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La voce nel parto

di Elisa Benassi 1 mese fa


La voce nel parto

Leggi un estratto dal libro "Partorire Cantando" di Elisa Benassi e scopri come funziona il Training Psicofonetico per il Parto

Il sapere del parto viene trasmesso da mamma a figlia, da donna a donna, attraverso i racconti della nascita.

Il senso dell’attesa, il raccoglimento del travaglio, il dolore come evento con cui misurarsi, l’esperienza della forza percepita all’interno del corpo. E ancora: la sacralità dell’incontro con il bambino, le emozioni indescrivibili provate ascoltando il suo primo vagito e incrociando la profondità del suo sguardo.

Sono questi gli elementi salienti delle narrazioni che tramandano da donna a donna ciò che viene appreso del parto vissuto “da dentro”.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Partorire Cantando

Il parto attivo e facile con il Training Psicofonetico per il Parto

Elisa Benassi

La voce rappresenta come uno straordinario strumento che la natura mette a disposizione alle donne in gravidanza. L’ostetrica Elisa Benassi propone alle gestanti un metodo originale e innovativo per accogliere la trasformazione che le investe...

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Indice dei contenuti:

Cosa dice la voce durante il parto

Per alcuni anni, mentre ero ancora una giovanissima ostetrica, l’uso della voce da parte delle donne ha continuato a essere per me fonte di grande stupore.

Sussurri, lamenti e grida accompagnavano con intensità diverse le contrazioni, che nel travaglio si susseguivano sempre più frequenti. Al momento del parto, talvolta veniva emesso un urlo potente.

Per me, che oltre a essere ostetrica ero anche musicista, tutti questi suoni creavano l’ambiente del parto, ne definivano i confini e il clima, mi informavano del suo svolgimento e della sua rapidità.

La voce emessa dalla futura mamma mi parlava in due modi.

Il primo modo era prettamente visivo. La profondità della voce, la sua intensità, il suo orientamento creavano dentro di me un’immagine. Ascoltando i suoni emessi mi era possibile “vedere” il corpo della donna che si trasformava; visualizzavo il collo dell’utero, la sua apertura e persino la discesa del bambino lungo il canale del parto. La visita ostetrica, poi, confermava sempre quello che avevo “visto”.

I primi tempi ero molto sorpresa e, non lo nego, anche piuttosto spaventata dalla corrispondenza perfetta tra le caratteristiche della voce e l’immagine della progressione del travaglio, che mi si presentava senza alcuna mediazione.

Poi, pian piano, ho cominciato a fidarmi sempre di più di quello che “vedevo”. Nel tempo, questo momento di comunicazione è diventato un caposaldo della mia pratica ostetrica, una vera e propria certezza, anche se all’epoca non avevo ancora i riferimenti teorici necessari per spiegare a me stessa, prima ancora che agli altri, i tratti e la portata di questo fenomeno. Solo dopo ho capito che si trattava di un fenomeno del tutto naturale che poggia sulla sensibilità sinestesica. Un po’ come quando siamo al telefono e dalla voce che sentiamo ci rappresentiamo visivamente la persona che comunica con noi.

La voce emessa dalla futura mamma mi parlava anche in un secondo modo, questa volta prettamente sonoro.

In questo senso, il mio orecchio da musicista si trovava talvolta in difficoltà. Il timbro poco definito, i singhiozzi strozzati, l’intensità estrema delle voci mi sembravano tutto tranne che musicali! Chissà quanto dolore, mi dicevo. Soprattutto, non riuscivo a capire come un suono “disarmonico” potesse accompagnare la progressione fisiologica, spedita, e dunque “armonica”, del parto.

Questo quesito ha trovato una risposta solida e definitiva solo quando ho partorito a mia volta e ho potuto sentire le leve del parto e della fonazione agire insieme. Per la precisione, la fonazione agiva sulle leve del parto, incrementandone la forza. Il corpo costruiva da solo, in modo spontaneo, un’inversione di rotta nell’emissione della voce, la cui energia, anziché canalizzarsi verso l’alto, come d’abitudine nel canto e nella parola, convergeva verso il basso, nella stessa direzione che prendevano le mie figlie per nascere.

È stato grazie alla mia personale esperienza che ho ricevuto gli insegnamenti “viscerali”, le grandi certezze che poi mi hanno indirizzata nella mia ricerca sulla fisiologia del parto e mi hanno portata a modificare la mia pratica con le gestanti.

Ricorderò sempre il giorno in cui ho ripreso a lavorare dopo la nascita di Sara, la mia prima figlia. Da quel momento, le voci in sala parto hanno cominciato a parlarmi di energia. Dopo la nascita di Anna, la seconda, le voci hanno invece iniziato a raccontarmi di come quell’energia potesse rendere facile l’intero processo.

