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Le cinque "R" - Estratto da "Zero Rifiuti in Casa"

di Bea Johnson 2 mesi fa


Le cinque "R" - Estratto da "Zero Rifiuti in Casa"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Bea Johnson e scopri come migliorare la salute dell'ambiente riducendo al massimo i rifiuti che produci

Portiamo in strada la spazzatura la sera e, il giorno dopo, gli imballaggi di plastica dei cereali e la carta da cucina sporca sono spariti, come per magia. Ma quando diciamo "l'ho buttato via", che cosa vogliamo dire esattamente? "Via" dove?

Indice dei contenuti:

Una riflessione importante

Possiamo allontanare la spazzatura dalla nostra vista, ma non per questo non dobbiamo più pensarci. Dopotutto, i nostri scarti non si volatilizzano solo perché il netturbino se li è portati via. I nostri rifiuti finiscono nelle discariche compromettendo l'equilibrio precario del nostro ambiente, rilasciando composti tossici nell'aria e nel suolo, sprecando le risorse usate per creare questi materiali di cui ci siamo sbarazzati, e il loro smaltimento ci costa ogni anno una cifra astronomica.

Ecco perché è essenziale puntare allo Zero Rifiuti. Ma che cosa si intende con questa espressione?

Zero Rifiuti è una filosofia che si basa su una serie di pratiche volte a evitare il più possibile di generare rifiuti. Nel mondo industriale ciò ispira il progetto ecocompatibile "dalla culla alla culla"; in casa, impegna il consumatore ad agire in modo responsabile.

Molte persone ritengono, sbagliando, che consista semplicemente nel riciclaggio applicato al massimo grado, quando, al contrario, lo Zero Rifiuti non incoraggia il riciclaggio, perché tiene conto delle variabili e dei costi legati alle operazioni del riciclaggio.

Il metodo Zero Rifiuti contempla il riciclaggio come un trattamento alternativo dei rifiuti (contrapposto, idealmente, alla loro reale eliminazione) e, sebbene lo includa, lo considera come l'estremo intervento prima della discarica (come lo è il compostaggio).

Che cosa implica lo Zero Rifiuti in casa? Ridurre i rifiuti domestici è piuttosto semplice se si seguono queste cinque tappe:

  1. rifiutate ciò di cui non avete bisogno;
  2. riducete ciò di cui avete bisogno;
  3. riutilizzate ciò che consumate;
  4. riciclate ciò che non potete né rifiutare, né ridurre, né riutilizzare;
  5. e riducete in compost il resto.

Ho scoperto che mettere in pratica le "cinque R" nell'ordine permette di produrre naturalmente un quantitativo molto piccolo di rifiuti. Le prime due tappe riguardano la prevenzione dei rifiuti, la terza il consumo responsabile e le ultime due il trattamento dei rifiuti.

Prima tappa: Rifiutare (ciò di cui non abbiamo bisogno)

Quando la mia famiglia si è imbarcata nell'impresa Zero Rifiuti, è stato subito chiaro che l'attuazione di questo metodo dentro casa inizia dal nostro comportamento fuori casa. Frenare il consumo è un aspetto essenziale della riduzione dei rifiuti (ciò che non consumiamo non dovrà essere poi gettato), ma il consumo non si realizza solo con l'atto dell'acquistare.

Nella nostra società, cominciamo a consumare nel momento in cui varchiamo la porta di casa e troviamo la pubblicità di una lavanderia sul pianerottolo o il dépliant incellofanato di una ditta di giardinaggio davanti al portone o accettiamo l'omaggio di un caffè servito in un bicchierino di plastica sulla porta di un bar appena inaugurato. Al lavoro, biglietti da visita sono distribuiti a ogni piè sospinto e all'uscita da una riunione ce ne ritroviamo una manciata. A una conferenza riceviamo una sacchetta di prodotti promozionali. Vi guardiamo dentro e, nonostante ci siano già a casa una quantità di penne sufficiente per tutta la vita, pensiamo: "Che bello, una penna!" Tornando a casa, compriamo una bottiglia di vino: ce la mettono in un sacchetto di plastica insieme allo scontrino prima che possiamo dire "a"; e poi togliamo un volantino infilato sotto il nostro tergicristallo. Una volta a casa, controlliamo la cassetta della posta e la troviamo imbottita di pubblicità.

