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La spiritualità: tentativo di definizione - Estratto da "La Magia del Presente"

di Kankyo Tannier 5 mesi fa


La spiritualità: tentativo di definizione - Estratto da "La Magia del Presente"

Leggi un estratto dal libro di Kankyo Tannier ed esplora insieme a lei il concetto di spiritualità e perché è strettamente legato al presente

La spiritualità sembra essere un concetto-calderone, una specie di tavola imbandita con piatti di ogni tipo, che creano un banchetto squisito ma anche una palese accozzaglia.

Quindi, di cosa parliamo?

In questo inizio secolo, in cui l’atmosfera generale rende omaggio agli idoli della scienza, del quantificabile e del razionale, vi propongo una mia personale definizione: è un’inversione di marcia piuttosto radicale, da prendere o lasciare...

Stai leggendo un estratto da questo libro

La Magia del Presente

Scintille di spiritualità quotidiana

Kankyo Tannier

Come trovare scintille d'infinito nella vita di tutti i giorni. La maggior parte di noi vive in mezzo alla gente e al traffico, in ambienti dove è difficile isolarsi, e trova la quiete solo nel tempo libero, lontano dalla...

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Indice dei contenuti:

Riportare un po’ di magia nel quotidiano

Per sostenere le mie affermazioni (e trovare una comoda spalla) ho convocato poeti, artisti e altri saltimbanchi, ma anche tutte le persone che hanno fatto della spontaneità e dello stupore il proprio marchio di fabbrica. Come Monsieur Jourdain, il borghese gentiluomo di Molière, queste anime semplici incarnano spesso la spiritualità senza saperlo, occupate come sono a giocare con la vita.

Da quest’allegra combriccola è emersa una definizione: vivere nella spiritualità significa imparare a cogliere le briciole di magia che si nascondono nel quotidiano.

Una magia che alcuni - i teisti - chiamano Dio, Allah, Geova o Visnù. Altri celebrano l’Infinito, l’Atman, l’Amore o il Mistero. Nel regno della spiritualità si trovano espressioni come «la non separazione», «Tutto è nel Tutto» o «l’Anima del mondo». E sui suoi sentieri danzano sciamani, maghi e stregoni vudù... Senza contare la schiera di maestri spirituali (asceti o meno), mistici, yogin, sadhu o guerrieri di luce. Insomma, una bella brigata!

Il punto in comune di questa variegata assemblea sembra essere il seguente (concedetemi un riassunto necessariamente semplicistico): per cogliere la magia della quotidianità, è opportuno imparare nella vita, a lungo andare, a osservare il mondo. Con delicatezza e determinazione.

La magia è un bambino che gioca inconsapevole degli sguardi: assorto nel suo universo, al di là del bene e del male, estraneo al prima o al dopo, manifesta una libertà innocente, padrone indiscusso del suo regno. Ma la magia è anche lo sguardo della madre o del padre che, all’improvviso, percepisce la spiritualità di quel momento: strappato per qualche istante al normale corso del mondo, il genitore posa gli occhi su un bambino, il suo bambino, che vive nell’eterna primavera.

La magia è un viaggio all’altro capo del mondo, in un paese di cui non conosciamo la lingua. Ed è accorgersi che, col cuore, riusciamo a capirci comunque.

La magia è prendere la metropolitana, uscire da una galleria e ritrovarsi di fronte un fiume, giusto in tempo per ammirare il sole che si tuffa nell’acqua.

La spiritualità è un sorriso fugace su un volto di marmo, un guizzo negli occhi di un malato.

È rendersi conto che il susseguirsi delle stagioni risponde a un’organizzazione minuziosa e che la sua orchestrazione, con o senza causa primordiale, è una sinfonia di straordinaria bellezza.

La spiritualità è sentirsi prigionieri del rancore o della rabbia, ma poi scoppiare in una fragorosa risata. E all’improvviso, tutto scompare...

È alzare gli occhi al cielo, in una notte serena d’estate, e vedere una stella sfrecciare lontano, lontanissimo... fino a farci girare la testa.

E per voi? Dove comincia la vostra spiritualità? In che modo dispiega le sue ali per alleggerire la vostra vita quotidiana?

