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La natura è il miglior medico

di Romina Rossi 6 mesi fa


La natura è il miglior medico

Secondo Bach la medicina naturale è tutto quello che ci serve per stare bene

«Come si è sempre saputo nel corso della storia, la cura della malattia risiede nelle erbe guaritrici del campo; quindi, tutti coloro che sono ammalati sappiano questo: la malattia non avrebbe mai ottenuto il potere che ha adesso se l’uomo non avesse abbandonato la protezione naturale contro di essa, vale a dire le erbe guaritrici. […] Sebbene, dimenticando il potere curativo della natura, si sia pagato il prezzo salato del gran numero di malattie esistenti oggigiorno, la natura aspetta pazientemente, e noi non dobbiamo fare altro che tornare a essa per trovare sollievo alle nostre sofferenze.

È solo perché abbiamo abbandonato la via della Natura per quella dell’uomo che abbiamo sofferto, ma ci basta compiere il cammino inverso per essere liberati dalle nostre afflizioni. In presenza della via della natura la malattia non ha potere.

Ogni paura, depressione e disperazione può essere messa da parte. Non esiste malattia che sia di per sé incurabile». Con queste potenti parole Edward Bach, scopritore della floriterapia e dei rimedi energetici che portano il suo nome, apriva il suo libriccino I dodici “guaritori” e i sette aiuti. Sembrano parole e concetti scontati e popolari, che trovano però le loro radici in un’idea di malattia e benessere che vede l’uomo al centro di un cosmo del quale è parte integrante. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di prenderci cura delle nostre radici al fine di posticipare il più a lungo possibile l’insorgenza della malattia, coltivando l’omeostasi, ovvero la capacità dell’organismo di resistere agli urti della vita.

La malattia è un fatto personale

Prima che la medicina allopatica prendesse il sopravvento, le persone trovavano i rimedi alle malattie nella Natura. In ogni villaggio c’era un guaritore, un medico o uno sciamano che conosceva a menadito le proprietà delle erbe. Ne conosceva gli usi e gli effetti collaterali ed era in grado di usarle e mescolarle sapientemente in modo che la persona potesse tornare nuovamente alla salute.

Parte del processo di guarigione era la presa di coscienza dell’ammalato dei motivi che lo avevano portato ad allontanarsi dalla salute.

E in qualche modo il villaggio partecipava a questo processo di guarigione consapevole. Da quando la medicina allopatica ha preso il sopravvento, sono cominciati a cambiare anche i concetti di malattia, guarigione e benessere.

La tendenza generale è diventata quella di mettere la propria salute nelle mani del medico che, avendo le conoscenze, sa cosa fare per farci guarire. E riponiamo la nostra totale fiducia in un farmaco, annullando la nostra comprensione del perché ci siamo ammalati. Sia chiaro: l’intento di questo articolo non è demonizzare i farmaci o la medicina allopatica.

È indubbio che la medicina ha fatto grandi passi avanti nel corso della storia e che in alcuni casi i farmaci sono un reale salvavita. Quello su cui vorrei puntare l’attenzione è invece la mancanza della comprensione dei fattori che portano alla malattia: siamo diventati spettatori della nostra salute, non ne siamo più i custodi. Ma ignorando i meccanismi che ci hanno portato alla malattia, possiamo dire davvero di essere guariti?

La malattia non arriva a caso, ma ce la costruiamo noi giorno per giorno, pezzo per pezzo, ogni volta che diventiamo prede della rabbia, lasciamo che l’ansia ci divori la mente, la tristezza ci invada il cuore, mangiamo alimenti che non ci nutrono, respiriamo aria inquinata, reprimiamo la stanchezza perché l’idea di restare a riposo quando non ci sentiamo bene è inconcepibile.

La pasticca che ingeriamo per far scomparire i sintomi, che invece dovremmo analizzare attentamente, non necessariamente ci permette di guarire. Immagina di avere una pianta le cui foglie si stanno seccando. Cosa fai? Elimini le foglie morte, sperando che le altre non si ingialliscano o ti prendi cura delle radici, annaffiandole o rimboccandole con terra fresca e ricca di nutrienti? Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di prenderci cura delle nostre radici al fine di posticipare il più a lungo possibile l’insorgenza della malattia, coltivando l’omeostasi, ovvero la capacità dell’organismo di resistere agli urti della vita.

In base a questa visione, i medici nell’antica Cina erano pagati per tenere il paziente in salute. E se il paziente si ammalava? Il medico non veniva pagato perché non era considerato più un bravo professionista.

Ascoltiamo noi stessi per restare in salute

Cosa c’entra tutto ciò con Bach? C’entra, perché Bach riprende la visione di salute e malattia dalla tradizione antica. La sua formazione di medico omeopata lo aveva portato a rendersi conto che la malattia, pur avendo gli stessi sintomi e caratteristiche simili, non è uguale per tutti.

Per questo per lui era più importante curare il malato che la malattia. Perché sono le peculiarità del malato a far sì che la malattia si sviluppi in un certo modo piuttosto che in un altro e a mostrare dei segnali che in altri possono non svilupparsi. Secondo Bach la malattia si sviluppa quando ci allontaniamo da quel sentiero naturale e quando non diamo ascolto alla nostra anima. Siamo noi stessi, in pratica, che le diamo potere. Perché «nel corpo fisico la malattia è il risultato della resistenza della personalità alla guida dell’anima». L’anima ci parla in ogni momento attraverso l’intuizione, gli istinti, gli ideali, o gusti.

La salute quindi per Bach dipende dall’essere in armonia con la nostra anima e dalla piena unione fra anima, mente e corpo. Se non ascoltiamo quella voce, non realizziamo gli obiettivi per cui siamo venuti in questo mondo, non portiamo a termine la missione che ci è stata data, si crea un’interferenza, che si manifesta con emozioni e pensieri negativi: rabbia, angoscia, paura, tristezza non sono altro che la conseguenza di un cammino che non è armonico.

Queste emozioni, se non trattate e non prese in considerazione, daranno vita alla malattia organica.

Ecco perché è importante essere consapevoli del proprio mondo e del funzionamento del proprio organismo, così come prenderci cura di noi stessi e dei nostri sentimenti. Ed è qui che Bach ci fa notare il paradosso che si è creato negli ultimi secoli: la medicina moderna considera la malattia come «un agente materiale che può essere eliminato solo da mezzi materiali: questo è, naturalmente, completamente sbagliato». La guarigione passa attraverso un percorso di consapevolezza: dobbiamo capire cosa ci ha fatto allontanare dal nostro sentiero personale.

Per far ciò possiamo sì ricorrere a delle erbe perché la natura ha in sé tutti gli ingredienti che ci permettono di sbarazzarci di quegli stati d’animo negativi che ci conducono allo squilibrio. In natura si trovano infatti erbe guaritrici che sono state dotate del potere di aiutarci a conservare la nostra personalità: «Queste sono lì per dare una mano all’uomo nelle ore più scure d’oblio quando perde la visione della sua divinità, e permette alla nuvola di paura o di dolore di oscurarla».

E non abbiamo bisogno di altro: «Guardiamo con fiducia alla natura per tutte le necessità del nostro vivere – aria, luce, cibo, il bere, e così via: non è verosimile che fosse omessa in questo grande schema che provvede a tutto, la guarigione della nostra malattia e angoscia».


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