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La plasticità cerebrale - Estratto dal libro "Le Leggi Naturali del Bambino"

di Céline Alvarez 2 mesi fa


La plasticità cerebrale - Estratto dal libro "Le Leggi Naturali del Bambino"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Céline Alvarez e scopri un nuovo modo per educare i tuoi bambini all'insegna del rispetto dei loro ritmi naturali

L'essere umano non nasce privo di un'organizzazione cerebrale. Anzi, viene al mondo con una considerevole traccia dei grandi circuiti neurali presenti nell'adulto.

Indice dei contenuti:

Un'immaturità cerebrale necessaria

Ho sempre pensato che il bambino nascesse con potenzialità umane allo stato embrionale cui mancasse solo l'esperienza nel mondo per svilupparsi... Ma vedere la precisione di questa programmazione fin dalla nascita grazie all'imaging cerebrale è stata una fonte di gioia immensa: allora è vero, l'essere umano è programmato per sviluppare caratteristiche profondamente umane!

Nasciamo con una predisposizione innata a comunicare, a costruire un linguaggio orale preciso e strutturato, a memorizzare, a ragionare in modo ordinato e logico, a creare, inventare, immaginare, a provare una vasta gamma di emozioni e a controllarle in caso di bisogno, e nasciamo anche con capacità empatiche, un'intuizione morale e un senso della giustizia molto profondi.

L'essere umano viene quindi al mondo con grandi promesse di intelligenza e di umanità: non è straordinario?

Tuttavia - ed è qui che entra in gioco l'importanza capitale dell'ambiente - questa programmazione è molto immatura. Benché predisposto a parlare e a ragionare, alla sua nascita Tessere umano non ha accesso né alla parola né alla ragione.

Nasce in qualche modo prematuro, proiettato nel mondo ancor prima di aver terminato la sua formazione cerebrale. Lo sviluppo delle sue potenzialità innate sarà allora condizionato, senza alcun filtro, dalla qualità dell'ambiente che lo circonda.

Questa immaturità cerebrale può sembrare molto sorprendente. In effetti, essa rende l'essere umano estremamente vulnerabile agli ambienti degradati, violenti e nocivi.

Perché allora non proseguire la formazione cerebrale nel calore, nella protezione e nell'intimità del ventre materno, così come fanno gli altri mammiferi i quali, invece, dispongono di una programmazione molto più avanzata, che permette di comunicare, di camminare o di orientarsi già qualche ora dopo la nascita? La natura, in genere sempre così ben regolata, avrebbe forse «perso la testa»?

Assolutamente no. Questa immaturità cerebrale è una necessità importante, poiché l'essere umano, più di ogni altro mammifero, è dotato della capacità di ragionare, di immaginare e di creare; innova di continuo.

Se il suo piccolo venisse alla luce con un'intelligenza matura, com'è il caso di altri mammiferi, nascerebbe completo, con un'intelligenza finalizzata e poco plastica, e sarebbe incapace di assorbire i salti evolutivi delle generazioni precedenti.

Nascerebbe determinato, la sua vita sarebbe piacevole e sicura, ma del tutto non evolutiva.

Ora, proiettando prematuramente nel mondo il piccolo di quell'inventore nato che è l'Uomo, la natura lo obbliga a salire in corsa sul treno dell'Umanità, e gli offre la possibilità, nei primi anni di vita, di incorporare senza sforzo, nelle sue fibre neurali ancora immature, la cultura dei genitori.

Poiché nasce precocemente, le predisposizioni innate del bambino si formeranno direttamente con le innovazioni linguistiche, comportamentali e culturali realizzate prima della sua nascita. Non ha nemmeno bisogno di apprenderle, poiché la sua intelligenza si costruirà di pari passo con esse!

La nascita prematura è dunque un vero e proprio colpo da maestro. Essa assicura un continuum evolutivo: il piccolo dell'Uomo incorpora direttamente nelle sue fibre neurali l'eredità dei genitori. In tal modo si inserisce, senza sforzi e senza contrattempi, nella lunga catena evolutiva dell'Umanità.

E, chiaramente, per Sua Maestà la Natura i pericoli ai quali l'essere umano viene esposto a causa della sua immaturità cerebrale sono poca cosa rispetto all'immensa opportunità di adattamento che tale immaturità rappresenta.

La grande immaturità cerebrale del bambino

Adesso capiamo meglio perché è l'ambiente, molto più dei geni, a influenzare lo sviluppo delle potenzialità in embrione del bambino. Poiché il suo cervello si connette con l'ambiente circostante, sarà quest'ultimo a influenzare, positivamente o negativamente, lo sviluppo delle sue potenzialità di intelligenza e di umanità. Si tratta di una bella e di una brutta notizia nello stesso tempo.