Probabilmente avete già adottato qualche rituale spontaneo, che ha la sua origine nella magia del mondo. Nelle pagine di questo libro ne troverete altri da cui attingere, qua e là, a vostro piacimento.

Le tre chiavi: Concentrazione, Presenza, Mistero

In modo più pragmatico - sempre che sia possibile, considerato l’argomento - una vita spirituale racchiude, a mio avviso, tre elementi, che io chiamo le fate della Concentrazione, della Presenza e del Mistero. Ogni volta che nasce un bambino, queste tre fate si radunano attorno alla culla, per fargli dono delle loro virtù. Sono tre saggezze che troviamo in germe in ciascuno di noi, e sta a noi far fruttare o meno questo bel gruzzolo.

La concentrazione è una capacità utilissima, che ci permette di focalizzare l’attenzione su ciò che stiamo vivendo. E descritta in maniera minuziosa in numerose opere, buddiste e non solo, come una specie di prerequisito per ogni cammino: è lo zaino che prepariamo prima della scalata, il momento in cui impermeabilizziamo le scarpe.

Alcune storie di questo libro saranno dedicate proprio alla concentrazione perché, senza questo ancoraggio nel luogo e nel tempo presente, ogni spiritualità rischia di perdersi nelle credenze o nell’immaginazione.

La presenza, chiamata anche osservazione (kan in giapponese... sì, come in «kan kyo», il mio nome!, o vipassana in pali), è l’apertura, lo spazio, la facoltà di percepire al di fuori del prisma della personalità. È il momento in cui non siamo più chiusi all’interno della nostra testa o del nostro abituale processo di riflessione.

Per cominciare a percepire l’esistenza di un’altra forma di rapporto con il mondo, ecco un piccolo esperimento: ovunque vi troviate, in questo preciso momento, chiudete gli occhi per un istante (prima però leggete le righe seguenti). Dove sono i vostri pensieri? Nella testa? All’esterno? Da dove provengono? A cosa penserete tra cinque minuti? E per finire una domanda decisamente filosofica; chi è che sta pensando?

Terza chiave per una vita spirituale: l’accesso al mistero. Se l’esperimento precedente non vi è sembrato poi tanto strano o metafisico, state a vedere adesso! Molte tradizioni convergono infatti sul tema dell’ignoto. Cos’è la vita? Perché siamo al mondo? Cosa succede dopo la morte (sempre ammesso che esista...)? Miriadi di domande che permeano le vite spirituali, svolazzando al di sopra delle giornate come tante bandierine variopinte. E i titoli di molte opere mistiche le propagano; La nube della non-conoscenza, La danza dell’anima, Fiamma d’amor viva... C’è di che alimentare la nostra sete d’ignoto, non trovate?

Questo libro non è...

1) Un libro di crescita personale, nel senso comune del termine

Vorrei precisare una cosa: lungi da me l’idea di fustigare il lavoro di ricerca individuale, che ritengo fondamentale, se non addirittura necessario. Quando gli esseri umani si placano e trovano il proprio posto, quando riescono ad accettare le proprie emozioni, quando le loro parole riflettono saggezza e dolcezza... il mondo va indubbiamente meglio. Sono quindi assolutamente favorevole all’esplorazione della psiche.

Tuttavia, nel focalizzarsi troppo su di sé, ci si ritrova a volte con un campo visivo ristretto, e si tende a ripiegarsi su se stessi, come una lumachina con le antenne costantemente rivolte verso l’interno, che rischia di andare a sbattere contro il mondo.

Oggi notiamo spesso una tendenza all’iper-psicologizzazione: per alcune persone, ogni evento della vita diventa oggetto di analisi, dissertazione, razionalizzazione; tutto assurge a pretesto per tessere legami tra le cose, per trovare cause e concatenazioni. Probabilmente alcune scoperte saranno anche giuste... ma a che prezzo! Mentre stiamo lì a riflettere, la vita ci è passata davanti, in incognito.

