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La tiroide, questa sconosciuta - Estratto da "Vivere Senza Problemi alla Tiroide"

di Luca Speciani 2 mesi fa


La tiroide, questa sconosciuta - Estratto da "Vivere Senza Problemi alla Tiroide"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Luca Speciani e scopri come prenderti cura di questa ghiandola fondamentale per il funzionamento del nostro corpo

La tiroide è un piccolo organo endocrino di vitale importanza nella regolazione del metabolismo. Si trova alla base del collo, adesa alla trachea, e secerne attivamente, ogni giorno, la quantità di ormone tiroideo di cui il nostro organismo necessita.

Indice dei contenuti:

Un termostato che esegue ordini

Il compito dell'ormone tiroideo, triiodotironina, è in parole semplici quello di stabilire il ritmo metabolico dell'intero organismo. Se vi è tanto ormone, i consumi saranno elevati e l'accumulo ridotto al minimo. Se l'ormone è basso, prevarrà invece l'accumulo e i consumi saranno ridotti.

Si può dire, insomma, che la tiroide sia il nostro piccolo termostato interno, in grado di regolare il livello di spreco o di risparmio energetico, a parità di introito calorico. Perché descrivere funzioni apparentemente ovvie e già ben spiegate in ogni testo di anatomia, fisiologia, biochimica umana?

Il motivo è che a molti, talvolta anche tra gli addetti ai lavori, sfuggono due elementi importanti che riguardano la tiroide, e che hanno invece valore enorme per la comprensione di modalità d'interazione più profonde con la patologia tiroidea.

Il primo elemento è legato alla comprensione del fatto che se la tiroide è un termostato, serve una aiuto per regolarlo, aiuto che è costituito dall'asse endocrino che parte dall'ipotalamo (componente del nostro cervello più antico, deputata alla regolazione di tutti gli orfani endocrini) e passa per l'ipofisi (altro pezzettino di cervello deputato alla regolazione endocrina).

In tale schema operativo la tiroide è solo un operaio che esegue ordini. Quelli del caposquadra (l'ipofisi), ma soprattutto quelli che il proprietario dell'impresa (l'ipotalamo) ha impartito all'ipofisi.

Vedremo presto quanto questa impostazione concettuale cambi le carte in tavola rispetto alla pratica medica comune, che considera la tiroide l'organo su cui intervenire farmacologicamente in caso di squilibrio.

Il secondo elemento, ancora più rilevante, è la comprensione del fatto che l'ormone tiroideo modifica il tasso di trasformazione (in energia di pronto utilizzo, per esempio muscolare) dell'energia chimica contenuta nel cibo.

Rileggiamo con attenzione questa affermazione e non lasciamoci sfuggire il suo profondo significato: se produco tanto ormone tiroideo (e, come appena spiegato, non è la tiroide a deciderlo, ma l'ipotalamo), molta dell'energia assunta col cibo andrà sprecata sotto forma di calore.

Se ne produco poco, al contrario, sprecherò pochissimo calore e tenderò invece a usare o accumulare tutto quanto assunto per i processi metabolici (presenti o futuri) dell'organismo. Tendendo dunque ad accumulare o a ingrassare.

Questo fatto, documentato con chiarezza in ogni testo di biochimica del secondo anno di qualsiasi facoltà scientifica, rende del tutto sciocca l'affermazione "una caloria è sempre uguale a una caloria", che pure spesso viene recitata a macchinetta da figure professionali che invece dovrebbero conoscere bene l'argomento.

Una caloria è sempre una caloria solo da un punto di vista termodinamico (l'energia non si crea e non si distrugge, cambia solo forma), ma se, fatto 100 il mio introito calorico alimentare, posso scegliere se accumularlo tutto oppure (senza contraddire le leggi della termodinamica) metterne solo metà in accumulo, sprecando l'altra metà in calore, è evidente che per il mio organismo la stessa caloria proveniente dal cibo smette di avere il medesimo significato.

Torneremo con maggiore dettaglio su questo fondamentale concetto, ma intanto teniamo bene a mente questi due capisaldi:

  1. la tiroide è solo un esecutore
  2. indica all'organismo quanto può trattenere e quanto sprecare dell'energia chimica assunta col cibo.

Avere ben presente questi due fatti (peraltro scientificamente inconfutabili) ci aiuterà non poco nella comprensione delle dinamiche psicofisiche sottese alla patologia tiroidea.

Capire il lavoro della tiroide

Per rispondere a quel perché è necessario capire il significato del lavoro tiroideo nel bilancio metabolico del nostro organismo. Un significato che ci dice molte cose, se impariamo a leggerlo in modo corretto.

Immaginiamo di essere i proprietari di una casa in montagna dotata di una grande stufa. È nostro compito gestire il riscaldamento di questa casa, e dobbiamo farlo senza correre il rischio di rimanere a secco con la legna. Disponiamo della stufa, per bruciare legna e scaldare, e di una capiente legnaia dove stivare legna.

Naturalmente è nostro interesse non stivare in legnaia legna inutile (che ci toccherebbe pagare anticipatamente) ma dobbiamo anche preoccuparci di disporre sempre di una quantità adeguata di legna per alimentare la stufa e mantenere una temperatura adeguata.

Le variabili in gioco sono due: la temperatura esterna e la possibilità di rifornirsi di legna al mercato. In funzione di queste prenderemo le nostre decisioni posizionando l'asticella sul livello di scorte e sulla temperatura della stufa più idonei alla nostra sopravvivenza.

In questa metafora la casa in montagna è il nostro organismo, la stufa rappresenta la tiroide. Noi siamo l'ipotalamo, la legna è il cibo e la legnaia il tessuto adiposo. Per semplicità abbiamo omesso l'ipofisi, che potrebbe essere un garzone che mette la legna nella stufa su nostro ordine.

