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La metafora - Estratto da "Il Bambino Interiore"

di Daniela Zicari 8 mesi fa


La metafora - Estratto da "Il Bambino Interiore"

Leggi in anteprima un estratto dal primo capitolo del libro di Daniela Zicari e scopri come far uscire la tua parte più gioiosa e vitale

Come molti tra quelli che mi stanno leggendo, sono cresciuta attraverso le fiabe tradizionali nelle quali si narravano per lo più storie drammatiche, in cui i bambini venivano maltrattati, e si raccontava di streghe o matrigne cattive, di genitori che abbandonavano i propri figli nei boschi o di lupi mostruosi, o, ancora, di principi e principesse e di fate. Potevo immedesimarmi e proiettare sulle fiabe parti di me, alcune vissute e altre più inconsce.

Indice dei contenuti:

Come nasce l'idea del bambino interiore

Oltre all'aggressività e alla propria ombra, attraverso le fiabe era possibile contattare l'archetipo del bambino interiore, pur senza saperlo. Un'idea innata e presente nell'inconscio collettivo, anche se ne abbiamo sentito parlare soltanto negli anni più recenti.

Nei lavori terapeutici alcuni ne parlano come fosse la parte più reale di noi, altri come se fosse un insieme di ferite e dolore. Altri, addirittura, come della parte più divina della propria esistenza. Nella nostra epoca fu Jung il primo a parlarne chiamandolo «Bambino Divino»; Alice Miller e Donald Winnicott parlavano del «Vero Io» e Charles Whitfield dell'«Io Reale»; per Emmet Fox si trattava del «Bambino Magico» mentre per Rokelle Lerner del «Bambino Interno».

Whitfield considera il bambino interiore quella parte viva, energica, creativa e soddisfatta presente in ciascuno di noi e lo definisce appunto l'Io Reale.

La psicologia più moderna ha messo sempre più l'accento sul bisogno di entrare in contatto e guarire il bambino interiore: oltre agli autori appena citati, ne hanno sottolineato l'importanza anche Alfred Adler, Otto Rank, Roberto Assagioli così come Eric Berne con l'Analisi transazionale.

Anche il lavoro dei «Dodici Passi» per il recupero dalla dipendenza dall'alcol prende in esame la correlazione tra dipendenze e mancanza di contatto con il proprio bambino interiore. John Bradshaw parla di «Bambino interiore ferito».

Vedremo in seguito come tutto questo, e anche molto di più, sia vero: al nostro interno esistono più parti, più bambini interiori, ognuno con la sua potenza e specificità, sia quelli che portano le ferite sia quelli che portano con sé parti più brillanti e magiche. Uno non esclude l'altro.

Il bambino ferito

L'aspetto di cui si parla maggiormente è proprio quello relativo alle ferite e ai dolori dell'infanzia; durante questo viaggio ci renderemo conto che non è l'unico a essere di fondamentale importanza.

Come mai quando si parla di bambino interiore si intende perlopiù quello carico di ferite? Ricordando che la perfezione nel mestiere di genitore non esiste, probabilmente si parla di ferite perché se durante la crescita il bambino fosse rispettato nei suoi bisogni, fosse amato, sostenuto e fosse riconosciuta la sua unicità, diventerebbe un adulto sano (e quindi la società sarebbe di conseguenza più sana), in pieno contatto con le sue parti interiori (comprese quelle del cosiddetto bambino interiore), con le sue esigenze e intimamente connesso con la sua essenza originaria. A seconda delle ferite subite, invece, ci troviamo di fronte ad adulti disfunzionali e malati.

Dalla nascita e durante tutto il suo sviluppo, gli errori dei genitori (che hanno subito anch'essi gli stessi trattamenti, se non peggio) causano ferite che provocano ostacoli alla crescita sana e che sono spesso all'origine dei problemi dell'adulto, creando conseguenze negative sulla società.

A questo punto, se ci si vuole ritrovare, si rende necessaria una strada più tortuosa per arrivare a essere quegli adulti che avremmo potuto essere, imparando, prima di ogni altra cosa, a gestire le proprie ferite interiori.

