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Le cose dipendono da come te le racconti

di Selene Calloni Williams 10 mesi fa


Le cose dipendono da come te le racconti

Leggi un estratto dal libro "Diverso e Vincente" di Selene Calloni Williams

Essere in grado di relazionarsi con l'invisibile, percepire l'invisibile, avere fede nella sua presenza, ti permette di considerare gli eventi della tua vita da una prospettiva completamente diversa.

Il valore degli avvenimenti dipende da come te li racconti.

Se lasci che il narratore sia la tua mente pensante, gli eventi della tua vita ti rendono vittima. La mente comune è una programmazione che ha il fine di sostenere la civiltà, non l'anima, lo status quo, non l'evoluzione.

Come puoi raccontarti la tua storia in modo diverso? Rispondo con un esempio a questa domanda.

In uno dei miei viaggi in Siberia ho fatto visita a uno sciamano di nome Aleksandr in una piccola cittadina della Buriazia chiamata Arshan. Con me c'era una ragazza. Laura, che ha voluto raccontarsi a me e allo sciamano per ricevere da noi consigli.

Laura ha incominciato a dire di aver avuto una nascita sofferta e combattuta perché, disse, "mia madre non voleva lasciarmi andare!". Successivamente ha raccontato di aver avuto un'adolescenza ribelle e agitata poiché "io volevo uscire di casa, vedere gli amici, partire per dei viaggi, volevo andare... ma mia madre mi tratteneva, non era capace di lasciarmi andare, non mi permetteva di crescere, di vivere la mia vita!".

Questa madre "ingombrante", come Laura l'ha definita, sarebbe stata, a suo dire, la causa del fatto che lei ha incominciato a bere. L'alcol unito a un'alimentazione disordinata, a uno stile di vita non sano, l'avrebbero portata ad ammalarsi di cancro al seno.

"Ma la malattia mi ha guarita!", ha concluso Laura. "Adesso, dopo l'operazione, mi sento sulla via giusta: ho smesso di bere, cerco di mangiare sano e ho intrapreso un cammino di crescita personale che mi ha portata fin qui, in Siberia, e che mi sta dando molto".

Aleksandr sentendo il suo racconto sgranò gli occhi in atto di assoluto stupore, poi prese il suo tamburo e ci chiese di poterlo suonare per noi.

Non appena ebbe il nostro consenso iniziò a suonare quel tamburo gigantesco fatto di pelle di wapiti della Manciuria. Era appartenuto a uno sciamano mongolo prima di giungere a lui, era molto antico e si vedeva; aveva un odore di selvatichezza ed emetteva un suono molto forte che faceva vibrare i vetri della finestra della casa dello sciamano in cui ci trovavamo.

Aleksandr suonò per circa venti minuti durante i quali intonò anche un canto gutturale di grande potenza, poi stette in silenzio per qualche minuto e infine, rivolgendosi a me disse: "Racconta in altro modo la sua storia!".

Allora io cominciai con una domanda.

"Li senti i tuoi batori?", chiesi a Laura. "Sono i tuoi avi guerrieri, sono qui adesso, ti stanno guardando". "Sono stati loro a far sì che tu lottassi al momento della tua nascita: dovevi passare attraverso questa battaglia per forgiare degli strumenti di cui la tua anima ha necessità per compiere la propria missione".

"I tuoi antenati sono qui, al tuo fianco, sono venuti, tu devi sentirli dentro di te, sapere che ci sono!", aggiunse Aleksandr rivolgendosi a Laura.

"Percepisci i tuoi avi nomadi?", continuai a chiedere io. "Anch'essi sono al tuo fianco da sempre". "Sono loro che ti hanno istillato la tua voglia di andare, di uscire di casa, di viaggiare quando eri adolescente". "E i tuoi avi protettori, li senti?", "Loro hanno voluto l'immagine della tua malattia affinché tu potessi percepire la protezione!".

Non feci in tempo a terminare di pronunciare la parola "protezione" che Laura scoppiò a piangere: erano lacrime di profonda commozione. Tra i singhiozzi diceva: "Sì, li sento!". Io che le ero vicina capivo che in lei era in atto un processo di guarigione e di trasformazione.

L'arte del cantastorie-guaritore è una capacità sciamanica di grande efficacia.

Gli eventi sono avi, spiriti. La sciamanizzazione operata dal tamburo di Aleksandr sulla storia di Laura mi ha fatto venire alla mente gli insegnamenti di James Hillman, il quale leggeva negli eventi la presenza degli dei.

Nella visione della psicologia archetipica di Hillman, ciascuno di noi vive mettendo sulla scena della vita un mito e ciascuno di noi si riscatta, si risolve, si libera quando lo "vede". "Vedere il mito" è "vedere" gli dei, e ciò equivale al "vedere" gli avi dello sciamano.

Vedere l'invisibile è un'espressione che per la mente comune non ha senso, una contraddizione in termini.

Ma con le sue parole Aleksandr ha chiarito bene cosa Laura dovesse fare: "I tuoi antenati sono qui, al tuo fianco, sono venuti, tu devi sentirli dentro di te, sapere che ci sono!".

Vedere l'invisibile è sentirne la presenza, sapere che c'è, avere fede, essere aperto a ciò su cui la tua mente non può avere controllo, non avere ansie e paure, essere disponibile ad amare.

Ricordo di avere parlato di questo con Wanda, una signora che era presente a un mio seminario di regressione evocativa alle vite passate.

Wanda era venuta da me dopo un'operazione chirurgica alla quale si era sottoposta a causa di un tumore al seno destro.

