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La Scienza deve essere obiettiva

di Stefano Montanari, Antonietta Gatti 11 mesi fa


La Scienza deve essere obiettiva

Leggi l'introduzione della nuova edizione del libro "Vaccini Si o No?" di Stefano Montanari e Antonietta Gatti

Questo nostro libro sui vaccini ha ormai compiuto da un pezzo tre anni e, quando lo scrivemmo, pensavamo che avrebbe avuto vita breve.

Allora riportavamo informazioni generali su fatti che ritenevamo essere noti non solo ai veri e propri addetti ai lavori ma anche a chi, per qualunque ragione, era interessato all’argomento.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Vaccini Si o No? - Nuova edizione

Le analisi e le foto di laboratorio con il microscopio elettronico delle sostanze presenti nei vaccini - Edizione aggiornata e ampliata

Stefano Montanari, Antonietta Gatti

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Un libro su uno dei temi più scottanti di oggi, che riguarda tutti i bambini, in una nuova versione aggiornata e ampliata. Vaccini sì o vaccini no? Fare una scelta consapevole oggi è molto difficile. Ricevi quotidianamente innumerevoli...

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Da anni avevamo iniziato, per puro caso, ad analizzare i vaccini con una tecnica nostra di microscopia elettronica, accorgendoci, non senza sorpresa, delle assurdità che contenevano, e a quel tempo avevamo approcciato il tema solo dal nostro punto di vista, vale a dire quello della nanopatologia. Insomma, nei vaccini cercavamo micro- e nanoparticelle inorganiche, all’inizio reputando per fede che mai ne avremmo trovate. E, invece, non solo ne trovavamo ma ne trovavamo non poche e le trovavamo sempre, in ogni campione. Ingenuamente, con quei rilievi così inaspettati pensammo di aver reso un servizio ai produttori di vaccini che ora, venendo al corrente del fatto, avrebbero provveduto ad eliminare gl’intrusi. Invece non fu così.

In questi anni da quando la prima edizione fu pubblicata è successo davvero di tutto, a partire dalla guerra senza regole che le istituzioni stesse stanno tuttora combattendo per impedire, non importa come, che trapelino notizie imbarazzanti sui vaccini. Ma, estrapolando dal detto inglese secondo cui l’amore è come la tosse: impossibile da nascondere, così è la verità. Certo a fatica, spesso con ritardo e dovendosi confrontare con un’infinità di ostacoli, i fatti escono dalla nebbia, dai lacci e dai bavagli. Questo, in particolare, quando i fatti non sono limitati a colpire una piccola minoranza ma possono coinvolgere chiunque come è il caso dei danni da vaccino.

Chi prende per affidabili notizie e nozioni frettolose e superficiali è spesso convinto che la Medicina sia una scienza. Così non è, mancandole caratteristiche ineludibili e strettamente correlate tra loro come la ripetibilità e la prevedibilità assoluta del risultato. Già ne abbiamo detto al Capitolo 5 di questo libro, ma, con ogni evidenza, la convinzione di scientificità, per assurda che sia, resta rocciosa e, anzi, chi affermasse un’ovvietà che in fondo dovrebbe fare onore ai medici sarebbe accusato di blasfemia. Il medico, quello vero, deve conoscere i dati scientifici, saperli applicare, avere esperienza, memoria e soprattutto onestà senza qualifiche di aggettivi. Insomma, fare il medico è ben più difficile e certo più impegnativo di quanto non sia fare lo scienziato.

Eppure... Oggi, è tristemente necessario sottolinearlo, la Medicina si sta allontanando a grandi passi dalla scienza, e questo perché la fredda obiettività che della scienza è requisito indispensabile cozza contro gl’interessi non solo immani ma crescenti di quella che è la Medicina corrente.

Un altro malinteso è quello, condannato fin dai tempi di Galileo però non solo mai morto ma, anzi, oggi sempre più rigoglioso, dell’ipse dixit. Insomma, la verità è tale solo se affermata da qualcuno su cui, non importa in base a che cosa, si ripone la propria fede. In soldoni, due più due non fa quattro se l’addizione è riportata sulla porta del bagno dell’autogrill ma lo è solo se ad affermarlo è un personaggio che, non importa come né con che credenziali, si è conquistato popolarmente il privilegio di essere la bocca della verità. Da qui a un “due più due fa cinque” il passo è breve.

