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La gioia è ovunque - Estratto da "Cromosofia"

di Ingrid Fetell Lee 5 mesi fa


La gioia è ovunque - Estratto da "Cromosofia"

Leggi l'introduzione del libro di Ingrid Fetell Lee e scopri come le forme e i colori possono influenzare in modo positivo la tua vita

Ero in piedi di fronte a un gruppo di professori, uno sciame di farfalle nello stomaco. Osservavano la piccola collezione di oggetti in mostra dietro di me: una lampada a forma di stella marina, un set di tazze a fondo arrotondato e un trio di sgabelli realizzati con strati di schiuma colorata. La loro espressione era distaccata, severa, e non potei fare a meno di domandarmi se non avessi commesso un errore lasciando una promettente carriera nel marketing per tornare alla scuola di specializzazione in design. Poi, dopo un lungo silenzio, uno di loro ruppe il ghiaccio: «Il suo lavoro mi trasmette una sensazione di gioia», disse. I colleghi annuirono.

All’improvviso tutti stavano sorridendo. Provai un grande sollievo: avevo superato il mio primo esame di design industriale al Pratt Institute di New York, a Brooklyn. Ma presto il sollievo lasciò il posto alla confusione. La gioia era un sentimento effimero e inafferrabile, non era qualcosa che si potesse vedere o toccare. In che modo, quindi, oggetti così semplici come una tazza, una lampada o uno sgabello potevano suscitare gioia? Lo domandai ai miei professori, ma loro risposero con esitazione, gesticolando. «La suscitano, semplicemente...» si limitarono a dire. Li ringraziai e uscii, ma mentre facevo le valigie per le vacanze estive quella domanda continuava a tormentarmi.

Come possono cose tangibili creare un sentimento intangibile come la gioia?

La risposta sta in questo libro

Cromosofia

Forme e colori che rendono la tua vita felice

Ingrid Fetell Lee

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Quello che c'è intorno a te fa bene a quello che c'è dentro di te! Questo libro spiega come l'ambiente giusto aiuta a trovare felicità e benessere a casa e in ufficio. Perché leggere questo libro: Vuoi imparare come...

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All’inizio la risposta sembrava inequivocabile: non possono. Indubbiamente, le cose materiali potevano suscitare un certo piacere, ma ero sempre stata indotta a credere che fosse una sensazione superficiale ed effimera, non autentica gioia. Di tutti i libri sulla felicità che avevo letto, nessuno suggeriva che la gioia potesse nascondersi in un armadio o nei pensili di una cucina. Anzi, gli esperti convenivano che l’unico tipo di gioia che conta davvero non è intorno a noi, ma dentro di noi. Una concezione, questa, tipica di molte tradizioni filosofiche: secondo gli insegnamenti del Buddha, per esempio, la felicità si raggiunge rinunciando al nostro attaccamento alle cose del mondo, e nell’antica Grecia gli stoici proponevano un cammino analogo, basato cioè sulla negazione di sé e sul rigoroso controllo dei propri pensieri.

Anche la psicologia moderna abbraccia questa visione introspettiva, poiché sostiene che per vivere una vita felice occorre cambiare il modo in cui guardiamo al mondo e al posto che vi occupiamo. Dai mantra alla meditazione, dalla psicoterapia al cambiamento delle proprie abitudini, la vera gioia è un esercizio della mente sulla materia.

Eppure, nelle settimane e nei mesi successivi al mio esame notai che in tante occasioni la gente sembrava trovare autentica gioia nel mondo materiale. Ammirando un quadro in un museo, costruendo un castello di sabbia sulla spiaggia o contemplando il cielo color pesca al tramonto, le persone sorridevano o addirittura ridevano, perse nella gioia del momento. E molti non solo sembravano trarre gioia dal mondo circostante, ma facevano notevoli sforzi per renderlo ancora più piacevole: curavano giardini, disponevano candeline sulle torte di compleanno, appendevano luci e addobbi per le feste. Perché così tanta gente farebbe cose simili, se queste non avessero alcun effetto sulla loro felicità?

Recenti ricerche dimostrano che vi è un chiaro nesso tra l’ambiente in cui viviamo e la nostra salute mentale. Alcuni studi, per esempio, hanno osservato che chi lavora in postazioni soleggiate è più felice, più produttivo e riposa meglio dei colleghi che passano la giornata in uffici scarsamente illuminati, oppure che i fiori migliorano non solo l’umore ma anche la memoria.

