualcosa ho appreso dai miei innumerevoli errori e autosabotaggi. E come te, sono in divenire mentre sono.

Te la stai raccontando

I veri desideri non sono quelli che si realizzano, ma quelli che realizzano Te stesso in quanto Persona, come identità unica, irripetibile e libera, e non come un mezzo per soddisfare le aspettative degli altri. I desideri autentici appartengono al sé profondo, alla Tua libertà, alla Tua verità, alla Tua intenzione creativa, al Tuo Quantum di Bellezza Esistenziale.

Più pensi di sapere quali sono i tuoi desideri, meno sono quelli che ti realizzano. Desideri del genere sono quelli che mai ti “riempiranno”. Quando un Tuo desiderio è autentico perché viene dal SÉ, e soprattutto quando la tua mente non si oppone, puntualmente lo realizzi e ti realizza. È una presenza costante, un continuo Esserci, Essere e divenire.

Quali sono i tuoi problemi esistenziali?

Amore per me stesso

Chi dovevi essere per meritare di sentirti amato? Cosa dovevi fare per ricevere Amore dai tuoi genitori? Come veniva manifestato l’Amore per te? Era incondizionato, oppure dovevi in qualche modo acquistarlo, conquistarlo? Ti sei sentito rifiutato? Ti sei sentito abbandonato? Venivi riconosciuto nella tua identità?

Sono questi i temi ricorrenti durante gli incontri che ho avuto come Antropologo Personalista Esistenziale. Puntualmente li vedo emergere dai vissuti delle Persone che incontro sia individualmente che nei gruppi che conduco. E, qualunque sia il problema con il quale stanno facendo i conti, il problema reale da affrontare è quello del non Amore per loro stessi. Riconoscere che dietro a una credenza limitante c’è un condizionamento ricevuto che ci ha portato a dare risposte reattive verso noi stessi è il punto di partenza.

Le tue relazioni

Mi sono sentito abbandonato. Non mi sentivo al sicuro. I miei genitori litigavano spesso. Non mi sento apprezzato. Vengo puntualmente tradito o abbandonato. Non riesco ad avere una relazione stabile e progettuale. L’Amore mi spaventa. Conosco Persone che non vogliono e non possono impegnarsi con me perché sposate o impegnate. Non mi fido di nessuno. Fatico ad avere amicizie leali. Il sociale è pieno di gente pronta a fregarti.

La qualità delle relazioni di oggi indicano la qualità della relazione che hai avuto con i tuoi genitori. Se tua madre si relazionava con te con “intermittenza”, “ambiguità”, o attraverso il ricatto affettivo, sarà questa la qualità della relazione che continuerai a ricercare nell’altro, una relazione a “intermittenza”, “ambigua”, incostante, ansiogena, insicura.

Allo stesso modo vale per il padre, il grande assente per quasi tutti noi. L’assenza del padre è un fatto che ha caratterizzato l’esistenza di molti di noi. È un vuoto che necessita di essere sanato.

La lista sarebbe molto lunga, mi limito a farti solo questo esempio, altrimenti dovrei scrivere un libro in allegato a questo per farti comprendere le moltitudini delle dinamiche che mettiamo in scena quando si parla di relazioni.

La serenità e l’abbondanza economica

Nella tua famiglia, quali erano i discorsi circa i soldi? Si parlava in termini di mancanza? C’erano litigi rispetto alla gestione dei soldi? Chi, e in che modo, gestiva i soldi nella tua famiglia? C’era sicurezza economica? Hai mai sentito parlare di gratitudine per quello che avevate? Quale valore ti veniva riconosciuto? Ti riconosci come un valore?

Ne ho sentite davvero tante di storie incredibili. Anche quanto c’erano soldi in abbondanza, la Persona che si rivolgeva a me aveva problemi con il denaro. Sì, può anche accadere che, nonostante tu sia cresciuto in una famiglia benestante, ti trovi ad avere problemi con il denaro. La cronaca è piena di personaggi ricchi, e anche famosi, che hanno dovuto fare i conti con la gestione e la serenità delle loro finanze. La serenità e l’abbondanza economica sono intimamente connesse con il valore che ti riconosci e che riconosci al denaro.

Ho lavorato con imprenditori che affermavano: “Non manca il lavoro, le entrate ci sono, ma i soldi volano via”, oppure, “Tutto fila liscio, ma al momento di chiudere un contratto e di ricevere i soldi pattuiti, accade qualcosa... il cliente rimanda, o non si fa più vivo... non vuole più il servizio richiesto per il quale si diceva interessato ad acquistarlo”, e ancora “Accade qualcosa che non mi so spiegare... una specie di maledizione”.

Scendendo in profondità, emergeva il problema. Era il “come” si relazionavano il denaro; il “come” si relazionavano con se stessi. C’era il senso di colpa che espiavano mettendo in atto una moltitudine di modalità per tenere lontano il denaro da se stessi. In qualche modo lo evitavano.

È importante benedire i soldi che ci arrivano, ringraziarli, dire: “Grazie per il valore che siete e perché mi date la serenità materiale”.

I soldi sono una energia e questa energia rappresenta l’energia in cui ti riconosci e che proietti su di essi.

Il “come” amministriamo i nostri soldi è il “come” ci relazioniamo con essi; e il “come” ci relazioniamo con gli stessi, è la manifestazione.

Oggettiva del “come” trattiamo noi stessi, del dove siamo rispetto al valore per noi stessi e per ciò che facciamo. Se la relazione con noi stessi è sana, se ci diamo un valore, permettiamo ai soldi di arrivare e di assolvere il loro giusto compito.