Una nuova possibilità di ascolto

Dopo avere vissuto il parto in prima persona, si è schiusa per me, come

I. Capacità di leggere uno stimolo attraverso sensi diversi da quello di partenza; in questo caso particolare, decodificare un segnale sonoro in termini visivi.

mamma e come ostetrica, una nuova possibilità di ascolto.

Ho iniziato a leggere i lamenti e le forti emissioni sonore delle donne non più secondo il codice della manifestazione del dolore ma secondo quello dell’energia intrinseca alla voce stessa.

Con l’esperienza, ho imparato che certe voci si collegavano a parti facili, mentre altre avvisavano della necessità di tempi lunghi, talvolta incerti.

C’è energia in una voce. Quanta ce n’è. La voce abita il corpo della donna che sta per partorire o ne è solo espulsa? Come viene canalizzata? E soprattutto: è possibile indirizzarla in modo che sia funzionale al travaglio e alla nascita del bambino? Queste erano le domande che continuavo a farmi.

Quando era necessario, proponevo alle donne di modulare la voce in modo da rendere il travaglio più armonico e spedito. Voci acute e prive di consistenza, leve inefficaci del processo, diventavano più profonde, vere e proprie onde sonore con cui le future mamme venivano accompagnate ad “abitare” il bacino e si orientavano per aiutare il bambino nella sua discesa. La forza si faceva strada verso il basso e le porte del parto, cioè il collo dell’utero e il perineo, si aprivano con facilità al passaggio del piccolo.

L’accompagnamento, da donna a donna e da voce a voce, creava talvolta delle vere inversioni di rotta. Alcune nascite che erano state previste lente o difficoltose diventavano molto più spedite e facili.

L’impronta vocale del travaglio, insomma, poteva essere modificata e con grandi benefici, sia per la mamma che per il bambino.

L’ostetrica e la nenia da parto

Nel tempo ho imparato ad ascoltare anche la voce delle colleghe che condividevano con me l’esperienza dell’assistenza al parto. Mi è stato facile capire che l’ostetrica compie dei gesti vocali molto importanti, non solo perché pertinenti all’intero processo della nascita ma perché capaci di indirizzarlo.

L’ostetrica utilizza il suo corpo-voce con e per la donna, con e per il bambino, con e per il processo. In sintonia con il ritmo delle contrazioni e la necessità che il bambino venga spinto verso la luce, l’ostetrica respira, oppure approva e incoraggia l’impegno della donna utilizzando una sorta di canzone ripetitiva, quella che io chiamo “nenia da parto”. Si tratta di una stringa di poche parole unite in una concatenazione semplice, dal lessico molto elementare, del tutto priva di qualunque complessità sintattica, come “Brava, brava” o “Ancora, forza”.

Durante l’assistenza al parto, l’ostetrica realizza assieme alla futura mamma dei veri e propri atti sonori che compaiono con l’inizio della contrazione e scompaiono con la sua fine.

Il parto, dunque, si annuncia in modo udibile attraverso non solo la voce della donna ma anche quella dell’ostetrica.

Il Training Psicofonetico per il Parto

Ponendomi molte domande, ho capito nel tempo come, a parità di condizioni, della mamma che partorisce e del bambino che nasce, sia possibile facilitare l’intero processo del parto-nascita attraverso il cambiamento della voce della mamma. Favorire il parto è un’arte e come ogni arte può essere appresa.

Questa consapevolezza mi ha portato nel 1994 a mettere a punto presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova il Training Psicofonetico per il Parto (TPP), una forma di preparazione al parto che fa leva sulla voce.

Da allora è servito molto tempo per affinare gli strumenti pratici del corso e fare ricerca. Ma soprattutto, in questo tempo, sono finalmente riuscita a descrivere a parole un dono, quello dell’ascolto, così da renderlo un'esperienza condivisibile a livello sia pratico che scientifico.

Nel Training Psicofonetico per il Parto la voce è riconosciuta non solo come l’evento sonoro che esprime interamente la donna che partorisce, ma soprattutto come la forza che accompagna e orienta i processi trasformativi che portano alla nascita del bambino.

È possibile, dunque, “partorire cantando”. È possibile, cioè, alla donna, conoscere la propria voce e utilizzare consapevolmente le emissioni vocali per partorire bene e in modo attivo, in tempi contenuti e con una notevole riduzione del dolore, poiché la voce è il più importante strumento di autoanalgesia conosciuto, come per altro da sempre la sapienza popolare ci ricorda attraverso il detto “Canta che ti passa”.

Attraverso il Training Psicofonetico oggi accompagno le donne in attesa a vivere con fiducia l’avventura del parto utilizzando le risorse che il corpo-voce mette loro a disposizione.