A mano a mano che scavavo in queste ricerche, la gioia iniziò a diventare per me meno astratta e più reale. Non sembrava più così difficile da raggiungere, magari dopo anni di laboriosa introspezione o di disciplinato esercizio. Iniziavo cioè a vedere il mondo come un serbatoio di positività a cui poter attingere in qualunque momento, e mi resi conto che certi luoghi - un baretto carino e luminoso, una piccola merceria ben fornita, un isolato di casette con le finestre traboccanti di fiori - emanavano una sorta di vitalità, allora iniziai a modificare la mia routine per andarci più spesso. Nelle brutte giornate, anziché rassegnarmi e sentirmi giù scoprivo cose da nulla capaci di risollevarmi lo spirito. Cominciai a mettere in pratica quello che stavo imparando dai testi che leggevo, e la sera, quando infilavo la chiave nella serratura per rientrare in casa, provavo un senso di eccitazione. Con il tempo mi resi conto che l’idea convenzionale di gioia era sbagliata.

La gioia non è affatto difficile da trovare, perché è ovunque intorno a noi.

La consapevolezza liberatoria di questa semplice verità mi ha cambiato la vita. Quando ho iniziato a condividerla, ho scoperto che molti provavano l’impulso di cercare la gioia nei propri spazi e nell’ambiente circostante, ma avevano interiorizzato la convinzione che fosse sbagliato. Una donna mi disse che comprare fiori recisi le risollevava il morale, ma poiché le sembrava un’indulgenza frivola lo faceva solo in occasioni speciali: evidentemente, non aveva mai calcolato che al prezzo di una delle sue sedute settimanali di psicoterapia avrebbe potuto comprare un mazzo di fiori ogni due settimane per un anno. Un’altra mi spiegò che, entrata in salotto dopo averlo fatto ridipingere, aveva provato un tale senso di sollievo e di leggerezza da domandarsi perché non l’avesse fatto prima. Mi resi conto, dunque, che tutti abbiamo una naturale tendenza a cercare la gioia nel nostro ambiente, ma ci è stato insegnato a ignorarla. Che cosa accadrebbe, pensai, se ridestassimo questo istinto?

Avevo bisogno di capire come, esattamente, il mondo tangibile influenza le nostre emozioni, e perché certe cose ci procurano un senso di gioia. Iniziai a chiedere ad amici, conoscenti e persino a estranei quali cose o luoghi associavano alla gioia. Alcune di quelle cose erano specifiche e personali: «La cucina di mia nonna», «Un disegno dei miei figli», «La canoa alla casa che affittavamo al lago», mi rispondevano. Altre erano influenzate dal proprio background culturale o dai ricordi d’infanzia, come i cibi preferiti o le squadre sportive, ma altre ancora non erano né personali né culturali.

Un’amica, per esempio, mi raccontò di un pomeriggio d’estate in cui, tornando a casa dal lavoro, era stata sorpresa da un temporale. Si era rifugiata sotto il tendone di un negozio insieme con altri passanti senza ombrello a formulare ipotesi su quando avrebbe smesso di piovere. Il temporale finì poco dopo, e la gente iniziò ad avventurarsi sul marciapiede, quando a un tratto un passante esclamò: «Uh, guardate!» Un arcobaleno si stava colorando nel cielo, proprio al di sopra dell’Empire State Building. La piccola folla si fermò a contemplarlo come ipnotizzata, i vestiti bagnati appiccicati addosso e ampi sorrisi sulle labbra.

Ascoltai innumerevoli variazioni sul tema di questo racconto. La giornata era fredda o umida, la gente amica o estranea, l’arcobaleno sopra un concerto, una montagna, una spiaggia (ovunque, a quanto pareva, gli arcobaleni erano fonte di gioia). Allora iniziai a compilare una lista di cose del genere che sentivo citare spesso: palloni da spiaggia e fuochi d’artificio, piscine e case sull’albero, mongolfiere e gelati con la granella colorata. Piaceri trasversali, che prescindevano da età, sesso o etnia, e che non erano tali solo per pochi, ma per quasi tutti quelli che intervistavo.

Raccolsi anche le foto di molte di queste cose e le appuntai a una bacheca nel mio studio. Ogni giorno aggiungevo nuove immagini, ordinandole per categorie e cercando di individuare denominatori comuni. Finché, mentre le studiavo, scattò qualcosa. Osservando lecca-lecca, pompon e pois, per esempio, mi resi conto che erano tutti di forma rotonda. Oppure, vivaci trapunte facevano compagnia ai dipinti di Matisse e ai confettini colorati, tutti contraddistinti da colori saturi. E a prima vista la foto del rosone di una cattedrale mi lasciò perplessa, ma quando la accostai a un fiocco di neve e a un girasole acquisì un senso: le tre figure erano accomunate da simmetrie radianti. Ma anche ciò che legava bolle di sapone, palloncini e colibrì mi fu evidente, dato che tutti e tre fluttuavano dolcemente nell’aria.