Creiamo ora un primo scenario: la temperatura esterna è molto bassa e richiede dunque molta legna da mettere nella stufa. I rifornimenti di legna però sono frequenti e abbondanti, dunque tutto va per il meglio. Le scorte possono essere basse e la stufa lavora a pieno regime (eutiroidismo).

Se modifichiamo lo scenario, semplicemente riducendo frequenza o entità dei rifornimenti, accade subito qualcosa. La stufa, di per sé, è sempre la stessa, ma noi proprietari di casa (l'ipotalamo) prendiamo subito qualche provvedimento difensivo.

Prima di tutto riduciamo un pochino la potenza della stufa (teniamo chiusa qualche stanza, accettiamo 20 gradi invece dei 22) e in secondo luogo (non si sa mai) aumentiamo di un po' le scorte in legnaia (depositi adiposi). Se la situazione ridiventa rapidamente normale, tutto torna rapidamente e reversibilmente come prima.

Se invece la situazione di carestia permane (per esempio per una lunga dieta ipocalorica o per una situazione cronica di malassorbimento intestinale), le modifiche possono stabilizzarsi in senso ipotiroideo. Il che significa legnaia sempre più piena e stufa che brucia a un ritmo sempre più basso.

Non importa se le scorte sono elevate: il buon proprietario di casa che non ha certezza di nuovi rifornimenti tenderà a utilizzare nella stufa solo una minima parte di quanto acquistato, rinunciando a un po' di comfort in cambio di una maggiore sicurezza futura.

Il tutto in quasi totale indipendenza dalla quantità di calorie assunta: la stufa è infatti saldamente sotto il controllo del padrone di casa, ed è a lui che si deve fare riferimento se vogliamo ripristinare con i corretti segnali una situazione di maggior equilibrio.

Lo ripeto ancora una volta per maggiore chiarezza: la stufa non fa niente da sola. Esegue solo i comandi dell'ipotalamo/padrone di casa. Non ha dunque alcun senso, come vedremo più avanti, accanirsi farmacologicamente sulla stufa stessa.

Se la decisione centrale è (saggiamente) quella di ridurre il riscaldamento, qualunque forzatura artificiale non potrà che scatenare una reazione contraria ancora più forte. Che è esattamente ciò che accade nell'esperienza clinica quotidiana.

In termini evolutivi si può dire che noi siamo gli eredi di quegli organismi che sono sopravvissuti comportandosi metabolicamente in questo modo. Gli altri, che avevano magari la tendenza a bruciare tutto nella stufa, non hanno eredi che siano qui a raccontarcelo.

Credenze obsolete e brutte figure

Molte persone, e tra queste ahimè anche alcuni professionisti del settore, ripetono infantilmente frasi come "Ad Auschwitz erano tutti magri" o "Una caloria è sempre una caloria", sottintendendo con questo che se si mangia una caloria in più, questa inevitabilmente genererà ingrassamento. Purtroppo per costoro le cose non stanno così.

Il fallimento delle diete ipocaloriche (in cui si cala di peso perdendo in prevalenza massa magra e si recupera poi tutto con gli interessi in tempi brevi) è sotto gli occhi di tutti. La comprensione del funzionamento della tiroide potrebbe aiutare molti a capire davvero come funziona il meccanismo.

Proviamo dunque, fuor di metafora, a entrare più nel dettaglio del "come". L'ormone tiroideo ha come obiettivo quello di "disaccoppiare", all'interno della cosiddetta "catena dei citocromi", la trasformazione dell'energia alimentare in ATP (che è la "moneta di scambio" per qualunque attività interna al nostro organismo, che abbia un costo).

Questi paroloni significano, come già accennato in precedenza, che la tiroide induce uno spostamento nel risultato del

la trasformazione dell'energia contenuta nel cibo. Se c'è tanto ormone tiroideo, si produrrà poco ATP e tanto calore (propensione al consumo), mentre se di ormone ce n'è poco si produrrà molto ATP e poco calore (propensione all'accumulo), indipendentemente dalle calorie assunte.

Questi dati biochimici sono conosciuti da anni e del tutto inconfutabili. Qualunque testo universitario di biochimica li riporta. Eppure nell'immaginario collettivo si ingrassa con una caloria in più e si dimagrisce con una caloria in meno. Tutto il resto, dalla tiroide allo stato infiammatorio, dai farmaci in uso all'insonnia, dai malassorbimenti allo stress, non conta nulla.

Contro questa visione riduttiva dell'uomo e del paziente non smetterò mai di ribellarmi.

Per capire quanto la confusione regni in questo campo basta pensare a uno degli ultimi lavori di Barry Sears (noto biochimico ideatore della dieta zona) che nel suo "Magri per sempre" sostiene con forza che l'obeso è obeso perché produce poco ATP. Se ne producesse tanto, scrive, dimagrirebbe.

Naturalmente è l'esatto contrario, ma non ho sentito una sola voce alzarsi in opposizione a un discorso tanto sballato.

Forse perché noi medici la biochimica la studiamo troppo poco o la dimentichiamo troppo rapidamente. Ricordare bene l'azione dell'ormone tiroideo all'interno del mitocondrio può da un lato aiutarci a comprendere le cause vere della malattia e dall'altro evitarci qualche brutta figura.

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Luca Speciani

Luca Speciani, medico chirurgo a Monza, e già agronomo alimentarista fin dal 1986, è inventore, con il fratello Attilio (immunologo) del metodo dietaGIFT, di cui dirige da alcuni anni la rete italiana di professionisti affiliati. Presidente dell'AMPAS (associazione medici per un'alimentazione...
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