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La maniglia della porta che ci separa da loro è solo dalla nostra parte

di Sonia Benassi 1 mese fa


La maniglia della porta che ci separa da loro è solo dalla nostra parte

Leggi un estratto da "Io Medium" di Sonia Benassi e scopri quanto i morti siano vicini a noi

Una volta, mentre canalizzavo una persona scomparsa da tempo in presenza di marito e moglie, all'improvviso si intrufolò un'entità di nome Vittorio per annunciare che era giunto bene a destinazione e che pregava di informare tutti quanti all'indomani in occasione dei funerali.

Il marito mi confermò che un suo caro amico di nome Vittorio era deceduto due giorni prima e che i funerali, a cui avrebbe partecipato, si sarebbero svolti l'indomani!

Stai leggendo un estratto da...

Io Medium

Autobiografia di una vita predestinata

Sonia Benassi

(1)

Attraverso brevi racconti, l’autrice racconta come la sua vita fosse, fin dalla più tenera età, destinata ad essere al servizio degli altri, attraverso le sue doti medianiche. Il libro ha il linguaggio semplice e scorrevole tipico della...

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Indice dei contenuti:

Cosa fa un medium?

Uno studioso inglese di nome Frederic Myers, vissuto nel 1800 e fondatore della Society for Psichical Research - società inglese tutt'ora esistente a Londra, specializzata nella ricerca delle prove ultraterrene, in una comunicazione medianica che ebbe nel 1912, ben 11 anni dopo la sua scomparsa, disse al medium che lo stava ascoltando che per lui comunicare con i vivi era come "urlare con tutto il fiato alla propria segretaria un po' sorda dall'altra parte di uno spesso vetro smerigliato".

La difficoltà di udire è quindi evidente ed è necessaria la massima concentrazione. Ma io entro immediatamente in sintonia con chi si presenta dal mondo invisibile e non sempre sono le persone che, chi si reca da me, spera di incontrare. Succede spesso che si presentino amici prematuramente scomparsi e dimenticati, oppure nonni deceduti quando si era piccoli e non si ricordano.

La mia funzione è di ricezione, come un'antenna che si mette in ascolto, ma non so chi vi sia dall'altra parte, chi risponda al segnale.

Sono accadute, a volte, delle situazioni di disagio con delle persone fortemente deluse proprio perché non avevano incontrato i cari che cercavano. Sappiamo molto poco dell'aldilà e così deve essere. Ma quel poco che sappiamo è che il libero arbitrio diventa legge e che ci sono delle gerarchie. Di là, non ci sono più lo spazio e il tempo e tutto accade simultaneamente.

Immaginiamo che la mia medianità sia come un fascio di luce potente che illumina una superficie piatta oscura: una volta proiettata, simultaneamente tutte le entità disincarnate vorranno entrare in contatto.

Chi, come e quando potranno farlo, noi non lo sapremo mai, ma sicuramente ci sono una sorta di autorizzazioni, di compiti e doveri anche nell'altra dimensione. Potrà quindi accadere che il padre di una richiedente, ad esempio, non possa essere presente in quel momento. Si vede che "avrà altro da fare".

La morte vista dall'aldilà

L'ultimo tabù rimasto sulla terra si chiama Morte. Lo scrivo con la emme maiuscola perché ha bisogno della più grande delle nostre considerazioni.

Da secoli, siamo taciuti alla prima parola che pronunciamo che la riguardi. La Chiesa, in primis, ma anche la società, l'ignoranza, la paura e infine il potere, hanno sempre operato affinché si scavasse il meno possibile sulla Morte. La paura dell'ignoto, quella di non respirare più, ci domina e annichilisce.

Oggi i tempi sono maturati e il mondo si sta evolvendo, trovando risposte che fino a qualche anno fa era impossibile ottenere. La scienza ha fatto grandi passi attraverso la fisica quantistica e le scoperte di geniali scienziati - mai diventati famosi - che hanno lasciato una traccia fondamentale nella ricerca.

Uno di questi è il fisico francese Jean E. Charon, scomparso nel 1998, che scoprì che la particella più piccola di cui è composto il nostro corpo, nel momento della morte, solo in parte diventa nera e muore, mentre un'altra parte si stacca e rimane luminosa. Noi siamo fatti di miliardi e miliardi di cellule e questo è ciò che accade al momento della morte del nostro corpo. Una moltitudine di particelle luminose si staccano definitivamente dal corpo e raggiungono il Tutto portandosi l'individualità della persona della vita appena terminata.

Tratto il tema della morte ogni giorno e vedo sui volti delle persone le loro paure, che spesso si trasformano in angoscia quando non trovano i riscontri dell'esistenza di un'altra vita dopo la morte.

Un giorno canalizzai una ragazza che chiamerò con nome di fantasia Francesca, scomparsa per una grave malattia a soli vent'anni. Il contatto avvenne in presenza della mamma, disperata e inconsolabile.

