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La postura come scelta - Estratto da "Anatomia Emozionale"

di Carlo Gervasi 25 giorni fa


La postura come scelta - Estratto da "Anatomia Emozionale"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Carlo Gervasi e scopri come leggere emozioni e messaggi nascosti nella postura e nei movimenti del corpo

Immaginiamo di essere di fronte a uno specchio a osservare il nostro corpo come se fosse quello di qualcun altro e iniziamo a notare tutti i particolari come se fosse la prima volta che lo vediamo.

Iniziamo dai piedi, perché sono la base che sorregge tutto il palazzo per arrivare poi al collo e alla testa e segniamo su un foglio, magari una scheda che abbiamo preparato appositamente, divisa per i segmenti che stiamo analizzando, e con perizia di particolari annotiamo quello che vediamo, un po’ come un fanno gli agenti di polizia nelle serie tv.

È necessario uno spirito curioso, indagatore, distaccato e non critico. Il giudizio non fa parte dell’osservazione, con questi quattro ingredienti si inizia a osservare e a prendere appunti.

Come sono questi piedi? Sorreggeranno il palazzo o sono crollati sotto al peso della struttura? Le ginocchia e le anche sono mobili o sono rigide? Il bacino è in avanti o indietro? E così via, prendendo appunti per scoprire cosa ha generato lo sviluppo e come si è evoluta questa struttura, quali emozioni sono state dominanti nella crescita e quale armatura caratteriale si è dovuta sviluppare a protezione della ferita che c’è sotto.

Bene, ora partiamo per questo viaggio alla scoperta dell’Anatomia Emozionale, allacciate le cinture perché quello che scoprirete di voi potrà cambiare per sempre la vostra vita.

Indice dei contenuti:

Prima osservazione: partiamo dai piedi, il contatto con la realtà

Iniziamo la nostra osservazione partendo dai piedi, che sono la base dove poggia la nostra struttura, non a caso i maestri cinesi di Tai Chi dicono che i piedi devono essere scorrevoli come fiumi ma stabili come montagne. Infatti i piedi sono i pilastri sui quali abbiamo edificato la struttura uomo, sebbene nella nostra cultura non ci si presti molta attenzione, sono la base su cui appoggia il nostro corpo e riflettono il nostro collegamento con la terra.

Questo complesso reticolo di nervi, muscoli e tendini estremamente importante è composto da 26 ossa, 150 legamenti e una miriade di terminazioni nervose, alle quali impediamo di essere stimolate correttamente perché non camminiamo più scalzi, anzi, teniamo i nostri piedi incassati in tombe di plastica, pelle e velluto con il tacco alto. Del resto è del tutto ragionevole dal momento che viviamo a contatto col cemento sporco e disseminato di pericoli delle nostre città, attraverso il quale, invece di un costante massaggio ai piedi, subiamo un attacco alla nostra intera struttura.

Ogni passo trasmette lungo le nostre ossa una vibrazione che mette alla prova la flessibilità del ginocchio, del fianco e delle articolazioni della parte bassa della schiena, e molti dei disturbi che si presentano in queste zone sono il risultato di questo trauma continuo perché il baricentro del corpo è spinto fuori allineamento. A causa di questo sforzo i muscoli dei polpacci si contraggono per adattarsi e i tessuti si ispessiscono creando dolore e perdita di sensibilità, soprattutto nella parte anteriore del piede.

Anche il modo in cui trattiamo con la realtà è espresso dal contatto che hanno i nostri piedi col terreno, infatti si soliti dire: “Avere i piedi per terra”.

Se non abbiamo “carattere” i nostri piedi lo dimostreranno, saranno inadatti a sostenerci, forse saranno troppo piccoli e cedevoli, oppure con le arcate troppo rigide e troppo alte.

Forse le vittime di storte e traumi alla caviglia dovrebbero porsi la domanda: “Perché le mie montagne non sono scorrevoli come fiumi?” oppure “Quali cose potrei fare se non avessi quella catena così stretta attorno alla mia caviglia?”.

Se osservandoli uniti sembra che il piede destro vada in una direzione mentre il sinistro in un’altra è meglio fermarsi un attimo perché in questi casi diventa diffìcile raggiungere le proprie destinazioni mentali e gli obbiettivi che ci siamo prefìssati diventano sempre più difficili da raggiungere, sembrano sempre più lontani. È come se i piedi fossero fermi davanti a un bivio e non sapessero quale direzione prendere.

In questo caso la domanda che dovremmo fare a noi stessi e a chi stiamo osservando è:

  • Dove vuoi andare?
  • Che cosa vuoi veramente?
  • Sei sicuro di volerlo veramente?

