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La relazione con un coniglio - Estratto da "Un Coniglio per Amico"

di Cinzia Ciarmatori 8 mesi fa


La relazione con un coniglio - Estratto da "Un Coniglio per Amico"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Cinzia Ciarmatori e scopri tutto ciò che serve sapere per adottare un coniglio

In realtà, a questo punto conosciamo già quasi tutto ciò che ci occorre: il coniglio in natura ha abitudini crepuscolari o notturne, vive in complesse reti di cunicoli dai quali non si allontana mai troppo, è un animale erbivoro.

Le specie con cui siamo più avvezzi a convivere, cani e gatti in particolare, sono predatori carnivori, un altro mondo!

Non possiamo pensare di comportarci con un piccolo mammifero erbivoro come faremmo con un cane, un gatto o un furetto: se vogliamo creare una relazione importante, basata sulla fiducia e sul rispetto, dobbiamo imparare un linguaggio diverso, adottare un altro punto di vista.

E, soprattutto, dobbiamo sviluppare pazienza e coerenza: in questo i conigli sono grandi maestri.

Indice dei contenuti:

Nei panni di un coniglio

Proviamo per un momento a metterci nei loro panni: dovremmo rimanere fino a due mesi con nostra madre e i nostri fratelli e sorelle, invece nella maggior parte dei casi a un mese o anche prima ci afferrano e ci portano via.

Ci ritroviamo in un posto mai visto prima, una fiera, un negozio, rumori e suoni sconosciuti, siamo in una gabbia senza nessun rifugio, completamente esposti, persone mai viste ci guardano, ci toccano.

Quando siamo così piccoli se abbiamo paura ci immobilizziamo, mettiamo in atto un riflesso che si chiama freezing e che in natura è perfetto: in mezzo all’erba stiamo immobili, i predatori sono attratti dal movimento e possiamo salvarci se stiamo fermi.

Le persone che ci toccano e ci sollevano però non lo sanno, e pensano che ci piaccia stare in braccio, invece siamo terrorizzati: in natura i rapaci possono arrivare dall’alto e tirarci su... per mangiarci!

Basterebbe guardarci negli occhi per capire, li teniamo spalancati, la sclera in evidenza. Poi quando cresciamo perdiamo quel riflesso e impariamo a scappare via se qualcuno cerca di prenderci, perché ci ricordiamo il terrore che abbiamo provato.

Se superiamo la permanenza in gabbia e i trasporti, se qualcuno ci sceglie, cambiamo di nuovo casa, di nuovo rumori e suoni sconosciuti, persone sconosciute...

E a questo punto della storia che possiamo, come esseri umani consapevoli e informati, cambiare il destino di questi splendidi animali.

Su quello che accade prima dell’adozione, all’apparenza non possiamo fare molto, eppure, se ci rifiutassimo di adottare conigli di età inferiore ai due mesi e ci rivolgessimo solo ad allevatori e negozianti che diano dimostrazione di serietà potremmo in modo concreto salvare molte vite: troppi conigli muoiono per questi motivi.

Diffidiamo di chi non ci consiglia di far controllare i coniglietti da medici veterinari esperti, di chi somministra farmaci e si arroga il diritto di decidere su questioni fondamentali per la salute senza essere un medico.

Scegliere in modo consapevole come e dove adottare è un atto di grande civiltà e contribuisce a migliorare la qualità di vita di molti conigli.

Ci sono anche molte associazioni che si occupano di dare un’altra opportunità a conigli abbandonati; vale sempre la pena dare una seconda chance a questi animali, soprattutto se abbiamo già esperienza “lapina”.

C’è un nuovo componente in famiglia

Ora che abbiamo fatto la nostra scelta e abbiamo portato a casa il nostro nuovo amico, riserviamogli un posto tranquillo, un rifugio, anche semplicemente una scatola di cartone sulla quale abbiamo ricavato un’apertura.

Mettiamo cibo adeguato, acqua fresca a disposizione e... aspettiamo. Semplicemente aspettiamo.

I conigli hanno tempi di ambientamento molto più lunghi rispetto a cane e gatto, ormai lo sappiamo: la loro natura di preda li rende estremamente cauti.

In natura, del resto, vivono in una complessa rete di gallerie e cunicoli, con diverse camere e più di un ingresso, dai quali escono all’alba e al crepuscolo per mangiare e nei quali si rifugiano immediatamente in caso di pericolo o per ripararsi da condizioni atmosferiche avverse.

Lasciamo che possano scegliere quando sentirsi al sicuro, senza fretta.

Questi primi istanti sono preziosi: affrettare i tempi risponde solo alle nostre esigenze e non rispetta le loro.

Se ci sono bambini, insegniamogli che i conigli hanno paura delle urla, di essere inseguiti e afferrati: perché la convivenza sia piacevole, deve esserlo per tutti.

Quando un animale preda viene inseguito e afferrato, in natura la sua vita volge al termine: possiamo anche solo immaginare in che stato d’animo li stiamo mettendo?

