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La tossicodipendenza è una malattia

di Boris C. Rodríguez Martín 1 mese fa


La tossicodipendenza è una malattia

Leggi un estratto dal libro "Dipendenze Patologiche" di Boris C. Rodríguez Martín

La realtà per molti tossicodipendenti è che non si ricordano nemmeno di quel che è accaduto la notte prima, altri non hanno la fortuna di svegliarsi.

Secondo il Rapporto Mondiale sulla Droga del 2018, 450.000 tossicodipendenti sono morti in seguito all’uso di stupefacenti e circa 150.000 per overdose.

La tossicodipendenza è una malattia che non fa distinzione di sesso, età o classe sociale.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Dipendenze Patologiche

Cosa sono e come intervenire

Boris C. Rodríguez Martín

In questo testo viene affrontato il tema delle dipendenze in senso lato, sia le dipendenze da sostanze che inducono assuefazione (legali, come alcol, tabacco, farmaci di prescrizione e illegali, come marijuana, cocaina, eroina), sia le dipendenze...

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Indice dei contenuti:

Toccare il fondo: come ci sono arrivato?

Toccare il fondo è un vissuto di eccessi e disperazione. Nelle dipendenze ognuno ha il suo fondo, si arriva infatti ad oltrepassare dei limiti in cui mentire, manipolare e rubare sono solo l’inizio di una lunga lista.

Molti tossicodipendenti passano la notte per strada o in qualche altra città, facendo qualsiasi cosa per una dose, altri usano la droga in casa da soli. Ci sono poi quelli che finiscono in qualche festa, dove incrociano amici o familiari, sentendosi in imbarazzo. Alcuni passano la notte al pronto soccorso, altri in un commissariato di polizia.

Quando fa giorno, può darsi che il senso di colpa li assalga di nuovo e si domandino: “Come ho fatto ad arrivare a questo punto?”. Promesse infrante, lavori o affari perduti, studi interrotti, coppie separate, figli trascurati, furti a familiari o amici, malattie, incidenti, infrazioni della legge o delle proprie norme morali... sono alcuni dei pensieri che si affolleranno nella loro testa. Sicuramente il saldo sarà in rosso.

Contemporaneamente sentiranno l’incertezza del futuro (Che farò ora? Così non posso continuare! Devo smettere!), ma è difficile trovare una risposta nel breve lasso di tempo che intercorre tra i postumi del consumo e il craving (il desiderio irrefrenabile della sostanza).

I sintomi dell’astinenza sono forti e non lasciano molto spazio alla riflessione, per questo alcuni cercheranno una nuova dose per sfuggire al dolore e all’incertezza, altri si rivolgeranno al web oppure a qualche amico o familiare per chiedere aiuto o informarsi sui possibili trattamenti. Questi ultimi sono sulla strada giusta per affrontare il problema con gli strumenti adeguati.

Secondo il citato Rapporto Mondiale, le cifre sono allarmanti: nel mondo sarebbero circa 31 milioni le persone che potrebbero aver bisogno di un trattamento.

Il marchio della malattia

La persona dipendente deve innanzitutto vincere la vergogna che questa malattia porta con sé. Molti infatti, incluso colui che ne soffre, la considerano ancora un vizio, un comportamento che l’individuo potrebbe controllare, ma non vuole. Per questo motivo, serve coraggio per cercare aiuto.

La dipendenza è una malattia cronica, il che significa che non ha cura; inoltre è progressiva, cioè peggiora se non si interviene. Le conseguenze della dipendenza coinvolgono ogni ambito della vita di una persona. E come un buco nero che inghiotte tutto ciò che c’è intorno: salute, famiglia, coppia, amici, risparmi, lavoro, studi. Si dice che ci siano tre finali possibili per questa malattia: il carcere, l’ospedale o la morte.

Un raggio di speranza

La persona dipendente non sceglie la malattia, può scegliere però come affrontarla, il che può avvenire in due modi: come dipendente attivo o come dipendente in recupero. Scegliere la seconda opzione significa scegliere la speranza e, soprattutto, impegnarsi per raggiungere e mantenere uno stile di vita sano.

La transizione a dipendente in recupero inizia con tre passi fondamentali. Il primo passo è riconoscere che si ha un problema, quindi bisogna smettere di negarlo e superare l’illusione di poterlo controllare, con frasi del tipo: “Tutti si fanno”, “Lo posso controllare”, “Smetto quando voglio”, “La mia situazione non è poi così grave”, “La colpa della mia dipendenza è di...”. Affrontare la realtà del consumo di sostanze che creano assuefazione è estremamente importante. Non si tratta solo di quanto si consuma, bensì anche del prezzo che si paga nella propria vita a causa della dipendenza.

