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Le caratteristiche del corridore di successo

di Daniele Vecchioni 11 mesi fa


Le caratteristiche del corridore di successo

Leggi un estratto da "Felici di Correre" di Daniele Vecchioni

Ora mi chiederete: ma come si fa, a livello pratico, a capire se siamo corridori di successo? Quali parametri possiamo usare per affermarlo o per poter dire di essere sulla strada giusta?

Vediamo, allora, le caratteristiche principali di un corridore di successo.

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Felici di Correre

Come allenarsi, vincere e divertirsi fino a 100 anni

Daniele Vecchioni

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La corsa accomuna moltissime persone ma ognuna ha un obiettivo diverso: chi corre per perdere peso, chi per combattere lo stress, chi mira alle maratone e alle ultramaratone, chi vuole evitare gli infortuni, chi desidera poter essere un runner fino...

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Indice dei contenuti:

È innamorato della corsa

Il corridore di successo sente letteralmente il bisogno di correre perché sa che gli fa bene e lo fa stare bene.

Non solo, ogni corsa per lui è un'occasione per provare sensazioni positive. Riesce dunque a trovare piacere nella ripetizione del gesto, nei processi chimici che la corsa risveglia nel suo corpo.  Sa ascoltare il suo respiro e il battito del cuore, sa regolare l'intensità dello sforzo e gestire le proprie energie, traendone immensa soddisfazione.

Il corridore di successo trova la sua realizzazione nell'atto stesso di correre, prima ancora di sapere quanti chilometri ha fatto o per quanti minuti ha corso.

Correre è parte della sua vita, non è uno sport o un passatempo, e aspetta con impazienza l'allenamento, che per lui è il più bel momento della giornata. La corsa lo premia non facendolo mai pentire di averla scelta e regalandogli ogni giorno gratificazioni più grandi.

Troppo spesso la corsa viene vissuta come un'attività marginale, a volte a completamento di altri sport o usata addirittura come punizione (pensiamo ai giri di campo nel calcio).  Alcuni corrono solo perché sembra l'attività meno impegnativa, la più accessibile, altri per perdere in fretta qualche chilo. Di rado la corsa viene praticata perché vista come qualcosa di intrinsecamente bello. E non può essere altrimenti, visto che non veniamo educati ad amarla.

Torno a dirlo: manca la cultura della corsa. Persino alcuni atleti che hanno conseguito enormi meriti sportivi non ne parlano bene, ricordandone solo la fatica degli allenamenti e della pista. Come potremmo dunque pensare di innamorarcene se nessuno ce ne mostra il lato più affascinante?

In quanto corridori di successo, dobbiamo quindi riuscire a ignorare i pregiudizi e le maldicenze, e sperimentare con le nostre gambe, il nostro cuore e i nostri polmoni cosa vuol dire correre, facendolo, però, nel modo giusto. Non c'è ancora persona a cui lo abbia mostrato che non si sia innamorata di questa pratica, riscoprendola.

I corridori di successo li riconoscete subito, perché mentre corrono, a qualunque chilometro si trovino, hanno il sorriso sul volto.

È sano e sostenibile

In una società dove l'aspettativa di vita si sta alzando, ma la qualità della vita stessa si sta drammaticamente abbassando, correre diventa uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione per mantenerci forti e sani.

Il corridore di successo sa come usare la corsa per avere forma fisica, salute e benessere senza pari.

Questo è un aspetto fondamentale perché, qualunque sia il nostro obiettivo, nella corsa e nella vita, non lo possiamo raggiungere se non godiamo di buona salute. Anche una bella performance non è davvero tale se per ottenerla abbiamo dovuto sacrificare questi due aspetti.

Essere sostenibile, per un corridore di successo, vuol dire forgiare un corpo forte, che si può permettere di correre, che non subirà infortuni ma, anzi, che gli sarà di sostegno per il resto della vita, non solo nella corsa, ma pure nella quotidianità.

È infatti anche alla capacità di muoverci che dobbiamo la nostra libertà e indipendenza, ed è quando le perdiamo che cominciamo a invecchiare. Praticare la corsa in modo sostenibile vuol dire saperla usare per mantenerci sempre in una condizione fisica ottimale, è poter correre a prescindere dall'età e, anche nella ricerca della performance, mettere la salute al primo posto e non andare oltre le proprie possibilità attuali.

Il risultato è un corridore più forte fisicamente e mentalmente, meno predisposto ad ammalarsi e infortunarsi, meno incline ai cali di energia e alle giornate «no».

Per arrivare a ciò, il segreto è costruire un corpo e un motore che gli consentono di migliorare in modo costante, senza improvvisi exploit che poi non riesce a mantenere nel tempo, ma attraverso una solida scala di piccoli traguardi che diventano pietre miliari nel suo percorso di crescita e che, una volta raggiunti, gli apparterranno per sempre.

