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Lasciar andare la negatività

di Jay Shetty 10 mesi fa


Lasciar andare la negatività

Leggi un estratto da "Pensa come un Monaco" di Jay Shetty e scopri come allenare la tua mente per trovare tranquillità, riparare il passato e preparare il futuro

Vi svegliate. I vostri capelli sono un disastro. Il vostro compagno si lamenta perché è finito il caffè. Nel tragitto per andare al lavoro un autista che sta usando il telefono vi fa perdere il semaforo verde. Le notizie alla radio sono peggio di quelle di ieri. Il vostro collega vi sussurra che Candace finge di nuovo di essere malata...

Ogni giorno siamo bersagliati dalla negatività. Nessuna meraviglia se non riusciamo a fare a meno di manifestarla così come a riceverla.

Stai leggendo un estratto da...

Pensa come un Monaco

Allena la tua mente per trovare tranquillità, riparare il passato e preparare il futuro

Jay Shetty

(1)

In questo libro Jay Shetty racconta di come l'aver vissuto come monaco in India per un anno abbia completamente trasformato il suo approccio alla vita. Se prima era divorato dall'ansia e incapace di trovare un senso compiuto alla sua esistenza,...

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Indice dei contenuti:

La negatività è ovunque

Parliamo dei doloretti e delle sofferenze della giornata invece che delle piccole gioie. Ci confrontiamo con i nostri vicini, ci lamentiamo dei nostri compagni di vita, diciamo cose dietro le spalle dei nostri amici che mai ci azzarderemmo a dir loro in faccia, critichiamo persone sui social, litighiamo, tradiamo, esplodiamo persino in collere sfrenate.

Questo chiacchiericcio negativo si svolge persino in quelle che consideriamo giornate buone, e non fa mai parte del nostro programma. Secondo la mia esperienza, nessuno si sveglia pensando: "Come posso essere maligno oggi?", o: "Come posso stare meglio facendo sentire peggio gli altri?". Eppure, spesso la negatività viene dall'interno.

Abbiamo tre bisogni emotivi fondamentali, che mi piace considerare come pace, amore e comprensione (grazie a Nick Lowe e a Elvis Costello per quella canzone!).

La negatività - nelle conversazioni, nelle emozioni e nelle azioni - spesso nasce da una minaccia a uno di questi tre bisogni: paura che succedano cose brutte (perdita della pace), di non essere amati (perdita dell'amore) o che ci manchino di rispetto (perdita della comprensione). Da queste paure nascono tutte le altre emozioni: il fatto di sentirsi sopraffatti, insicuri, feriti, competitivi, bisognosi e via dicendo. Queste sensazioni negative escono da noi in forma di lamentele, paragoni e critiche, e altri comportamenti negativi.

Pensate ai troll che imperversano nei social, seminando malevolenza sui loro bersagli. Forse la loro paura è di non essere rispettati, e allora ricorrono all'insulto per sentirsi importanti. O forse le loro convinzioni politiche generano la paura che il loro mondo sia in pericolo. (O forse stanno solo cercando di conquistare follower: è ovvio che non tutti i troll di questo mondo sono motivati dalla paura.)

Per fare un altro esempio, tutti abbiamo amici che trasformano una telefonata casuale in uno sfogo interminabile in cui descrivono il loro lavoro, il/la loro compagno/a, la loro famiglia: quello che non va, quello che è ingiusto, quello che non cambierà mai. Per questa gente, niente sembra mai andare per il verso giusto. Questa persona forse sta esprimendo la paura che succedano cose brutte: il suo bisogno fondamentale di pace e sicurezza è minacciato.

Le cose brutte succedono, questo è vero. Nel corso della nostra vita, prima o poi tocca a tutti la parte della vittima, o perché siamo discriminati in base alla razza o perché qualcuno ci taglia la strada nel traffico. Se però adottiamo una mentalità vittimistica, è più probabile che sviluppiamo delle pretese e che ci comportiamo in modo egoistico.

Gli psicologi di Stanford hanno preso 104 soggetti e li hanno assegnati a due gruppi: a uno è stato chiesto di scrivere un breve testo su un momento in cui si erano annoiati e all'altro su un momento in cui la vita gli è sembrata ingiusta o si sono sentiti offesi o sminuiti da qualcuno. In seguito, ai partecipanti è stato chiesto se volessero aiutare i ricercatori in un compito facile. Quelli con il compito di descrivere un momento in cui erano stati offesi avevano una probabilità inferiore del 26 per cento di aiutare i ricercatori.

In uno studio simile, i partecipanti che si identificavano con una mentalità da vittima in seguito avevano maggiori probabilità non solo di manifestare atteggiamenti egoistici, ma di lasciare rifiuti in giro e addirittura rubare le penne degli sperimentatori.

La negatività è contagiosa

Siamo creature sociali e otteniamo la maggior parte di quello che desideriamo dalla vita - pace, amore e comprensione - dal gruppo che ci circonda.

I nostri cervelli si adattano automaticamente sia all'armonia sia alla discordia.

Abbiamo già parlato di come inconsciamente ci sforziamo di compiacere gli altri. Ecco, un'altra cosa che desideriamo è andare d'accordo con loro. La ricerca ha dimostrato che la maggior parte degli esseri umani ritiene prezioso il conformismo sociale, tanto che le proprie risposte, e addirittura le proprie percezioni, possono essere modificate per allinearsi al gruppo, anche quando questo sbaglia in modo palese.