Rispondere con onestà alle seguenti domande può essere di grande aiuto per prendere consapevolezza del problema:

  • Smetto di partecipare ad attività sociali a causa della mia dipendenza?
  • Passo gran parte del mio tempo pensando a come procurarmi la droga?
  • Ho trascurato importanti impegni familiari per consumare o per procurarmi la droga?
  • Ho bisogno di una quantità di sostanza sempre maggiore per ottenere l’effetto desiderato?
  • Ho avuto dei problemi con la mia famiglia o con il partner a causa della mia dipendenza?
  • I miei risultati sul lavoro o negli studi sono peggiorati a causa della mia dipendenza?
  • Ho bisogno di sempre più tempo per riprendermi dagli effetti del consumo?
  • Ho bisogno di sapere che ho la mia droga sempre a disposizione per sentirmi tranquillo?

Se la persona risponde affermativamente ad alcune di queste domande, deve fare il secondo passo, cioè chiedere aiuto. Queste domande sono solo una guida, ma la valutazione e la diagnosi della malattia deve essere fatta da professionisti qualificati.

Una volta in possesso della diagnosi, ci vuole coraggio per fare il terzo passo, che consiste nell’accettare l’aiuto.

Conosci il tuo nemico

Questo libro intende offrire informazioni sulle diverse sostanze che creano assuefazione e sul danno che causano a chi ne fa uso, per cui inizieremo con una serie di aspetti generali. Affronteremo le basi genetiche della dipendenza, il ruolo che gioca l’impulsività e l’impatto delle tossicodipendenze sui giovani e sulle famiglie.

Nella seconda e terza parte distingueremo le tossicodipendenze dalle dipendenze comportamentali. Quando parliamo di dipendenze da sostanze che creano assuefazione, intendiamo sia quelle legali (alcol, tabacco, farmaci di prescrizione medica) sia quelle illegali (marijuana, cocaina, eroina). Affronteremo inoltre i rischi per la salute dell’abuso di bibite energetiche.

Non possiamo certo ignorare le dipendenze comportamentali. È vero che molte di esse non sono nemmeno considerate dipendenze nelle classificazioni diagnostiche, ma sono ormai talmente diffuse nella vita quotidiana che difficilmente potrebbero venir tralasciate. Nell’ambito di quelle che invece vengono considerate come malattie mentali, vi sono la dipendenza dal gioco e dai videogiochi.

Vari comportamenti sessuali non parafilici possono inoltre rivelarsi piuttosto rischiosi o pericolosi. La stessa ipersessualità (o dipendenza sessuale) è stata più volte oggetto di discussione, entrando e uscendo da varie classificazioni. Analizzeremo anche le manifestazioni on line come il cibersesso (sesso virtuale) o il sexting (invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti) e dedicheremo uno spazio particolare al chemsex (droga e sesso).

Negli ultimi quindici anni, si è osservato un interesse crescente nei confronti della dipendenza dal cibo, passando da una media di pubblicazione di cinque articoli scientifici l’anno ad una media di oltre settanta. In base a ciò, intendiamo proporre la valutazione e la comprensione dei disturbi alimentari alla stregua di dipendenze.

Sebbene non si possano considerare i comportamenti della vita quotidiana come patologie, ne analizzeremo alcuni la cui pratica compulsiva comincia a rappresentare un problema per molte persone. Ci occuperemo cioè dello shopping, dell’esercizio fisico e del lavoro.

In chiusura della terza parte, esamineremo la possibilità di sviluppare una dipendenza dall’amore.

Nella quarta parte, analizzeremo una serie di elementi chiave con cui si devono confrontare molte persone che soffrono di dipendenze quando chiedono aiuto. In primo luogo la mancanza di forza di volontà per controllare il consumo e la sua sostituzione con la buona volontà. Affronteremo anche il ruolo dei pensieri intrusivi indesiderati e l’illusione di controllarli con la soppressione, offrendo al contempo diverse strategie per gestirli.

Infine, approfondiremo il concetto di recupero e riabilitazione, che comprende sia l’inquadramento terapeutico più adeguato - a seconda che sia o meno presente una patologia duale - sia il ruolo dei diversi gruppi di mutuo aiuto. In questo contesto, l’aspetto interessante non è solo la partecipazione sistematica alle riunioni, ma anche la valutazione del livello di coinvolgimento della persona dipendente nel programma di recupero.

Questa parte termina analizzando lo sviluppo di valori spirituali quale fulcro del cambiamento. L’interiorizzazione di questi valori e il loro consolidamento possono essere percepiti come un compito complesso, per questo il libro si chiude offrendo cinque semplici esercizi che si possono fare al termine della giornata e che consentono di entrare in connessione con vissuti di maggior benessere e felicità.

Dipendenze Patologiche

Cosa sono e come intervenire

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In questo testo viene affrontato il tema delle dipendenze in senso lato, sia le dipendenze da sostanze che inducono assuefazione (legali, come alcol, tabacco, farmaci di prescrizione e illegali, come marijuana, cocaina, eroina), sia le dipendenze...

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Boris C. Rodríguez Martín

Il dr. Boris C. Rodríguez Martín, psicologo, ha conseguito il dottorato in Psicologia clinica e il master in Psicologia medica e ha alle spalle più di vent'anni di esperienza come clinico, docente e ricercatore. Membro del comitato editoriale delle riviste scientifiche...
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