È consapevole della propria condizione fisica e si allena con umiltà

La corsa è una pratica che richiede umiltà e anche in questo sta il suo fascino. Dobbiamo aver chiaro che non possiamo ottenere tutto e subito, che non ci sono scorciatoie ed è giusto così.

La corsa è equa, ti restituisce solo ciò che ci hai investito.

Dunque se ci mettiamo in testa di correre, il primo passo è capire se il nostro corpo può permetterselo, se i nostri muscoli, tendini, legamenti, ossa sono pronti a sostenere il gesto della corsa, se sappiamo come si corre.

Indaghiamo le condizioni del nostro motore aerobico: come lo abbiamo allenato? Che cosa abbiamo fatto fino a oggi? Come respiriamo? E, soprattutto, sappiamo come si respira durante la corsa?

Iniziare a correre ci fa fare i conti con il nostro passato, ci mette al muro e ci fa confrontare con le nostre qualità e i nostri limiti. Ed è bellissimo, perché finalmente ci rendiamo conto di avere un metro di misura della nostra condizione. La corsa rimette le cose al loro posto, ci fa capire quanto davvero abbiamo investito sulla nostra salute e, se abbiamo fatto degli errori, ci permette anche di rimediare. Ma per farlo dobbiamo essere umili, mettere da parte il nostro ego.

Ognuno di noi ha una sua storia personale, ognuno di noi, quindi, ha un suo punto di partenza quando arriva alla corsa ed è molto importante averne consapevolezza, perché così non cederemo alla tentazione di paragonarci agli altri, a chi ha iniziato dopo ma va più veloce, a chi è migliorato più in fretta.

La corsa non è una sfida contro gli altri, ma un lavoro su noi stessi. Una volta capito e accettato questo, saremo già un passo più avanti lungo la strada verso il successo.

Invito sempre i runner, specie se all'inizio, a imparare a non farsi guidare dall'ego nei loro allenamenti, li esorto a lasciarlo a casa per la maggior parte delle corse.

I corridori che non riescono a tenerlo a bada sono i meno longevi, anche dal punto di vista della prestazione, sono quelli più soggetti a infortuni, e che un giorno, definendosi ex runner, vi parleranno della corsa come di uno sport logorante e faticoso che ha causato loro problemi fisici.

Non imitateli e soprattutto non credete alle loro parole: abbandonate la convinzione di dover dimostrare qualcosa. Non vi state allenando per correre una gara tra due, quattro o sei mesi, e basta. State investendo per ottenere la vostra migliore forma fisica, per ritrovare salute e benessere. Vi state allenando per poter correre tutti i giorni, se lo vorrete, per il resto della vostra vita.

È costante

Anche il miglior metodo fallisce se non viene applicato con costanza e questo è uno dei segreti dietro l'efficacia delle metodologie proposte in questo libro.

Ancora una volta, dovete avere lo sguardo rivolto all'obiettivo di lungo termine e vedere la corsa come un investimento.

Ma che cosa vuol dire essere costanti? Andare a correre tutti i giorni? Non necessariamente. In realtà, in questo caso riguarda più il nostro stile di vita che gli allenamenti veri e propri.

Essere corridori di successo vuol dire abbracciare uno stile di vita più consono a quella che è la natura umana, comprendere che certe abitudini stanno operando a nostro svantaggio, ci stanno indebolendo (un classico esempio è l'incredibile numero di ore che molti di noi passano seduti).

Se vogliamo essere corridori di successo dobbiamo contrastare queste abitudini e imparare a compensarle, prima di tutto tramite il movimento, che non implica solo la corsa, ma anche il camminare, lo stare più tempo in piedi, il prenderci cura del nostro corpo, il fare manutenzione con gli esercizi e le posizioni giuste. Tutto questo richiede però costanza.

Ricordiamo che il nostro corpo diventa bravo a fare ciò che gli facciamo fare più spesso: se vogliamo che diventi bravo a muoversi, a correre, a camminare, se vogliamo che diventi davvero più forte, che i nostri piedi riassumano una forma «umana», che le nostre articolazioni riacquistino mobilità, allora dobbiamo abbracciare questa filosofia e integrarla nelle nostre vite, giorno dopo giorno.

I sacrifici, vi assicuro, saranno minimi, e i risultati straordinari. Perché in realtà stiamo finalmente ridando al nostro corpo ciò che da anni desidera, come del cibo dopo una carestia, e una volta che comincerete davvero a nutrirlo con la giusta dose di movimento quotidiano, vedrete che presto non potrete più farne a meno.

Si conosce e sa ascoltarsi

Anche se sono un nerd della corsa, in quanto amo utilizzare strumenti tecnologici come GPS, smartwatch, fasce cardio e mi piace testare tutte le ultime soluzioni pensate per l'allenamento, allo stesso tempo sono convinto che, prima di tutto questo, è fondamentale imparare ad ascoltarsi e conoscere se stessi.