La bella notizia è che non esiste la fatalità genetica: siamo tutti in grado, quali che siano i geni ereditati, di sviluppare capacità intellettuali e sociali estremamente sofisticate e positive.

La brutta notizia è che il primo habitat entro il quale il piccolo dell'Uomo cresce s'imprime con forza nell'intimità delle sue fibre neurali, nel bene ma anche nel male.

In altre parole, la natura fornisce le grandi linee direzionali dotando il neonato di potenzialità latenti, ma è l'ambiente a determinare la qualità dello sviluppo di queste potenzialità innate, che si riveleranno o meno a seconda delle possibilità offerte dall'ambiente.

È un'affermazione largamente condivisa dai centri universitari di ricerca sullo sviluppo del bambino. Penso soprattutto al Center on the Developing Child dell'Università di Harvard, molto impegnato pedagogicamente.

L'essere umano non è dunque predeterminato a sviluppare il linguaggio, il ragionamento, l'empatia, così come tutte le sue latenti potenzialità innate; vi è predisposto. La differenza è enorme. Niente assicura che svilupperà l'intelligenza che possiede a livello embrionale... Il bambino nasce con la possibilità di svilupparla. E dovrà farlo con ciò che gli offrirà il suo ambiente.

Prendiamo il linguaggio. L'abbiamo già detto: l'essere umano, fin dalla nascita, è predisposto a costruire un linguaggio elaborato e complesso. È programmato per farlo. Ma potrebbe benissimo non riuscirci mai, se l'ambiente non offre le condizioni che permettono di crearlo.

Affinché questa possibilità si concretizzi, la sua predisposizione innata al linguaggio deve essere alimentata con una dieta basata su una lingua ricca e varia durante quel periodo molto delicato della formazione del linguaggio, che va dalla nascita ai tre anni.

Tutto qui. Non c'è alcun bisogno di altri metodi pedagogici. Il piccolo essere umano, per formare i suoi circuiti embrionali immaturi, necessita semplicemente di essere esposto al linguaggio in modo vivo e dinamico.

Infatti, se durante i primi tre anni di vita questa predisposizione al linguaggio dovesse essere sottoposta a una dieta linguistica povera e sbagliata, non si svilupperà pienamente.

Uno studio sorprendente, che porta il titolo appropriato di The Early Catastrophe, dimostra perfettamente quanto sia potente questo fenomeno. Centinaia di ore di interazioni tra bambini e adulti sono state registrate in quarantadue famiglie appartenenti a contesti socioeconomici diversi. I bambini sono stati seguiti dall'età di sette mesi fino ai tre anni.

I ricercatori hanno constatato che dall'86 al 98 percento delle parole usate dai bambini di tre anni proveniva direttamente dal lessico dei genitori. Ma non è tutto: anche la lunghezza e lo stile delle conversazioni erano simili a quelle dei genitori. Questi ultimi, nelle famiglie più povere, avevano la tendenza a esprimersi con frasi brevi, tipo: «Basta!» o «Piantala!», mentre nelle famiglie agiate venivano formulate frasi più elaborate e i genitori conversavano su una gran varietà di argomenti.

Gli studiosi si sono accorti che i bambini provenienti da famiglie agiate avevano ascoltato, all'età di quattro anni, circa trenta milioni di parole in più rispetto ai coetanei vissuti in ambienti disagiati.

Semplicemente, l'intelligenza di questi bambini non era stata abbastanza alimentata nel momento stesso in cui si sviluppava.

I bambini erano stati sottoposti a una sorta di denutrizione mentale che li poneva in una situazione di palese svantaggio: infatti, in seguito, ci sarebbe voluta molta fatica, e anche molto rigore, per arricchire ciò che era stato mal elaborato durante la fase cruciale dello sviluppo.

La diversità ambientale produce inoltre una grande differenza a livello dello sviluppo dell'intelligenza globale: secondo questo studio, i bambini provenienti da ambienti agiati ed esposti più degli altri a un linguaggio articolato avevano un quoziente intellettivo molto superiore a quello degli altri, e questo già dall'età di tre anni.

Oggi sappiamo che il livello di linguaggio orale a tre anni preannuncia quella che sarà la capacità di lettura a cinque anni e la comprensione del testo a otto anni.

I primi anni di vita pongono le fondamenta dell'intelligenza, e la qualità di tali fondamenta è condizionata dall'ambiente. E ciò vale per tutti, qualsiasi sia l'ambiente sociale di provenienza.