La donna era anche fortemente scettica e la figlia sapeva che aveva bisogno di un segnale forte perché credesse che fosse veramente lei, così decise di cantare una strofa (quindi parole e musica) in inglese. Non sapevo una sola parola in inglese eppure riuscii a scrivere quanto Francesca cantava. Una volta terminata l'esecuzione, la ragazza mi disse di far vedere il foglio a sua madre la quale, prendendolo in mano e leggendolo, scoppiò in lacrime poiché quelle parole in inglese erano la prima frase di una canzone del gruppo musicale preferito di Francesca, che loro cantavano abitualmente insieme a squarciagola quando andavano a fare shopping insieme in auto.

Francesca iniziò a dire cose molto interessanti in merito alla morte, che trascrissi e che riporto qui testualmente.

Francesca

«Ciao Sonia, sono Francesca. Tu sai, il mio corpo ha abbandonato la mia anima, anzi il contrario. La mia anima ha deciso di abbandonare il mio corpo sei mesi fa.

Voglio parlarvi proprio di questo. Non della mia esperienza personale ma di quello che "accade", di modo che io, anima fresca e giovane, possa essere d'aiuto a chi ancora non ha capito il senso. La Morte. Come ci si prepara alla morte.

La morte va raccontata e insegnata, va accolta come quando si mette un fiocco alla porta come segno della nascita di un bambino. La morte è il nostro angelo con la 'A' maiuscola, che ci porge la mano per comunicarci che il nostro tempo sulla terra e le esperienze fisiche sono terminate e che siamo pronti, chi più e chi meno, ad iniziare un altro viaggio, ben più forte.

Occorrerebbe parlare della Morte e insegnarla sin da piccoli. Io l'ho vista e l'ho accolta subito, un po' spaventata ma poi gioiosa e lei mi ha accolto con lo stesso amore di una madre che ti trasmette quando ti porta al seno.

Non c'è nulla da temere e io non posso convincervi, anche se sono io che l'ho conosciuta. Non è quell'angelo nero che tutti descrivono ma è una donna bellissima che ha una luce al pari degli angeli da voi tanto ricercati. Alla morte ci si prepara con amore, con la consapevolezza che questo angelo bellissimo prima o poi ci cercherà. Questo meraviglioso angelo che parla alle persone e che loro non ascoltano.

Dobbiamo parlarci. Tutti parlano con l'Arcangelo Michele o con l'Arcangelo Gabriele ma nessuno parla con Lei. Invece è importante e io insisto su questo, sul rapporto con questo unico angelo che ti permette di fare questo immenso salto. Per questo bisogna prepararsi prima, e prepararsi significa accoglierla e parlare di lei come si parla degli altri argomenti. Farla diventare un personaggio positivo e pieno di luce. Voi potete farlo e io è questo che vorrei.

Dovete spiegare alle persone, non per forza ammalate ma anche sane, che il dolore prima o poi bussa alla porta di tutti.

Il dolore è un altro personaggio importante, perché è il nostro ponte. La sofferenza fisica è il nostro ponte. Non tutti siamo fortunati ad addormentarci e non sentire nulla. C'è chi soffre tanto prima che arrivi Lei. Prepararsi, oltre che alla Morte, anche alla sofferenza e al dolore perché nessuno ne è immune. Accettare. Accogliere il dolore come accogliamo la gioia, perché è proprio questo dolore che ci ha permesso di esistere come corpo, che ci ha permesso di piangere, di ridere e di provare piacere. Ringraziare il dolore per le opportunità concesse: il dolore fa male, questo è certo, ma bisogna pensare che in quel momento per noi è necessario e questo ci farà sentire meno male.

Il mio ponte, perché non voglio chiamarlo dolore, è stato più semplice perché i miei genitori mi cantavano le mie ninna nanne mentre la mia anima abbandonava il corpo. Bisogna insegnare fin da subito che il dolore serve e che è normale soffrire.

Dovete smettere di pensare che siamo morti. Annusate la nostra energia e i nostri profumi, parlateci. Confidatevi con noi.

Non aspettatevi una risposta verbale ma un segno che ciascuno di noi, anime quassù, sarà in grado di dare. Smettete di piangere e di crogiolarvi nei ricordi, ma entrate in questo meraviglioso mondo, dove tutto può succedere e imparate ad avere un rapporto energetico, un rapporto d'amore piuttosto che un rapporto fisico.

Il corpo fisico è fatto di energia, energia materiale. Abituatevi a parlare con chi non è più visibile agli occhi ma c'è.

Provate ad abbracciare un albero e in quel momento pensate a chi non c'è più fisicamente: ci avrete abbracciato perché noi siamo nell'amore, nell'energia, nella luce e nell'aria». 

Io Medium

Autobiografia di una vita predestinata

Sonia Benassi

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Sonia Benassi

Sonia Benassi è una medium che sta dedicando la sua vita ad aiutare, attraverso le sue doti medianiche, persone colpite da gravi lutti e perdite di persone care. Organizza anche corsi di Attitudine alla Medianità assieme allo scrittore Marco Cesati Cassin.
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