Lo Zero Rifiuti tiene conto sia delle forme dirette che di quelle indirette di consumo. La prima regola (rifiutare) riguarda la forma indiretta: i volantini e i materiali pubblicitari che si insinuano nelle nostre vite. Potremmo riciclare la maggior parte di essi, ma lo Zero Rifiuti non mira a riciclare di più: fa invece in modo che per prima cosa i rifiuti inutili non entrino in casa nostra.

Ogni piccola cosa che accettiamo, o che prendiamo, ne fa aumentare la domanda. In altre parole, accettare in modo compulsivo (contrapposto al rifiutare) equivale a tollerare e rafforzare le pratiche che generano sprechi. Quando lasciamo che il cameriere versi nel nostro bicchiere dell'acqua che non berremo, o ci metta una cannuccia che non utilizzeremo, è come se dicessimo: "L'acqua non è importante" e "Per favore, producete più cannucce di plastica."

Quando portiamo via un campione "gratuito" di shampoo da una camera d'albergo, più petrolio dovrà essere estratto per fabbricarne un altro per rimpiazzarlo. Quando accettiamo passivamente un volantino pubblicitario, in qualche parte del mondo un albero viene abbattuto per fabbricare altri volantini; e noi intanto disperdiamo il nostro tempo occupandoci di qualcosa di totalmente inutile che poi dobbiamo anche riciclare.

Nella nostra società dei consumi, le occasioni di rifiutare non mancano. Ecco quattro ambiti da prendere in considerazione:

1. Gli articoli in plastica monouso: sacchetti, bottiglie, bicchieri, coperchi, cannucce, posate in plastica usa e getta. Servirsi di oggetti concepiti per essere utilizzati in media trenta secondi significa approvare delle lavorazioni industriali tossiche, incoraggiare l'impiego di prodotti chimici dannosi che s'infiltrano nel suolo, nella catena alimentare e nel nostro corpo e, infine, sovvenzionare la fabbricazione di materiali che spesso non vengono riciclati (o che non possono esserlo) e che non si decomporranno mai. Questi prodotti inquinano sia i nostri oceani, come dimostrano i vortici di rifiuti scoperti di recente, sia il nostro ambiente, come vediamo quotidianamente ai bordi delle strade, nelle nostre città, nei parchi, nelle foreste. Questo problema è enorme e può apparire insormontabile, ma potete trasformare la vostra frustrazione in azione semplicemente rifiutando questi articoli e ripromettendovi di non farne più uso: fare a se stessi questo genere di promesse può essere molto efficace per raggiungere degli obiettivi prefissati. Eliminare questi articoli è facile: basta organizzarsi un po' e riutilizzare (vedere "Terza tappa: Riutilizzare").

2. Gli omaggi: gli articoli da toilette delle camere d'albergo, i gadget delle feste, i campioni gratuiti di prodotti alimentari, le sportine di regali promozionali distribuite alle conferenze, alle premiazioni, ai festival, agli eventi, compresi quelli eco-responsabili. Già vi sento dire: "Oh, ma è gratis!" Davvero? Questi regalini sono principalmente fabbricati con la plastica e con poca spesa, il che significa che si rompono facilmente (spesso non durano più a lungo degli articoli di plastica usa e getta). Qualunque prodotto fabbricato o di plastica ha un'elevata impronta di carbonio e comporta costi per l'ambiente. Accumulare questi oggetti in casa provoca ingombro, necessità di trovare loro un posto e alla fine costi di smaltimento. Rifiutare gli omaggi richiede una grande forza di volontà ma, dopo qualche giro di prova, accoglierete con slancio i miglioramenti che ciò produce nella vostra vita.