Se un neonato appartenente a un ambiente agiato, con genitori in grado di esprimersi con un linguaggio forbito, viene inserito nei primi mesi di vita in un ambiente linguisticamente povero, grossolano e sintatticamente scorretto, il suo linguaggio sarà inevitabilmente povero, perché la sua intelligenza linguistica potrà creare un linguaggio solo a partire da ciò che gli mette a disposizione l'ambiente circostante.

Essa non può costruire da sola ciò che il contesto non offre. Se un neonato proveniente da un ambiente molto disagiato viene immesso fin dai primi mesi di vita in un contesto stimolante, svilupperà un linguaggio elaborato e una competenza che i genitori biologici non avrebbero avuto la possibilità di trasmettergli.

Per quanto programmati e predisposti si possa essere, la formazione della nostra intelligenza è totalmente condizionata dall'ambiente in cui viviamo. Di fronte a questa verità siamo tutti uguali.

Nessuno sfugge alla potenza creativa dell'ambiente. E nello stesso tempo semplice, entusiasmante e tragico: per l'essere umano appena nato tutto è possibile, nel bene come nel male. L'immaturità cerebrale rappresenta quindi nel contempo un'opportunità e una vulnerabilità straordinarie.

È un'informazione fondamentale in ambito educativo: per quel che riguarda la formazione dell'intelligenza umana, la fatalità genetica non esiste. A creare la diseguaglianza tra gli uomini non sono i geni, ma l'ambiente. E quindi, se vogliamo ridurre le diseguaglianze educative, è sulle condizioni ambientali che dobbiamo concentrarci.

Possiamo cambiare la situazione di molti bambini non solo modificando il nostro modo di insegnare, ma anche influenzando positivamente l'ambiente in cui crescono, e questo vale tanto per l'ambiente familiare quanto per quello scolastico.

Nei confronti dei bambini abbiamo l'enorme responsabilità di predisporre ambienti che alimentino la loro crescita e che siano all'altezza delle loro grandi potenzialità. Infatti, mentre il bambino nato a Neuilly-sur-Seine, una piccola città residenziale situata a sud di Parigi, sta a priori apprendendo un linguaggio elaborato e ricco che lo predispone al successo scolastico, la maggior parte dei bambini nati a Gennevilliers sta invece a priori acquisendo un linguaggio ordinario e povero che limiterà fortemente la sua futura possibilità di espressione e di completo sviluppo.

Il quotidiano struttura il cervello del bambino

Nutrire in modo ricco e positivo l'intelligenza durante il periodo di immaturità è quindi fondamentale, perché tutto ciò che il bambino vivrà al nostro fianco si codificherà attraverso connessioni neurali. Dalla nascita fino ai cinque anni si creano ogni secondo da 700 a 1000 nuove connessioni.

Ogni immagine, ogni interazione, ogni evento, anche il più banale, si fissa nelle fibre del cervello del bambino connettendo dei neuroni tra loro.

Durante questo periodo di grande imprinting cerebrale, il bambino raccoglie un numero straordinario di informazioni e pone le prime pietre del tempio della sua intelligenza. Così come il muratore per costruire una casa inizia dalle fondamenta, allo stesso modo il cervello umano per strutturarsi inizia con il creare migliaia di connessioni.

E, come sempre, la natura funziona bene: proprio nel periodo in cui il cervello necessita di quest'abbondanza di connessioni neurali per strutturarsi, il bambino è animato da una forte passione per l'esplorazione. Quando tocca, afferra, ci chiama, ci studia o osserva intensamente il mondo che lo circonda, il suo cervello si sta costruendo; ed è essenziale che noi, gli adulti, non ostacoliamo sistematicamente questa necessità costruttiva ponendole un freno per la nostra comodità oppure per la sicurezza del bambino («non toccare», «stai fermo», «siediti», «aspettami», «stai zitto» ecc.).

Quando ci comportiamo così non reprimiamo il bambino ma la sua intelligenza in via di formazione. Permettiamogli di esplorare, di collegarsi con il mondo e con gli altri esseri umani, e di realizzare miliardi di connessioni.

Sì, miliardi. Infatti, il numero di connessioni neurali nel cervello del bambino raggiunge rapidamente cifre vertiginose. Per dare una scala di grandezza, possiamo paragonare, come ha giustamente fatto Tiffany Shlain, il numero di connessioni tra due neuroni nel cervello del bambino con il numero di connessioni tra due pagine web di Internet.

Quando due neuroni si connettono abbiamo una sinapsi. Quando due pagine web si connettono parliamo di link.