Il reparto di Ostetricia dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova ha accolto negli anni questa nuova modalità di preparazione alla nascita, dimostrando di apprezzare la consapevolezza delle donne riguardo alla possibilità di vivere e orientare il parto attraverso la voce.

Dal 1996 al 2011 sono state condotte alcune ricerche che dimostrano l’efficacia del Training Psicofonetico per il Parto in termini sia prettamente fisici che psicologici e comportamentali. Sono in particolare stati riscontrati i seguenti effetti:

  • drastica riduzione dei tempi del travaglio, con la stragrande maggioranza dei parti avvenuti entro le 4 ore;
  • diminuzione della percezione soggettiva del dolore, con un minore ricorso all’analgesia epidurale;
  • accrescimento dell’autostima, della concentrazione e della consapevolezza delle future mamme, con aumento della memoria positiva del parto;
  • maggiore integrità del piano perineale, con riduzione considerevole delle episiotomie.

I risultati delle indagini condotte, alcune delle quali sono riportate nella terza parte del libro, hanno sottolineato in modo importante come l’uso consapevole della voce nel travaglio porti a un’esperienza del parto generalmente più facile, veloce e soddisfacente per tutte le parti in gioco.

Oggi sono moltissime le donne che partoriscono cantando. Sanno di avere a disposizione uno strumento molto potente, la propria voce, e con questa grande alleata partoriscono in tempi molto brevi, in pieno accordo con sé, il bambino e l’intero processo che vivono. Mi arrivano in continuazione riscontri di parti facili e gestiti con grande soddisfazione e questo, non lo nascondo, mi riempie di gioia. In calce al libro (quarta parte) sono riportate alcune testimonianze particolarmente significative di entrambe le voci in campo: quelle delle mamme e quelle delle ostetriche.

Nel tempo le narrazioni dei parti sono molto cambiate.

Nei primi anni di presenza in ospedale, la voce era un “dato di fatto” del travaglio. Tuttavia, quando le mamme mi raccontavano i vissuti del parto, accadeva una cosa strana: o la voce non veniva nominata, come se appartenesse a un luogo “ombroso” del parto, non razionalizzabile e dunque non nominabile, oppure veniva citata come fonte di vergogna, come espressione che aveva reso udibile la propria incapacità di autocontrollo (“Non sono stata brava, mi è uscita la voce...”).

Da quando, invece, la voce, quella “giusta” per il processo, è presente a pieno titolo nella preparazione al parto, da quando viene riconosciuta dalle donne come formidabile alleata del parto-nascita, i racconti sono diventati molto profondi e leggeri al tempo stesso.

Nell’esperienza di queste mamme, la voce viene descritta come strumento di consapevolezza, espressione e persino cura. Le donne raccontano della relazione, e addirittura dell’alleanza, che hanno saputo costruire con il bambino, suono dopo suono. Dicono di avere scelto di utilizzare la voce per indirizzare la propria energia e assecondare la discesa del bambino nel canale da parto. Infine, confidano di avere sentito nel corpo la forza che la vita mette loro a disposizione e di essersi sentite forti, con l’impressione di riuscire a “cavalcarla”.

Oggi, il passaggio di sapere da donna a donna porta alcune indicazioni molto pragmatiche, dei consigli su come “lasciarsi vivere” dalla forza, degli incoraggiamenti a orientare la voce nel corpo per avvertire meno dolore.

Ciò che mi colpisce particolarmente è il fatto che la trasmissione del sapere del parto porta con sé anche il senso di profonda sacralità legato a questo evento. Nasce un essere umano e la sua venuta al mondo è accompagnata dalla potenza del suono vocale, gestito nella sua potenza primigenia, al di fuori dell’ordinarietà dell’usuale comunicazione verbale.

Si entra nella dimensione dell'ascolto. La voce del parto, vale a dire la voce della donna, incoraggiata dalla voce dell’ostetrica, chiama alla vita la voce della nascita, quella del bambino.

E in un’esplosione di emozioni, esse si congiungono.

Partorire Cantando

Il parto attivo e facile con il Training Psicofonetico per il Parto

Elisa Benassi

La voce rappresenta come uno straordinario strumento che la natura mette a disposizione alle donne in gravidanza. L’ostetrica Elisa Benassi propone alle gestanti un metodo originale e innovativo per accogliere la trasformazione che le investe...

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Elisa Benassi

Elisa Benassi

Elisa Benassi è Ostetrica, Musicologa, Musicoterapeuta e Psicofonista. Ha creato presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova il Training Psicofonetico per il Parto, il metodo che consente alle donne di orientare le proprie energie in favore della nascita del bambino, attraverso la...
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