Negli anni Cinquanta Solomon Asch riunì un gruppo di studenti del college e disse loro che stavano facendo un test sulla vista. Il trucco era che in ogni gruppo tutti erano attori eccetto una persona: il soggetto del test.

Asch mostrò ai partecipanti un'immagine, prima con una linea di esempio, poi con una serie di tre linee: una più corta, una più lunga, e una che era evidentemente della stessa lunghezza di quella di partenza. Agli studenti fu chiesto quale linea corrispondesse alla lunghezza della prima. A volte gli attori davano una risposta corretta, a volte davano apposta una risposta sbagliata. In ogni caso, il vero partecipante allo studio rispondeva per ultimo.

La risposta corretta avrebbe dovuto essere ovvia. Eppure, influenzati dagli attori, circa il 75 per cento dei soggetti seguiva la folla, dando una risposta scorretta almeno una volta. Questo fenomeno è stato denominato "bias del pensiero di gruppo".

Noi siamo programmati per conformarci. Il nostro cervello preferisce non dover affrontare il conflitto o la discussione. Preferisce di gran lunga rilassarsi nella comodità del consenso. Non sarebbe una brutta cosa se fossimo circondati, per dire, da monaci. Se, invece, siamo circondati da pettegolezzo, conflitto e negatività, inizieremo a vedere il mondo in questi termini, proprio come le persone che hanno smentito i loro stessi occhi nell'esperimento di Asch con la linea.

L'istinto alla consensualità esercita un impatto gigantesco sulla nostra vita. È una delle ragioni per cui, in una cultura della lamentela, anche noi ci gettiamo nella mischia.

E più grande è la negatività che ci circonda, più noi diventiamo negativi. Pensiamo che lamentarci ci aiuterà a elaborare la nostra rabbia, ma gli studi confermano che anche le persone che affermano di sentirsi meglio dopo uno sfogo sono più aggressive dopo rispetto a chi evita di sfogarsi.

Al Bhaktivedanta Manor, l'avamposto londinese del tempio, c'era un monaco che mi faceva uscire di testa. Se al mattino gli chiedevo come stava, mi raccontava di quanto avesse dormito male e per colpa di chi. Si lamentava perché il cibo era cattivo, e comunque non bastava mai. La sua era una inesorabile diarrea verbale, così negativa che non avevo mai voglia di stargli vicino.

Poi mi trovai a lamentarmi di lui con gli altri monaci. E diventai esattamente come quello che stavo criticando. La lamentela è contagiosa, e lui l'aveva trasmessa a me.

Gli studi mostrano che una negatività come la mia può aumentare l'aggressività verso persone che non c'entrano, e che più il tuo atteggiamento è negativo, più è probabile che lo mantenga anche in futuro. Gli studi mostrano anche che lo stress a lungo termine, come quello generato dall'abitudine a lamentarsi, riduce materialmente l'ippocampo, ovvero la regione del cervello che influenza il ragionamento e la memoria. Il cortisolo, lo stesso ormone dello stress che danneggia l'ippocampo, compromette anche il sistema immunitario (e ha un sacco di altri effetti nocivi).

Non sto attribuendo alla negatività la colpa di ogni malattia, ma se pensare positivo può prevenire anche uno solo dei miei raffreddori invernali, io ho tutta l'intenzione di impegnarmi in tal senso.

Tipologie di persone negative

I comportamenti negativi ci circondano in modo così costante che finiamo per abituarci a essi. Chiedetevi se conoscete qualcuno dei personaggi elencati di seguito.

  • I lamentoni, come l'amico al telefono, che si cruccia all'infinito senza mai cercare una soluzione. La vita è un problema difficile se non impossibile da risolvere.
  • I negatori, che prendono un complimento e lo ribaltano: «Oggi ti trovo in ottima forma» diventa: «Vuoi dire che ieri avevo una brutta cera?».
  • Le vittime, che pensano che il mondo sia contro di loro e attribuiscono agli altri la colpa dei loro problemi.
  • I criticoni, che giudicano gli altri perché hanno un'opinione diversa, o non ne hanno nessuna, per qualsiasi scelta abbiano compiuto che si distacchi da quello che avrebbero fatto loro stessi.
  • I rivendicatori, che si rendono conto dei propri limiti, ma fanno pressione sugli altri perché riescano. Dicono: «Non hai tempo per me», anche se sono loro i primi a essere indaffarati.
  • I competitivi, che si paragonano agli altri, spadroneggiando e manipolando per far apparire migliori se stessi o le loro scelte. Vivono così male che vogliono trascinare con sé anche il prossimo. Spesso con queste persone dobbiamo sminuire i nostri successi perché sappiamo che non sarebbero in grado di apprezzarli.
  • I controllori, che monitorano e cercano di determinare il modo in cui i loro amici o compagni di vita passano il tempo, le persone con cui stanno e le scelte che fanno.

Con questa lista potete divertirvi a farvi venire in mente, se riuscite, una persona per ogni categoria. Lo scopo reale, però, è aiutarvi a notare e inquadrare questi comportamenti quando ne siete testimoni.

Se infilate tutti nella stessa scatola della negatività ("Quanto mi irritano, questi qua!"), non saprete decidere come gestire ognuna di queste relazioni.

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In questo libro Jay Shetty racconta di come l'aver vissuto come monaco in India per un anno abbia completamente trasformato il suo approccio alla vita. Se prima era divorato dall'ansia e incapace di trovare un senso compiuto alla sua esistenza,...

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