Vi racconto un episodio. Ho sette anni e sono in vacanza in Bretagna, con i miei genitori. Mentre me ne sto sdraiata, di sera, nella mia tenda canadese, tutt’a un tratto mi assale un’immensa paura della morte. E se morissi stanotte, nel sonno? Se non mi risvegliassi? Mi ritrovo in un vortice di terrore, che mi pervade tutto il corpo ed è quasi insostenibile. Mi appare un pensiero, come unica scappatoia: «Rifletti, rifletti bene, e troverai una soluzione». E il cervello comincia a macinare...

Tutta l’energia si concentra ormai su un unico compito: analizzare, cercare, riflettere, con le sopracciglia aggrottate e il volto teso. Non ricordo neppure il risultato delle mie elucubrazioni mentali, so solo che alla fine mi sono addormentata per la stanchezza. Ma è stato un evento fondante: quel giorno, per la prima volta in vita mia, ho tentato di trovare una soluzione analitica a un problema emozionale. È stato il giorno in cui l’intelletto ha cominciato a imballarsi. Sette anni: l’età della ragione, con il suo susseguirsi di situazioni complicate e mal di testa feroci.

E poi? Ci sono voluti alcuni decenni per iniziare a invertire il processo!

La spiritualità propone un percorso leggermente diverso: quello di una vita vissuta, più che analizzata.

E tuttavia vi trovano posto anche la ricerca e la riflessione, proprio come le emozioni, il cui humus andrà ad arricchire la pratica quotidiana. Ma si tratterà di imparare a viverle «così come sono», senza cercare di sfuggire attraverso l’analisi o l’intellettualizzazione. In quel momento, l’essere umano può passare dalla chiusura (focus solo su di sé, protezione) all’apertura (comparsa di una sensazione di accettazione e di unità).

2) Un nuovo metodo per migliorarsi

In linea generale, le pratiche di crescita personale ci propongono anche di andare verso una versione migliore di noi stessi. Qui il punto di partenza è leggermente diverso. Spalancate bene occhi e orecchie, vi piacerà! Ecco come la vediamo noi: siete meravigliosi così come siete!

Già così siete splendidi, unici, magici e talentuosi! Siete una poesia sublime, una pietra preziosa, una campana tibetana. Più di duemila anni fa, Sakyamuni esprimeva lo stesso concetto con questa frase: «Tutti gli esseri hanno la natura di Buddha». Quindi: siete tutti dei Buddha. Bello, no?

«Sì, ma alcuni più di altri», mi suggerisce la mia vicina un po’ perfida. E invece no! Senza cedere a un ottimismo incondizionato, la natura suprema e appassionata di ogni individuo può rivelarsi in qualsiasi momento... a patto di lasciare che le vele della razionalità, dei pensieri o delle opinioni si sollevino grazie alla brezza della contemplazione.

Cosa appare a quel punto? Sshh... Vedrete... Non rimarrete delusi!

3) Una raccolta di credenze o di congetture

Alla classica domanda: «Che cosa succede dopo la morte?» Buddha opponeva un mutismo risoluto, il «silenzio del Buddha», invitando i praticanti a interessarsi alla loro vita attuale, nel suo fermento, senza preoccuparsi del dopo. «Qui e ora», o l’arte di essere coerenti con la propria dottrina, nei minimi dettagli!

Allo stesso modo, in queste pagine tenteremo di evitare un accumulo di credenze o di scenari immaginari, anche se certi sogni sono davvero attraenti. Ogni tanto esporrò alcune intuizioni, ma avrò cura di segnalarvelo.

Comunque sia, rimanete belli vigili (conto su lettori responsabili) perché sin da bambina ho sempre avuto un animo fermamente mistico, e anche una certa tendenza all’elucubrazione poetico-metafisica. Perciò se comincio a parlare di folletti, fate o apparizioni... state attenti!

In generale, questo libro è più un invito all’osservazione e alla sperimentazione che una professione di fede. Non credetemi sulla parola, verificate di persona, in modo da diventare «la vostra stessa lampada», sulla via spirituale.

La Magia del Presente

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Kankyo Tannier

Kankyo Tannier, francese, è monaca buddhista della tradizione zen. Dopo un periodo di studio e approfondimento in Giappone, dal 2013 cura il sito internet DailyZen, in cui spiega con ironia il buddhismo.
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