Spesso il risultato dell’andare avanti a tutti i costi senza farsi le domande giuste sono distorsioni alla caviglia e al ginocchio, anche nello sport.

La rigidità del piede può riflettere la rigidità del carattere della persona dicevamo, che si accompagna spesso a un passo pesante e rumoroso, tipico di un approccio materiale con la realtà.

L’arcata alta e rigida può riflettere una incapacità ad avere contatto con il terreno e una tendenza a essere sradicati, poco pratici, a vivere nella torre del castello della mente, lontano dai piani bassi e dalla realtà pratica. Alcuni sembrano quasi camminare su dei trampoli o sulle uova e molte donne si logorano le ginocchia, sviluppano un alluce valgo o deformazioni irreversibili delle dita dei piedi pur di portare tacchi che sembrano stiletti appuntiti.

Spesso quando l’arcata del piede perde la sua tensione - magari durante un massaggio miofasciale alla pianta del piede - e il piede viene finalmente schiacciato a terra dal peso del corpo, la persona entra forzatamente in contatto con il suolo, e in questo modo prova una maggiore quantità di vita ed entra in contatto con se stesso in modo più profondo.

Alcune persone camminano in punta di piedi, come se fossero distaccati dalla terra, mentre altre fanno affondare i talloni nella terra in modo pesante per fare sentire la loro presenza. Quando siamo insicuri dei sentimenti di un’altra persona verso di noi, spesso camminiamo come se fossimo “sulle uova”, estremamente cauti nel nostro incedere. Il piede ha anche molto a che fare con il nostro scambio di energia con la terra, è la base di tutta la nostra struttura e trasmette agli altri anche le nostre debolezze.

È proprio questo scambio con la terra che procura un senso di connessione col mondo, con lo spazio che occupiamo e con la nostra verticalità. Sentendo la terra, sappiamo se ci sta dando appoggio, se è troppo dura o troppo soffice, sappiamo dove stiamo appoggiando i nostri piedi, ne abbiamo le coordinate attraverso i recettori meccanici che costantemente dialogano con il nostro cervello.

Allo stesso modo abbiamo la consapevolezza, a volte inconscia, di conoscere le nostre percezioni, gli atteggiamenti, le idee e i piani, cioè sapere se i nostri obiettivi sono basati su un terreno solido oppure no, se sentiamo che stiamo percorrendo la strada giusta o se stiamo andando incontro al solito errore.

Essere in contatto con la terra dà lo stesso tipo di sicurezza all’intero tessuto della nostra vita. C’è un’intima connessione fra il “sentire” la terra con i piedi e l’essere in contatto con la realtà, “lo stare con i piedi per terra”, per questo motivo prima di prendere decisioni importanti sarebbe necessario camminare a piedi scalzi, magari in un prato in campagna o sul bagnasciuga di una spiaggia, proprio per essere in contatto totalmente con noi stessi e con la strada che vogliamo intraprendere.

Al contrario piedi rigidi e contratti interrompono il flusso di energia e ci fanno sentire sradicati, ci fanno camminare su rigide piattaforme senza vita. Il nostro equilibrio e il nostro senso di appoggio sono in qualche modo precari. Siamo insicuri di quello su cui poggiamo e dobbiamo vivere sotto il costante fastidio di questa incertezza. I nostri pensieri, sentimenti e azioni sono continua-mente corrosi da qualche insicurezza fondamentale.

Ironicamente, questa stessa insicurezza che proviamo la riflettiamo sul terreno su cui poggiamo e porta inevitabilmente alla contrazione dei piedi, piedi perennemente arricciati e paurosi che si proteggono da pericoli sconosciuti.

Allo stesso modo noi ci teniamo stretti troppo forte alle nostre opinioni, alle nostre idee e alle nostre convinzione, riluttanti a voler cambiare, anche solo il punto di vista, di fronte a realtà nuove che ci spaventano, arroccati a difendere il forziere delle nostre regole.

Cosa fare per migliorare la condizione dei piedi

Il piede rilassato, flessibile e con un buon tono, stabilisce un contatto sicuro e sensibile con la terra, procura un sostegno saldo e ricettivo ed è capace di adattarsi a qualsiasi cambiamento che incontra sul suo cammino attraverso il movimento.

Se a questo punto sostituissimo la parola piedi con la parola ego e la parola terreno con la parola realtà, che cosa succederebbe? Potremmo ragionevolmente ottenere una quantomeno verosimile descrizione della personalità del possessore di tali piedi, perché l’ego non in un atteggiamento di difesa, ma flessibile e con buona forza - proprio come dovrebbero essere i piedi - stabilirebbe un contatto sicuro e sensibile con la realtà, procurerebbe un sostegno saldo e ricettivo come base per far attecchire sani progetti e sarebbe capace di adattarsi a tutti i cambiamenti che incontra attraverso l’interazione con gli altri e con il mondo esterno.