3. La posta spazzatura: molta gente trasferisce direttamente le stampe pubblicitarie indesiderate dalla cassetta della posta al contenitore della carta senza neanche pensarci. Ma questo semplice gesto, a livello collettivo, ha conseguenze considerevoli e incoraggia la distribuzione di milioni di stampe pubblicitarie ogni anno in Italia. La posta spazzatura contribuisce alla deforestazione e richiede preziose risorse energetiche per produrla. Per che cosa? Essenzialmente per farci sprecare il nostro tempo e i soldi delle nostre imposte. Per combattere questo problema ho capito che il miglior modo è adottare la tolleranza zero (vedere "La posta spazzatura" a pag. 166). Sfortunatamente, al momento, è impossibile eliminarla del tutto. Come leggerete nelle pagine che seguono, ho dichiarato guerra alle stampe pubblicitarie indesiderate. E sebbene io abbia quasi vinto, condurre questa battaglia è stata la parte più frustrante del mio percorso verso lo Zero Rifiuti. Trovo sbalorditivo il fatto che io riesco a bloccare l'accesso ai rifiuti in casa mia, ma non nella mia cassetta della posta.

4. Le pratiche non sostenibili: tra queste citiamo il fatto di accettare ricevute o biglietti da visita che non consulteremo mai, oppure l'acquistare prodotti con imballaggi superflui e gettare questi ultimi senza suggerire al fabbricante di modificarli. Questi esempi mostrano che le nostre azioni individuali possono avere un impatto enorme per far cambiare le cose: ci offrono occasioni per far sentire la nostra voce e impegnarci attivamente nella lotta contro i rifiuti (vedere anche "Gli scarti attivi" a pag. 236). I consumatori possono cambiare i processi che generano sprechi se fanno sapere ai fabbricanti e ai negozianti ciò che vogliono. Per esempio, se tutti rifiutassero le ricevute si arriverebbe a trovare delle alternative, come quella di non stamparle ma di inviarle per mail.

Delle "cinque R" che tratteremo in questo capitolo, "rifiutare" è senza dubbio la più difficile sul piano sociale, specialmente per le famiglie con bambini. Nessuno vuole andare controcorrente né fare la parte del maleducato quando gli viene offerto qualcosa di buon cuore. Ma un po' di pratica e qualche breve giustificazione ci permettono di declinare anche le proposte più insistenti. Tutto quello che dovete dire è: "mi dispiace, ma non ho un secchio della spazzatura", "mi dispiace, ma mi sono informatizzato", "mi dispiace, ma sto cercando di semplificarmi la vita", oppure "mi dispiace, ma ne abbiamo già tanto a casa". La gente di solito capisce o rispetta una scelta personale e non insiste. In alcuni casi, abbiamo constatato che mostrarsi proattivi - come chiedendo di essere cancellati da una lista di indirizzi prima che siano spedite le pubblicità indesiderate - funziona meglio.

Rifiutare non ha lo scopo di isolarci socialmente, ma quello di farci riflettere sulle decisioni che prendiamo ogni giorno, sul consumo indiretto al quale partecipiamo e sul potere che deteniamo a livello collettivo. È vero che l'atto individuale di rifiutare qualcosa non fa di per sé sparire quell'oggetto, però stimola la ricerca di altre soluzioni. Rifiutare è un concetto basato sul potere della collettività: se tutti noi rifiutiamo i campioni gratuiti degli alberghi, questi non saranno più proposti; se tutti noi rifiutiamo gli scontrini, questi non saranno più stampati. A titolo di esempio, alcune catene di alberghi e molti negozi (tra cui Apple) ora offrono la possibilità di inviare la ricevuta per mail anziché stamparla. Provate anche voi a rifiutare. Le occasioni non mancano.

Seconda tappa: Ridurre (ciò di cui abbiamo bisogno e che non possiamo rifiutare)

Ridurre è dare un contributo immediato alla soluzione della crisi ambientale. È affrontare il nodo centrale del problema rifiuti e prendere in considerazione le conseguenze ambientali della crescita della popolazione, del consumo che questa comporta, e della rarefazione delle risorse del pianeta che non possono sopperire ai bisogni di tutti. Inoltre ridurre porta a uno stile di vita semplificato che permette di concentrarsi sulla qualità più che sulla quantità, e sulle esperienze più che sui beni materiali. Induce anche a porsi delle domande sugli acquisti, passati, presenti e futuri, sulla loro necessità e su quanto si usino. Se possedete una cosa, deve essere perché ne avete bisogno.