Proseguendo ed entrando un po’ più in un argomento specialistico, esiste il malinteso del cosiddetto impact factor. Si tratta di un numero attribuito ad una rivista scientifica, medica nel nostro caso, che, nella percezione popolare, equivale ad una valutazione che certifichi l’autorevolezza di ciò che il periodico contiene. In realtà, nulla di tutto ciò. Molto in breve, anni fa il numero delle riviste mediche cominciò ad aumentare a dismisura e poche di loro o, meglio, nessuna, erano all’altezza di mantenersi economicamente. Insomma, occorreva introitare denaro se non altro per sostenere le spese.

Ecco, allora l’idea: si conta il numero di citazioni che articoli pubblicati in quella rivista ottengono su altre riviste e da quel numero si ricava un indice, appunto l’impact factor, che produce un parametro per valutare quanto si possa far costare una pubblicazione o una pagina pubblicitaria. Trovare un escamotage per aumentare quel numero così prezioso fu questione di un attimo. Tanto per fare un esempio, un articolo frutto della ricerca di un paio di studiosi viene pubblicato con dieci firme. Insomma, otto sono autori “abusivi”. A loro volta quegli otto inseriranno nei loro articoli i nomi degli altri e così, a fine anno, chi ha scritto un paio di testi si troverà autore di parecchi articoli di cui, a volte, non sa proprio nulla. Di fatto una sorta di reazione a catena. Nel gioco è sottinteso che ognuno citerà vicendevolmente gli articoli altrui e l’impact factor lieviterà con soddisfazione universale.

Su questa base puramente economica che nulla ha a che spartire con l’autorevolezza, le aziende farmaceutiche mantengono economicamente le riviste con ciò diventandone padrone assolute ed esercitando su di esse una censura ferrea tramite i cosiddetti referee (in inglese, gli arbitri): persone reclutate nell’ambito medico nella quasi totalità dei casi legate alle stesse industrie da fortissimi interessi. Insomma, l’arbitro di una partita di calcio è il proprietario di una delle due squadre e le regole applicate sono quelle che gli fanno comodo di volta in volta.

È così che ad essere poco affidabili rischiano di essere proprio le riviste che godono di maggior considerazione, e, di fatto, molto di ciò che pubblicano è falso. Di questo si dice anche nel libro.

Districandoci in un ginepraio di ostacoli, noi, gli autori di questo libro, riuscimmo a pubblicare alcuni dei risultati delle nostre analisi in una piccola rivista-, molti dei quali sono riportati in questo libro che, in questa nuova edizione, contiene anche risultati del tutto nuovi. Inutile dire che contro di noi si scatenò una vera e propria guerra, ma una guerra condotta ben al di fuori delle regole che valgono in campo scientifico: quando si vuole contestare un risultato analitico, si rifà l’analisi e si presentano i dati ottenuti.

Naturalmente la metodica analitica deve essere adatta e i dati devono essere letti da chi li sa leggere. Nulla di tutto questo fu fatto e ci si limitò ad inveire contro di noi aggrappandosi non al succo della ricerca ma al fatto che questa fosse pubblicata in una rivista fuori di quello che potremmo chiamare il salottino buono.

Intanto, però, c’è chi ha fatto altre indagini da cui qualcosa di non proprio tranquillizzante è emerso. Utilizzando una metodica diversa dalla nostra, il laboratorio tedesco Agbug ha analizzato 16 tipi di vaccini diversi trovandoli tutti inquinati. Mercurio e uranio tra gli elementi trovati. Mentre noi osserviamo le particelle, cioè frammenti solidi di materia, i tedeschi hanno cercato i vari elementi, indipendentemente dallo stato in cui questi si trovavano".

Poi sono usciti alcuni risultati di analisi svolte su mandato dell’associazione Corvelva e si viene a scoprire che nei vaccini c’è DNA sia animale sia umano. Analisi più recenti eseguite su due lotti del vaccino Priorix tetra (morbillo, parotite, rosolia e varicella) segnalano la presenza di un numero inquietante di sostanze chimiche organiche tra le quali, forse in un certo senso comicamente, tracce del principio attivo del Viagra. Non sta a noi emettere giudizi sulla validità di quelle analisi. Molto semplicemente, ne segnaliamo l’esistenza: segnale importante dell’insoddisfazione nei confronti dell’“ufficialità”.

Crediamo sia opportuno chiarire perché le analisi svolte appaiano differire l’una dall’altra. Ogni tecnica è adatta a rilevare determinate classi di sostanze e, dunque, non esiste una tecnica veramente universale ma, per conseguire l'“universalità”, occorre riunire i risultati ottenuti in modo diverso. Noi, ad esempio, vediamo e fotografiamo particelle inorganiche e le analizziamo elemento per elemento. Le altre tecniche usate per osservare i vaccini non sono in grado di fare questo, ma una rileva gli elementi in forma di atomo e l’altra si rivolge a composti organici, cosa che noi non facciamo.