La manipolazione della fascia plantare, a questo punto, costituisce uno dei pilastri di intervento di massaggio miofasciale, che consente di portare ossigeno, consapevolezza e flessibilità alle parti rigide della fascia aiutandole a risolvere moltissimi squilibri postura-li e della psiche, aumentando il grounding, (il radicamento), e solo come le radici sanno fare, portando nutrimento al tronco per vitalizzare i rami e la chioma. E solo cambiando le radici che cambieremo i frutti.

Seconda osservazione: la caviglia, il ginocchio e le anche, 3 delle 9 perle della saggezza cinese

Affrontiamo adesso le articolazioni della gamba: la caviglia, il ginocchio, l’anca e gli snodi elastici dell’arto inferiore.

Anche qui ci vengono in aiuto i maestri cinesi di arti marziali, non a caso li chiamiamo maestri.

Loro chiamano le articolazioni del corpo umano «le 9 perle» e sanno bene che le articolazioni vanno oliate e lubrificate per essere usate in modo coordinato e sincronizzato fra loro. Fanno in modo, attraverso complessi esercizi fisici, che non si usurino nel tempo, anzi, che possano resistere a lungo conferendogli flessibilità e longevità, a questo proposito dicono che: «l’uomo è vecchio come il suo tessuto connettivo».

Per essere più precisi, gli snodi si muovono uno in relazione all’altro dal piede al bacino, la caviglia, il ginocchio e l’anca, si muovono esattamente come un complesso meccanismo fatto di ingranaggi, molle, elastici e cuscinetti perfettamente sincronizzati.

Ma quando l’incavo del giunto della caviglia non è centrato sul piede, il peso del corpo cade all’indietro o viene spinto in avanti o all’esterno, causando un grande sforzo sulla giuntura del ginocchio e una forte instabilità.

In queste situazioni di scivolamento, la caviglia può cedere e dare una sensazione di incertezza, soprattutto quando si deve intraprendere qualche passo nella vita, specialmente se nuovo.

La persona incerta che blocca il flusso di energia e la flessibilità del suo corpo irrigidendo le articolazioni degli arti inferiori avrà un’andatura che sembrerà quella di un uomo meccanico.

Come regola generale, le articolazioni sono una chiave importante per il modo in cui ci muoviamo e per il modo in cui ci presentiamo agli altri. In questo senso riflettono il nostro stile e la nostra personalità, i movimenti di un militare, di una ballerina, di un ubriaco o di un politico ci parlano chiaramente della loro personalità, e intuitivamente sappiamo qual è la considerazione che hanno di sé.

Il secondo fattore da considerare, oltre alla rigidità delle caviglie, è il grado di irrigidimento nell’articolazione del ginocchio.

Il termine “irrigidimento” è molto accurato, soprattutto se le ginocchia sono spinte indietro e fortemente strette. Il meccanismo che sta dietro all'irrigidimento delle ginocchia varia con la struttura emozionale di base di ogni individuo.

In alcuni di questi meccanismi, la persona usa le ginocchia irrigidite per:

  1. Difendersi dall’essere soppressa o sottomessa, le frasi che dirà a se stessa saranno: “Devo restare in piedi”, “Non voglio cedere”.
  2. Permettersi di mantenere la sua posizione, non importa quale, userà frasi come: “Non mi farò buttare giù”, “Resisterò”, “Ce la farò”.
  3. Mantenere una presa sulla realtà, e per farlo dirà a se stesso: “Devo stare concentrato”, “Non devo mollare”.
  4. Evitare che la struttura già debole ceda del tutto: “Più di così non posso fare”, “Dovresti aiutarmi”.

Sempre, prima di iniziare un lavoro manuale di qualunque natura sulle ginocchia, è fondamentale fare le considerazioni che ho evidenziato qui sopra, altrimenti il lavoro sarà periodicamente da rifare, perché il muscolo tenderà a ritornare dove la sua memoria muscolare cercherà di riportarlo.

Sarà solo con un lavoro manuale paziente e consapevole da parte di un operatore, o durante sessioni di ginnastica ben organizzata, che il muscolo accetterà di lavorare in una nuova posizione dove si sentirà a suo agio, non sotto sforzo o sotto pressione psicologica, dove cercherà di tenere a tutti i costi una postura fissa, ipotetica e a volte dannosa.

E necessario dialogare con il muscolo, anche a costo di metterci del tempo per convincerlo a lavorare diversamente, o per farlo lavorare insieme ad altri muscoli che prima non conosceva per amnesia muscolare, cioè per aver dimenticato nel tempo la capacità di lavorare in gruppo sviluppando atrofia e rigidità, caratteristiche che facilmente saranno riscontrabili anche nel carattere dell’individuo.