Ecco tre comportamenti che abbiamo messo in pratica per ridurre in casa in modo efficace:

1. Valutate il vostro consumo passato: determinate l'utilità e il vero bisogno di tutto ciò che si trova in casa e sbarazzatevi di ciò che non è necessario. Procedete con l'idea di fare il vuoto. Sfidate voi stessi e prendete in considerazione di liberarvi anche di cose che avete sempre pensato di dover avere. Ad esempio, seguendo questo metodo, ci siamo resi conto che non avevamo bisogno di una centrifuga per l'insalata. Rimettete in discussione tutto quello che avete in casa, e farete delle scoperte sorprendenti.

  • Fare il vuoto origina delle abitudini di acquisto migliori: il tempo e l'energia dedicati a valutare il bisogno e l'utilità degli acquisti precedenti vi porteranno a pensarci due volte prima di portare qualche nuovo oggetto in casa. Questo processo vi insegnerà a limitare l'accumulo dei beni (che impoverisce le risorse naturali) e a scegliere la qualità (che si può riparare) piuttosto che la quantità (che si getta).
  • Fare il vuoto permette di dividere con gli altri: donare o vendere acquisti precedenti sostiene il mercato dell'usato e la collettività (vedere "Terza tappa: Riutilizzare"). Incoraggia a essere generosi attraverso la condivisione di risorse già consumate e aumenta la disponibilità di beni di seconda mano (e di conseguenza ne facilita l'acquisto).
  • Fare il vuoto agevola l'adesione al metodo Zero Rifiuti: la semplificazione facilita la pianificazione e l'organizzazione dello Zero Rifiuti. Avere meno significa meno cose di cui preoccuparsi, meno cose da pulire, da sistemare, da riparare e, alla fine, da buttare.

2. Frenate il vostro consumo attuale e futuro in quantità e dimensione: limitare gli acquisti (nuovi o usati) permette di conservare delle risorse preziose, questo è evidente. Fa risparmiare le risorse necessarie per fabbricare le cose nuove e rende gli oggetti usati che noi non compriamo disponibili per gli altri. Esaminiamo i campi di applicazione: ridurre gli imballaggi (posso comprare prodotti sfusi?), l'uso dell'automobile (posso andare in bicicletta più spesso?), la dimensione della casa (posso vivere in una casa più piccola?), gli effetti personali (ne ho bisogno?), la tecnologia (posso farne a meno?) e la carta (ho bisogno di stamparlo?). E ancora: posso comprare in quantità minore (magari in una forma concentrata)? Questa quantità o questa misura corrisponde ai miei bisogni? Mettete in discussione i vostri potenziali acquisti, tenete conto del loro ciclo di vita e, infine, scegliete quei prodotti che potete - nella migliore delle ipotesi - riutilizzare o - male che vada - riciclare (vedere "Quarta tappa: Riciclare" a pag. 32).

3. Evitare le attività che sostengono o inducono il consumo: l'esposizione ai media (TV, riviste) e i giri per negozi sono uno stimolo al consumo; e comunque il marketing mirato che foraggia i media, e il merchandising implacabile dei negozi, puntano a farci sentire inadeguati, non all'altezza o fuori moda. Questi sentimenti ci portano a cedere alle tentazioni per soddisfare i bisogni percepiti. Limitare queste attività può avere un enorme effetto non solo sui nostri consumi ma anche sulla nostra felicità. Come dice il pensatore buddista David Loy, "accontentarsi di ciò che si possiede è la più grande ricchezza".

Rifiutare è facile a farsi: basta dire no. Il ridurre, invece, è una faccenda molto più personale. Dovete valutare le esigenze della vostra famiglia in funzione della realtà in cui vivete, ma anche della vostra situazione finanziaria e geografica. Per esempio, eliminare l'impiego dell'auto è impossibile per la maggior parte delle persone che vivono in zone rurali o semirurali in cui non è previsto il trasporto pubblico. Ma ridurre può anche portarci a considerare se non sia il caso di avere una sola macchina o semplicemente di guidare meno oppure di ricorrere al car-pooling. In ogni modo, ridurre ci porta ad acquisire consapevolezza delle nostre abitudini di consumo attuali e a cercare di limitare quelle che non sono sostenibili.