Vedendo tutto questo dispiegarsi davanti i miei occhi, capii che la gioia non era una forza arcana e misteriosa, ma emanava direttamente dalle proprietà fisiche degli oggetti. Nello specifico, a suscitare la sensazione di gioia era ciò che i designer chiamano estetica, ovvero il modo in cui un oggetto appare e produce sensazioni.

Fino a quel momento avevo sempre pensato all’estetica come a qualcosa di decorativo, e anche un po’ frivolo. Mi ero iscritta alla scuola di design perché volevo creare cose che migliorassero la vita quotidiana delle persone. Ero ossessionata dall’idea di trovare modi per rendere i miei prodotti ergonomici, funzionali ed ecocompatibili. E benché le lezioni su come lavorare con il colore e la consistenza, la forma e il movimento mi piacessero, avevo trattato quegli elementi come «extra», non come aspetti essenziali. Questo atteggiamento è piuttosto comune nella cultura occidentale. Anche se prestiamo molta attenzione agli aspetti estetici, non dovremmo preoccuparcene troppo, altrimenti rischiamo di apparire superficiali.

Eppure, osservando le foto sulla mia bacheca, capii che gli elementi che ritraevano erano ben più che soltanto decorativi: suscitavano una profonda reazione emotiva.

Complessivamente, ho identificato dieci «estetiche della gioia», ciascuna delle quali rivela una netta connessione tra il sentimento della gioia e le qualità tangibili del mondo che ci circonda:

  • Energia: colori vivaci e luce
  • Abbondanza: opulenza e varietà
  • Libertà: natura, luoghi selvaggi e spazi aperti
  • Armonia: equilibrio, simmetria e flusso
  • Gioco: cerchi, sfere e bolle
  • Sorpresa: contrasto e stravaganza
  • Trascendenza: elevazione e leggerezza
  • Magia: forze invisibili e illusioni
  • Festeggiamento: convivialità, scintillio, forme esplosive. Rinnovamento: fioritura, espansione e curve

Qual è la relazione tra queste estetiche e le nostre emozioni? E perché ci procurano gioia?

Da queste domande ha preso il via un lungo viaggio che mi ha portato in alcuni dei luoghi più gioiosi del mondo. Nelle prossime pagine visiteremo case sugli alberi e una città trasformata dal colore, un loft progettato per prevenire l’invecchiamento e una favolosa villa a picco sul mare fatta interamente di sfere. Contempleremo meraviglie naturali, come la fioritura dei ciliegi in Giappone, o create dall’uomo, come l’ascensione di centinaia di mongolfiere nel deserto del Nuovo Messico. Inoltre, vi racconterò le più recenti scoperte in ambito neuroscientifico e psicologico, che contribuiranno a spiegare perché quei luoghi e quelle esperienze hanno il potere di sbloccare la gioia che ciascuno di noi ha dentro.

A ogni modo, questo libro non spiega come cercare la gioia negli angoli più remoti del mondo, bensì come scovarne di più intorno a noi. Leggendo incontrerete designer famosi e artisti di ogni genere - architetti, interior designer, esperti del colore o del fai da te, giardinieri, fiorai, artiste della trapunta e persino una che crea le sue opere con i palloncini - e imparerete i loro segreti per trovare e creare gioia. Conoscerete persone che la diffondono nelle loro comunità e nei loro ambienti - case e camper, salotti e uffici, case di riposo e centri ricreativi, e persino strade e marciapiedi - e scoprirete come piccoli cambiamenti possono infondere una gioia straordinaria a oggetti e luoghi ordinari.

Avete un intero mondo di gioia a portata di mano. Non c’è alcun metodo da imparare, nessuna disciplina da autoimporvi. L’unico requisito è essere aperti alla scoperta della gioia che vi circonda, e ce l’avete già.

Negli anni in cui ho lavorato come design director all’IDEO, nella mia attività professionale e curando il blog The Aesthetics of Joy, ho osservato in prima persona come l’estetica cambia l’atteggiamento e il comportamento delle persone. E il motivo per cui certi locali e negozi fervono di attività e altri restano desolatamente vuoti, e ci aiuta a capire perché un determinato ambiente rende la gente ansiosa e competitiva e un altro favorisce invece socialità e tolleranza. Pensate al modo in cui le persone interagiscono nella sterile cabina di un aereo, litigando a volte per qualche grado di inclinazione di una poltrona o sgomitando per conquistare un bracciolo. Ora pensate invece a come si comportano nell’atmosfera conviviale di un festival musicale: circondate da un ambiente vivace e da buona musica, condividono cibo e bevande, fanno spazio ai nuovi arrivati, ballano con perfetti sconosciuti. Il potere delle estetiche della gioia sta nel loro parlare direttamente al nostro inconscio, tirando fuori il meglio di noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Come capire se il vostro ambiente è gioioso o no? Non esiste uno standard, ma provate a porvi queste domande:

  • Quanto spesso ridete?
  • Quando è stata l’ultima volta che avete sperimentato un autentico momento di gioia?
  • Quali emozioni provate quando rientrate a casa a fine giornata?
  • E quando entrate in ciascuna stanza?
  • Quanto conta la gioia per il vostro partner o i vostri famigliari?
  • Chi sono le persone più gioiose della vostra vita? Quanto spesso le vedete?
  • Trovate gioia nel vostro lavoro? Ogni quanto?
  • Lavorate per un’azienda che definireste progioia, neutra o antigioia? Potete ridere ad alta voce al lavoro?
  • Quali attività vi suscitano più gioia? Quanto spesso le praticate? E potete praticarle a casa o nelle immediate vicinanze?
  • Quanta gioia trovate nella città o nel paese in cui vivete? E nel vostro quartiere?
  • Quali sono i vostri «luoghi felici»? Ce ne sono in un raggio di una decina di chilometri da casa vostra? Quando è stata l'ultima volta che ci siete stati?

Ognuno di noi nasce con la capacità di provare gioia, e state certi che questo sentimento, come la lucina pilota di una caldaia, arde sempre dentro di noi, anche se non avvampa da tempo. In queste pagine scoprirete come ravvivare quella fiamma e cambiare radicalmente il modo in cui vedete il mondo. Perché la gioia, come ho detto, non è soltanto qualcosa che troviamo, ma possiamo anche crearla, sia per noi stessi sia per quelli che amiamo.

Potete usare questo libro come guida per individuare più gioia intorno a voi e imparare a godervela, e per capire perché determinate cose e luoghi vi illuminano dentro. Ma potete anche usarlo come una tavolozza per progettare e infondere più gioia nel vostro mondo. I capitoli sono interconnessi, quindi il libro potrà offrirvi di più se lo leggerete con ordine. Tuttavia, questo non deve impedirvi di saltare a un’estetica che vi attira in modo particolare, tornando magari indietro in un secondo momento per vedere che cosa vi siete persi.

Probabilmente scoprirete che un’estetica vi tocca più di altre. Se siete amanti della natura, potreste sentirvi attratti dall’estetica della libertà. Se l’altezza vi intimorisce, alcuni aspetti dell’estetica della trascendenza forse non sono adatti a voi. Potreste anche scoprire che l’estetica che vi fa sentire meglio cambia a seconda di dove vi trovate e di che cosa sta accadendo nella vostra vita. Un ufficio triste può migliorare con un’iniezione di estetica dell’energia, mentre l’estetica dell'armonia può portare gioia nella casa di una famiglia particolarmente frenetica. Ma quando i figli lasciano il nido, quella stessa casa potrebbe avere bisogno di un pizzico di estetica del gioco, per ritrovare vivacità.

Sentitevi liberi di mescolare, abbinare e stratificare le varie estetiche per creare un’esperienza che vi dia gioia. Non esistono regole, ma per aiutarvi ho cercato di indicare quali estetiche sono particolarmente complementari e quali meno. Sebbene alcuni capitoli descrivano prodotti specifici che possono contribuire alla realizzazione di un’estetica precisa, non avrete bisogno di acquistare nulla di costoso per trasformare uno spazio in modo gioioso. In fondo al libro troverete il kit della gioia, ovvero uno strumentario ricco di suggerimenti, spunti e fogli di lavoro pensati per aiutarvi ad applicare le idee esposte nel libro ai vostri spazi e alla vostra vita.

Troppo spesso ci muoviamo nel mondo come se fosse uno sfondo piatto delle nostre attività quotidiane, invece brulica di opportunità, ispirazione, meraviglia e gioia. Mi auguro dunque che questo libro vi aiuti a individuarne e a coglierne sempre di più. Il potere della gioia, infatti, è nei piccoli momenti capaci di innescare grandi cambiamenti. Un look stravagante può suscitare un sorriso, e quel sorriso ispirare una piccola gentilezza verso uno sconosciuto, al quale magari gli è d’aiuto in un momento difficile. I minimi gesti gioiosi si sommano nel tempo, e lentamente possono fare più felice non solo una persona, ma un mondo intero.

Cromosofia

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Ingrid Fetell Lee

Ingrid Fetell Lee, designer, ha conseguito il Master in Industrial Design al Pratt Institute ed è laureata in Scrittura creativa a Princeton. Ha fondato il blog The Aesthctics of Joy per aiutare le persone a trovare gioia nella vita quotidiana attraverso il design. In qualità di...
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