Ricordo due imprenditori con un problema comune. Uno titolare di un ristorante, l’altro, invece, di un centro di abbronzatura. Fratelli, sorelle, la cara vecchia amica, il cognato, il nipote... queste Persone andavano a mangiare una pizza, oppure, neH’altro caso, andavano a farsi delle lampade. Il risultato? Un semplice “grazie”. Non pagavano.

Ora, come ci si può lamentare del denaro se noi stessi lo rifiutiamo? Il non chiedere di essere pagato per un servizio svolto è il modo in cui agisci per non darti un valore e non dare un valore a ciò che fai. Così facendo, quando non ti fai pagare dai tuoi cari, da un punto di vista mentale stai espiando un senso di colpa, e da un punto di vista esistenziale non ti stai evolvendo. Non facendoti pagare, stanne pur certo, a un livello profondo stai tenendo i soldi a distanza. Farai di tutto pur di non godere dell’abbondanza che ti spetta. È veramente questo ciò che vuoi per te? Spero di no! Altrimenti, per favore, smetti immediatamente di leggere questo libro.

Il lavoro/successo

Non mi veniva concesso ciò amavo fare. Ciò che facevo non veniva apprezzato. Mi veniva sempre detto che avrei dovuto fare di più o che non facevo mai niente bene. Mia madre mi giudicava. Mio padre mi giudicava. Il mio capo è sempre negativo. Non riesco a esprimere i miei talenti. Non so quale sia il giusto lavoro per me. Vengo puntualmente licenziato o non assunto. Non ho un lavoro. Ho fallito con la mia attività.

Il lavoro, da un punto di vista antropologico esistenziale, rappresenta il rapporto con il materno introiettato. Cosa vuole dire? Vuol dire che, quando abbiamo problemi relativi a questa area, è bene indagare sul come ci sentivamo “visti” e/o “nutriti” da nostra madre e sul come si relazionava con noi. Sarà quello che abbiamo messo dentro che proietteremo nella dimensione lavorativa. Realizzarsi professionalmente vuol dire essere autonomi, liberi e pienamente responsabili della propria Vita e dei propri sogni.

I tuoi talenti, erano favoriti, oppure c’erano cose che amavi fare e non ti veniva concesso? Venivi apprezzato per come svolgevi i piccoli lavori che ti venivano assegnati, oppure c’era sempre qualcosa che “avresti potuto fare meglio”? C’era un fratello o una sorella con il quale dovevi competere per arrivare all’Amore di tua madre? Ti veniva in qualche modo chiesto di dover essere perfetto? Ti sentivi in colpa perché sapevi di essere il figlio prediletto? E se oggi realizzassi te stesso, verso chi ti sentiresti in colpa, chi “tradiresti”? Quali aspettative dell’altro non soddisferesti?

Tempo fa ho avuto un incontro individuale con un imprenditore molto esperto nel marketing del settore finanziario. Si lamentava di essere alla sua terza società, ma che la storia era sempre la stessa. Nonostante fosse sempre il maggiore azionista, i soci avevano sempre la meglio. Se lo chiedeva da tempo, ma non riusciva a comprendere quale fosse il motivo. Durante l’incontro venne fuori ciò che aveva sempre agito in modo protettivo nei confronti dei fratelli minori: faceva costantemente il “padre” (di fatto poi era piuttosto materno perché era sin troppo protettivo). Tutte le volte che avrebbe dovuto essere assertivo e mettere “i punti sulla i” rispetto al fatto di essere il fratello maggiore, non lo faceva.

Questa stessa modalità era quella con la quale si confrontava con i suoi soci. Ecco che i soci approfittavano del suo buonismo. Puntualmente scioglieva e ricomponeva un’altra società. Alla fine era sempre lui a raccogliere i pezzi. Decise così di riconoscere a se stesso di essere una Persona adulta e di smetterla di preoccuparsi di fare da padre/madre ai suoi soci. Non era più un suo problema essere il fratello maggiore (il maggiore azionista). Aveva deciso di agire secondo il ruolo che gli spettava.

La situazione cambiò radicalmente. Riconobbe a se stesso il posto che gli spettava e restituì agli altri soci la libertà di mettersi in proprio o di entrare in altre società. Oggi è centrato su se stesso. È un imprenditore che guarda al bene della sua azienda e presta molta attenzione a chi assume e di chi si circonda. Se vede o “sente” che qualcosa non va, corre subito ai ripari non preoccupandosi più di far valere il suo potere reale di Leader (da non confondere con l’essere autoritario o dittatoriale). Quest’uomo sta dando vita alla Sua vera identità e sta realizzando i Suoi autentici desideri senza più sentirsi in colpa.

Le aziende, a un livello profondo, sono la ri-messa in scena delle dinamiche familiari. Quando un imprenditore ha difficoltà nel progetto aziendale, quando c’è un fallimento oppure ci sono le solite difficoltà che si ripetono con i collaboratori, i fornitori e i clienti, dovrebbe lavorare prima di tutto su se stesso e sulla propria storia esistenziale. Un imprenditore è una Persona, e la Persona porta dentro di sé il proprio vissuto che agisce in base a ciò che ha ricevuto. Questo è un fatto. Non ho altro da aggiungere.

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Damiano Lazzarano

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Damiano Lazzarano

Damiano Lazzarano, Calabrese Doc, classe 1972. Antropologo Esistenziale, è ricercatore in Cosmo Art presso l'Istituto di Sophia Analisi e Antropologia Cosmoartistica di Lecce. Esperto nella relazione di aiuto alla persona e alla coppia, supporta i clienti a trasformare la propria vita...
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