In tutto il mio percorso Zero Rifiuti, ridurre è stato il passo che più di ogni altra cosa mi ha aperto gli occhi e che ha rappresentato la mia "potente arma segreta". Fra i tanti vantaggi che la semplicità volontaria ha da offrire, ne sono emersi alcuni inattesi.

Terza tappa: Riutilizzare (ciò che consumiamo e non possiamo né rifiutare né ridurre)

Ci sono persone che confondono i termini riutilizzare e riciclare. Eppure sono concetti molto diversi per quello che riguarda la preservazione dell'ambiente. Riciclare è, più propriamente, ritrattare un prodotto per dargli una nuova forma. Riutilizzare, invece, è utilizzare più volte il prodotto nella sua forma di produzione originale per massimizzarne l'uso e prolungare la durata della sua vita: ciò permette di risparmiare le risorse che si consumano durante il processo di riciclaggio.

Il riutilizzare si è fatto una cattiva reputazione tanto perché è stato associato allo stile di vita degli hippy, quanto perché evoca l'idea di conservare un inutile ammasso di cose.

D'altronde, anch'io un tempo confondevo il concetto di preservare con l'accumulo di risorse, e associavo l'idea dello Zero Rifiuti ai mucchi di contenitori sulle mensole della cucina. Ma non deve essere così! Riutilizzare può essere semplice. E bello.

Se seguite nell'ordine le "cinque R", vi resterà ben poco da riutilizzare, poiché avrete precedentemente eliminato il superfluo rifiutando e riducendo. Per esempio, i sacchetti della drogheria possono essere riutilizzati in tanti modi, come trasportare delle scarpe infangate, o al posto della plastica a bolle nel fare un pacco. Ma poiché possono anche essere facilmente rifiutati, una casa Zero Rifiuti non avrà bisogno di riporli né di trovare loro altri usi.

Addio sacchetti pieni di sacchetti! Analogamente, l'aver ridotto i vostri beni adattandoli ai soli bisogni reali permette di controllare la quantità di oggetti che dovete riutilizzare. Ad esempio: di quante sporte riutilizzabili avevo davvero bisogno? Riducendo, ho valutato l'uso che ne facevo, e ho concluso che mi occorrevano solo tre grosse sacche da spesa.

La riutilizzazione è il perno dello Zero Rifiuti: ha a che fare sia con gli sforzi volti a contenere il consumo, sia con quelli per la salvaguardia dell'ambiente e offre un'ultima possibilità prima di gettare. È un buon sistema per (1) eliminare il consumo inutile, (2) attenuare lo sfruttamento delle risorse, (3) prolungare la durata della vita dei beni già acquistati.

1. Eliminare il consumo inutile: i prodotti riutilizzabili possono dispensare dal ricorso agli imballaggi e ai prodotti monouso:

  • facendo la spesa con contenitori riutilizzabili: portare con sé dei contenitori riutilizzabili permette di ridurre o eliminare del tutto gli imballaggi delle confezioni;
  • sostituendo i prodotti usa e getta con quelli riutilizzabili: per qualsiasi prodotto esiste un'alternativa riutilizzabile o ricaricabile. I capitoli seguenti li tratteranno più diffusamente ma, per cominciare, fate riferimento alla "Lista base degli oggetti riutilizzabili" che trovate in questa pagina.

2. Attenuare lo sfruttamento delle risorse:

  • partecipando al consumo condiviso: molte delle cose che usiamo restano inutilizzate per ore, se non giorni, di seguito (tagliaerba, automobili, abitazioni, ecc.). Dando o prendendo in prestito, scambiando, barattando o affittando tra privati, possiamo massimizzare il loro impiego e anche guadagnare dei soldi. Una lista non esaustiva comprende: automobili, case, locali per ufficio, utensili;
  • acquistando di seconda mano: negozi dell'usato, vendite di privati, negozi di consegna in conto vendita, mercatini dell'antiquariato, mercati delle pulci, eBay e Amazon sono perfetti per comprare di seconda mano. Si dovrebbe sempre partire da qui;
  • facendo acquisti intelligenti: cercate prodotti che siano riutilizzabili/riempibili/ricaricabili, riparabili, durevoli e versatili. Per esempio, le calzature in cuoio sono durevoli e si riparano più facilmente di quelle in plastica o in materiali sintetici.