Sarà infatti sorprendente vedere i cambiamenti che la persona farà anche nella sua vita privata, spesso vi sentirete dire: “Ma come ho fatto a stare in quella situazione per così tanto tempo. Sarebbe stato così facile cambiare prima, mi sarei evitato tanti problemi'.

Ma non è sempre facile vedere la strada, è questo il nostro lavoro, illuminare la strada dove prima c’era solo tenebra.

In Sanscrito la parola “gu significa “togliere”, e la parola “ni' significa “tenebre”, messe assieme compongono la parola “gu-ru", che significa: “togliere dalle tenebre”.

Quando il corpo è curvato all’indietro, come se una forza enorme lo stesse spingendo, i piedi cercano di aggrapparsi al terreno, le ginocchia si irrigidiscono e resistono alla forza come un viandante che cammina contro vento. È facile intuire come questa persona stia resistendo ostinatamente a una situazione di vita opprimente, o pressante, che si esprime sotto forma di una forza che agisce su di lui e alla quale lui si oppone come se facesse un sforzo continuo per mantenere la sua posizione e muoversi in avanti.

Come se cercasse di rimanere coerente con le sue convinzioni e le sue regole, facendo un’enorme fatica per evitare il cambiamento, esercitando uno sforzo e un controllo gravoso sul suo mondo, che attorno a lui sta andando in pezzi, ma lui non se ne accorge, perché è troppo impegnato a resistere.

Indipendentemente dal meccanismo che la anima, in molte persone l’energia delle gambe viene incanalata verso due tubi stetti e il flusso, contenuto e limitato, non consente la connessione fra il suolo e l’organismo e, mancando la flessibilità nella caviglia e nell’articolazione del ginocchio, tutta l’estremità inferiore si muove come un solo blocco e il flusso viene interrotto.

Sotto il ginocchio irrigidito la tensione nella gamba è molto marcata e c’è una rigidità collegata ai piedi e al carattere della persona.

Con la flessibilità delle articolazioni invece avviene un ciclico dare e ricevere dalla terra e, a ogni passo, l’energia scorre e l’organismo si muove in modo fluido, leggero, senza sforzo, con coordinazione e connessione come uno stantuffo che usa la gravità come forza propulsiva.

È un fatto ben conosciuto che quando proviamo una grande paura le nostre ginocchia cominciano a tremare. Nell’antica medicina cinese le ginocchia erano considerate collegate ai reni. I reni a loro volta erano collegati sia all’elemento acqua che agli organi sessuali, l’acqua in questo sistema si collega alla paura ed è in relazione con il tremore delle ginocchia.

Quello che la medicina cinese non conosceva, ma che oggi conosciamo benissimo, sono invece gli attacchi di panico, che vanno messi anche loro in relazione al tremore delle ginocchia, alla rigidità e all’ansia.

Anche la nostra sessualità è collegata alla nostra vitalità più profonda, quando c’è paura del piacere o ansia per la sessualità e la prestazione legata al sesso, anche la vitalità e la spontaneità sono bloccate e l’eiaculazione precoce, i problemi renali e i dolori lombari sono spesso un campanello d’allarme.

Queste dinamiche non sono vissute in modo leggero, anzi, gravano come un fardello nell’inconscio, generando preoccupazione che costringe il bacino a ruotare indietro sui perni delle anche per scappare dalla sessualità, che diventa sia l’oggetto del desiderio, sia lo spettro da affrontare e portando indietro i genitali le vertebre lombari vengono flesse in lordosi, tanto da provocare compressioni molto dolorose sui dischi intervertebrali e sul nervo sciatico.

Per dare sollievo a queste dinamiche, almeno a livello muscolare, è necessario allungare il quadricipite che sarà molto spesso contratto in accorciamento. Sarà possibile sia allentarlo manualmente attraverso il massaggio, che utilizzando una palla un po’ sgonfia e rotolarci sopra avanti e indietro per allungare i muscoli della coscia e permettere così alle pelvi di scivolare in avanti nel posto liberato dei flessori delle anche e permettere cosi una maggiore distensione della zona lombare.

Quindi come regola potremmo dire che per distendere la schiena è importante distendere e allungare i muscoli della coscia e tonificare i muscoli dei glutei.

Anatomia Emozionale

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Carlo Gervasi

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Carlo Gervasi

Carlo Gervasi è esperto del trattamento corporeo e della relazione tra emozioni mente e corpo. Tratta da anni centinaia di persone con problemi posturali legati a traumi emotivi nel suo centro nell’astigiano. Da alcuni anni tiene conferenze, formazioni e seminari in tutta Italia di...
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