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La Tradizione - Anteprima di "Uno Cookbook"

di Manuel Marcuccio 2 anni fa



Sono due assassini?
Li ho tirati su male?

Allora te li tiri su te, combattici te,
me a n’in pos piò!

Divento matta, matta divento matta!

Ah ma io vi ammazzo, vi ammazzo tutti.
No, no? Io vi metto la stricnina nella minestra!
Ecco cosa faccio io una volta o l’altra.
Io la metto la stricnina, io ce la metto e vi ammazzo tutti.

Anzi, m’ammazzo prima io, adesso!

Miranda - Amarcord di Federico Fellini

Ci sono alcune cose che ti indicano che non sei più solamente diventato grande, ma sei diventato adulto:

  • trovare qualche pelo bianco nella barba, perché di capelli ormai non ne trovi più,
  • sentirsi dare del “lei” dagli adolescenti brufolosi con i baffi di velluto e la voce in transizione,
  • ricevere un’ingiunzione da Equitalia per non aver pagato il canone tv,
  • avere in carico l’organizzazione del pranzo di Natale in famiglia.

Quest’ultima, forse, te la sei meritata non solo per l’età, ma anche per la pesantezza che hai dimostrato nel commentare negativamente e con piglio da nutrizionista esperto ogni tentativo amorevole di una mamma italiana che ha tradotto il suo affetto in opulenza culinaria regionale... Perché è così che funziona, da Trieste in giù!

Ho affrontato interi menu senza via di scampo, riducendo il ricco pranzo delle feste a uno snack dietetico di mezza estate.

Se per tutti c’era un antipasto di crostini con salse, funghi e carni, per me solo la classica piadina romagnola tagliata a triangoli, vuota.
“L’hai fatta tu mamma?” “No, quelle le ho comprate dal piadinaro del chiosco vicino allo stadio, lì sono buonissime!”. Significa che sono preparate con lo strutto, passo.

“Li vuoi un po’ di passatelli in brodo? Il brodo l’ho filtrato finissimo non c’è nemmeno un pezzettino di carne.” Sguardo di mia sorella che significa “Non ce la può fare”, sguardo di Tom che significa “Non cominciare a fare storie, non mangiarli e stop!”.
Sorrido e passo.

Un primo in brodo e poi un primo asciutto.

“Tortelli di erbette al burro e salvia ma per te li condisco con l’olio extra vergine di oliva.” “Grazie mamma, ma sono un po’ giallini, hai fatto la pasta all’uovo?” “Certo, oh adesso non fare delle storie, ce ne sono pochissime di uova: in un piatto di pasta non ce ne sarà nemmeno mezzo!”.
Il tovagliolo di mia sorella cade casualmente sotto il tavolo così da potersi chinare per raccoglierlo ridendo di gusto senza essere vista. Tom ha le gote rosse, vorrebbe condividere questo momento con mia sorella, sotto il tavolo, ma decide di sorridere a me e poggiare la sua mano sulla mia spalla, in modo rassicurante ma anche autoritario, così come si blocca la vibrazione di un cellulare che ti sveglia per errore alle sei del mattino di sabato.

Il secondo.

Uno solo? No, almeno tre tipi di carne diversa: arrostita, ripiena, condita, di cui non ricordo nemmeno la qualità.

A questo punto ho bisogno di un mantra: a memoria conosco solo Lokah Samastah Sukino Bavantu, ma per calmarmi mi è utile anche ripetere ad libitum “volevo i vol au vent” o semplicemente “Anna Magnani Anna Magnani Anna Magnani”, sarà che quel “magna” che ritorna mi dà sicurezza anche se non mi sazia.

Poi, arrivando dalla cucina e rivolgendosi ai nipotini per non vedere la mia death-face: “E tutto questo è per lo zio: carciofi arrosto gratinati e una bella ciotola di verdure fresche per il pinzimonio.”

Wow, incredibile, che ricchezza!

Alla prima foglia di carciofo, balbetto incredulo/disarmato/rassegnato: “Mamma i carciofi sanno di carne. Di brodo. Sanno di brodo di carne.”
Perché noi, che non ne mangiamo più, ne riconosciamo subito il sapore, abbiamo affinato il gusto, questo si sa, e un pezzettino croccante di beef jerky sotto 100 materassi non ci fa dormire!

“Un po’ di brodo in cottura ci va, ma solo un mestolo! Dai va là mangia che non si sente neanche.”

È Natale, siamo tutti più buoni e non posso esplodere come vorrei quindi passo anche i carciofi e cerco la ciotola del pinzimonio.

A quattro mani e quattro occhi azzurri, identici, che mi fissano, i gemellini stanno sgranocchiando le mie verdure: le mie carote, il mio daikon, i miei rapanelli, il mio sedano, il mio finocchio...

“Non mangiate mai una verdura che sia una e dovete farlo proprio oggi, per emulazione?! Quella è la MIA ciotola di pinzimonio!”

Ebbene sì, io rispetto gli animali e non li mangio
ma ho tolto il cibo di bocca a due bambini di sette anni.

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Manuel Marcuccio, noto blogger, presenta ricette di cucina vegan, gustose e raffinate che prendono spunto dalla tradizione per fondersi con ingredienti inusuali, dedicate a “palati ed occhi molto esigenti”. Collabora con magazine in cui racconta di cucina vegan e food in modo trasversale;...
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ELISABETTA

Troppo divertente!

Troppo divertente! Con un'anteprima cosi' lo devo acquistare subito! Mi riservo di riscrivere una recensione ad acquisto avvenuto e in quell'occasione anche il voto avra' un senso diverso.

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