3. Prolungare la durata della vita dei beni già acquistati:

  • riparandoli: un giro dal ferramenta o una semplice chiamata al fabbricante risolverà il problema nella maggior parte dei casi;
  • ripensandoli: un bicchiere può servire da portapenne, e uno strofinaccio da cucina annodato può servire ad avvolgere e trasportare la vostra colazione Zero Rifiuti;
  • restituendoli: le grucce di metallo della lavanderia possono essere riconsegnate per essere riutilizzate;
  • recuperandoli: i fogli di carta stampati su un solo lato e i cartoni delle spedizioni possono essere ancora utilizzati come tali prima di essere riciclati.

Quarta tappa: Riciclare (ciò che non possiamo né rifiutare, né ridurre, né riutilizzare)

Spesso, le persone che a una festa vengono a sapere che gestisco la mia casa secondo il metodo Zero Rifiuti, hanno la tendenza a rivelarmi che anche loro "riciclano tutto".

Naturalmente, ora voi sapete che praticare lo Zero Rifiuti in casa non comporta solo riciclare e che la gestione dei rifiuti incomincia fuori di casa riducendo i consumi, il che elimina gran parte degli oggetti da riciclare e riduce considerevolmente i problemi associati al riciclaggio.

Tra questi problemi c'è il fatto che le operazioni del riciclaggio nel loro complesso non solo richiedono energia per trattare i rifiuti ma soffrono anche dell'assenza della regolamentazione necessaria a guidare e coordinare gli sforzi dei produttori, delle municipalità, dei consumatori e delle imprese di riciclaggio.

Attualmente, troppe variabili intervengono in materia di riciclaggio per poterlo considerare una soluzione valida per il problema dei rifiuti. Tra le altre cose il riciclaggio dipende dalla capacità:

  • dei fabbricanti di comunicare con le ditte di riciclaggio, di progettare dei prodotti durevoli ma anche altamente riciclabili (la separazione dei materiali misti è onerosa e, spesso, è più economico avviarli alla discarica che riciclarli; alcune cose sono riciclabili in una città e non in un'altra) e di indicare in etichetta la riciclabilità dei loro prodotti e anche il materiale riciclato contenuto (al momento facoltativo);
  • dei consumatori di informarsi sulle politiche di riciclaggio locali, di riciclare responsabilmente, ma anche di comprare responsabilmente e acquistare prodotti riciclati in modo da creare un mercato di quei prodotti;
  • delle municipalità di offrire dei servizi di raccolta dei rifiuti riciclabili e mettere a disposizione aree di conferimento per i rifiuti difficili da riciclare, di educare i residenti per facilitare il compito degli operatori ecologici che si occupano della raccolta (una semplice grafica sui cassonetti si è dimostrata efficace);
  • dei suddetti operatori ecologici a cooperare con le municipalità nel fornire ai residenti un servizio pratico e conveniente dal punto di vista finanziario (come ad esempio una tassa proporzionata alle dimensioni e al peso della spazzatura prodotta) e a ricevere una formazione adeguata da parte dei servizi operanti nel recupero dei materiali per poter rispondere alle domande dei clienti (gli operatori ecologici sono di solito l'unico contatto che i clienti hanno con i servizi di raccolta);
  • dei centri di recupero dei materiali riciclabili di differenziare efficacemente, di ottenere la migliore qualità possibile dei materiali differenziati (ossia con il minimo contenuto di inquinanti), di rispondere alle domande dei consumatori scrupolosi e di appaltare i servizi alle imprese di riciclaggio locali (perché un'altra serie di variabili entra in gioco quando i materiali riciclabili sono mandati all'estero);
  • delle ditte di riciclaggio di comunicare con i produttori, di rendere i propri prodotti noti e ampiamente disponibili e di incoraggiare il mercato del riciclaggio e della valorizzazione dei rifiuti (upcycling) piuttosto che quello della svalorizzazione (decycling), ovvero di quel processo che consiste nel trasformarli in un nuovo prodotto non riciclabile e di qualità inferiore.

