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La qualità dell’aria a scuola

di TuttaUnAltraCasa 10 mesi fa


La qualità dell’aria a scuola

L'Indoor Air quality è una delle armi che abbiamo a nostra disposizione per offrire ai nostri figli un ambiente salutare a scuola. Scopriamo come migliorarla...

In condizioni ordinarie, senza restrizioni, lockdown e smart working forzati da situazioni di emergenza, sono essenzialmente due gli ambienti chiusi dove trascorriamo la maggior parte della giornata: le nostre case e gli ambienti di lavoro.

Il luogo di lavoro per i più giovani, oltre che per i docenti, è la scuola.

Sin dall’infanzia infatti, per diversi anni della propria vita ogni bambino trascorrerà mediamente 6/8 ore al giorno in edifici scolastici.

È facile comprendere quanto la qualità abitativa di questi ambienti, incida sulla salute psico fisica dei bambini e degli adulti che trascorrono così tanto tempo all’interno di queste strutture.

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Indice dei contenuti:

Qualità dell’aria nelle scuole: quanto conta?

In questo periodo particolare, per organizzare la ripartenza delle attività scolastiche, la consuetudini sono state messe a dura prova dai protocolli anti-covid. Ci si è concentrati sulle misure di distanziamento e di protezione individuale come la distanza tra i banchi, la necessità di tenere la mascherina o meno, la pulizia degli ambienti e l’igiene personale.

Presa la decisione di contenere quanto più possibile la diffusione di un qualsivoglia virus in un ambiente indoor, queste valutazioni sono inevitabili. La domanda che ci poniamo è se al contempo, per raggiungere l’obbiettivo di prevenzione sullo stato di salute, non sia determinante concentrarsi anche sulla qualità dell’aria interna e sulle caratteristiche edilizie ed impiantistiche della scuola stessa.

Numerose ricerche scientifiche, hanno ormai evidenziato in modo inequivocabile che la qualità dell’aria influenza la salute e le capacità cognitive, soprattutto dei più piccoli: i bambini hanno un sistema immunitario immaturo, un peso limitato e un’altezza ridotta, tutte condizioni che amplificano gli effetti di concentrazioni inquinanti presenti nell’ambiente.

Probabilmente non è un caso se negli ultimi decenni si è verificato un aumento di asma bronchiale fra i bambini nelle scuole europee e se in Italia l’asma e la rinite allergica, sono le patologie croniche infantili più diffuse.

Quando l’aria è “cattiva”

Nell’aria che respiriamo non c’è solo ossigeno ma anche una miscela di centinaia di sostanze, più o meno grandi e nocive per il nostro corpo. Vengono comunemente distinte in sostanze chimiche, fisiche o biologiche, come i virus, ma, dati alla mano, nella maggior parte dei casi le più numerose e soprattutto più pericolose sono di origine antropica, ovvero, introdotte dall’attività umana.

Dobbiamo poi considerare la capacità di “fare squadra” di tutte queste sostanze: seppur possano avere diversa origine, struttura molecolare o dimensione, molti gruppi di inquinanti atmosferici interagiscono tra di loro incrementandone la facilità di diffusione e probabilmente accentuando gli effetti nocivi indotti.

Cerchiamo di essere più chiari con un esempio: se ci troviamo per lungo tempo in un ambiente con alti tassi di formaldeide, un composto chimico altamente cancerogeno che tipicamente attacca le vie respiratorie, e contemporaneamente in quell’ambiente circolerà un virus, anche lui delle vie respiratorie, è ragionevole supporre che l’effetto combinato dei due sarà maggiore.

Che aria si respira in classe?

Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi scientifici da diversi enti in tutto il mondo, volti ad analizzare lo stato di qualità dell’aria indoor nelle scuole. Generalizzando, i risultati tendono a convergere nel testimoniare la presenza di condizioni non soddisfacenti.

Di seguito elenchiamo alcuni dei risultati emersi riferiti a specifiche sostanze inquinanti, tra quelle più nocive, correlandoli ai potenziali effetti delle stesse sostanze se respirate in concentrazioni fuori soglia.

BENZENE

Il benzene è un composto altamente cancerogeno, così nocivo che per l’OMS, non esiste una concentrazione minima nell’aria che possa garantire condizioni di sicurezza.

Circa il 25% degli scolari è esposto a livelli superiori a 5 µg/m3 con percentuali più elevate nei paesi dell'Europa centro-orientale (Fonte: progetto SINPHONIE).

FORMALDEIDE

Abbiamo già accennato al fatto che sia un cancerogeno accertato. Il limite tossicologico per un’esposizione di lungo termine (24h) è di 10 µg/m3.