Come tutte le ferite, anche quelle emotive ogni tanto tornano a farsi sentire e a dolere.

Nonostante i passaggi siano più complessi rispetto a quelli che avremmo potuto vivere spontaneamente, è comunque possibile arrivare a una connessione con la propria essenza originaria, acquisendo la capacità di accudire sé stessi e, di conseguenza, gli altri. Quei doni che sarebbero stati a portata di mano - se solo i genitori avessero saputo cosa fare e cosa non fare e se avessero avuto modo a loro volta di sanare le proprie ferite -, ecco che tornano a disposizione.

Potete comprendere, quindi, come l'interruzione del virus della disapprovazione, di cui parlerò in seguito, sia fondamentale per il benessere dell'umanità e che l'unica possibilità che abbiamo in questo senso è quella di partire dal singolo soggetto e dalla famiglia.

Come utilizzo il concetto del bambino interiore nel mio lavoro

Considero il bambino interiore una parte importante della personalità che, come sappiamo tutti, è sfaccettata e complessa. In questa metafora sono comprese la vulnerabilità, la sensibilità ma anche le ferite, così come gli aspetti legati al gioco, alla spensieratezza dell'infanzia, alla creatività, alla capacità di stupirsi, alla connessione con la natura, al desiderio di portare il buono e il bello nella propria e nelle altrui vite. Porta quindi con sé l'amore e la freschezza e non soltanto le ferite e i bisogni non appagati.

Per questo motivo abbiamo bisogno da un lato di sanare le ferite e prendercene cura e dall'altro di riscoprire quelle parti di noi che sono state sepolte e che portano con sé gioia, creatività e talenti. Potremmo quindi dire che abbiamo al nostro interno diversi bambini interiori, ognuno con la propria istanza, col proprio bisogno di essere riconosciuti, per esprimere al meglio la propria ricchezza emotiva.

Invece, purtroppo, molti di noi passano anni della propria vita a negare la vulnerabilità, la sensibilità e altre qualità, prediligendo tutti quegli aspetti utili per avere successo, per essere competitivi, per proteggersi, perdendo così di vista i veri obiettivi: ad esempio il proprio equilibrio e la propria salute interiore, fisica ed emotiva. Il prezzo che viene pagato, sia individualmente sia dalla nostra società, è enorme.

La dimensione del cuore non va più negata, come non devono più essere represse la creatività, l'immaginazione, la spiritualità; lo scopo della propria esistenza non può essere soltanto quello di inseguire il successo, un successo che, se privo di tali qualità, non potrà mai essere vero e duraturo. Ritengo che siamo a un punto di svolta nella storia: oltre alle brutture e alle violenze di questo periodo, si sta ormai manifestando una maggior richiesta di consapevolezza, più completa e più espansa.

Tutto quello che è stato perso, a causa dell'estenuante ricerca del successo, può essere recuperato. L'importanza di certe qualità già menzionate può essere ritrovata per ottenere una vita più sana e più equilibrata, nonostante la difficoltà di vivere in un mondo che lo è sempre meno.

Ed ecco che allora è necessario poter manifestare maggior forza. Infatti, quando siamo in contatto con il nostro essere profondo, e smettiamo di lottare contro quelle parti di noi che riteniamo scomode, ecco che possiamo fare pace con noi stessi e la qualità della nostra vita potrà migliorare, avendo a nostra disposizione più energia di quanto potevamo immaginare o sperare.

È indispensabile per la nostra salute rientrare in contatto con le parti bambine interiori, ma non è necessario farle crescere; anzi devono essere accettate così come sono, sviluppando al loro fianco un adulto sano, un genitore amorevole che se ne curi e che prenda le decisioni adeguate per la nostra vita.

Il corso sul bambino interiore

Durante la Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale, quando arriva il weekend dedicato a questo argomento, i partecipanti al corso sono tutti un po' eccitati e alcuni hanno il volto preoccupato: non sanno cosa li aspetta. Chiedo di portare alcune foto in età diverse, relative alla loro infanzia.