Erano passati tre anni dall'operazione, i medici sostenevano che Wanda fosse guarita e che il pericolo di recidive fosse basso, ma Wanda aveva paura. Mi disse che sentiva ancora in lei il "germe" della malattia e riteneva che, se non avesse fatto qualcosa di profondo, se non avesse agito in modi spirituali e non solo materiali per sciogliere la malattia, questa si sarebbe ripresentata in forma più grave, letale.

Mi raccontò la sua storia che io ascoltai con molta attenzione perché certi racconti hanno un potere evocativo: chiamano a raccolta spiriti, avi, geni, numi, demoni e dei.

Wanda aveva subito un aborto a vent'anni e riteneva che il suo cancro fosse la conseguenza di quell'evento per lei molto grave. Infatti lei non voleva affatto abortire, ma il suo compagno - che aveva molti più armi di lei - quando rimase incinta le confessò di essere sposato e le chiese di abortire.

Lei non voleva farlo, ma era molto giovane e aveva bisogno di un aiuto per tenere il bambino, non aveva un lavoro e nemmeno una casa propria. Si rivolse a sua madre, la donna, però, era stata raggiunta da una serie di telefonate della moglie del compagno di Wanda, la quale l'aveva convinta che la soluzione migliore per la figlia sarebbe stata abortire. Così anche la madre di Wanda le chiese di abortire.

La ragazza si sentì pressata a prendere una decisione che non voleva prendere, si sentì forzata a compiere un gesto che non voleva compiere. Questo si registrò in lei come un trauma, un dolore fortissimo. È stato quel dolore, secondo Wanda, a causare, trent'anni dopo l'aborto, il tumore al seno.

Il mio seminario durava tre giorni, nell'arco dei quali facemmo diverse esperienze di regressione evocativa. L'ultimo giorno, nel corso dell'ultima esperienza, Wanda scoppiò a piangere. Mi avvicinai a lei e capii che si trattava di un pianto di gioia.

Come mi sentì accanto a sé, Wanda mi abbracciò e mi consegnò questo racconto indimenticabile:

"Io ho visto me stessa come la Semele del mito: Semele, proprio come me, aveva un amante, Zeus, che la rese gravida. La moglie del suo amante, Era, ricorse a un espediente per farla abortire: si travestì da vecchietta e andò da lei per convincerla (non esistevano i telefoni) a chiedere a Zeus di mostrarsi a lei nelle sue forme reali. Semele lo fece. Zeus più volte le disse che era meglio di no, ma lei insistette al punto che lui decise di scoprirsi. Zeus manifestò la propria reale natura e fulmini e saette partirono dal suo corpo. Semele saltò in aria frantumandosi in mille pezzi, anche il suo grembo esplose, sbriciolando il piccolo nel suo utero: si trattava del grande dio Dioniso, un dio dai tratti molto sciamanici, selvaggi, primitivi e sicuramente enormemente potente. Zeus si precipitò sul cuore di suo figlio, lo raccolse e lo impiantò nella propria coscia. Infatti Dioniso - che come ogni sciamano è nato due volte - nacque dalla coscia di Zeus e, poco dopo la nascita, scese nell'Ade a riprendersi sua madre e la portò sull'Olimpo".

La storia di Wanda aveva assonanze strepitose con la storia di Semele. Persino il finale era simile: Wanda, infatti, si era sposata diversi anni dopo l'aborto con un ragazzo della sua età e, nell'arco di dieci anni, aveva partorito quattro figli di cui uno è divenuto un personaggio famosissimo nel mondo dell'arte: con il suo successo e la sua fortuna lui ha sicuramente condotto sua madre sull'Olimpo.

Wanda piangeva di gioia e tra i singhiozzi mi diceva: "Adesso, adesso mi sento guarita!".

Ho discusso a lungo di quello che è successo in quella sessione di regressione evocativa con Wanda nei giorni successivi. Wanda mi ha confermato di non sentire più in sé quello che lei chiamava il "germe" della malattia, la visione del mito l'aveva liberata.

È stato interessante capire che il suo non era stato un evento di identificazione del proprio Io nel mito - che poteva suonare come "Io sono Semele" - ma, all'opposto, un processo di dissoluzione dell'Io nelle vastità universali del mito.

È proprio questo che ti solleva dal ruolo di vittima della tua storia: la sensazione che la storia non è propriamente tua, ma è universale.

Il passaggio dalla dimensione personale, storica a quella mitica universale è possibile considerando gli eventi come "enti", "entità", "spiriti". In quanto tali, gli eventi possono essere visti come avi o come dei; di fatto si tratta di principi invisibili che si rendono emozioni per farsi sentire e farti sentire vivo, capace di provare sentimenti, di darti, di amare e per annientare nella potenza della loro vibrazione la mente pensante che dinnanzi alle profonde vastità del mito non può che annichilirsi per lasciare spazio al pathos, al mistero, alla fede.

La vita è mito nel senso che è una chiamata a lasciare il bisogno di controllo della mente, a sciogliere la volontà di esercitare un potere sulle immagini e sulla natura per consegnarsi all'esperienza del sacro, del darsi, dell'amore, della bellezza.

Dopo questa esperienza la mente non è più la stessa, si risveglia a un nuovo metodo di pensiero, non è più schiava della programmazione indotta dalla cultura comune, ma si apre alla vera conoscenza.

Peccato che la mente del mondo ti trattenga da questa peak experience.

Diverso e Vincente

Manuale di sciamanismo e di alchimia trasformativa

Selene Calloni Williams

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Tutti siamo passati attraverso quel processo di condizionamento che i più chiamano educazione e tutti abbiamo imparato a filtrare gli eventi attraverso la logica meccanicistica: se fai questo ti accade quello. Le leggi...

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