A ogni nuovo acquisto si dovrebbe prendere in considerazione l'intero ciclo di vita di quel prodotto, compresa la sua riciclabilità. Non solo le materie plastiche sono tossiche da produrre, da consumare (per il rilascio di sostanze gassose e per il dilavamento quando sono a contatto con liquidi) e da riciclare, ma quelle che vengono riciclate (in genere quelle di tipo 1 e 2) si degradano nel processo e finiscono per essere trasformate in prodotti non riciclabili (sono "deciclate") quindi destinati a concludere la loro vita in discarica.

Quinta tappa: Ridurre il compost (il resto)

Il compost è semplicemente ciò che si ottiene dal riciclaggio delle materie organiche ed è il modo usato dalla natura per riciclare: con il tempo, i rifiuti organici si decompongono e restituiscono i loro nutrienti al suolo. In casa, il compostaggio crea le condizioni ideali per la decomposizione degli scarti della cucina e del giardino, e ne accelera il processo. In alternativa questi rifiuti finirebbero in discarica, dove la loro naturale decomposizione sarebbe ostacolata e contribuirebbe alla contaminazione dell'aria e del suolo. Considerando che un terzo dei rifiuti domestici è organico, il compostaggio è quanto mai appropriato per una casa Zero Rifiuti.

Personalmente, sono molto soddisfatta del compostaggio. Il processo si può osservare: potete mettere degli scarti di verdura in una lombricompostiera e vedere i vermi al lavoro mentre trasformano degli scarti organici in compost, un materiale ricco di nutrienti, pronto per essere usato! E non ci sono sorprese: il risultato di ciò che avete messo nel vostro contenitore è sempre terriccio fertile, quello che i giardinieri chiamano "l'oro nero".

Lo stesso non si può dire del risultato della plastica che ricicliamo. Quando ci disfiamo di un flacone vuoto di soluzione per lenti a contatto, che cosa diventerà dopo? Una tavola di finto legno? Una panchina? Uno spazzolino da denti? O diventerà parte di una discarica? Qualunque sarà il suo percorso, alla fine terminerà in discarica, lo immaginavo che il compostaggio fosse disgustoso, maleodorante, sporco, complicato, e che richiedesse conoscenze scientifiche. Nulla di tutto ciò è vero.

Come per il riciclaggio, non sono un'esperta in materia. Tutt'altro. Intere generazioni lo hanno praticato prima ancora che ne sentissi parlare. Ma la mia famiglia lo ha adottato facilmente e, in termini di riduzione dei rifiuti, devo dire che ha fatto la differenza. Il ridurre in compost è un elemento chiave dello stile di vita Zero Rifiuti: trasforma ciò che non si può né rifiutare, né ridurre, né riusare, né riciclare. E lo abbiamo trovato molto utile per abbattere il consumo della plastica: noi scegliamo oggetti di legno compostabile quando non sono disponibili alternative in metallo o in vetro (come per gli spazzolini da denti).

Abbiamo provato tre diversi tipi di compostaggio. Siamo partiti dal compostaggio aerobico all'aperto; poi abbiamo aggiunto una lombricompostiera; infine, abbiamo lasciato perdere il nostro primo metodo di compostaggio sostituendolo con il servizio di raccolta dei rifiuti organici della città. La situazione di ciascuno è differente e il successo del vostro tentativo dipenderà da più fattori. Inoltre, data la moltitudine di opzioni disponibili, scegliere il metodo di compostaggio può rivelarsi un arduo compito (soprattutto per un principiante). Per aiutarvi a prendere la vostra decisione ho creato la "Scheda comparativa dei tipi di compostaggio" che trovate nelle pagine seguenti.