Questo metodo ha la capacità di far entrare in contatto con le diverse parti di sé, con i vari bambini interiori e, anche se a qualcuno può sembrare strano o disagevole, alla fine del corso vanno via tutti contenti, commossi, appagati, avendo trovato delle risposte e avendo più intimità con queste parti interiori così importanti. Non ho mai visto nessuno cambiare la propria esistenza senza riconoscere alcune vulnerabilità, senza aver compreso che tipo di infanzia avevano vissuto, quali siano state le mancanze e quali le risorse.

È bello ed emozionante vedere i partecipanti divisi in gruppi che si raccontano che tipo di bambino sono stati: alcuni diventano seri, altri invece si divertono, stanno forse riscoprendo delle risorse che credevano perdute, come ad esempio il bambino giocoso, quello curioso, o ancora quello che ha voglia di divertirsi e fare i dispetti agli altri bambini.

Ognuno mette in campo liberamente quello che sente nel momento presente, ricordando e mostrando le foto agli altri componenti della piccola famiglia che hanno formato durante il corso al Centro Dharma.

È bello poter ricreare una famiglia che questa volta sostiene, ascolta senza interrompere, guarda con amorevolezza, priva di qualsiasi giudizio e critica. Sono sempre rimasta impressionata dalla capacità dell'essere umano di diventare «umano» se invitato a svolgere qualcosa di interessante e che sente profondamente utile, nel contesto giusto.

In queste occasioni (tengo questo corso sul bambino interiore da almeno vent'anni) le persone si mostrano disponibili con gli altri, capaci di ascolto e di empatia. Mi domando dove spariscono quelle parti giudicanti che nella vita di tutti i giorni molti mostrano al mondo!

Quando vogliamo, tutti abbiamo la capacità di essere intransigenti, pungenti, critici, eppure durante i miei corsi le critiche si trasformano in feedback costruttivi, offerti nei momenti giusti. L'ascolto diventa totale e amorevole. Molti contattano l'Essenza e uno spazio di spiritualità e di naturalezza. E ancora una volta penso che, in quanto esseri umani consapevoli e pensanti, possiamo avere la possibilità di scegliere quali parti mettere in gioco e utilizzare nella vita di tutti i giorni.

Non voglio insinuare che debba essere tutto positivo a qualunque costo, reprimendo le parti di negatività. Mi sto riferendo alla capacità di spostarsi da un luogo dove l'ego e la paura comandano a un altro dove si possa sentire la sensibilità e la delicatezza unite alla forza e alla stima di sé.

Sì, perché quando diventiamo amorevoli, ma anche rispettosi di noi stessi e di conseguenza degli altri, siamo più contenti di noi, siamo in contatto con la nostra forza interiore e tutto diventa più fluido. Quando critichiamo noi stessi o gli altri, in fondo in fondo non ci sentiamo bene, non siamo contenti di noi.

Allora è bello poter creare e donare un ambiente in cui le persone possano tirare fuori il meglio di sé, senza dimenticare però che siamo anche fatti di ombra perché altrimenti questa potrebbe mostrarsi in modo potente e penalizzante. Tutti noi abbiamo dei difetti di carattere e quando non ce ne prendiamo cura questi possono destabilizzarci e farci del male o farne ad altri.

La scena toccante degli allievi che, in piccoli cerchi, parlano di sé e della propria infanzia, condividendo la propria esperienza e mettendo a nudo il loro modo di stare al mondo, mostra la capacità di trasformare sé stessi e le proprie vite.

Questa è la base di partenza del mio lavoro con il bambino interiore: aprire le porte, iniziare a osservare, notando la varietà di emozioni e i particolari aspetti che abbiamo vissuto o non vissuto mentre crescevamo nella nostra famiglia di origine.

Il Bambino Interiore

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Daniela Zicari

Daniela Zicari, dopo anni di studio e di pratica delle principali tecniche di meditazione, nel 2004 fonda il Centro Dharma, a Milano, che è tutt’oggi la sede stabile dei suoi corsi e delle sedute individuali e di coppia. Continua ad aggiornarsi e a formarsi portando sempre nuovi stimoli nel...
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