La combinazione dei dati offre un’immagine tutt’altro che rassicurante sui vaccini e il fatto che da ben oltre 30 anni i vaccini non siano di fatto controllati dovrebbe indurre a qualche meditazione.

Ad aggravare la situazione si aggiunge l’imposizione legale sempre più stringente e per un numero crescente di prodotti di sottoporsi al trattamento farmacologico diventato di regime, un obbligo inesistente in 15 paesi europei ma vigente in Italia, un obbligo che contrasta non solo con la Medicina e con la coscienza ma con un elenco di trattati internazionali e di leggi tra le quali diversi articoli della Costituzione, cioè della garanzia che i governanti prestano ai governati. Si vedano in proposito gli articoli 2, 3, 10, 13, 14, 21, 28,32,33,34,41 e 77 della Costituzione; gli articoli 11-63,11-81 e 11-84 della Costituzione dell’Unione Europea; l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; gli articoli 3, 10, 14, 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea; gli articoli 4,5 e 13 del Patto Internazionale sui Diritti Economici del 19/12/1966; gli articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione adottata dalla 11° Conferenza Generale dell’UNESCO a Parigi il 14/12/1960; l’articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950; l’articolo 2 primo protocollo aggiuntivo del 20/03/1982 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950; gli articoli 2,4 e 5 della Convenzione di Oviedo del 1997 e l’articolo 4 della Carta Europea dei Diritti del Malato di Bruxelles.

Di fatto ci si trova spesso di fronte ad un vero e proprio ricatto: se si vuole mandare il figlio a scuola, occorre vaccinarlo. Lo stesso è per non poche categorie di lavoratori che, se vogliono conservare il posto, dovranno subire le iniezioni di rito e non importa se il soggetto, bambino o adulto che sia, è allergico ad una delle tante sostanze che gli saranno somministrate, moltissime delle quali sconosciute non solo al vaccinatore ma alla stessa Medicina, né se già ha superato la malattia diventandone immune a vita. In Argentina i vaccini obbligatori sono la bellezza di 20 e senza le vaccinazioni non si ottengono i documenti personali. Questo a riprova che dal vaccino si vuole ricavare soltanto denaro a prescindere dal come. Impossibile non chiedersi se le imposizioni aumenteranno ancora, visto che le malattie in qualche modo vaccinabili si avvicinano rapidamente al numero di 300.

Per concludere, quando scrivemmo questo libro speravamo che non avrebbe avuto vita lunga semplicemente perché, recuperata razionalità e coscienza a fronte di dati scientifici incontrovertibili, tutto si sarebbe appianato. I vaccini sarebbero stati ripuliti dagl’inquinanti, sarebbero stati controllati lotto per lotto senza chiudere un occhio o tutti e due, si sarebbe valutata la loro reale efficacia, sarebbero stati somministrati quanto meno dopo aver eseguito le indagini preliminari del caso sui candidati alla vaccinazione, non sarebbe sfuggito nessun caso di reazione indebita, concetti insostenibili come la cosiddetta “immunità di gregge” sarebbero finiti nel dimenticatoio, ovviamente nessuno sarebbe più stato forzato a vaccinarsi...

Utopia. Dal 2015, quando il libro fu pubblicato, le cose sono peggiorate e non di poco. E, allora, eccoci, purtroppo, ad accorgerci che ciò che scrivemmo allora avremmo potuto scriverlo oggi e a riproporre tutto semplicemente in versione aggiornata, sperando che le menti e le coscienze si aprano e che, in un futuro che sia il più prossimo possibile, non ci sia più bisogno di ritornare sull’argomento.

Il nostro timore è che accada ciò che è accaduto in non poche altre occasioni: che ci si accorga, cioè, della gravità del problema solo quando non si potranno più nascondere i danni. Allora ci sarà l’inevitabile ripensamento ma per molti sarà tardi.

Vaccini Si o No? - Nuova edizione

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Stefano Montanari, Antonietta Gatti

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Stefano Montanari

Stefano Montanari

Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale, autore di un blog da 9-10.000 visitatori al giorno, è nato a Bologna il 7 giugno 1949 e risiede a Modena. Laureato in Farmacia e da sempre impegnato nel campo della ricerca medica. Fa parte di un gruppo di lavoro, il cui...
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Antonietta Gatti

Antonietta Gatti

Antonietta Gatti, una carriera fatta di ricerca e di docenza universitaria in Italia e all’ estero, compreso il ruolo di Visiting Professor all’Institute for Advanced Sciences Convergerne (Dipartimento di Stato americano) Già membro del Comitato Scientifico Nazionale del...
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