Questo è possibile se ci costruiamo una sorta di tachimetro interno, che ci permette di sapere a che intensità stiamo correndo, a quale velocità, e come il nostro corpo reagisce minuto dopo minuto senza doverci affidare a strumenti esterni.

La corsa ci aiuta a conoscerci intimamente, è un'opportunità per passare del tempo con noi stessi, riordinare pensieri, risolvere problemi, farci venire nuove idee, mettere alla prova la nostra resistenza fisica e mentale, superare i nostri limiti, o anche solo spegnere il cervello e non pensare. Questo però richiede che il corridore impari a sviluppare una certa sensibilità, ad ascoltare se stesso e ciò che la corsa gli trasmette, che impari a capire come il corpo e la mente reagiscono a tale pratica.

Secondo me questo è uno degli aspetti più belli della corsa, una gioia che molte persone si negano perché iniziano a correre in gruppo, con la musica nelle orecchie o a ritmi troppo elevati, lasciandosi sopraffare dallo sforzo fisico. Invece io credo che, soprattutto fin quando non avremo imparato a conoscerci bene, dovremmo correre spesso da soli.

Nel mondo in cui viviamo è ormai davvero raro poterci concedere del tempo per noi, siamo quasi sempre circondati da persone e anche quando siamo soli in realtà siamo connessi, con il telefono o il PC. Correre ci offre dunque un'occasione per staccarci da tutto e ritrovarci faccia a faccia con noi stessi, con la nostra vera natura.

Il mio consiglio a tutti i corridori è quello di iniziare ad allenare la propria sensibilità nella corsa, sotto diversi aspetti. Il primo a livello fisico, ossia imparare ad ascoltare il proprio corpo. Questo vuol dire saper riconoscere l'intensità del respiro attraverso il rumore che produce, la situazione energetica, valutare la nostra condizione fisica, se percepiamo fastidi o dolori, se troviamo difficoltà nel gesto o ci sentiamo fluidi.

Dovremmo diventare così bravi da comprendere cosa succede nel nostro corpo, come ci sentiamo a ogni chilometro, quando dobbiamo rallentare e quando possiamo permetterci di accelerare. Dobbiamo diventare padroni della corsa.

Un secondo aspetto legato alla sensibilità è poi quello mentale. È importante che il corridore impari a usare la corsa come uno strumento per potenziare le sue capacità. Correre può essere infatti una via per conoscerci, e la nostra resistenza mentale un modo per stare da soli con noi stessi e capire come stiamo davvero.

La corsa può essere una forma di meditazione, può aiutarci a risolvere problemi lavorativi e personali, a schiarirci le idee dopo una riunione o un periodo di studio. Le conclusioni a cui giungiamo mentre corriamo le portiamo poi nella nostra vita quotidiana, migliorandola.

Sa ascoltare l'ambiente che lo circonda

Correndo ci muoviamo nello spazio, verso il quale abbiamo delle precise responsabilità: rispettarlo, innanzitutto, e non ignorarlo.

Specialmente se siamo così fortunati da poter correre nella natura, lo scopo dovrebbe essere quello di lasciare pochissime tracce del nostro passaggio, se possibile nessuna. Ogni corsa, insomma, dev'essere vista un po' come una «servitù di passaggio», l'ambiente che attraversiamo non è nostro, possiamo passare senza problemi, possiamo ammirarlo e apprezzarlo, ma dobbiamo lasciarlo così com'è.

Quando dico di non ignorarlo mi riferisco, in particolare, al fatto che in pochi prestano attenzione al luogo dove corrono. Alcuni non riescono a ricordare ciò che hanno visto o i suoni che hanno udito durante la corsa. Dobbiamo, anche qui, allenare la sensibilità.

Probabilmente il genere umano non sarebbe sopravvissuto fino a oggi se i nostri antenati non avessero saputo osservare e leggere l'ambiente che li circondava, dalla direzione del vento al canto degli uccelli, fino alle tracce lasciate dal passaggio degli animali.

Sebbene molti di noi non abbiano la necessità di ritrovare le loro ancestrali doti di tracciatori, il mio invito è quantomeno quello di sviluppare la sensibilità di apprezzare ciò che abbiamo intorno.

Impariamo a notare il trascorrere del tempo, il cambio delle stagioni, la posizione del sole, la presenza di flora e fauna, il modo in cui la natura cambia e interagisce con noi e con la nostra presenza. Impariamo ad accorgerci che, quello stesso percorso su cui corriamo da anni, in realtà è diverso ogni giorno.

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Daniele Vecchioni

Daniele Vecchioni

Tra  più influenti esperti di corsa del panorama italiano, è inoltre ultrarunner, ironman, laureato in Scienze Motorie, preparatore atletico riconosciuto a livello internazionale, nonché ideatore del metodo Correre Naturale®. Da sempre si dedica con passione...
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