A priori avremmo tendenza a pensare che la rete Internet globale possegga un maggior numero di connessioni rispetto al cervello di un bambino e di un adulto, e invece... Internet possiede circa 100 mila miliardi di link. Il cervello di un adulto ne possiede circa il triplo, ovvero 300 mila miliardi. Il bambino ne possiede dieci volte di più della rete Internet: un milione di miliardi di connessioni neurali!

Questo ci dà un'idea della potenza dello sviluppo sinaptico durante l'infanzia: tutto ciò che il bambino percepisce nell'ambiente - assolutamente tutto - crea una connessione.

Durante questo periodo di straordinaria plasticità cerebrale al bambino basta vivere ed esplorare liberamente il mondo per imparare a una velocità incredibile. Il bambino, dunque, non può non apprendere. Apprendere, per lui, è come respirare. Lo fa senza rendersene conto, creando da 700 a 1000 nuove connessioni al secondo.

Durante questi anni di enorme creatività, un ambiente poco stimolante può avere conseguenze drammatiche sulla strutturazione cerebrale del bambino.

Il cervello si forma a partire da ciò che riceve. E se riceve poco, si sviluppa male. È inutile dire che una situazione carente rovinerebbe gravemente le sue potenzialità; così come delle fondamenta fragili possono compromettere la stabilità di una casa, allo stesso modo dei circuiti neurali deboli altererebbero l'architettura cerebrale dell'adulto futuro.

Il dramma degli orfani di Bucarest lo dimostra bene: dopo la caduta del dittatore romeno Nicolae Ceauçescu sono stati scoperti gli orfanotrofi governativi e le condizioni atroci cui erano sottoposti i bambini. I più piccoli venivano lasciati per ore dentro i lettini con le sbarre, ammucchiati uno sull'altro, a volte senza vedere la luce del giorno.

Il contatto con gli adulti era ridotto al minimo: un'infermiera incaricata di badare a venti bambini assicurava cibo e igiene, ma senza nessun'altra interazione. Questi bambini, dunque, erano quasi del tutto privi sia di contatti relazionali con gli adulti sia di stimoli ambientali.

Tali condizioni drammatiche hanno provocato un sottosviluppo encefalico e un'attività cerebrale molto ridotta: i cervelli di quei bambini erano più piccoli della norma e non si attivavano normalmente.

Il cervello umano, se privato del mondo esterno nel momento in cui se ne dovrebbe nutrire, non si sviluppa correttamente; non raggiunge nemmeno un volume normale. Quei bambini, per quanto nutriti quotidianamente da un punto di vista organico, soffrivano di una vera e propria fame psichica.

Per costruire le fondamenta della sua intelligenza il cervello del bambino crea una quantità sbalorditiva di connessioni neurali. Tuttavia, nel tempo, non le conserverà tutte: le connessioni meno utilizzate, quelle relative alle esperienze meno ripetute, andranno via via indebolendosi e verranno eliminate.

Al contrario, quelle attivate con maggior frequenza, e che codificano le esperienze vissute più regolarmente dal bambino, si rafforzeranno. Si chiama sfoltimento sinapti- co. Questo continuo sfoltimento ci fornisce una grande capacità di adattamento all'ambiente entro cui evolviamo e anche di specializzazione.

È un processo continuo e dinamico di creazione, di rafforzamento e di eliminazione delle connessioni sinaptiche a seconda delle esperienze più frequenti. Tale processo viene chiamato plasticità cerebrale: diminuisce progressivamente quando il bambino raggiunge i cinque anni di età, poi molto più nettamente durante la pubertà, pur proseguendo ancora nell'età adulta. Il cervello, infatti, continua costantemente a creare nuovi circuiti, a eliminarne e a rafforzarne altri, a seconda delle proprie esperienze.

La nostra architettura cerebrale è quindi sempre influenzata dal ripetersi delle esperienze; nel bambino, però, esse non solo influenzano la sua architettura cerebrale: la plasmano direttamente.

Teniamolo bene in mente: nei suoi tagli sinaptici il cervello non guarda la qualità di ciò che sopprime o che mantiene, si limita semplicemente a rafforzare le esperienze più frequenti e a eliminare le altre.

Dobbiamo davvero tenerlo presente e farcene una ragione: la plasticità cerebrale del bambino non è dotata di senso critico. Si conforma all'ambiente così come esso le si offre, senza alcun giudizio.

Le Leggi Naturali del Bambino

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Céline Alvarez

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Céline Alvarez

Céline Alvarez è laureata in Linguistica, dal 2011 al 2014 ha insegnato in una scuola materna francese con grandissimo successo un metodo sperimentale sull'apprendimento naturale dei bambini.
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