Nell’ambito del progetto InAirQ, la concentrazione media annua di formaldeide monitorata in 44 scuole italiane nel 2008 è risultata pari a 33 µg/m3.

PM10

L’OMS ha evidenziato che esposizioni ad elevate concentrazioni di PM, anche per brevi periodi, può causare effetti sul sistema cardiorespiratorio dei bambini. Valori soglia consigliati dalla stessa organizzazione mondiale per le PM10 sono 50 µg/m3 (come media nelle 24h) e 20 µg/m3 (come media annuale).

Secondo i risultati del progetto SEARCH, la concentrazione media di PM10 rilevata nelle scuole italiane è pari a 98 µg/m3. mentre nello studio condotto da HESE è stata addirittura pari a 153 µg/m3.

Agli alti, e preoccupanti, tassi di inquinamento indoor sopra citati se ne potrebbero aggiungere molti altri, generati non solo da fonti di emissione diretta ma anche da “patologie” edilizie tipiche del nostro patrimonio immobiliare scolastico.

Grossomodo il 60% delle scuole italiane è costruito prima degli anni 70 e quasi la totalità prima degli anni 90. Si tratta quindi di edifici in cui spesso si riscontrano problemi legati a cattivo isolamento, deterioramento dei materiali, infiltrazioni. Tutto ciò genera un abbassamento delle temperature superficiali delle pareti, un aumento dei tassi di umidità con un conseguente rischio di formazione di muffe.

Non sempre inoltre nelle scuole sottoposte a ristrutturazione le cose vanno meglio, infatti gli studi SEARCH I e II ha evidenziato concentrazioni nell’aria di composti chimici significativamente più elevate nelle classi rinnovate da meno di 2 anni proprio a causa delle emissioni dei prodotti sintetici tipici dell’edilizia convenzionale.

La chiave di volta: ventilare

Dato lo stato di fatto dei probabili livelli di inquinanti con cui i nostri studenti e docenti avranno quotidianamente a che fare, l’aspetto che secondo noi può giocare un ruolo determinante nello spostare l’ago della bilancia è la ventilazione dei locali.

Che esista una forte correlazione tra la scarsa ventilazione di un’aula e la manifestazione di disturbi fisici, è provato: in classi poco ventilate, circa il doppio dei bambini manifestano patologie respiratorie con tosse rispetto a classi ben ventilate (fonte Progetto SEARCH).

Controllare il tasso di ricambio di aria, aumentandolo quando necessario, arieggiando durante le pause e tenendo aperte le finestre se opportuno durante l’orario di insegnamento, può migliorare la qualità dell’aria e soprattutto può abbattere le concentrazioni dei carichi inquinanti sotto i valori di soglia limite per la salute.

Alcuni suggerimenti per un ambiente scolastico salubre

Garantire una scuola sana, soprattutto se esistente, è un obbiettivo complesso in cui entrano in gioco molteplici fattori di natura multidisciplinare, è fondamentale quindi prenderli in considerazione in maniera integrata e non parziale in quanto trascurare un singolo aspetto, può compromettere l’intero risultato.

Ecco un decalogo di suggerimenti: alcuni di essi possono essere messi in pratica agevolmente con risorse minime, altri contemplano interventi di manutenzione o ristrutturazione.

Nella gestione quotidiana:

  • arieggiare le aule frequentemente (10 minuti ogni ora)
  • usare prodotti di pulizia biocompatibili tenendo aperte le finestre durante le pulizie (da svolgere se possibile in orario serale)
  • utilizzare piante da interno antinquinanti posizionandole in modo strategico per ottimizzare il loro potere filtrante
  • utilizzare misuratori di temperatura, umidità relativa e CO2 per monitorare i livelli di riferimento

Nelle ristrutturazioni:

  • se possibile strutturare le aule in modo che possano garantire 2 mq per alunno
  • ridurre la dispersione termica dell’involucro edilizio così da ridurre differenze di temperatura e muffe
  • installare impianti di ventilazione dotati di filtri HEPA (ad alta efficienza in grado di filtrare oltre il 99% delle particelle superiori a 0,1-0,3 micrometri, tra cui virus, polveri sottili, areosol)
  • installare dispositivi di ionizzazione dell’aria
  • utilizzare materiali edili biocompatibili certificati
  • introdurre arredi in materiali naturali non trattati o in materiali basso emissivi certificati
  • installare dei rilevatori della qualità dell’aria con misurazione in tempo reale dei livelli inquinanti

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