C'è sicuramente un tipo di compostaggio che risponde ai vostri bisogni. La scelta di un metodo piuttosto che di un altro è tanto personale quanto funzionale. Ecco ciò di cui dovete tenere conto:

  • Il costo: alcuni sistemi non hanno nessun costo di installazione, poiché non necessitano di alcuna struttura. Alcuni si possono costruire con ciò che avete sotto mano (ad esempio avanzi di uno steccato); altri invece possono richiedere di investire in una seconda struttura per utilizzarla mentre si dà al compost della prima il tempo di maturare correttamente.
  • Il luogo: se avete un giardino, dovreste orientarvi verso un sistema di compostaggio che decomponga anche i residui del giardino. Se vivete in un appartamento, la vostra scelta sarà limitata dalle caratteristiche della vostra abitazione.
  • L'estetica: alcuni sistemi sono semplicemente brutti. In funzione dello spazio che avete a disposizione, potreste cercare un sistema che si armonizzi con l'ambiente circostante, o che sia compatto, o invisibile. Il compostaggio in fossa e quello in superficie, per esempio, sono ideali in quei Comuni che vietano le strutture di compostaggio all'esterno.
  • Il vostro consumo alimentare: salvo diverse indicazioni, la maggior parte dei dispositivi di compostaggio accetta gli scarti di frutta e verdura, le foglie di tè, i fondi di caffè, gli imballaggi di carta delle uova e i gusci d'uovo frantumati (altri alimenti compostabili sono descritti più avanti). Ma alcuni possono trattare anche la carne, i latticini e le ossa, cosa particolarmente utile in una casa Zero Rifiuti di non vegani.
  • Il prodotto finito: a seconda di dove vivete e di ciò che coltivate (piante d'appartamento o ortaggi), potrebbe tornarvi utile ottenere del compost, o del liquido fertilizzante, o nessuno dei due. Scegliete il vostro sistema di conseguenza. Tenete presente che, se il vostro sistema fornisce più prodotto finito del necessario, potete donarlo ad amici, o ai circoli di giardinaggio, o metterlo a disposizione sui siti di donazione tra privati.
  • Il vostro impegno: nel compostaggio tradizionale è importante il corretto rapporto tra carbonio (le materie brune) e azoto (le materie verdi). Ma se non volete preoccuparvi di questo aspetto, alcuni sistemi permettono di non tenerne conto (vedere "Rapporto carbonio/azoto - Margine di errore" nella "Scheda comparativa dei tipi di compostaggio" nelle pagine precedenti).
  • Gli animali infestanti: la lotta contro gli animali infestanti dipende ovviamente dalla vostra dieta (in genere i roditori vanno a caccia degli avanzi di una dieta carnivora) e da ciò che intendete compostare. Le compostiere di fattura industriale, ad esempio, sono per solito progettate non solo per accelerare il processo di decomposizione, ma anche per tenere a distanza le bestiole.
  • Gli animali domestici: se avete un animale domestico, potreste desiderare di acquistare una compostiera che tratti i suoi escrementi o di fabbricarne una voi stessi (vedere le istruzioni a pag. 154). In ogni caso non è raccomandabile usare il risultato di questo compostaggio come fertilizzante per i vegetali commestibili che eventualmente coltivate.
  • La capacità: il vostro sistema dovrebbe essere adeguato alla dimensione della vostra famiglia e alla quantità di rifiuti compostabili che essa genera. Per esempio, la carta da cucina, i fazzolettini di carta, le bustine del tè, i filtri del caffè, i batuffoli di cotone e i materiali bioplastici dichiarati "compostabili" possono essere compostati (tenete presente che le temperature basse nelle compostiere domestiche comportano una decomposizione lenta).

In ogni caso, applicare le "cinque R" nell'ordine e seguire i consigli che troverete nei prossimi capitoli vi forniranno delle soluzioni alternative per non dovervi più servire di questi prodotti.

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Bea Johnson

Francese, originaria di Avignone, Bea Johnson vive oggi negli Stati Uniti con suo marito Scott e i suoi due ragazzi. ll suo blog ZeroWasteHome.com è un immenso successo e il suo libro è diventato un best seller.
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