Attendere con pazienza

Lasciamo al coniglio la possibilità di prendersi tutto il tempo che gli occorre per sentirsi al sicuro, in un ambiente che è nostro ma che dovrà diventare anche suo.

Il bisogno di attività fisica, di stimolazione mentale, di esplorazione, di gioco, non possono essere soddisfatti in una gabbia.

Progressivamente lo spazio a disposizione dovrà aumentare, ovviamente dopo aver eliminato le possibili fonti di pericolo, di cui avremo modo di parlare.

Sederci per terra, aspettare che sia l’animale a scegliere di avvicinarsi a noi, offrendo del cibo, è il modo migliore per creare un legame di fiducia e una relazione di valore.

Quello che ci resta da affrontare è il tema della socialità. I conigli sono gregari e gerarchici: in natura vivono in gruppi costituiti generalmente da sei-dieci individui.

I maschi hanno il compito di perlustrare il territorio, di allontanare eventuali intrusi, ma anche di gestire le relazioni, scongiurando dissidi e gestendo i conflitti; per questo sono in genere meno impulsivi e reattivi delle femmine.

Questi animali hanno necessità di compagnia, di creare relazioni e legami.

Adottare un coniglio che rimarrà da solo per la maggior parte del tempo non è affatto una buona idea, perché non stiamo rispettando la sua natura, le necessità etologiche.

Se sappiamo che siamo soliti trascorrere molte ore al giorno fuori casa è consigliabile adottare almeno due conigli che possano vivere insieme durante la nostra assenza.

Un coniglio che resta da solo per tanto tempo, senza poter interagire con nessuno, nel migliore dei casi finirà per annoiarsi, nel peggiore per ammalarsi.

Abbiamo già detto che si tratta di animali dalle abitudini crepuscolari e notturne; è normale che siano molto più attivi di sera. Per rispettare le loro esigenze non confiniamoli in spazi ristretti proprio di notte e facciamo in modo che abbiano a disposizione una parte della casa anche quando per noi è ora di dormire.

La comunicazione

Gli animali sociali hanno spiccate capacità comunicative, e il coniglio non fa certo eccezione, ma si tratta di una comunicazione più “sottile” e più rapida rispetto a quella di cane e gatto, che richiede perciò maggior allenamento.

La loro è una comunicazione fatta di atteggiamenti posturali, mimica facciale, prossemica (la gestione cioè dello spazio fisico adottato dagli individui quando si relazionano tra loro), ma anche di suoni.

La posizione delle orecchie, del corpo, il modo in cui si muovono, il grooming, le marcature con feci e urina o con lo sfregamento del mento, l’emissione di versi più o meno amichevoli, tutto nei conigli è comunicazione.

Tanto più perché si tratta di una specie con una territorialità spiccata, che necessita di mantenere rapporti con i membri del proprio gruppo famigliare e al tempo stesso evitare l’ingresso di estranei.

In natura durante la stagione riproduttiva la difesa del territorio è più intensa, ma in ambito domestico ci sono sempre troppe ore luce, disponibilità di cibo e temperatura mite anche d’inverno, per cui la stagione riproduttiva non si arresta mai e con essa l’impulso alla difesa.

Per questo sono così frequenti le marcature con urina e feci di oggetti, di luoghi ma anche di individui, soprattutto se il coniglio si sente in qualche modo minacciato nel proprio ambiente e non solo per questioni legate al raggiungimento della maturità sessuale.

La marcatura con la ghiandola del mento avviene su oggetti o punti considerati strategici, ma anche su membri del proprio gruppo considerati sottomessi: i conigli con una posizione di maggiore leadership producono una maggior quantità di 2-fenossietanolo, una sostanza utilizzata come “fissativo” degli odori dalle aziende profumiere!

Per quanto riguarda la comunicazione vocale, il coniglio può emettere grugniti, borbottii e, per fortuna molto raramente, grida acute.

Brevi grugniti possono precedere immediatamente attacchi e aggressioni, i borbottii invece indicano una sensazione di piacere e rilassamento e proprio per questo vengono anche indicati come “fusa” del coniglio.

A volte insieme ai borbottii è possibile che ci sia un leggero digrignamento dei denti.

Se il digrignamento produce però un suono più aspro e forte dobbiamo metterci in allarme, perché di solito è una manifestazione di dolore.

In condizioni invece molto piacevoli, ad esempio al nostro ritorno dopo un periodo di assenza, oppure durante una sessione di gioco o al ricevimento di un alimento molto gradito, è possibile sentire un verso con un suono simile a un “gugugu”, tipico anche dei maschi durante il corteggiamento.

Le grida invece segnalano una situazione di forte stress emotivo, di terrore o di dolore intenso e spesso sono seguite da una fase di grave prostrazione, simile a un collasso, ma possono anche precedere la morte.

Gli animali preda sono molto sensibili all’adrenalina e più in generale alle sostanze prodotte in condizioni stressanti; per questo è così importante saper individuare precocemente i segnali e i comportamenti che mettono in atto: se un coniglio scuote la testa, oppure batte con insistenza un piede a terra, ci sta dicendo che è infastidito da qualcosa o da qualcuno; se assume una postura di allerta, con le pupille dilatate, le palpebre spalancate, le orecchie dritte e orientate in avanti, i muscoli rigidi e la parte superiore del corpo sollevata, possiamo capire allo stesso modo che qualcosa o qualcuno l’ha messo in allarme; se si lecca le labbra, come accade in altre specie, sta vivendo una situazione di stress.

Appena questo cessa, l’animale generalmente mette in atto un comportamento di grooming. Il grooming è l’atto di pulizia del pelo o della cute, autogrooming se si tratta del proprio, allogrooming invece se membri di un gruppo si puliscono a vicenda, per rafforzare i legami e stabilire gerarchie.

Quando si gira dandoci le spalle in genere ci sta comunicando che stiamo esagerando con l’interazione, e ci chiede di dargli spazio: se lo comprendiamo e lo rispettiamo è sufficiente allontanarsi un po’, magari voltandoci di spalle anche noi, perché il momento di tensione possa essere rapidamente superato.

Si tratta senza dubbio di una comunicazione più sottile che richiede maggior attenzione da parte nostra, ma se scegliamo di vivere con un coniglio, è fondamentale allenarsi a comprendere il suo lingua^io per costruire un legame solido e appagante, basato sulla fiducia e sul rispetto.

Quando in casa arriva un altro coniglio

Scegliere di adottare più di un coniglio, soprattutto per evitare lunghe ore di solitudine, è senz’altro un gesto responsabile.

Ma per scongiurare il pericolo di creare tensioni o attacchi violenti non dobbiamo dimenticare la spiccata territorialità di questa specie e la necessità di proteggere il proprio spazio dalle intrusioni, in particolare sulla spinta degli ormoni sessuali.

Avremo modo più avanti di riflettere sull’argomento sterilizzazione e castrazione, ma possiamo già anticipare che è consigliabile laddove abbiamo l’intenzione di costituire una coppia, a prescindere dal sesso, o un piccolo gruppo.

Una buona idea è quella di consentire l’incontro con il nuovo arrivato in un territorio neutro, un luogo cioè che non sia considerato il proprio dal coniglio già presente, in cui non ci siano o siano state eliminate le tracce odorose.

In natura il momento in cui un coniglio può tentare di avvicinarsi a un gruppo già costituito è quello del pascolo: anche per loro infatti l’alimentazione assume un’accezione conviviale.

Proprio per questo è possibile far incontrare conigli che non si conoscono mettendo a disposizione del cibo, con l’eccezione di conigli che mostrino segni di aggressività e in ogni caso evitando gli alimenti preferiti: del buon fieno andrà bene.

Possiamo tenere il cibo in mano e fare in modo che piano piano diminuisca la distanza che li separa.

Non è opportuno invece mettere a stretto contatto le gabbie se non c’è un legame tra i conigli: in questo modo non lasciamo loro la possibilità di allontanarsi e la stretta vicinanza potrebbe essere percepita come un’invasione territoriale.

E possibile in alcuni casi separare con grate o una rete una zona della casa, purché ci siano porzioni di spazio non visibili e piuttosto ampie.

Due conigli che si incontrano possono mettere in scena differenti dinamiche:

  • uno dei due, verosimilmente il nuovo arrivato, si allontana
  • uno dei due può mettere in atto segnali di sottomissione: l’altro si avvicina con i muscoli rigidi, il torace sollevato, sfrega il mento su ciò che incontra, di solito raspa il terreno con gli arti anteriori e potrebbe arrivare a stretto contatto con l’altro fino ad appoggiargli il mento sulla nuca
  • entrambi possono assumere posture di allerta, fronteggiandosi con lo sguardo fisso. A questo punto o uno dei due accetta di mostrare sottomissione, oppure può scattare l’attacco con i denti e gli arti anteriori.

Gli scontri fra conigli possono essere rapidi ed estremamente violenti e in alcuni casi diventare pericolosi.

È importante insomma prestare attenzione e monitorare attentamente la situazione e in caso di reale pericolo intervenire spruzzando acqua sul muso dei due avversari.

Non è consigliabile intervenire in altri modi, ad esempio con grida o rumori forti, per evitare che si sviluppino comportamenti fobici.

In linea generale, se non è presente un maschio in grado di comunicare e gestire le relazioni correttamente è più difficile costituire un gruppo o una coppia: per questo può essere maggiormente complesso formare una coppia di femmine senza assistere a frequenti dissidi.

Se parliamo poi di razze, quelle di taglia inferiore sono di solito più reattive rispetto a conigli di taglia più grande, ma come è ovvio si tratta di indicazioni generali: ogni individuo ha peculiari caratteristiche.

Un Coniglio per Amico

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Cinzia Ciarmatori

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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori è medico Veterinario esperto in Omeopatia. Si occupa da oltre quindici anni di specie esotiche e selvatiche, ma non solo. Ha conseguito il General Practitioner Certificate in Exotic Animal Practice e l’accreditamento FNOVI per la medicina e chirurgia di piccoli...
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